Pirati! Briganti da strapazzo -3D-

22Pirati!Briganti da strapazzo, ultima realizzazione della factory inglese Aardman Animations (Wallace & Gromit e la maledizione del coniglio mannaro, Oscar miglior film d’animazione nel 2006), sceneggiato da Gideon Defoe sulla base di un suo racconto, diretto da Peter Lord, con la co-regia di Jeff Newitt, è un valido esempio di come una tecnica di ripresa “antica”, la stop motion, possa validamente integrarsi con quelle più moderne o comunque ormai d’uso frequente e comune, quando non abusato.

Il film convince, in primo luogo, a livello tecnico, con un’incredibile mobilità ed espressività dei pupazzi in plastilina e latex unite ad una certosina, estremamente veritiera, ricostruzione di ogni ambiente, dalle piratesche Blood Islands alla Londra vittoriana del 1837, con dovizia di particolari anche negli interni e a bordo di ogni singola imbarcazione: computer grafica e 3d vengono utilizzati funzionalmente per dare inedita profondità e veridicità al cielo e alla superficie del mare, altrimenti impossibili da ottenere.

In secondo luogo, poi, avvince il plot narrativo, che vede protagonista Capitan Pirata e la sua scalcagnata ciurma a solcare i mari con un altrettanto malmesso veliero, per cercare d’eguagliare e superare nelle imprese e nei cospicui bottini quanto messo in atto dalla concorrenza, in vista dell’assegnazione del premio di “Pirata del’anno”: arrembaggio dopo arrembaggio, dagli esiti sempre più sconfortanti, l’assalto definitivo sarà quello alla nave di Charles Darwin, il quale constatato come Polly, l’amato pappagallo di bordo, sia in realtà l’ultimo esemplare di dodo, farà sì che il Capitano si rechi a Londra nelle inediti vesti di scienziato, imbattendosi nell’acerrima nemica dei pirati, la regina Vittoria…

Più che alla recente saga de I pirati dei Caraibi, Defoe e Lord si rifanno soprattutto ai classici film pirateschi della Hollywood del tempo che fu (vedi le carte di navigazione, qui animate, ad indicare la rotta seguita), cavalcando allegramente qualche anacronismo citazionista (Jane Austen a passeggio sottobraccio con il lynchiano Elephant Man, il Re Pirata addobbato alla Elvis), all’insegna di un tono scanzonato, beffardo, divertente e irriverente, con più di uno sberleffo al potere costituito e a certa boria esibizionista della scienza:basterebbe al riguardo soffermarsi su come viene raffigurata la regina Vittoria, con tanto di clamorose “sorprese sotto l’abito” o un Darwin timido e verginello, che esterna la sua attività d’esploratore soprattutto nei confronti del gentil sesso.

Comunque più di un personaggio offre gustose caratterizzazioni, con il piacere di giocarci su, magari facendo pensare a qualche rivelazione che non vi sarà (la donna travestita da bucaniere), o giocando con una comicità da cinema muto (lo scimmiotto maggiordomo di Darwin che si esprime con bigliettini consoni alle varie situazioni):a farla da padrone sono intelligenza ed humour squisitamente britannico, uniti a punte grottesche e surreali, con più di un riferimento, e qui devo giocoforza unirmi a quanto già scritto da altri, al gruppo comico dei Monty Python.

Se tale accostamento è intuibile dagli adulti, per i più piccini, tra varie scene divertenti (dalla sera del prosciutto alla devastazione della casa di Darwin con una vasca da bagno), è comunque avvertibile, inserito con una certa grazia, senza forzatura alcuna, opportunamente centellinato sino al finale, il messaggio volto ad evidenziare come il premio, il riconoscimento più grande che si possa ottenere nella vita, è l’amicizia affettuosa e sincera offerta dai propri compagni di viaggio, con qualche accenno, inoltre, a tematiche ambientaliste ed animaliste.

In sostanza un valido prodotto d’intrattenimento per tutti, bambini e adulti non accompagnati da minori, che forse richiede un minimo d’adattamento rispetto ad altre realizzazioni più furbescamente impostate ed ammiccanti, ma un’ora e mezzo di sana allegria e sincero stupore è garantita. Hurrah!
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Nella versione originale la voce di Capitan Pirata è di Hugh Grant, quella della regina Vittoria di Imelda Staunton, sostituiti in Italia da Christian De Sica e Luciana Littizzetto (con buoni risultati nel primo caso, qualche vago cedimento verso il romanesco a parte, discreti nel secondo, con una certa insistenza verso i toni striduli).

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