Archivi categoria: Gli approfondimenti di Sunset Boulevard

La fiamma del peccato (Double Indemnity, 1944)

Los Angeles, notte. Un’auto procede a forte velocità, attraversa un incrocio noncurante delle indicazioni semaforiche e sbanda pericolosamente: la sua corsa finisce di fronte l’entrata di un edificio dove ha sede la Pacific All Risk, una compagnia assicuratrice.
Dalla vettura discende Walter Neff (Fred MacMurray), che qui lavora in qualità di agente: il suo passo è incerto, come non può fare a meno di notare il guardiano notturno che lo accompagna in ascensore.
Giunto in ufficio, madido di sudore e sofferente, si siede alla scrivania, accende una sigaretta, prende la cornetta del dittafono ed inizia a narrare, rivolgendosi al suo superiore ed amico Barton Keyes (Edward G. Robinson), la  fosca storia in cui è rimasto coinvolto, masticando amaro nell’esternare la motivazione: “L’ho fatto per denaro e per una donna. E non ho avuto il denaro e non ho avuto la donna”. I fatti, spiega Neff, risalgono a tre mesi prima, quando, trovandosi a Glendale, venne a rammentarsi che da quelle parti abitava il petroliere Dietrichson (Tom Powers), la cui polizza assicurativa per le proprie auto era prossima alla scadenza. Decideva quindi di andarlo a trovare, così da avviare l’iter per il rinnovo. Accolto dall’affascinante moglie, Phyllis (Barbara Stanwyck), ne restava subitamente ammaliato, attrazione che si rivelò ben presto reciproca, l’attacco diretto di lui, la studiata ritrosia di lei, fra sguardi e dialoghi colmi di sottintesi. Il ghiaccio non fu difficile a sciogliersi, anzi, già da un successivo incontro la donna ebbe modo di raccontargli la propria insoddisfazione coniugale, un marito ricco, più anziano di lei, avaro e scostante nei suoi confronti, nonché incline ad alzare le mani se in preda ai fumi dell’alcool, rivelandogli poi l’intenzione di convincerlo a stipulare una polizza sulla vita, visto che nel suo lavoro un incidente era sempre possibile … Continua a leggere

Sono tornato

Roma, Porta Alchemica, vicino Piazza San Vittorio, 22 aprile 2017. A 72 anni esatti dalla morte fa ritorno sulla terra Benito Mussolini (Massimo Popolizio), probabilmente richiamato in vita dalle tante esortazioni italiche invocanti ordine e disciplina, mai propense, però, ad una presa di coscienza riguardo la propria responsabilità sul mancato rispetto delle regole, preferendo l’affidarsi “messianico” ad un intercambiabile “uomo della provvidenza”. Il Duce si aggira lungo le vie cittadine, nota attonito la molteplicità delle etnie, certo più stupito della gente che incontra lungo il cammino, anzi molti non perdono l’occasione per scattare un selfie con quel curioso personaggio in divisa e stivaloni, chissà, potrebbe essere una candid camera, hai visto mai che non si riesca a fare il giro dei social a suon di like o magari finire all’interno di una trasmissione televisiva… Troverà infine ospitalità all’interno di un’edicola gestita da due invertiti (la definizione è sua, nel lieto rimembrare come ai suoi tempi gente di tal guisa venisse spedita al confino …). La prodigiosa “resurrezione” verrà casualmente notata da uno sciamannato regista di documentari, Andrea Canaletti (Frank Matano), intento al montaggio del suo ultimo lavoro, un reportage sui “nuovi italiani” non così reale come vorrebbe.
Potrebbe essere l’occasione per il colpo grosso: preso contatto col nostro, viaggeranno insieme su e giù per l’Italia, a tastare il polso della gente comune; il girato sarà poi proposto a MyTv, emittente televisiva dove Andrea ha sempre cercato, invano, di far accettare le proprie idee artistiche. Continua a leggere

