“Before and after Eno”: intervista all’autore, Marco Calloni

Ho avuto modo di conoscere Marco Calloni per caso, attraverso il blog, da uno scambio di e-mail: ho accettato,con piacere e curiosità, l’ invito a leggere la sua prima pubblicazione, Before and After Eno- Una biografia di Brian Eno (Meridiano Zero), che nel titolo richiama un album del musicista britannnico (Befor and After Science, 1977, Polydor Records); dopo la lettura curiosità e osservazioni da condividere si sono rivelate numerose, scaturendo infine nell’intervista che potete leggere qui di seguito. Marco Calloni, classe 1987, si è laureato in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università Statale di Milano con una tesi su Brian Eno.
Collaboratore per un breve periodo di Radio Popolare e Outsider, nutre un profondo interesse per  il cinema e l’arte degli anni Sessanta e Settanta. Da sempre appassionato di musica e relazioni storico-culturali annesse, attualmente scrive articoli e monografie per la rivista specializzata Late For The Sky e recensioni per Blogfoolk e Ondarock.

Marco Calloni

Marco, ho letto il tuo libro d’esordio, Before And After Eno e ho trovato il tuo stile di scrittura piuttosto discorsivo, fluido, oltre che piacevolmente esaustivo nel raccontare la carriera artistica di Brian Eno, a partire dalla frequentazione di una scuola d’arte e fino ai giorni nostri, fra sperimentazione, mai fine a se stessa, felici intuizioni, collaborazioni con vari complessi e autori. Inoltre credo che scorrendo le pagine del libro si riesca a percepire l’aria di fermento creativo e conseguente rinnovamento musicale proprio di un periodo che va dagli anni ’60 fino all’inizio degli anni ‘90, dove genialità e capacità “artigianale” nel metterla in pratica erano ancora intrisi di una vivida umanità. Come nasce in te l’interesse per la scrittura e cosa ti ha spinto a scegliere per la tua opera d’esordio le tematiche descritte?

Brian Eno (Self Titlled Magazine)

“L’interesse per la scrittura è nato anni fa in risposta al mio grande amore per la musica. Sono cresciuto ascoltando sin da piccolo dischi di ogni genere…
Per esempio ricordo che da bambino la radio era il mio “giocattolo” preferito, passavo molti pomeriggi in compagnia delle canzoni di David Bowie, Queen o Pink Floyd e a registrare le mie personali antologie, inoltre mettevo spessissimo sul giradischi alcuni lp, in particolare Ummagumma e Meddle che adoravo!
Avevo la fortuna di possedere un po’ di 45 giri, alcuni provenienti da un vecchio Juke-Box, “saltavano”ma li ascoltavo comunque un numero spropositato di volte! Ricordo che tra i vari, c’erano per esempio Beatles , Who, ma anche Rare Bird, Jethro Tull, T.Rex, persino Tin-Tin e Christie…
Quello è stato il vero inizio. Poco dopo Pink Floyd, David Bowie e Queen, sono arrivati anche Genesis, King Crimson, Roxy Music, Yes, Soft Machine ecc…
Insomma, divertendomi come farebbe naturalmente un bambino e più tardi un ragazzino mi sono appassionato così di musica Pop.
Con il passare degli anni ho approfondito sempre di più i miei interessi cercando libri, articoli, video, storie e curiosità che riuscivo a reperire tra riviste e fanzine. Presto Prog e Jazz sono diventati i miei “piatti forti” senza escludere comunque tutto ciò che ritenevo curioso o interessante ( e che soprattutto mi era possibile trovare).

(Discogs)

Dopo anni di letture e informazioni immagazzinate, ho pensato che sarebbe piaciuto anche a me provare a trasferirle su carta per pura passione, così ho incominciato a scrivere per Late For The Sky (ormai quasi sette anni fa) curando in particolare monografie dedicate ai miei amati gruppi della (Non) Scena di Canterbury (Soft Machine,Caravan, Gong ecc…) poi c’è stato Outsider e qualche altra piccola esperienza…Il libro è arrivato alcuni anni dopo come esperimento, passo ulteriore, nato dal costante desiderio di trasferire i miei interessi in qualcosa di più personale e completo; inoltre avevo già scritto una tesi di laurea dedicata a Brian Eno, così ho pensato di partire da li elaborando un lavoro nuovo e più corposo.
Ho scelto le tematiche che citi come cuore del mio libro, in primis perché Eno è un artista che stimo particolarmente, per la notevole disponibilità di fonti consultabili, e inoltre perché parlare di lui consente di spaziare toccando moltissimi argomenti non solo in ambito prettamente musicale passando da Cardew e Reich sino all’Espressionismo astratto e Cage.
In questo modo è possibile provare a ricostruire la storia di periodi “speciali” che purtroppo anche se non vissuti, ormai sembra di conoscere almeno un po’. Trovo che tutto ciò sia molto stimolante e divertente”.

