Ricordando Stanley Donen: Indiscreto (Indiscreet, 1958)

Stanley Donen (South Carolina Hall of Fame)

E’ morto oggi, sabato 23 febbraio, il regista cinematografico e coreografo Stanley Donen (Columbia, South Carolina, 1924), autore dall’impagabile poliedricità, dote che gli ha permesso, spesso attraverso intuizioni geniali, di andare oltre il musical quale genere cinematografico prediletto (Singin’in the Rain, codiretto insieme  a Gene Kelly, 1952; Seven Brides for Seven Brothers, 1954, fra gli altri), regalandoci opere impeccabili nella loro raffinata costruzione, soprattutto commedie (curiosamente simili nel loro andamento generale ad una felice partitura musicale). Dopo gli studi di danza classica al Town Theater della sua città natale, Donen intraprese l’attività  di ballerino, debuttando a Broadway (il musical Paul Joey), conoscendo così il citato Gene Kelly, con il quale, dopo tutta una serie di attività come coreografo in molti film, esordì nel 1949 sul grande schermo in qualità di regista, l’innovativo musical On The Town (Un giorno a New York), con la Grande Mela a fare da proscenio in luogo degli abituali studios, proseguendo due anni dopo con Royal Wedding e trovando definitiva affermazione come “il re dei musical hollywoodiani” (David Quinlan) con i sopra nominati Singin’in the Rain e Seven Brides for Seven Brothers, pregni, in particolare il primo titolo, che stigmatizza il passaggio dal muto al sonoro, di una mirabile e vivida carica espressiva, creando una definitiva sinergia fra canzoni, numeri di ballo e narrazione. Continua a leggere

César 2019, il palmarès

Xavier Legrand (Paris Match)

Si è svolta ieri sera, venerdì 22 febbraio, alla Salle Pleyel di Parigi, la cerimonia di premiazione, condotta da  Kad Merad, e presieduta da Kristin Scott Thomas,  dei premi César 2019 (44ma edizione), i cosiddetti “Oscar francesi”, assegnati annualmente dall’Académie des arts et techniques du cinéma alle migliori pellicole e alle principali figure professionali del cinema transalpino.
Il palmarès ha visto Jusqu’à la garde (L’affido – Una storia di violenza), scritto e diretto da Xavier Legrand,  conseguire 4 riconoscimenti (Miglior Film, Miglior Attrice, Léa Drucker, Miglior Montaggio, Yorgos Lamprinos, Miglior Sceneggiatura Originale), identico risultato, numerico, ottenuto da Les frères Sisters (The Sisters Brothers) di Jacques Audiard (Miglior Regia, Miglior Fotografia, Benoît Debie, Miglior Scenografia, Michel Barthélémy, Miglior Suono, Brigitte Taillandier, Valérie De Loof, Cyril Holtz).
Il César per il Miglior Film Straniero è stato attributo a Une Affaire De Famille, di Irokazu Kore-Eda. Qui l’elenco completo dei vincitori.

Léa Drucker (Paris Match)

 

Pane e tulipani (1999)

Paestum, fine anni ‘90.
La famiglia Barletta, Rosalba (Licia Maglietta), casalinga, Mimmo (Antonio Catania), titolare di una ditta di sanitari, i due figli, 16 e 18 anni, partecipa, insieme ad alcuni amici, ad una di quelle gite tristanzuole “cultura e pentolame”. Sulla via del ritorno, in pullman verso Pescara, durante una sosta all’autogrill, Rosalba rimane a terra, dimenticata dai suoi familiari.
Il marito comunque non tarda a farsi sentire via telefonino e, contrariato, avvisa la consorte che torneranno indietro a prenderla, ma la donna, il cui sguardo rivela una rassegnata malinconia, per una volta intende fare di testa sua, improvvisandosi autostoppista: anziché proseguire verso casa decide di recarsi a Venezia, città che da tempo anela di poter visitare.
Una volta giunta a destinazione, rinvenuta una pensione dove dimorare, inizia ad organizzare la sua vacanza, anche se il giorno del previsto ritorno in famiglia perderà il treno, eventualità forse fortuita o forse no,  ritrovandosi infine a corto di danaro. Accetterà allora l’ospitalità del cameriere islandese Fernando Girasole (Bruno Ganz), conosciuto al ristorante dove si era recata abitualmente a desinare durante il soggiorno, uomo solitario e oltremodo gentile, che si esprime in una insolita ed aulica favella, dall’aria mesta e disillusa ma anche ironico, a modo suo. Continua a leggere

