Archivi categoria: Gli approfondimenti di Sunset Boulevard

Una vita difficile (1961)

Pressi del lago di Como, 1944: Silvio Magnozzi (Alberto Sordi), una volta dismessa la divisa di sottotenente del Regio Esercito dopo l’armistizio dell’8 settembre, entra a far parte di un gruppo di partigiani; braccato dai tedeschi raggiunge un albergo, dove la proprietaria, Amalia Pavinato (Anna Volonghi), potrebbe fornirgli aiuto.
Scoperto da un milite teutonico, il nostro rischia di essere fucilato seduta stante, ma interviene prontamente a salvarlo la figlia della padrona, Elena (Lea Massari), con l’ausilio di un ferro da stiro, per poi offrirgli rifugio nel vecchio mulino dei nonni, accudendolo per tre mesi, quando, a sua insaputa, Silvio deciderà di riunirsi ai compagni di lotta.
A guerra ormai conclusa, con il paese sulla via di una faticosa ricostruzione, materiale e morale, ritroviamo Silvio a Roma, propenso a divenire giornalista; lavora infatti nella redazione de Il lavoratore, giornale schierato a sinistra, coerentemente con le sue idee, avallando un carattere sempre poco avvezzo ai compromessi; una trasferta a Como per un servizio insieme al collega Simonini (Franco Fabrizi), gli farà rincontrare Elena, che convincerà a partire con lui, per vivere insieme nella Capitale. Continua a leggere

Roma, Tor Pignattara e Pigneto: torna “Karawan- La festa del cinema itinerante”

Torna a Roma, dal 20 al 24 giugno, Karawan- La festa del cinema itinerante, giunta alla settima edizione: il grande cinema nei cortili dei quartieri Tor Pignattara e Pigneto, proponendo visioni non convenzionali per trattare i temi della convivenza e dell’incontro tra culture in tono non drammatico.
Proiezioni di lungometraggi, tra cui due anteprime, laboratori, incontri, una mostra fotografica, reading di poesia, un tour per il quartiere, musica e ogni sera dalle ore 20.00 il Karawan Bistrot, aperitivo e dj set, in una delle aree più multietniche della Capitale, per il secondo anno consecutivo sostenuto dal Mibact con il bando MigrArti.
Tema centrale di questa edizione è La Città, con l’hashtag #newtown, “a sottolineare – dichiarano i direttori artistici Carla Ottoni, Claudio Gnessi, Alessandro Zoppo e Gaia Parrini – nuove visioni della civitas come habitat aperto e inclusivo, che fa esplodere i margini e in cui nessuno è ospite, ma tutti sono membri di una nuova, plurale, comunità. Il filo rosso che unisce le storie proposte è proprio il nuovo senso di communitas che si (ri)crea partendo dall’ascolto dell’altro, che diventa globale senza perdere i legami con il territorio di riferimento”. Continua a leggere

Londra omaggia Marco Bellocchio, New York Luchino Visconti

Marco Bellocchio (Repubblica Bologna)

Marco Bellocchio torna a Londra, città dove mosse i primi passi lungo il sentiero del cinema, come giovane studente della Slade School of Fine Arts, nel 1963-64, iniziando a scrivere quello che sarebbe diventato uno dei più clamorosi debutti della storia del cinema mondiale, I pugni in tasca, un’opera  all’insegna dell’anarchia folgorante, nei contenuti e nelle particolari modalità di messa in scena, avvalorata dal montaggio ellittico (Aurelio Mangiarotti e Silvano Agosti), in cui l’autore, alla continua ricerca d’equilibrio fra adesione e distacco riguardo la folle lucidità del protagonista (Lou Castel), si scaglia con rabbia, disperazione e crudeltà contro la famiglia, il cattolicesimo e altre colonne portanti della borghesia italiana, prefigurando alcuni umori del ’68.
Il British Film Institute dall’1 al 31 luglio dedicherà infatti al regista la prima retrospettiva completa, Satire and Morality: The Cinema of Marco Bellocchio, organizzata da Istituto Luce CinecittàBFI, l’Istituto Italiano di Cultura e in collaborazione con la Salle Lumière,  e curata da Adrian Wootton, Amministratore Delegato di Film London. Continua a leggere

Una tomba per le lucciole (Hotaru no haka, 1988)

“La sera del 21 settembre 1945 io morii …”  Lo spettro di Seita ricorda il proprio decesso, appoggiato ad un muro all’interno della stazione di Sannomiya, ragazzo di 14 anni che insieme ad altri giovani abbandonava l’esistenza terrena consunto dagli stenti e circondato dall’indifferenza generale di quanti si trovavano a passare, preoccupati più che altro dello spettacolo indecoroso che si offriva agli americani, ormai prossimi ad arrivare. Un nome appena sussurrato, poco prima di lasciarsi andare, l’ultimo respiro… “Setsuko”…  Così si chiamava la sua sorellina, 4 anni, la cui anima circondata dalle lucciole è ora accanto all’amato fratello, richiamata in terra dal lancio di una scatola di caramelle che Seita teneva con sé, gettata via da un inserviente. Insieme ripercorrono le strade che avevano attraversato in vita, rivivendo la loro storia, iniziata a Kobe il 5 giugno 1945, quando la furia dei B-29 americani si abbatté sulla città, seminando terrore e morte con il lancio di bombe al napalm. Continua a leggere

