
Lunedì 11 maggio alle ore 18.00 al Cinema Modernissimo di Bologna è in programma una serata dedicata all’amore per il cinema, per mettersi alla prova con un “quiz cinefilo” e avere anticipazioni sulla prossima edizione de Il Cinema Ritrovato, la XL, nel senso di quarantesima ma anche di extra large, come si legge sul sito della Cineteca di Bologna, che si terrà dal 20 al 28 giugno. In palio dieci accrediti per il festival. Previsti interventi di Cecilia Cenciarelli, Gian Luca Farinelli e Roy Menarini. Dalla newsletter ricevuta apprendo e condivido le prime anticipazioni di un programma volto a far sì che si possano trascorrere intere giornate in compagnia coi capolavori della storia del cinema, in varie sale della città, con il gran finale tutte le sere in Piazza Maggiore.
Previsto un omaggio, a cura di Caterina d’Amico, a Luchino Visconti, autore del quale la stessa Cineteca ha contribuito a mantenere viva l’arte con il restauro di alcuni dei suoi grandi capolavori (Senso, Il gattopardo, Rocco e i suoi fratelli), ricordandolo in questo 2026 in cui ricorrono i 120 anni dalla nascita e i 50 dalla scomparsa. Visconti nasce nel 1906, in una famiglia che incrocia il passato e il futuro dell’Italia: tradizione nobiliare per parte di padre e imprenditoriale per parte di madre. Questa è probabilmente la chiave per leggere la sua attività d’artista, capace di portare nel cinema – l’arte del Novecento – la tradizione performativa dell’Ottocento.
Rivoluzionario regista di prosa e lirica, contribuì a formare una schiera di costumisti, scenografi e sceneggiatori entrati nella leggenda, e una schiera di attrici e attori che con lui ebbero, al cinema e a teatro, i ruoli decisivi della loro carriera: da Delon alla Callas, dalla Valli a Lancaster, dalla Cardinale a Gassman, dalla Magnani a Mastroianni. Oggi consideriamo la sua filmografia un classico, ma dimentichiamo la dimensione sperimentale e di ricerca di tutta la sua carriera. Il suo primo, stupefacente, lungometraggio, Ossessione (1943), fu tagliato e condannato dal fascismo; gran parte dei suoi film successivi furono oggetto di epocali scontri censori. I cinquant’anni dalla morte sono l’occasione per riscoprire, anche attraverso nuovi, preziosi, restauri, la sua magistrale capacità nel mettere in scena il passato, nel costruire relazioni nuove tra la musica e le immagini, nel parlare, ancora e con forza, al presente.

Nello stesso anno di Visconti nasce, regina di un immaginario novecentesco: è prevista, a cura di di Emilie Cauquy, in collaborazione con La Cinémathèque française e il CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée, la proiezione della sua filmografia completa, con più alcune rarità provenienti dagli archivi Gaumont Pathé, all’interno della rassegna Joséphine Baker, donna del Rinascimento. Apparsa sulla scena parigina degli anni Venti come una forza dirompente, Joséphine Baker si è impressa nell’immaginario collettivo con un corpo in perpetuo movimento, al tempo stesso feticizzato e fieramente indipendente. La sua arte, nata nelle strade di St. Louis, scaturiva dalla sopravvivenza, dall’improvvisazione e dal jazz.
Mentre l’Europa chiedeva “la giungla”, Baker portò in scena la strada, trasformando l’esoticizzazione in arma e travestimento. La diva dell’anno sarà invece Barbara Stanwyck. Dopo Katharine Hepburn nel 2025, la curatrice Molly Haskell guiderà questa volta i nostri sguardi alla riscoperta di una delle attrici dalla più imponente carriera nel mondo del cinema. La rassegna Barbara Stanwyck, tutto quel che desideri metterà dunque in evidenza le qualità di un’attrice a suo agio in ogni genere, dal melodramma femminile al western, passando per il noir e la commedia sofisticata, senza essere né una grande bellezza né una diva patinata. Ed è proprio questo – il suo rifiuto o la sua incapacità di lasciarsi ridurre a un’unica immagine – a costituire uno dei fattori determinanti della sua longevità.

