Archivi categoria: Gli approfondimenti di Sunset Boulevard

“Vitti d’arte, Vitti d’amore”

Riporto di seguito la trascrizione del mio intervento introduttivo alla rassegna cinematografica “Vitti d’arte, Vitti d’amore”, organizzata il 9 e il 10 agosto dal Circolo di Lettura dell’ARAS di Roccella Jonica-Sezione cinema all’interno dei Caffè artistico-letterari 2018, che ha visto la proiezione nel cortile dell’ex Convento dei Minimi dei film Amore mio aiutami, 1969, e Polvere di stelle, 1973, entrambi per la regia di Alberto Sordi. Un rinnovato grazie di cuore alla compagna di viaggio Rossella Scherl, autrice anch’essa di un emozionante intervento introduttivo, nonché al Circolo di Lettura, al Comune di Roccella e al service di Angelo Fantò che ha garatito una perfetta visione al numeroso e partecipe pubblico intervenuto. Preziosa per la preparazione dell’intervento si è rivelata la lettura del libro La dolce Vitti (Edizioni Sabinae/Luce Cinecittà, 2018). Continua a leggere

Un ricordo di Hashimoto Shinobu

Hashimoto Shinobu (The Criterion Collection)

Ci lascia lo sceneggiatore cinematografico giapponese Hashimoto Shinobu (provincia di Hyōgo, 1918), morto a Tokyo lo scorso giovedì, 19 luglio, il cui nome è legato soprattutto alla sua collaborazione con il regista Kurosawa Akira, iniziata nel 1950 (Rashōmon) e proseguita fino al 1970 (Dodesukaden). L’approfondimento psicologico dei personaggi delineato da Hashimoto conferiva opportuno risalto a figure di uomini dalla personalità complessa, contraddittoria, orbitanti spesso all’interno di un’ambigua struttura sociale, facendosi strada fra ingiustizie e storture: tale connotazione umanistica, in particolare nell’ambito dei drammi storici (jidaigeki), andava a coniugarsi felicemente con la straordinaria forza espressiva scaturente dall’impianto formale-figurativo proprio di Kurosawa, idoneo ad assecondare tanto epicità, quanto riflessione ed introspezione, nel bilanciamento di tradizione e modernità. Dopo un periodo di apprendistato con il regista e sceneggiatore Mansaku Itami, Hashimoto esordì quindi nel 1950 con Kurosawa, la sceneggiatura congiunta di Rashōmon, traendo ispirazione da due racconti dello scrittore Akutagawa Ryūnosuke (Yabu no Naka, 1922, Rashōmon, 1915), mettendo in scena un rigore formale al contempo minimalista (l’essenziale scenografia) e ricercato (nella fotografia e nel montaggio, ad esempio), oltre alla suggestiva tematica dell’impossibilità per l’essere umano di offrire una versione propriamente oggettiva dei vari accadimenti cui può incorrere nel corso del proprio cammino. Continua a leggere

“Libero cinema in libera terra”, da oggi al via la 13ma edizione

Prende il via oggi, martedì 17 luglio, per concludersi il 12 ottobre, la 13ma edizione di Libero cinema in libera terra, la carovana di cinema itinerante contro le mafie che ogni estate viaggia per la penisola con un furgone tecnologicamente attrezzato, così da consentire in poco tempo di allestire spazi cinematografici temporanei all’aperto, scegliendo luoghi simbolici, piazze, parchi, periferie, terre confiscate ai mafiosi e restituite alla legalità, dove montare schermo e proiettore per portare le emozioni del cinema direttamente alle persone e promuovere l’allargamento degli spazi democratici e la cultura della legalità.
Da oggi e fino al 5 agosto quindi la carovana farà tappa in Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, sempre in stretta collaborazione con le realtà del territorio: associazioni, presidii, cooperative, istituzioni, cittadini responsabili in modo da coinvolgere il maggior numero di cosmocivici, nuovi cittadini del mondo globalizzato convinti che la democrazia si sperimenti nel pubblico confronto, nel bilanciamento delicato fra libertà e regole comuni. Continua a leggere

L’appartamento (The Apartment, 1960)

(FilmTv)

New York, 1960, una città di 8 milioni 42mila e 183 abitanti, fra i quali Calvin Clifford Baxter (Jack Lemmon), esperto ramo statistiche, impiegato, insieme ad altre 31mila anime, alla Consolitade Life, agenzia assicurativa che ha sede all’interno di un enorme  grattacielo.
C.C. è inserito nel reparto polizze scadute, 19mo piano, un immenso stanzone dove scrivanie, macchine da scrivere, telescriventi, addetti ai lavori, vanno a formare un indistinto tutt’uno.
Ingenuo e sostanzialmente puro, il nostro ritiene non vi sia nulla di male nel concedere il proprio appartamento da scapolo ai suoi superiori, i quali se ne servono come garçonnière, teatro dei loro tradimenti muliebri e festini vari. Dopotutto, qualche notte all’addiaccio trascorsa su una panchina di Central Park o i commenti malevoli dei vicini, i quali ritengono, udendo rumori “equivoci”, che quella frenetica attività sia opera del candido omino (il dirimpettaio Dr.Dreyfuss, interpretato da Jack Kruschen, lo paragona ad una doppia punzonatrice alternata…), troveranno presto compenso nella forma di opportune segnalazioni da parte dei beneficati al capo del personale, illustrando le grandi capacità del loro caro Bud*, meritevoli certo di una promozione. Continua a leggere