Brian Eno credo possa tranquillamente definirsi, d’altronde è una definizione che si rinviene spesso nel libro, come una sorta di moderno filosofo, capace di riunire nelle sue composizioni musicali suggestioni artistiche dalla diversa natura, anche pittoriche, rincorrendo stili sempre diversi (elettronica, etnica, art rock, fra gli altri) e connotandoli di un tocco geniale e suggestivo, innovando o dando vita a nuovi generi musicali. Ascoltando i suoi lavori, da semplice appassionato di musica, mi è parso di capire che trovino il loro punto di partenza in una apparente causalità di eventi e situazioni più che affidarsi alla struttura ritmica propriamente detta o alla progressione degli accordi, offrendo spazio ad una musicalità tanto d’atmosfera quanto ricca d’innovazioni tecniche. Una tua considerazione al riguardo.

“Sono d’accordo con la tua interpretazione, mi piace “apparente casualità”, ma forse io direi ancor meglio “indeterminatezza”, infatti, ho l’impressione che l’intera esperienza artistica di Brian Eno sia caratterizzata da un certo “mistero”. Da “Non Musicista” dichiarato, Brian ama utilizzare metodi inconsueti e talvolta persino spiazzanti (Strategie Oblique) per arrivare “al punto” mantenendo sempre un margine di imprevedibilità nei confronti di quello che sarà il risultato finale di una sua creazione.
Che si tratti di una canzone o di una composizione Ambient, per lui nulla è completamente determinato in origine, persino i videopaintings o la musica generativa, che sembrerebbero così rigidamente strutturati nella loro concezione, non gli permettono in realtà di prevedere ne conoscere a priori le infinite possibilità di combinazione sonora o visiva possibili, credo che Eno ami sempre sorprenderci e sorprendersi, questo è uno dei motivi per cui amiamo e siamo affascinati dalla sua musica e dalla sua arte.
Del resto Another Green World è il perfetto esempio di un grande capolavoro nato interamente dall’indeterminatezza”.

Credo che il principale merito di Eno, non so se sei d’accordo, sia stato quello di riuscire a conciliare il “basso” con “l’alto”, creando un punto d’incontro, dai confini variabili, fra il popular propriamente detto e sonorità più “colte”, raffinate. Inoltre ha saputo spaziare con successo anche nelle arti figurative, con felici incursioni nella multimedialità. Secondo te nell’attuale situazione sociale, dove la cultura, il suo ideale rappresentativo più profondo ed intimo, sembra procedere in via di stereotipi omologanti, calcolati dalle multinazionali, trattata dunque alla stregua di qualsiasi prodotto di consumo da piazzare proficuamente sul mercato, potrebbe venir fuori, e poi trovare spazio all’interno di una concreta libertà espressiva, un giovane talento del calibro di Eno?

Eno

“Sono d’accordo con la tua prima affermazione, è uno dei molti meriti.
Si, credo che Eno ci sia riuscito benissimo proprio perché per lui (come per me e ormai per molti forse) non credo esista ancora una rigida distinzione tra alto e “popular” ma anzi, una costante comunicazione, una possibilità di scambio continuo che va incoraggiata. In realtà ciò che chiamiamo “popular” è sempre esistito, ogni epoca storica ha infatti una propria cultura popolare, spesso estremamente interessante e varia che (per fortuna) può entrare in contatto con linguaggi ritenuti “colti/alti” con esiti geniali e qualche volta diventare essa stessa il nucleo principale d’interesse ( Pop Art).
Rintracciare esempi di questa costante contaminazione richiederebbe una riflessione molto complessa ma sul fronte musicale molti compositori considerati “colti” come Gershwin e Ravel ci provarono molti anni fa, poi anche Bernstein o Brubeck… Glass, Riley e Nyman sono tra i vari che continuano a farlo ancora oggi. In realtà, nonostante il grande cambiamento culturale rispetto al passato, penso che oggi ci sia moltissima creatività e probabilmente possibilità espressive anche maggiori rispetto a ieri e soprattutto meno vincoli.
Per fare un disco infatti bastano un pc (e qualche strumento), questo può trasformarsi anche in una grandissima e rapida opportunità comunicativa per molti artisti emergenti…In merito alla presenza di un giovane talento del calibro di Eno, non saprei, penso comunque che oggi tra noi ci siano ancora molti artisti e gruppi creativi, in grado esprimersi liberamente seguendo i propri gusti e le proprie inclinazioni, è importante trovarli e riconoscerli”.

Nel salutarci, ringraziandoti per la disponibilità, ecco il classico domandone finale: progetti per il futuro?

(Happy Mag)

“Posso dirti che lavorare a questo libro è stata per me davvero un’ottima opportunità, divertente e sicuramente impegnativa.
Con il tipico entusiasmo dell’autore esordiente al suo primo lavoro, ho dedicato tempo e passione nella ricerca, nella lettura e nella traduzione delle varie fonti cercando di renderle parte di una narrazione spero piacevole, semplice ma completa, pensando a un lavoro per tutti. Scrivere Before And After Eno mi ha anche insegnato diverse cose, alcune le rifarei, altre forse no, altre ancora mi piacerebbe approfondirle ulteriormente o affrontarle in modo diverso…
Per il momento non ho progetti pianificati in tal senso ma chissà, potrebbe sempre nascere qualche idea inaspettata e interessante quando meno ce lo aspettiamo… Grazie a te per l’intervista, è stato un piacere”.

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