Dogman

Italia, oggi, la squallida periferia di una qualsiasi città, abbrutita da caseggiati grezzi o malmessi. Il litorale, poco distante, erbacce, incuria, qui “il sole del buon Dio non dà i suoi raggi ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi”*… Poche attività commerciali, una sala giochi, un negozio Compro Oro, un piccolo centro di toelettatura per cani, gestito da Marcello (Marcello Fonte), uomo mingherlino, mite e paziente, come rivela l’amorevole dedizione rivolta agli animali a lui affidati: anche il più feroce dei molossi nelle sue mani diviene mansueto, così da godere a pieno delle attenzioni che gli vengono riservate. Un divorzio alle spalle, Marcello dedica gran parte del tempo libero alla figlia Alida (Alida Baldari Calabria), nove anni circa, con la quale si immerge nei vicini fondali della costa o di qualche altra località che sia alla sua portata economica; attimi di pace nel godere di una provvisoria bellezza, lontano dalla sozzura di quel quartiere in cui si trova a lavorare e a vivere, arrotando le entrate con una piccola attività da pusher.
Cerca spasmodicamente di essere ben accetto da tutti, con fare accondiscendente e benevolo, fra tavolate in compagnia e partite a calcetto, atteggiamento riservato anche al brutale Simoncino (Edoardo Pesce), che Marcello rifornisce puntualmente di cocaina, oltre ad aiutarlo, in cambio di pochi euro, a compiere qualche furtarello nei “quartieri bene”. Continua a leggere

“Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo”, una nuova tappa dell’affascinante percorso interdisciplinare di Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

A due anni di distanza dal fortunato Varietà, corposa antologia di interviste-ritratto ai divi storici della pop music italiana, con spazio anche ad attori teatrali o cinematografici ed esponenti del mondo dello spettacolo in genere, realizzate dal 1989 al 1994, Claudio Sottocornola presenta ora il suo nuovo libro, Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo (Marna Edizioni).
Un’opera particolarmente ampia, ricca di direzioni, spunti e tagli inediti, idonea sia a riassumere l’attività finora svolta dal filosofo, sia ad anticipare risvolti futuri, andando quindi a costituire una fase di ulteriore analisi e approfondimento di un affascinante percorso interdisciplinare e transmediale che lo ha portato negli anni ad affrontare varie tematiche con originalità, coerenza e lucidità di pensiero. Il tutto, appunto, a partire da quel pop, diminutivo di popular come ha sempre tenuto a precisare, da intendersi come un termine non a valenza riduttiva bensì estensiva, il cui linguaggio ha studiato e criticato con particolare riferimento alla musica “leggera”, sempre rendendo la filosofia il punto centrale del suo personale discorso intellettuale. Continua a leggere

Io e Annie (Annie Hall, 1977)

New York, anni ’70. Alvy Singer (Woody Allen), comico televisivo, parla di sé, sguardo rivolto verso la macchina da presa:il lavoro, l’amore idolatrante per la città in cui vive, le telluriche ambasce esistenziali, dalla concezione pessimistica dei rapporti umani ai problemi con le donne, maturati ambedue già dai tempi dell’infanzia, come illustrano alcuni illuminanti flashback; introduce poi la figura di Annie Hall (Diane Keaton), con la quale si sono lasciati da circa un anno, raccontando, senza omogeneità temporale, i vari momenti della loro relazione, dalle difficoltà che andavano a presentarsi mano a mano, anche nei rapporti intimi, nonostante le sedute dallo psicanalista, al primo incontro in occasione di una partita di tennis, la felicità che andava di pari passo con dubbi e problematiche, per esserne poi sopraffatta.
D’altronde, per quanto gli opposti possano attrarsi, Annie ed Alvy erano profondamente diversi: lei cantante di night club senza una vera e propria cultura, d’estrazione familiare wasp, piuttosto estroversa per quanto a tratti insicura, lui ebreo, intellettuale liberal tendenzialmente umbratile e dalla personalità dilaniata. Una volta che Annie si lascerà convincere da un produttore discografico (Paul Simon) a seguirla in California, dove potrà garantirle una sicura carriera, Alvy cercherà, inutilmente, di convincerla a tornare; la loro storia gli servirà da spunto per dar vita ad una commedia e comunque i due avranno modo di rincontrarsi e trascorrere piacevolmente qualche ora insieme, constatando come si sia rimasti buoni amici, ma nulla di più. Continua a leggere