Un ricordo di Carlo Vanzina

Carlo Vanzina(TgCom24)

Ci lascia Carlo Vanzina, regista, produttore cinematografico e sceneggiatore (Roma, 1951), morto oggi, domenica 8 luglio, nella sua città natale.
Insieme al fratello Enrico, sceneggiatore, ha firmato più di sessanta film, soprattutto commedie, pur cimentandosi a volte, con risultati alterni, in diversi generi  (per esempio il thriller nel 1983, Mystère, e nel 1985, Sotto il vestito niente, film quest’ultimo che ebbe anche una sorta d’ideale seguito, Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata, 2011).
Credo vadano riconosciute, tanto a Carlo quanto ad Enrico, figli di Steno (Stefano Vanzina), anche nell’ambito delle realizzazioni più becere e raffazzonate, una non comune capacità d’osservazione delle mutazioni in atto nella società, in particolare a livello di costume, pur rimproverandogli una spesso compiaciuta, e compiacente, messa alla berlina degli italici vizi, all’insegna di un cialtronesco “malcostume mezzo gaudio”, senza esprimere il coraggio di un vero e proprio affondo; evidente, poi, in molti loro titoli (almeno sino al triste subentro delle varie derive triviali ed escatologiche) un’allegra e coinvolgente spontaneità che assumeva la consistenza, pur flebile, di un richiamo  sincero alla genuinità primigenia di un cinema “sanamente” popolare, certo memori di quanto il citato padre fosse stato un  maestro nell’accostare  situazioni comiche tipiche della commedia tradizionale a una pungente e talvolta amara satira di costume. Continua a leggere

“Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo”- Claudio Sottocornola (Marna Edizioni)

Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo (Marna Edizioni), il nuovo libro di Claudio Sottocornola, è un’opera pregevole dal punto di vista culturale, oltre che di piacevole lettura: attraverso la molteplicità delle tematiche trattate, in virtù di quel suggestivo percorso interdisciplinare e transmediale da sempre caratterizzante l’attività creativa propria di un moderno filosofo che si avvale di originali chiavi interpretative, nello scorrere delle pagine si offre una rappresentazione ermeneutica della contemporaneità e le sue derive, nella visione del declino di una civiltà e nel trionfo del pensiero debole, dove, fra scetticismo e disillusioni, determinati valori come bene, verità e, soprattutto, bellezza, possono ancora costituire un solido baluardo a difesa di quella verità insita nell’uomo, idonea a divenire un tutt’uno con esso, richiamando responsabilità individuali e collettive “nel saper scegliere quale intensità di vita e di valore vogliamo realizzare”.
Il volume è strutturato in due parti: la prima, Saggi Pop, raccoglie, in versione integrale, articoli di approfondimento su vari argomenti, pubblicati, negli anni che vanno dal 2009 al 2016, su riviste destinate a diverse tipologie di lettori, offrendo spazio tanto alla divulgazione quanto al’attività d’indagine, storica, sociologica ed antropologica. Continua a leggere

Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name, 2017)

(Openair Cinemas)

1983, estate, da qualche parte nell’Italia del Nord, un’antica villa in aperta campagna. Qui trascorre le vacanze il diciassettenne americano Elio Perlman (Timothée Chalamet), animo sensibile votato all’arte, in ogni sua forma ed espressione, con una particolare predilezione per la musica classica. Insieme a lui i genitori, a comporre una famiglia di intellettuali ebrei, il padre Lyle (Michael Stuhlbarg), professore universitario, la madre Annella (Amira Casar), traduttrice: ambedue non solo assecondano, ma tendono ad arricchire di ogni possibile esperienza le inclinazioni proprie del giovane, il quale evidenzia già una sofferta maturità, naturalmente permeata di candore, ingenuità, istintività sensuale frammista a timore nel dare adito a tutte quelle nuove sensazioni che un organismo in crescita invita a scoprire, come evidenziato dal legame con la coetanea Marzia (Esther Garrel). Ospite della famiglia Perlman, tradizione che si rinnova ormai da qualche anno a questa parte, un dottorando americano, al quale il professore farà da mentore.
Si tratta del ventiquattrenne Oliver (Armie Hammer), fisico aitante e modi tanto gentili quanto spiazzanti, il cui fascino non mancherà di attirare l’attenzione delle ragazze facenti parte della cerchia amicale di Elio; d’altronde quest’ultimo si renderà presto conto di quanto la propria prorompente sessualità, sempre alla ricerca di una definitiva scossa di assestamento, tenda a manifestarsi ora nella circoscrizione di un desiderio inedito, probabilmente non facile da gestire, ma che il ragazzo sembra intenzionato a perseguire fino in fondo, nella reciprocità di imbarazzo, tensione, fisica ma non solo, e ritrosia… Continua a leggere