Vittorio De Seta, la purezza dell’immagine, la concretezza della poesia

Vittorio De Seta
Vittorio De Seta
Ho appena letto la notizia, diffusa dalle varie agenzie di stampa, della morte del regista e sceneggiatore Vittorio De Seta, 88 anni, senza ombra di dubbio il più grande documentarista italiano, avvenuta ieri sera a Sellia Marina (CZ), in quella Calabria dove era nata sua madre, regione cui era particolarmente legato, come dimostra lo splendido documentario In Calabria, ’93, ritratto diretto e sincero di una terra e di un popolo, al di fuori di ogni pregiudizio o deriva folkloristica, come era d’altronde nel suo stile, estremamente asciutto e concreto, spesso felicemente intuitivo e ammantato di poesia e purezza in egual misura.

Sempre in Calabria, ad Alessandria del Carretto (CS), nel ’59, aveva girato I dimenticati, descrivendone tanto la condizione d’isolamento, visto che l’unico modo di avvicinarsi alla zona costiera era costituito da impervie mulattiere o dai letti delle fiumare, sia i momenti d’aggregazione tra gli abitanti, con festeggiamenti dal sapore simbolico a segnare il passaggio dall’inverno alla fase primaverile del ritorno alla vita, come la Festa dell’Abete:il paese nel 2009 lo omaggiò conferendogli la cittadinanza onoraria; restando in territorio calabrese l’ Epizephiry International Film Festival, la cui VI edizione si terrà a S. Ilario dello Ionio (RC), dal 18 al 21 luglio 2012, aveva previsto nel programma proprio una retrospettiva a lui dedicata, che sarà ulteriormente approfondita.

De Seta era nato a Palermo nel 1923, studiò per un po’ di tempo Architettura a Roma per poi dedicarsi all’attività cinematografica, dando inizio alla sua carriera nel ’53, come secondo aiuto regista di Mario Chiari (un episodio del film Amori di mezzo secolo), proseguendo l’anno seguente come aiuto regista di Jean-Paul Le Chanois (Vacanze d’amore), iniziando a girare alcuni brevi documentari, ambientandoli per lo più tra la povera gente, minatori, pastori, contadini della Sicilia e della Sardegna, descrivendone le dure condizioni lavorative e di vita, la tradizionale e rituale solennità di alcune feste religiose, vincendo nel ’55 a Cannes il premio come miglior documentario per Isola di fuoco.

Il suo primo film sarà Banditi ad Orgosolo,’61, lucida analisi del fenomeno del banditismo sardo, vincitore del premio “Opera prima” alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, alla cui sceneggiatura collaborò la moglie Vera Gherarducci, mentre nel ’66 con Un uomo a metà si allontanò momentaneamente dallo stile documentarista, per riprendelo con efficacia e grande successo di pubblico nel ’72, girando per la Rai, inizio di una fruttuosa collaborazione, Diario di un maestro, quattro puntate, tratto dal romanzo autobiografico di Albino Bernardini, Un anno a Pietralata. Il suo ultimo lavoro risale al 2006, Lettere dal Sahara, presentato fuori concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.


Una risposta a "Vittorio De Seta, la purezza dell’immagine, la concretezza della poesia"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.