Pensavo fosse amore … invece era un calesse (1991)

Napoli, inizio anni ’90.
Tommaso (Massimo Troisi) e Cecilia (Francesca Neri), gestori rispettivamente di un ristorante e di una libreria, sono prossimi alle nozze.
La loro intesa sembra basarsi per lo più su una reciproca attrazione fisica, mentre caratterialmente appaiono distanti l’uno dall’altra: pigro e fatalista, fin troppo accondiscendente, lui, più energica ed impetuosa lei, che lo accusa spesso, forse anche per spronarlo ad una incisiva reattività sentimentale, di essersi ormai adagiato su una comoda routine, oltre che di paventate frequentazioni con altre donne. Gelosia e tutta una serie d’incomprensioni porteranno presto alla rottura; Tommaso rivendica per sé un periodo di sofferenza da godere in solitudine, come spiega all’amico Amedeo (Angelo Orlando), necessario probabilmente per rielaborare l’increscioso accadimento, anche se non esiterà a consultare una sedicente maga (Nuccia Fumo) per mandare a monte la relazione appena nata tra Cecilia e lo stralunato Enea (Marco Messeri), giramondo ed arbitro sportivo. E così, mentre nell’aria s’insinua un’idea d’amore diversamente interpretabile dai vari soggetti intenti ad esternare i loro sentimenti, come ad esempio la giovane sorella di Amedeo, Chiara (Alessia Salustri), innamorata proprio di Tommaso, fra i due ex promessi sposi sembra tornare l’armonia di un tempo, tanto da programmare nuovamente il matrimonio. Ma il giorno del fatidico sì …

Francesca Neri e Massimo Troisi (La dolce vita)

Ultima regia di Massimo Troisi, anche interprete ed autore della sceneggiatura insieme ad Anna Pavignano, Pensavo fosse amore … invece era un calesse può tranquillamente considerarsi la compiuta espressione di una ormai raggiunta maturità artistica da parte dell’autore partenopeo, in primo luogo per la capacità di mettere in scena, sullo sfondo di una Napoli rappresentata alla stregua di un simbolico microcosmo, una rarefatta atmosfera volta alla coralità ed incline a visualizzare la rilevanza del sentimento amoroso all’interno di una conclamata quotidianità. Sempre giocando su autobiografia, introspezione e minimalismo, Massimo affronta dubbi e tormenti relativi ai rapporti tra i due sessi all’interno di una società prossima a rilevanti trasformazioni.
Ecco allora che alle diatribe fra Tommaso, un Troisi attore più misurato nella resa dei bei dialoghi, intrisi di malinconia ed umorismo in eguale misura (senza dimenticare l’impagabile mimica, vedi la sequenza dell’avvelenamento) e Cecilia, una Francesca Neri perfettamente in parte nell’alternare corporea sensualità e determinazione, propria quest’ultima di chi in un rapporto ricerca conforto, sicurezza, ma anche capacità di sorprendere, al di là del puro e semplice trasporto fisico, vanno ad accompagnarsi i balletti sentimentali dei vari personaggi che si alternano in scena, assecondando una naturale teatralità.

Angelo Orlando e Troisi

Dall’Amedeo timorato di Dio, Angelo Orlando in gran spolvero, il quale cederà improvvisamente alla passione per la vulcanica Flora (Natalia Bizzi), che da poco ha lasciato il compagno, all’apparentemente angelica Chiara e la sua malsana idea di amore totalizzante, si passa al sentimento “santificato” di Enea e all’esternazione di discussioni e malcontenti vari da parte di varie coppie sconosciute, il cui passaggio è catturato “casualmente” dalla macchina da presa.
Rimarcando con rara delicatezza ogni sottigliezza psicologica dei tanti caratteri, regia e sceneggiatura delineano l’estrema mutabilità del sentimento amoroso, dalla sua improvvisa deflagrazione all’altrettanto subitaneo spegnimento, accompagnato da inutili tentativi di rianimazione, al limite dell’accanimento terapeutico, quando non ci si impegni a rinnovarlo giorno per giorno con un trasporto possibilmente inedito, che non dia nullo per scontato.
Ove non si riesca più a ritrovare la purezza di quello slancio iniziale sarebbe opportuno lasciarsi, mantenendo coerentemente una forma di rispetto per se stessi e per chi è ci è stato accanto condividendo gioie e dolori.

