Archivi categoria: Pensieri e parole

Mission: Impossible – Fallout

(Roma Today)

Succede, a volte: pregusti, dopo la pausa estiva, il rientro in una sala cinematografica, ma sei leggermente prevenuto; Mission:Impossible- Fallout, scritto e diretto da Christopher McQuarrie, così come il precedente Rogue Nation, è il sesto capitolo di una saga originata dalla serie televisiva trasmessa negli Stati Uniti dal 1966 al 1973 (ideatore Bruce Geller), avviata nel 1996 per la regia di Brian De Palma e proseguita con John Woo, J. J. Abrams e Brad Bird, per cui apri il taccuino e butti giù, ancora prima che la proiezione abbia inizio, un sarcastico incipit: “Che cosa mai potranno inventarsi di nuovo… Sarà la solita minestra riscaldata…”
Ma una volta che lo schermo si accende e la narrazione prende piede, conquistato da un prologo che vede Ethan Hunt (Tom Cruise) e Julia Meade (Michelle Monaghan) scambiarsi nuovamente le promesse nuziali di fronte ad un ghignante Solomon Lane (Sean Harris) quale inedito officiante, nient’altro che un incubo del nostro eroe rintanato in quel di Belfast, intuisco dove si voglia andare a parare, illuminazione avallata dal recapito all’indomito agente dell’Impossible Mission Force  di un messaggio registrato all’interno di un finto libro, l’Odissea di Omero: riannodare le fila dei precedenti “episodi” e delineare quale tematica di fondo “anche gli agenti segreti hanno un cuore”, per cui porre in salvo una singola vita equivale a salvare il mondo intero, missione quest’ultima alla quale comunque non ci si può sottrarre. Continua a leggere

“Before and after Eno”: intervista all’autore, Marco Calloni

Ho avuto modo di conoscere Marco Calloni per caso, attraverso il blog, da uno scambio di e-mail: ho accettato,con piacere e curiosità, l’ invito a leggere la sua prima pubblicazione, Before and After Eno- Una biografia di Brian Eno (Meridiano Zero), che nel titolo richiama un album del musicista britannnico (Befor and After Science, 1977, Polydor Records); dopo la lettura curiosità e osservazioni da condividere si sono rivelate numerose, scaturendo infine nell’intervista che potete leggere qui di seguito. Marco Calloni, classe 1987, si è laureato in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università Statale di Milano con una tesi su Brian Eno.
Collaboratore per un breve periodo di Radio Popolare e Outsider, nutre un profondo interesse per  il cinema e l’arte degli anni Sessanta e Settanta. Da sempre appassionato di musica e relazioni storico-culturali annesse, attualmente scrive articoli e monografie per la rivista specializzata Late For The Sky e recensioni per Blogfoolk e Ondarock. Continua a leggere

Un ricordo di Burt Reynolds

Burt Reynolds (BBC)

Fisico indubbiamente macho, un volto che sembrava scolpito nella roccia, modi spicci da buon “duro”, appena ammorbiditi da una soffusa ironia, l’attore Burt Reynolds (Burton all’anagrafe, Waycross, Georgia, 1936, padre cherokee e madre italiana),  ci ha lasciato ieri, giovedì 6 settembre; fin dagli esordi è riuscito a delineare un’aura iconica che si è mantenuta stabile fino ai giorni nostri, consegnandola definitivamente  all’immaginario collettivo, nonostante l’alternarsi fra ruoli da più che valido protagonista in film dall’impianto piuttosto solido ad altri da bravo caratterista in realizzazioni caratterizzate da plot deboli e regie non del tutto incisive. Reynolds si dedicò alla recitazione una volta che fu costretto ad abbandonare la carriera sportiva da giocatore di football (professionista) in seguito ad un incidente d’auto, frequentando così l’Hyde Park Playhouse di New York ed iniziando a recitare in teatro e in televisione. Continua a leggere

