L’esorcista ( The Exorcist, 1973)

la-locandina-di-l-esorcista-7728Molti film sono divenuti fenomeno di costume e origine di veri e propri generi, più per l’acume di aver saputo cogliere il momento adatto nel produrli e girarli, che per essere propriamente dei capolavori, come L’esorcista, che William Friedkin, regista dal polso fermo attento alle esigenze commerciali, trasse, nel ’73, dall’omonimo bestseller di William Peter Blatty, autore della sceneggiatura. Hollywood tornava a produrre gli horror con ingenti mezzi finanziari, come negli anni trenta, e gli effetti speciali (Dick Smith) divenivano, per la prima volta, parte integrante del film.

Il plot narrativo introduce, con studiata lentezza, il tema dominante, il conflitto tra Bene e Male, presentando i vari personaggi che troveremo riuniti nel tragico finale: l’anziano padre Merrin (Max Von Sydow), durante alcuni scavi archeologici nell’Iraq del Nord rinviene una medaglietta e poi una strana statuetta, raffigurante un demone; Georgetown, Washington, il giovane padre Karras (Jason Miller), gesuita, è costretto a trasferire la madre malata, tra sensi di colpa e la fede che vacilla, in una casa di riposo, dove morirà; nella stessa città, in una grande casa, vive l’attrice MacNeil (Ellen Burstyn), separata dal marito, con la figlia 12enne Regan (Linda Blair), afflitta da vari malesseri (strani sogni, furore isterico, cambio di voce, eloquio scurrile) che si accompagnano a fenomeni inspiegabili (sinistri rumori, finestre che sbattono, il letto che si muove); i lunghi e dolorosi esami medici e le visite psichiatriche non ne vengono a capo e si fa spazio, tra l’incredulità, l’ipotesi di una possessione diabolica, da sconfiggere con un esorcismo: ecco intervenire Merrin e Karras, la lotta sarà terribile, morto il primo, solo il sacrificio del secondo, che si lascia possedere dal diavolo per poi gettarsi dalla finestra, salverà Regan.

Pur se molti effetti, a distanza di tempo, appaiono risibili (la testa di Regan che ruota a 360 gradi, il vomito verde), l’impatto emotivo è sempre emozionante e disturbante, estremamente realistico, giocato sulla psicologia dei vari personaggi, sull’attesa ed una certa ambiguità di fondo, mostrandoci con piglio documentaristico tutti gli esami cui viene sottoposta la povera ragazza, sottolineato dalla quasi totale assenza della colonna sonora; il dramma della possessione si insinua in crescendo, con il conflitto tra le due forze in campo, in odor di metafora,che non ha come scenario un vecchio e isolato maniero, ma una casa borghese, devastata nella sua quotidianità dall’irrompere dell’irrazionale, trovando poi fertile campo nei meandri delle cattive coscienze e nella perdita di fiducia verso quanto scienza e progresso dovrebbero assicurare a livello di razionalità e conquiste sociali. Due Oscar (miglior sceneggiatura non originale e sonoro); tre sequel (’77 ,’90, diretto da Blatty, 2004), un restauro dell’originale con reintegro di alcune scene (2000) e ripoff di vario genere come la parodia L’Esorciccio (’75 ,Ciccio Ingrassia).


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.