(Taxidrivers)

E’ quanto esterna Tommaso, con un certo candore appena venato da un sottile cinismo, nell’evidenziare come molte coppie all’insorgere di un problema pensino di risolverlo ricorrendo ad un’apparente soluzione che, ad effetto domino, andrà a comportare altre incognite (Uno dice “viviamo insieme” quando vuol dire che le cose non vanno … infatti quando poi peggiorano dice “perché non ci sposiamo?”… Che proprio cominciate che non ce la fate più: “Che facciamo un figlio?” E quando alla fine vi odiate ma siete vecchi: “Che ci lasciamo proprio adesso che siamo vecchi?”). L’iter narrativo, al cui interno si stagliano le suadenti melodie di Pino Daniele, può apparire a tratti un po’ prolisso, ma riesce ancora una volta, come nelle precedenti regie di Troisi, nella non facile impresa di riallacciarsi alla tradizione del teatro partenopeo, in particolare alle opere di Eduardo De Filippo, rappresentando con ironia tematiche complesse estendendole però oltre l’idea di napoletanità, senza cadere in luoghi comuni o nella facile retorica (la figura della sedicente maga), stagliando in definitiva il ritratto di una generazione maschile insicura e timorosa, soffocata o comunque spaventata dai suoi stessi sogni ed ideali, che impiega le proprie idiosincrasie in guisa di opportuna barriera protettiva, oltre che come attenuante generica dell’atarassia sentimentale.

Quest’ultima risulta evidente nella volontà protesa a riconquistare una donna più sulla scia dell’orgoglio ferito che sulla base di un rinnovato ardore, magari cavalcando l’idea di frequentarsi al di là di qualsiasi istituzionalizzazione, possibilità d’altronde rivendicata anche da Cecilia, che anzi avrebbe voluto manifestare per prima quanto Tommaso andrà ad dichiararle: “Io guarda … io non è che so’ contrario al matrimonio eh, che non so’ venuto… Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro, troppo diversi …”.
Intimista e malinconico, profondamente calato nel reale, Pensavo fosse amore … invece era un calesse, appare, oggi come ieri, immerso in una sorta di sospensione temporale riguardo le modalità rappresentative, ma attuale nel suo percorso riflessivo all’interno dell’animo umano, quel “grande enigma del cuore e della mente”, riprendendo le parole di Calvero/Chaplin in Limelight, da sempre in attesa di una soluzione quanto meno rassicurante, se non propriamente definitiva, tale da stemperare la consapevolezza dei limiti e dei timori propri di ogni essere umano.

Già pubblicato su Diari di Cineclub N.73/Giugno 2019


3 risposte a "Pensavo fosse amore … invece era un calesse (1991)"

  1. Uno dei miei 10 film preferiti… Lo trovo un capolavoro senza tempo, con il suo romanticismo disilluso e sincero. “L’ho amata, non l’ho mai amata…non me lo ricordo più” . Grazie per questo articolo, è sempre bello ricordare quest’opera. Quando trent’anni fa (non c’era ancora Netflix) emigrai all’estero, ne portai con me una copia in VHS…

    Piace a 1 persona

    1. Lo stesso dicasi per me,… ho una sorta di venerazione per Troisi, infatti ho raggruppato tutti gli articoli che ho scritto sulla sua attività e sugli eventi organizzati in sua memoria all’interno di una categoria del blog a lui intitolata. Credo che un autore così sensibile ed attento a certe tematiche, con un umorismo sottile e mai volgare, manchi molto al nostro cinema e nel mio piccolo ho inteso ricordarlo. Grazie a te, per la visita ed il commento, un saluto.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.