Grease (1978)

trIn uscita venerdì 12 agosto nelle sale selezionate, in un’inedita, per il nostro paese, versione restaurata e digitalizzata, Sing-a-Long (proiettata in anteprima all’ultimo Festival di Giffoni), con i sottotitoli animati stile karaoke, Grease è uno di quei film il cui ricordo ti accompagna per sempre, ritrovandovi ad ogni visione la stessa freschezza e gioiosa spontaneità proprie del debutto sugli schermi, 33 anni fa.

La sua coinvolgente dinamicità e la fascinazione cinematografica che ne risulta, trovano entrambe la loro ragion d’essere ben oltre gli altrimenti limitati confini espressi da una regia impersonale (Randal Kleiser) e da una sceneggiatura (Allan Carr e Bronte Woodard) ferma agli adattamenti e modifiche di rito, partendo dal plot dell’omonimo musical del ’74, di Jim Jacobs e Warren Casey: il carisma degli interpreti (John Travolta reduce dal successo de La febbre del sabato sera, ’77, J.Badham; Olivia Newton-John cantante che iniziava a farsi notare, senza dimenticare Stockard Channing, splendido mix di cinismo e velata dolcezza), le curatissime, festose, coreografie, la coinvolgente colonna sonora, Barry Gibb e John Farrar, con tre inediti rispetto al citato musical, You’re the One That I Want, Grease, il tema portante, e Hopelessly Devoted to You, nomination all’ Oscar come migliore canzone.

America, anni ’50, una spiaggia al tramonto: due giovani, Danny (Travolta) e Sandy (Newton-John), hanno vissuto un breve ma intenso flirt estivo e stanno per dirsi addio, visto che lei dovrà fare ritorno in Australia; destino vuole che la coppia sia destinata a rincontrarsi, perché Sandy, trasferitasi da Sidney, si è iscritta al Rydell High School, stessa scuola di Danny, che ora la snobba per non perdere la sua fama di “duro” di fronte agli amici, componenti della banda dei T Birds della quale è il leader; ma l’apparentemente candida fanciulla, curioso punto d’incontro tra Sandra Dee e Doris Day, intanto entrata a far parte delle Pink Ladies capeggiate da Betty Rizzo (Channing), dopo varie schermaglie, metterà in atto un piano, decisa a riconquistare una volta per tutte il suo “cocco”…

Visualizzazione estremamente tipizzata di un’epoca, gonne a campana, giubbotti di pelle, drive in e locali dai colori sgargianti, sgasanti hot-road pronte a mordere l’asfalto, bande rivali, contrapposizione maschi-femmine, aule scolastiche e palestre, ballo di fine anno tra lenti e trasgressivi rock and roll, Grease sin dai titoli di testa appare come una sorta di favola in forma di musical, cavalcando l’onda dell’ omaggio ora affettuoso, ora ironico (vedi le citazioni di Gioventù bruciata, ’55, Nicholas Ray), un po’ come il coevo telefilm Happy Days.

Qua e là appare, appena accennata, qualche intromissione nel reale, lungi da facili “messaggi” o analisi sociologiche, dato che ogni problema può essere risolto puntando sulla forza del gruppo ancor prima che del singolo individuo, il quale comunque resta sempre il solo artefice del proprio destino, capace di dare una svolta alla propria esistenza, semplicemente lasciandosi andare, facendo emergere l’altro lato di sé e adattandolo al perseguimento dei propri scopi o interessi; il felice connubio tra musica ed immagine raggiunge, in una costruzione in crescendo, l’apice virtuosistico nel trascinante finale sulle note di We Go Toghether, esuberante inno alla gioia di vivere e allo stare insieme, facendoci, ancora una volta, illudere che l’età giovanile dei nostri primi amori e del nostro timido affacciarci alla vita si sia cristallizzata in un determinato e personalizzato periodo.
“Scorri piano, sabbia del tempo”…

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