Archivi categoria: Fumetti e animazione

Stan Lee (1922-2018)

Stan Lee (Sicilia Report)

Per quanto il fanciullino di pascoliana memoria che, fortunatamente, trova tuttora buon albergo nel mio cuore, si sia nutrito precipuamente nel corso degli anni, a parte svariate fiabe e racconti, di quanto dell’universo Disney sia stato elaborato da artisti quali Carl Barks e Floyd Gottfredson, da appassionato di fumetti non posso accogliere che con tristezza la morte di Stan Lee (Stanley Martin Lieber all’anagrafe, New York, 1922), avvenuta ieri, lunedì 12 novembre, a Los Angeles. L’uomo (The Man) e Il sorridente (The Smilin’), come era noto fra addetti ai lavori ed affezionati lettori il celebre fumettista, nonché editore e produttore (cinematografico e televisivo), ha avuto infatti il grande merito, coadiuvato da disegnatori quali Jack Kirby e Steve Dikto, di far sì che i supereroi scendessero  dall’Olimpo dell’ineffabile invincibilità e venissero a contatto, trovandosi del tutto avvolti nelle sue spire, con un nemico che, pur se non propriamente imbattibile, dava comunque loro una bella gatta da pelare, ovvero la rituale quotidianità, con tutte le sue problematiche da “logorio della vita moderna” per dirla con la reclame di un Carosello d’antan.
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Milano, WOW Spazio Fumetto celebra il “Mondo Puffo”

Si è aperta ieri, martedì 23 ottobre, a Milano, nei locali di WOW Spazio fumetto, per concludersi domenica 25 novembre, la mostra Mondo Puffo, un’esposizione-omaggio agli omini blu,  alti due mele o poco più, come cantava Cristina D’Avena, che, puffarbacco, festeggiano i 60 anni di carriera. Se ne racconta la nascita, da quando comparvero, creati dal belga Peyo, nel 1958, sulle pagine de Le Journal de Spirou, come semplici comparse, fino al successo dei cartoni animati in tv negli anni Ottanta  e dei recenti film al cinema, con, fra l’altro, divertenti  pannelli tematici ad approfondirne gli aspetti più curiosi e puffosi.
Andando alle origini, Gli Schtroumpfs, questo il loro nome originale, nato per caso e senza alcun significato preciso, appaiono per la prima volta il 23 ottobre 1958, in una striscia a fumetti, Johan & Pirlouit (per noi, John & Solfami), della quale Peyo era autore, sul citato Le Journal de Spirou. Continua a leggere

“La vita è come una sedia a sdraio…”

(Wikipedia)

Forse è meglio metterla in modo diverso… La vita, Charlie Brown, è come una sedia a sdraio…

Come che cosa?

Non sei mai stato su una nave da crociera?
I passeggeri aprono queste sedie a sdraio di tela per sedersi al sole… Alcuni piazzano la loro sdraio a poppa, così possono vedere dove sono già stati… Altri mettono la loro sdraio a prua… Vogliono vedere dove stanno andando! Sulla nave della vita, Charlie Brown, da che parte metti la tua sedia a sdraio?

Non sono mai riuscito ad aprirne una…

Dialogo fra Lucy van Pelt , in veste di “psichiatra”  e Charlie Brown, Peanuts, 15 marzo 1981

Roma, al via la mostra “Pixar. 30 anni di animazione”

Fondata in California nel 1986, la Pixar, acquisita nel 2006 dalla Disney, si è sempre caratterizzata per la realizzazione di opere dalla godibile ed armonica messa in scena, perfetta sotto ogni aspetto tecnico, rimarcando, ancor prima dell’originalità narrativa,  una certa sensibilità espressa a livello di sceneggiatura e regia nel trattare tematiche “adulte” senza perdere di vista una concreta fascinazione visiva, con un uso delle moderne tecniche  idonea ad andare oltre l’idea di semplice prodigio tecnico. Dietro le quinte di cotanta meraviglia si nasconde il lavoro di creativi e registi che, prima di affidarsi al digitale, utilizzano strumenti tradizionali quali  il disegno, i colori a tempera, i pastelli, la scultura, tutto un mondo nascosto che ora viene alla luce grazie alla mostra Pixar. 30 anni di animazione curata, per l’edizione italiana, da Elyse Klaidman e Maria Grazia Mattei, visitabile da oggi, martedì 9 ottobre, al Palazzo delle Esposizioni di Roma: fino al 20 gennaio 2019 saranno dunque esposte oltre 400 opere tra disegni, sculture, bozzetti, collage e storyboard, oltre ad una nutrita selezione di materiali video.
Il percorso espositivo, progettato da Fabio Fornasari, propone una chiave di lettura basata sui concetti di Personaggio, Storia e Mondo, offrendo poi due installazioni, l’Artscape e lo Zoetrope, che con la tecnologia digitale fanno rivivere le opere esposte e ricreano l’emozione e la magia dell’animazione.
Prevista inoltre la proiezione dei film realizzati negli anni dalla Pixar, oltre ad una serie d’incontri (A regola d’arte) e laboratori per scuole e famiglie.