“Ho scelto la mia Calabria come luogo del cinema”, intervista a Matteo Scarfò

Matteo Scarfò

Matteo Scarfò, giovane regista originario di Locri (RC), si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica con lavori come Anna, Teresa e le resistenti, 2010, dedicato ad Anna Magnani e alle donne della Resistenza italiana, che ha ricevuto la Menzione di Merito da parte della giuria del Festival di Salerno ed è stato selezionato anche in Canada dall’Italian Contemporary Film Festival per rappresentare i docufilm italiani nel 2012, e Bomb! Burning Fantasy, dedicato alla figura di Gregory Corso, interpretato da Nick Mancuso.
Ha da poco realizzato un nuovo film, L’ultimo sole della notte, ispirato a due racconti di James Ballard; ho avuto quindi modo d’intervistare Matteo, che ringrazio per la cortese disponibilità, su questo suo nuovo lavoro (primo lungometraggio di finzione) e sulla sua attività cinematografica.

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 Parliamo del tuo recente lavoro, L’ultimo sole della notte, ispirato da due racconti di James Ballard, Il condominio e L’isola di cemento, che rientra nel genere sci-fi, come il tuo cortometraggio d’esordio Fantascienza in pillole,  a sua volta ispirato alle opere dello scrittore Philip K. Dick. Il film è girato in Calabria: quanto le varie location sono state congeniali a riportare l’essenza propria delle opere del citato Ballard, ovvero servirsi di un immaginario legato comunque al contemporaneo per descrivere una certa propensione dell’umanità all’alienazione, una volta smarrita la propria identità più intima e profonda? Continua a leggere

Due per la strada (Two for the Road, 1967)

Audrey Hepburn (telegraph)

“Ciao Audrey… Sempre affascinante, che grazia, che portamento…”
“Ciao Tony bello, sei in vena di galanterie… L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai… Stai per vedere un mio film?”
“Eh già, una delle tue più belle interpretazioni e forse anche tra quelle meno conosciute, la Joanna Wallace di Two for the Road, diretto da Stanley Donen; la data del 20 gennaio ha segnato il passaggio dei 25 anni dalla tua scomparsa e volevo ricordarti agli amici lettori con un articolo”. “Rammento, gran bel film, procedi pure caro.”  “Una tazza di tè?”  “Sì, grazie, ben gentile, se non ti dispiace resto qui ancora un po’, fra le tue consuete allucinazioni cinematografiche, sono in buona compagnia, a quanto vedo …“
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Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express, 1974)

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Agatha Christie (in origine pubblicato a puntate sulle pagine del The Saturday Evening Post, nell’estate del 1933) ad opera dello sceneggiatore Paul Dehn per la regia di Sidney Lumet, Assassinio sull’Orient Express, diversamente dal citato componimento letterario, pone un prologo alla narrazione principale (che ha luogo nel 1935), un accadimento avvenuto 5 anni prima, il rapimento della piccola Daisy Armstrong all’interno della villa dei suoi genitori, assenti per un viaggio, del quale furono testimoni la bambinaia, la cuoca, il maggiordomo e la cameriera.
Il riscatto richiesto fu prontamente pagato, ma la bambina venne rinvenuta uccisa. Si riuscì a consegnare alla giustizia l’esecutore ma non il mandante dell’efferato crimine, la cui scia di morte trovò presto altre vittime: la madre di Daisy, attrice, deceduta per una emorragia conseguente al parto di un figlio prematuro, a sua volta nato morto, il padre, colonnello, suicidatosi, al pari della domestica Paulette, ingiustamente accusata di essere coinvolta nel rapimento.
Dopo tale antefatto, la narrazione si sposta sulla costa orientale di Istanbul, dove alcuni passeggeri si stanno imbarcando per raggiungere la stazione ferroviaria e proseguire il viaggio sull’Orient Express fino a Calais.
Tra questi vi è il famoso investigatore privato Hercule Poirot (Albert Finney), di ritorno a Londra, il quale troverà posto in carrozza grazie all’intervento del suo amico Bianchi (Martin Balsam), dirigente della Compagnie Internationale des Wagon Lits. Continua a leggere