David di Donatello 2019, le candidature

Sono state rese note oggi, martedì 19 febbraio, le candidature relative alla 64ma edizione dei David di Donatello: a darne l’annuncio, nella consueta conferenza stampa che si è tenuta a Roma, il Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del cinema italiano, Piera Detassis; oggetto della votazione, espressa dai componenti della Giuria dell’Accademia dall’8 al 31 gennaio 2019, e trasmessa ufficialmente dallo Studio Notarile Marco Papi, i film usciti in sala dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018. La cerimonia di premiazione si svolgerà mercoledì 27 marzo, alle ore 21.25, condotta da Carlo Conti e trasmessa in diretta da Rai Uno. In testa con 15 candidature troviamo Dogman di Matteo Garrone, cui seguono Capri-Revolution (Mario Martone) con 13, Loro (Paolo Sorrentino) e Chiamami col tuo nome (Luca Guadagnino) appaiati a quota 12, così come un testa a testa si profila per Sulla mia pelle (Alessio Cremonini) e Lazzaro felice (Alice Rohrwacher), che ne ottengono 9, mentre Euforia di Valeria Golino ne consegue 7. Continua a leggere

Ritorno al futuro

(TorinoClick)

Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta. (Paul Valéry)

69ma Berlinale: Orso d’Oro a “Synonyms” di Nadav Lapid, Orso d’Argento per la Miglior Sceneggiatura a “La paranza dei bambini”

Roberto Saviano, Maurizio Braucci, Claudio Giovannesi (ilfattoquotidiano)

Si è svolta questa sera, sabato 16 febbraio, la cerimonia di premiazione della 69ma Berlinale, che si è aperta con un omaggio all’attore Bruno Ganz, scomparso oggi: la giuria presieduta da Juliette Binoche  e composta da Sandra Hüller, Justin Chang, Sebastián Lelio, Rajendra Roy, Trudie Styler ha conferito l’Orso d’Oro all’israeliano Synonyms di Nadav Lapid, mentre il Gran Premio della Giuria è andato a By the Grace of God di François Ozon. La paranza dei bambini conquista l’Orso d’Argento per la Miglior Sceneggiatura (opera di Claudio Giovannesi, regista, Roberto Saviano, autore del libro dal quale è tratto il film, e Maurizio Braucci). Orso d’Argento per la Miglior Regia ad Angela Schanelec (It Was at Home, but), mentre quello relativo al Miglior Attore e alla Miglior attrice vede vincitori i protagonisti del film cinese So Long, My Son, Wang Jingchum e Jong Mai. Qui l’elenco di tutti i premi assegnati.

 

Un ricordo di Bruno Ganz

Bruno Ganz (Film al Cinema)

E’ morto oggi, sabato 16 febbraio, a Zurigo, sua città natale (1941), l’attore, cinematografico e teatrale, Bruno Ganz. La sua espressione facciale, così naturalmente corrucciata e mesta, gli permise di raffigurare, in palcoscenico come sul grande schermo, personaggi dal carattere difficile e tormentato, mai scevri comunque da una spinta passionale o da una certa dolcezza romantica; in virtù di queste caratteristiche s’impose presto fra i protagonisti dello Junger deutscher Film, movimento cinematografico tedesco, che, ispirato dalla Nouvelle Vague francese, a partire dagli anni Sessanta si propose di stimolare la rinascita di un cinema autoriale rinnovato nelle forme e nei contenuti, volto alla realizzazione di opere a basso costo, potendo contare sull’apporto economico dello Stato.
Anche se fu il cinema, nel 1960, a vedere il debutto artistico di Ganz (Der Herr mit der schwarzen Melone, Karl Suter), l’attore preferì dedicarsi per molti anni al teatro, fondando a Berlino, nel 1970, insieme, fra gli altri, al regista Peter Stein e all’attrice Edith Clever, la compagnia Schaubühne am Halleschen Ufer, per poi tornare sul grande schermo nel 1975 (Sommergäste, diretto dal citato Stein), affermandosi mano a  mano come interprete sensibile e misurato (La marquise d’O., Éric Rohmer, 1976, fra i titoli). Continua a leggere