Le fidèle

Belgio, una pista automobilistica, al termine di una sessione di prove del Campionato Turismo. Gino, Gigi, Vanoirbeek (Matthias Schoenaerts), lascia il gruppo di amici e si avvicina alla pilota Bénédicte, Bibi, Delhany (Adèle Exarchopoulos). Reciproci sguardi intensi, poche parole, ambedue sembrano piuttosto schietti e diretti, appuntamento fra due settimane a Bruxelles, “niente fiori” esplicita l’affascinante donna, evidenziando la possibilità di un rapporto che vada al di là di esteriorità o convenevoli, incentrato sull’espressione estemporanea del sentimento amoroso tout court.
E così sarà, il classico coup de foudre darà vita ad un amore intenso e palpitante, nonostante, anzi probabilmente proprio per questo, le differenze sociali ancor prima che caratteriali: lei di famiglia benestante con un lavoro nella società paterna, lui addetto all’ import export di automobili, un passato tormentato e modi ruvidi, al contrario di quelli più “morbidi” ed accoglienti di Bibi.
Ma in realtà Gigi è fra i componenti di una banda criminale formata dai suoi amici d’infanzia, specializzata nel rapinare banche e nell’assalto ai portavalori, una verità che non tarderà a venire fuori, conferendo però ulteriore incremento alla fedeltà espressa dalla coppia riguardo la salvaguardia di un sentimento che sembra rinvenire precipuo alimento nel superamento di qualsivoglia ostacolo, fosse anche rappresentato dalla fine della propria esistenza … Continua a leggere

“La terra degli alberi caduti”, il reportage in Messico di Claudio Cordova

apostrofi a sud

Messico e nuvole, la faccia triste dell’America  cantava Enzo Jannacci nel 1970 e di cirri che vanno a coprire il consueto scenario da “bella cartolina” della repubblica federale al confine con gli Stati Uniti, ve ne sono molti e tutti insieme costituiscono una opprimente coltre di violenza e repressione, idonea ad ammantare ogni forma di legalità e libertà di espressione. Spiagge assolate ed incantevoli tramonti costituiscono uno stereotipo radicato nell’immaginario collettivo, sostenuto anche dall’attuale presidente Enrique Peña Nieto, membro del Partito Rivoluzionario Istituzionale (in carica dal 1° dicembre 2102). Claudio Cordova, giornalista calabrese, abbatte tale scenografia nel documentario La terra degli alberi caduti, produzione realizzata fra Italia e Messico, con la collaborazione dell’ Alta Escuela para la justicia, avallando uno stile essenziale e diretto nel coniugare cronaca e reportage (registi Antonio Morelli e Gabriel Dombek, riprese e fotografia di Atonatiuh Bacho). Calandosi in prima persona nella ordinaria…

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Come la prima volta

Oscar (Luciano Virgilio) e Beatrice (Giusi Merli), una coppia di anziani coniugi.
Un passato, rispettivamente, di fotografo e pianista, una vita trascorsa insieme, tanto amore dato e tanto amore ricevuto, che il tempo col suo scorrere inesorabile non può cancellare, anche se Beatrice, la mente sconvolta dall’Alzheimer, non riconosce più quell’uomo che ogni mattina si premura di andarla a trovare nella struttura in cui è ricoverata, colmandola di affettuose attenzioni, come una torta per il suo compleanno.
Oscar osserva le fotografie che li ritraggono insieme in tanti momenti felici, sembra non volersi arrendere all’incedere impetuoso degli anni che muta improvvisamente ogni cosa e sciupa anche quei bei ritratti, pur se ora vi è il digitale, idoneo a mantenere l’aura di un’illusoria immutabilità, almeno fino a quando il computer non verrà rubato e Beatrice chiuderà gli occhi per sempre.
Ad Oscar resterà però la sottile gioia consolatoria del rammentare la donna amata, anche con l’ausilio di un registratore col quale riascoltare i loro discorsi, serbando nel cuore, d’altronde ritenuto dagli antichi organo depositario della memoria, quel sentimento travolgente che li vide insieme la prima volta …  Felice allora io che amo e sono amato lì, di dove non mi muoverò, né sarò rimosso  (William Shakespeare, Sonetto 25, verso 13-14). Continua a leggere

Silvano Campeggi, l’arte del manifesto cinematografico

Lamberto Maggiorani in “Ladri di biciclette”

Il manifesto cinematografico è stato fin dalle origini, ancora prima del trailer o di altri filmati promozionali, il principale mezzo informativo relativo all’uscita di un film, idoneo a trasmettere anche una certa emozionalità, travalicando quindi la mera funzione “di servizio”, riuscendo a riportare attraverso la riproduzione di un immagine lo stesso linguaggio da “macchina dei sogni” proprio della Settima Arte. Quanto scritto restituisce alla memoria un periodo in cui le case di produzione, ma in particolare quelle distributrici, cui spettava l’approvazione finale, commissionavano la realizzazione  del manifesto ad un cartellonista, offrendo il destro ad un particolare e suggestivo incontro tra grafica e pittura: quadri e disegni realizzati a mano, prima della stampa della locandina vera e propria, assecondavano così un senso ed una dimensione artigianale, almeno fino agli anni ’70, quando inizierà a prendere piede uno stile più vincolato al marketing. Continua a leggere