Un ricordo di Ennio Fantastichini

Ennio Fantastichini (La voce del Trentino)

Dopo Bernardo Bertolucci il cinema italiano piange nuovamente  una improvvisa scomparsa, quella dell’attore Ennio Fantastichini (Gallese, VT, 1955), che ci ha lasciato ieri, sabato 1° dicembre, a Napoli. Notevole presenza scenica e temperamento impetuoso, Fantastichini ha sempre esternato una certa poliedricità nelle sue tante interpretazioni, ogni volta mettendo in atto una totale trasfigurazione immedesimativa nel ruolo che gli veniva assegnato, rivelando una vibrante ed intensa espressività, mai artefatta o forzata. Trasferitosi da Fiuggi, dove il padre, carabiniere, era comandante della locale stazione, a Roma, qui Fantastichini frequentò nel 1975 l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, iniziando poi a lavorare in teatro e televisione, per debuttare infine al cinema nel 1982, una piccola parte in Fuori dal giorno di Paolo Bologna, così come quella seguente, ne I soliti ignoti vent’anni dopo (Amanzio Todini), 1987, mentre nel 1988 eccolo fra i protagonisti de I ragazzi di Via Panisperna, dove, diretto da Gianni Amelio, interpretava Enrico Fermi, offrendo al personaggio un’incisiva profondità.

(MyMovies)

Dopo altre lodevoli interpretazioni in titoli quali I cammelli (Giuseppe Bertolucci, 1988) e La stazione (Sergio Rubini, 1990), Fantastichini ottenne definitiva notorietà con il film di Amelio Porte aperte, 1990, libero adattamento dell’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia (1987), dallo stesso attore ritenuto il titolo totemico della sua carriera, visto che si trovò a recitare accanto a Gian Maria Volontè, l’attore che l’aveva ispirato nel proseguire l’attività attoriale una volta visto Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri, 1970).
Nei panni di Tommaso Scalia l’attore diede  il meglio di sé, per incisività e naturalezza recitativa, conseguendo al riguardo una serie di prestigiosi riconoscimenti (European Award 1990 come Miglior Rivelazione; Nastro d’Argento Miglior Attore non Protagonista, fra gli altri). Nell’alternanza tra piccolo e grande schermo, Fantastichini da qui in poi interpretò varie fiction (come Un cane sciolto, 1990. La piovra 7, 1995, Napoleone, 2002, Il mostro di Firenze, 2009)   e tanti film.

(MyMovies)

Tra quest’ultimi mi piace ricordare in particolare Ferie d’agosto (Paolo Virzì, 1996) e i due titoli diretti da Ferzan Özpetek, Saturno contro (2007) e Mine vaganti (2010, David di Donatello Miglior Attore non Protagonista, Vincenzo, residuato di pater familias vecchio stile, ipocrita perbenista di provincia). Indimenticabile nel primo il dialogo fra Minnie (Lunetta Savino) e Sergio, interpretato appunto da Fantastichini:  Anche lei è così? Così come? Come loro,come lui insomma. Addolorato? No… Gay! Gay io? No, io sono frocio. Ah ecco. Ma non è la stessa cosa? Sì, ma io sono all’antica.
Impagabile la mimica profusa nella risposta, ad assecondare ironia e rassegnazione verso certi schematismi benpensanti; tra gli ultimi film interpretati, nel ricordo di un attore che forse il nostro cinema avrebbe dovuto tenere maggiormente in considerazione, si possono ricordare La mossa del pinguino (Claudio Amendola), Scusate se esisto! (Riccardo Milani), entrambi del 2013, io e lei (Maria Sole Tognazzi, 2015), Fabrizio De André – Principe libero (Luca Facchini, 2018).

Una risposta a “Un ricordo di Ennio Fantastichini

  1. L’ha ribloggato su Lumière e i suoi fratelli.

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