Se ai suoi tempi fu talvolta sottovalutata, la sua arte della sottrazione – la fluidità del movimento, l’immobilità nella quiete, l’intensità trattenuta – appare oggi sorprendentemente moderna. Attraverso i generi, la retrospettiva metterà in luce le molteplici sfaccettature di un’artista iconoclasta. Un colpo di fortuna: alla riscoperta di Mitchell Leisen, a cura di Ehsan Khoshbakht, intende omaggiare un cinema che prende vita in una terra di nessuno leggera e sofisticata (in realtà abitata soprattutto da donne), sospesa tra commedia romantica, screwball e puro estetismo Paramount, presentando una selezione di classici in versioni restaurate (per gentile concessione di Universal), insieme a copie d’archivio raramente proiettate, così da rimarcare le qualità proprie di Leisen, la naturalezza del flusso narrativo, una messa in scena impeccabile e dialoghi brillanti e ricchi di doppi sensi, talvolta scritti da Preston Sturges, Billy Wilder o Charles Brackett.
Il tutto senza dimenticare protagoniste come Carole Lombard, Claudette Colbert, Barbara Stanwyck e Jean Arthur, che univano spirito e grazia a un impeccabile tempismo comico nel sovvertire le convenzioni e gli incontri con i personaggi maschili, spesso interpretati da Ray Milland o Fred MacMurray, tra equivoci e contrasti fino a giungere al lieto fine. Ombre e acciaio: il cinema di Daisuke Ito, a cura di Alexander Jacoby e Johan Nordström, in collaborazione con The Japan Foundation e NFAJ – National Film Archive of Japan, è una retrospettiva volta a ripercorrere la straordinaria opera di Daisuke Ito, la cui carriera da regista abbracciò quasi mezzo secolo. Per gli storici del cinema la fama di Ito è legata al sul contributo rivoluzionario al cinema di samurai dell’epoca del muto: rompendo con le convenzioni teatrali del primo cinema giapponese, il regista impiegò con straordinaria abilità il montaggio rapido e audaci movimenti di macchina per costruire eleganti scene d’azione, articolando al contemporaneo una penetrante critica sociale.
La sua produzione del dopoguerra rimane tuttavia sottovalutata. Collaborando con alcuni dei migliori attori giapponesi, Ito spaziò dal campo di battaglia al teatro fino al mondo dello shogi (gli scacchi giapponesi), dando vita ad avventure di cappa e spada di grande raffinatezza formale, che richiamavano l’esuberanza visiva dei suoi muti, a drammi in costume più rigorosi e austeri ea sottili ritratti intimisti. Il secolo del cinema: 1906, a cura di Mariann Lewinsky e Karl Wratschko. La sezione indaga la vocazione sperimentale del cinema, il crescente coinvolgimento emotivo degli spettatori e la capacità dei film di rispecchiare la realtà sociale come il razzismo e l’ambivalente rappresentazione delle donne, sospesa tra misoginia ed emancipazione. Le riprese documentarie del terremoto di San Francisco e della catastrofe mineraria di Courrières, in Francia, riportano al presente terribili eventi del passato.

Oltre sessanta titoli in programma, quasi tutti proiettati in copia 35mm: tra le novità i drammi firmati da Albert Capellani e le primissime produzioni della compagnia danese Nordisk. Cento anni fa: 1926, a cura di Oliver Hanley: per il ventiquattresimo anno consecutivo Il Cinema Ritrovato dedica una parte del proprio programma al cinema di un secolo fa con una selezione di film realizzati e distribuiti nel 1926. Classici intramontabili e capolavori canonici sono affiancati da opere meno note, come l’inquietante e suggestivo Meren kasvojen edessä (Before the Face of the Sea ) del regista finlandese Teuvo Puro o il fondamentale Die Abenteuer des Prinzen Achmed (Achmed, il principe fantastico) di Lotte Reiniger, il più antico lungometraggio di animazione a avendo conservato.
Piccolo grande passo: Gunvor Nelson e Éric Duvivier, cura di Karl Wratschko, con Julia Mettenleiter (Svenska Filminstitutet), John Sundholm (Stockholms universitet) e André Habib (Université de Montréal): saranno presentate le opere di due cineasti d’eccezione. La filmmaker svedese Gunvor Nelson (1931–2025) emerse nella seconda metà degli anni Sessanta dal vivace ambiente del cinema sperimentale della costa occidentale degli Stati Uniti per poi proseguire il suo percorso creativo nella natia Svezia. Attraverso dodici film realizzati tra gli anni Sessanta e Novanta, il programma esplora le diverse fasi della sua carriera, spaziando da opere strutturate ritmicamente a film personali, dall’unico lungometraggio narrativo-sperimentale a film di montaggio, includendo anche due opere finora inedite.
Storicamente, il 16mm è stato il formato predominante del cinema scientifico, rappresentando una parte significativa dei materiali conservati negli archivi cinematografici. Oggi, tuttavia, viene raramente proiettato sul grande schermo. Per colmare questa lacuna saranno presentati sei film degli anni Sessanta e Settanta firmati dal regista francese Éric Duvivier (1928–2018). Estranee alle convenzioni del cinema d’arte tradizionale, le opere di Duvivier dimostrano come l’espressione cinematografica possa fiorire anche all’interno di generi più rigidamente codificati. Le sue immagini rivelano inoltre un capitolo spesso trascurato della storia del cinema surrealista, offrendo al pubblico uno sguardo affascinante su una visione artistica singolare.
Il Cinema Ritrovato
40ª edizione
Bologna, 20-28 giugno
Promosso da: Fondazione Cineteca di Bologna
Sostenitori: Gaumont, The Film Foundation, Pathé
Con il sostegno di: Comune di Bologna | Ministero della Cultura – Direzione generale Cinema e audiovisivo | Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura | Creative Europe Media
Main Sponsor: Gruppo Hera





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