Benedetta follia

(MyMovies)

Roma, oggi. Guglielmo Pantalei (Carlo Verdone), uomo serio e posato, è proprietario di un negozio di paramenti sacri ed articoli religiosi, eredità paterna.
A vederlo adesso, ossequioso verso l’alto prelato di turno, ingessato in una affabilità di prammatica, sembra lontano l’anno 1992, quando sfrecciava, bandana e camicia hawaiana, su una possente moto lungo le curve di Sperlonga e faceva conoscenza con Lidia (Lucrezia Lante della Rovere), poi sua consorte, con la quale si appresta a festeggiare le Nozze d’Argento.
Ma proprio nel corso della cena celebrativa, Lidia rivela a Guglielmo di voler divorziare, c’è un altro amore nella sua vita, una donna, commessa nel negozio del marito… Lo shock per il nostro è violento, tutte le sicurezze di buon borghese diventano castelli di sabbia infranti dalle onde; ormai solo i giorni scorrono faticosamente, assecondando un monotono grigiore esistenziale, almeno fino a quando non farà il suo ingresso in negozio, proponendosi come commessa, tale Luna (Ilenia Pastorelli), vivace borgatara di Tor Tre Teste, travolgente e a suo modo empatica, la quale per ringraziare dell’avvenuta assunzione (solo un mese, poi si vedrà) si impegnerà nella “riesumazione” del datore di lavoro, a partire dall’iscrizione ad una dating app, così da stimolarlo a rimettersi  in gioco… Il classico fulmine a ciel sereno, un turbine impetuoso che, dopo varie disavventure ed una serie di confronti con una realtà ben diversa dall’ovattato nido che si è costruito negli anni, consentirà a Guglielmo di prendere coscienza di ciò che era un tempo e di quel che è divenuto ora: se il passato non potrà fare ritorno, servirà comunque quale ispirazione per un presente da accettare, con ritrovato slancio, ed un futuro da condividere …   Continua a leggere

Wonder

(Movieplayer)

Brooklyn, New York City, oggi.
August, Auggie, Pullman (Jacob Tremblay), dieci anni, ha già affrontato 27 interventi chirurgici al volto, causa disastosi mandibolo facciale (Sindrome di Treacher Collins), che ne ha alterato i lineamenti fin dalla nascita.
Dotato di una fantasia sfrenata, al pari di una spiccata intelligenza che lo porta a primeggiare soprattutto nelle materie scientifiche, grande estimatore della saga di Star Wars con una particolare predilezione per il personaggio di Chewbacca, Auggie immagina di essere un astronauta, d’altronde indossa anche l’apposito casco, sospeso nello spazio profondo fra stelle e pianeti, un personale “centro di gravità permanente” in linea con quello che è stato creato tutt’intorno a lui dai familiari nel corso degli anni, proteggendolo dai contatti col mondo esterno, timorosi delle reazioni dei tanti, adulti e bambini, tronfi della loro presunta “normalità”: la madre Isabel (Julia Roberts) ha sacrificato laurea e probabile brillante carriera lavorativa per stare vicino al figlio ed impartirgli la primaria istruzione, il padre Nate (Owen Wilson) ricorrendo ad una lieve ironia ha sempre fatto in modo che Auggie si sentisse in pace in primo luogo con se stesso, la sorella maggiore Olivia, Via (Izabela Vidovic),  ha visto passare in secondo piano le proprie ambasce esistenziali nel corso dei passaggi critici da un’età ad un’altra, considerando la necessità di attenzione del fratello, senza comunque dar vita ad un particolare malanimo, potendo contare anche sul valido apporto emotivo della nonna materna (Sonia Braga). Continua a leggere