Milano, Museo della Permanente: “Tex. 70 anni di un mito”

 Il 30 settembre 1948  nelle edicole italiane debuttava il primo albo, intitolato Il totem misterioso, nell’allora consueto formato a striscia, di Tex, Aquila della notte per i fratelli Navajo, ancora in solitaria, in attesa che facessero la loro  comparsa i fidi pards, dal “vecchio satanasso” Kit Carson all’indiano Tiger Jack, senza dimenticare il figlio Kit, Piccolo Falco, nato dall’unione con Lilyth, figlia del sakem Freccia Rossa, morta in tragiche circostanze e mai dimenticato amore del granitico ranger; creatore del personaggio Gianluigi Bonelli, per la realizzazione grafica di  Aurelio Galleppini. Settant’anni dopo, Sergio Bonelli Editore si appresta alle celebrazioni, con una grande mostra dal titolo Tex. 70 anni di un mito, che sarà inaugurata il 2 ottobre per proseguire fino al 27 gennaio 2019,  al Museo della Permanente di Milano e patrocinata dal Comune del capoluogo lombardo. Curata da Gianni Bono, storico e studioso del fumetto italiano, in collaborazione con la redazione di Sergio Bonelli Editore, la mostra racconterà come Tex sia riuscito, anno dopo anno, ad entrare a far parte delle abitudini di lettura degli italiani, conquistando generazioni diverse, grazie al suo profondo senso di giustizia e alla sua innata generosità, divenendo infine un vero e proprio fenomeno di costume. Continua a leggere

Una tomba per le lucciole (Hotaru no haka, 1988)

“La sera del 21 settembre 1945 io morii …”  Lo spettro di Seita ricorda il proprio decesso, appoggiato ad un muro all’interno della stazione di Sannomiya, ragazzo di 14 anni che insieme ad altri giovani abbandonava l’esistenza terrena consunto dagli stenti e circondato dall’indifferenza generale di quanti si trovavano a passare, preoccupati più che altro dello spettacolo indecoroso che si offriva agli americani, ormai prossimi ad arrivare. Un nome appena sussurrato, poco prima di lasciarsi andare, l’ultimo respiro… “Setsuko”…  Così si chiamava la sua sorellina, 4 anni, la cui anima circondata dalle lucciole è ora accanto all’amato fratello, richiamata in terra dal lancio di una scatola di caramelle che Seita teneva con sé, gettata via da un inserviente. Insieme ripercorrono le strade che avevano attraversato in vita, rivivendo la loro storia, iniziata a Kobe il 5 giugno 1945, quando la furia dei B-29 americani si abbatté sulla città, seminando terrore e morte con il lancio di bombe al napalm. Continua a leggere

Un ricordo di Margot Kidder (1948-2018)

Margot Kidder (Movieplayer)

Margot Kidder (Margaret Ruth “Margot” Kidder, Yellowknife, 1948), attrice cinematografica e teatrale che ci ha lasciato la scorsa domenica, 13 maggio, ha recitato in numerosi film (fra le interpretazioni più significative, Sisters, 1972, Brian De Palma, o  Pygmalion, 1983, Alan Cooke, girato per la televisione), ma per quanti, come lo scrivente, erano ragazzini sul finire degli anni’70, il suo volto resterà per sempre legato a quello della risoluta giornalista del Daily Planet Lois Lane in Superman, 1978, per la regia di Richard Donner, innamorata dell'”alieno fra noi”, il cui costume era indossato da Christopher Reeve, una volta smessi occhiali e grisaglia di Clark Kent, anche lui reporter nella redazione del citato giornale.
Era proprio Lois, andando a memoria, a coniare il nome “terreno” per l’uomo d’acciaio, noto su Krypton, pianeta d’origine, come Kal- El.
Kidder, che progressivamente si allontanò dalle scene, comparendo soprattutto in vari telefilm, fu Lois Lane anche nei seguiti di Superman, i due diretti da Richard Lester (’80 e ’83) e quello per la regia di Sidney J.Furie (‘87), che concluse in malo modo  una saga “sanamente” fumettistica, scanzonata e un po’ ingenua.