Archivi categoria: Libri

Un ricordo di Pino Caruso

Pino Caruso (Si24)

Ci lascia l’attore Pino Caruso (Giuseppe C. all’anagrafe, Palermo, 1934), morto ieri, giovedì 7 marzo, a Roma. Interprete soprattutto teatrale, ma attivo anche al cinema e in televisione, Caruso è stato portatore di un’ironia incisiva, graffiante, mai volgare, che si manifestava spesso in raffinati calembour, espressi anche in qualità di scrittore (“Non voglio dir male dell’esistenza; ma una cosa è certa: non se ne esce vivi”, da Il diluvio universale. Acqua passata, 1995), evidenziando poi una non comune affabilità ed eleganza nel porsi in scena, come si può notare dal video che pubblico a fine articolo, una sua esibizione all’interno di uno spettacolo televisivo d’antan, delineando inoltre una sicilianità mai fine a se stessa o compiaciuta, bensì  connaturata alla propria modalità espressiva, piuttosto empatica. Il debutto sul palcoscenico di Caruso risale al 1958, quando, assunto in qualità di direttore di scena, si trovò  a recitare ne Il giuoco delle parti al Piccolo di Palermo, per poi entrare a far parte della compagnia di Emma Gramatica ed esibirsi infine allo Stabile di Catania. Continua a leggere

Bernardo Migliaccio Spina: “La modernità è sboccata e parla una lingua nuova priva di radici”

apostrofi a sud

Regista e attore, Bernardo Migliaccio Spina ha da poco esordito in qualità di scrittore, con il romanzo Coraìsime (prefazione di Gioacchino Criaco), edito da Rubbettino. Dopo aver letto il libro, ho contattato l’autore, così da condividere insieme impressioni e pareri. Bernardo Migliaccio Spina, che dirige la scuola di recitazione e regia LocriTeatro, ha firmato lungometraggi (Malanovastoria di amore e magia, 2008; L’uomo del gas, 2009) e docufilm (Uvafragola, 2013), realizzati dalla sua casa di produzione Asimmetrici film. Ha curato per Francesco Munzi il casting calabrese del film Anime nere (2014, tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, Rubbettino, 2008).

apostrofi 2

Bernardo, Coraìsime segna il tuo debutto come scrittore, credo lo si possa definire un noir, considerata la correlazione tra ambiente e personaggi, il cui iter narrativo acquista mano a mano la consistenza di una metafora, d’altronde già insita…

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Milano, MIC-Museo Interattivo del Cinema: presentazione del DVD “Pinocchio” (Giulio Antamoro, 1911)

Questa sera, giovedì 24 gennaio, alle ore 18, al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenterà l’ultimo DVD della collana I tesori del MIC, avente come oggetto il film Pinocchio, 1911, di Giulio Antamoro, la prima  trasposizione cinematografica del romanzo di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini, 1826-1890) Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1881-1883), oggetto negli anni delle più svariate interpretazioni (sociologiche, pedagogiche, psicoanalitiche o addirittura religiose), dimenticandone a volte l’esempio di vivida scrittura al servizio di una ancor più vivida fantasia, espressione di una gioiosa libertà ed incoscienza, voglia di conoscere il mondo e di farsene beffa, con l’ingenuità propria di un fanciullo “grezzo”, come il ciocco di legno dal quale è venuto fuori, maturando man mano la consapevole necessità di divenire adulti, attraverso stadi evolutivi che prevedono fame, miseria, cattiveria umana, sofferenza, interventi salvifici da morte temporanea per poter rinascere a nuova vita. Continua a leggere

Moschettieri del re. La penultima missione

(Comingsoon)

Necessaria e doverosa premessa: la visione del film Moschettieri del re. La penultima missione,  diretto da Giovanni Veronesi, anche autore della sceneggiatura insieme a Nicola Baldoni, mi ha sinceramente divertito ed una volta uscito dalla sala ho avvertito la curiosa sensazione di essere ritornato fanciullo, la mente sgombra da contorti pensieri e l’animo solleticato da un refolo gentile.
Nel constatare poi quanto  anche il pubblico in sala risultasse piacevolmente coinvolto, andavo quindi a meditare su come gran parte del merito dovesse certo attribuirsi ad un cast indovinato (con qualche distinguo che specificherò nel corso dell’articolo), coralmente incline ad andare oltre il copione nella caratterizzazione dei personaggi, assecondando una benvenuta autoironia.
Non bisogna dimenticare, inoltre, la suggestiva scenografia naturale offerta dal territorio della Basilicata, forse lontana da un approccio realistico nel visualizzare la Francia del 1650, ma del tutto congeniale ad un iter narrativo idoneo ad avallare, pur palesando un certo affanno, tanto il senso dell’avventura, più picaresco che epico, quanto una marcata impronta immaginifica, quest’ultima non del tutto compiuta.
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Luci di Natale

(Depositphotos)

E’ Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti.
Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.(Charles Bukowski)

 

Chiara Francini, “scrivere è l’atto più coraggioso ed incosciente che ho fatto nella mia vita”

Chiara Francini, Rossella Scherl

La presentazione del suo secondo romanzo, Mia madre non lo deve sapere, che segue all’opera d’esordio, Non parlare con la bocca piena, di un anno precedente (entrambi usciti per i tipi della Rizzoli), che si è svolta ieri, giovedì 29 novembre, alla Libreria Mondadori di Siderno (RC), coordinata da Rossella Scherl, è stata l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con l’autrice, Chiara Francini, e conoscere così una gran bella persona, ironica ed autoironica, spontanea, diretta, capace d’ infondere un’energica vitalità. Continua a leggere

“Non parlare con la bocca piena”-“Mia madre non lo deve sapere”: Chiara Francini fra sana ironia e voglia di raccontare

Chiara Francini (messina-gds.it)

Sia benedetta l’innata curiosità che mi ha sempre spinto a leggere (e visionare) un po’ di tutto, vincendo più di un preconcetto, rendendomi così edotto di realtà che probabilmente avrei ignorato, come nel caso dei due romanzi letti recentemente, Non parlare con la bocca piena e il suo seguito, Mia madre non lo deve sapere (entrambi editi da Rizzoli, 2017 e 2018), scritti da Chiara Francini, attrice teatrale, cinematografica e televisiva (lo splendido personaggio di Perla, sapida miscellanea di cinismo “pratico” e disincanto, nella fiction Non dirlo al mio capo), che con il primo titolo ha esordito in qualità di scrittrice. Inizialmente ero piuttosto scettico, pensavo di ritrovarmi di fronte alle consuete prove estemporanee proprie di personaggi del piccolo o grande schermo, intenti a riciclare battute e situazioni all’interno di un calcolato e striminzito canovaccio narrativo, invece mano a mano che procedevo nella lettura di Non parlare con la bocca piena sono rimasto conquistato da uno stile di scrittura articolato, piacevolmente scorrevole, capace di avallare il grottesco e il surreale, oltre a circuire, per il tramite di una prosa schietta e diretta,  il politicamente corretto, mai tanto di moda in questi ultimi tempi; il tutto, poi, punteggiato di un’arguta ironia, quest’ultima da intendersi, riprendendo le parole dello scrittore Romain Gary,  come una dichiarazione di dignità, un’affermazione della superiorità dell’uomo su ciò che gli capita.    Continua a leggere