Archivi del giorno: 29 aprile 2012

The Avengers -3D-

33Scritto e diretto da Joss Whedon, più noto come sceneggiatore, soprattutto televisivo (la serie Buffy), qui alla sua seconda regia (l’esordio nel 2004, Serenity), The Avengers è un film che si sostanzia, nel bene e nel male, come un classico esempio di comic movie. Suoi cardini principali sono il distacco dal realismo propriamente detto e la spettacolarità, quest’ultima mai fine a se stessa, che vanno di pari passo con bilanciate dosi d’ironia e grezzo tratteggio psicologico dei vari personaggi, senza alcuna intenzione di allontanarsi dal puro e semplice intrattenimento.

La poliedricità pop di Whedon, anche fumettista, infatti, visualizza lo script, nella sua composizione essenziale, almeno questa è stata la mia impressione, proprio come un albo a fumetti, traendo linfa vitale tanto dall’ omonima serie della Marvel (il primo numero risale al ’63, opera di Stan Lee, Jack Kirby e Dick Ayers) che dagli indizi disseminati da quest’ultima nel corso degli anni nelle pellicole dedicate ai suoi supereroi, tante tessere destinate alla composizione, non certo definitiva, d’ un agognato mosaico.

Ecco quindi un prologo abbastanza lento nel raccogliere i suddetti elementi, con il malvagio Loki (Tom Hiddleston), fratellastro di Thor (Chris Hemsworth ) che si impossessa del tessaract e dichiara guerra al genere umano, a suo dire meritevole solo di essere comandato (corsi e ricorsi storici …), portando il capo dello Shield, Nick Fury (Samuel L. Jackson ) alla decisione estrema di costituire un gruppo di super disadattati (parole sue, più o meno) a protezione del pianeta: Steve Rogers/Capitan America (Chris Evans), Tony Stark / Iron Man (Robert Downey Jr. ), il citato divino Thor e lo scienziato Bruce Banner (Mark Ruffalo) in “dolce attesa” di divenire verde dall’ira (Hulk). In forza al gruppo anche gli agenti Natasha Romanoff / Vedova Nera (Scarlett Johansson ) e Clint Barton/ Occhio di Falco (Jeremy Renner), quest’ultimo inizialmente soggiogato dal nemico…

Si prosegue con una parte centrale statica e sin troppo farraginosa, giocata com’è sull’introduzione progressiva dei magnifici, nella difficoltà di trovare un accordo concreto per una lotta comune, con gran spolvero dei loro tormenti interiori e scaramucce da prime stelle nel rinfacciarseli, per poi arrivare all’atto finale, una mezz’ora conclusiva densa d’azione ed effetti speciali nel centro di New York.

Qui finalmente il buon Whedon dimostra di essere anche un valido regista, con qualche asso nella manica, vedi l’estrema mobilità della macchina da presa che gira intorno al gruppo superomistico, ora d’ accordo nel menare le mani per la salvezza del mondo, riuscendo anche a dare un minimo di significato ad un 3d sinora trattenuto nella primigenia funzionalità effettistica da drive- in, ovvero, senza troppi sofismi, dal sentore di presa per i fondelli.

Fil rouge tra le varie vicende e i rapporti con il resto dell’allegra brigata sembra essere l’umorismo sornione di Stark/Iron Man, ben reso, tra un gigionismo e l’altro, da Downey Jr., moderno dandy erede del miglior De La Vega, che fa da efficace contraltare alla pomposità retorica di Capitan America (colpa della divisa …) o alla magniloquenza inutilmente shakespeariana di Thor, visto che il contrasto con Oki (ben reso nell’interpretazione di Hiddleston come villain da operetta) si trasforma qui in un piagnisteo su chi sia stato il cocco di papà Odino.

Da non sottovalutare la corporalità validamente strizzata in tutina nera della Johansson, il cui duetto con Renner, per quanto efficace tra detto e non detto riguardo trascorsi sentimentali e lavorativi, avrebbe meritato un maggiore approfondimento; molto bella invece la rappresentazione dimessamente dolente espressa da Ruffalo, umanità esibita e mostruosità trattenuta, con il colosso ben reso in motion capture.

Che dire in conclusione? Di un albo a fumetti si possono apprezzare tante cose, insieme o prese singolarmente, dal senso dell’avventura all’eroismo sofferto in odor di sacrificio, passando per la visionarietà barocca e la vacua ampollosità dei dialoghi, poi lo si ripone e, convinti o meno, si attende l’uscita del prossimo numero … E’ il merchandising bellezza, e non puoi farci nulla, anche perché, morale lapalissiana di tutta l’operazione, “l ‘unione (Marvel più Disney distributrice ) fa la forza”.