Archivi categoria: Libri

La parola piangere (Gianni Rodari)

Un giorno tutti saremo felici.
Le lacrime, chi le ricorderà?

I bimbi scoveranno
nei vecchi libri
la parola “piangere”
e alla maestra in coro chiederanno:
“Signora, che vuol dire?
Non si riesce a capire”.

Sarà la maestra,
una bianca vecchia
con gli occhiali d’oro,
e dirà loro:
“Così e così”.

I bimbi lì per lì
non capiranno.
A casa, ci scommetto,
con una cipolla a fette
proveranno e riproveranno
a piangere per dispetto
e ci faranno un sacco di risate…
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“Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo”- Claudio Sottocornola (Marna Edizioni)

Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo (Marna Edizioni), il nuovo libro di Claudio Sottocornola, è un’opera pregevole dal punto di vista culturale, oltre che di piacevole lettura: attraverso la molteplicità delle tematiche trattate, in virtù di quel suggestivo percorso interdisciplinare e transmediale da sempre caratterizzante l’attività creativa propria di un moderno filosofo che si avvale di originali chiavi interpretative, nello scorrere delle pagine si offre una rappresentazione ermeneutica della contemporaneità e le sue derive, nella visione del declino di una civiltà e nel trionfo del pensiero debole, dove, fra scetticismo e disillusioni, determinati valori come bene, verità e, soprattutto, bellezza, possono ancora costituire un solido baluardo a difesa di quella verità insita nell’uomo, idonea a divenire un tutt’uno con esso, richiamando responsabilità individuali e collettive “nel saper scegliere quale intensità di vita e di valore vogliamo realizzare”.
Il volume è strutturato in due parti: la prima, Saggi Pop, raccoglie, in versione integrale, articoli di approfondimento su vari argomenti, pubblicati, negli anni che vanno dal 2009 al 2016, su riviste destinate a diverse tipologie di lettori, offrendo spazio tanto alla divulgazione quanto al’attività d’indagine, storica, sociologica ed antropologica. Continua a leggere

“Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo”, una nuova tappa dell’affascinante percorso interdisciplinare di Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

A due anni di distanza dal fortunato Varietà, corposa antologia di interviste-ritratto ai divi storici della pop music italiana, con spazio anche ad attori teatrali o cinematografici ed esponenti del mondo dello spettacolo in genere, realizzate dal 1989 al 1994, Claudio Sottocornola presenta ora il suo nuovo libro, Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo (Marna Edizioni).
Un’opera particolarmente ampia, ricca di direzioni, spunti e tagli inediti, idonea sia a riassumere l’attività finora svolta dal filosofo, sia ad anticipare risvolti futuri, andando quindi a costituire una fase di ulteriore analisi e approfondimento di un affascinante percorso interdisciplinare e transmediale che lo ha portato negli anni ad affrontare varie tematiche con originalità, coerenza e lucidità di pensiero. Il tutto, appunto, a partire da quel pop, diminutivo di popular come ha sempre tenuto a precisare, da intendersi come un termine non a valenza riduttiva bensì estensiva, il cui linguaggio ha studiato e criticato con particolare riferimento alla musica “leggera”, sempre rendendo la filosofia il punto centrale del suo personale discorso intellettuale. Continua a leggere

Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema: presentazione del libro “Alle origini di Quarto potere. Too Much Johnson, il film perduto di Orson Welles”

Giovedì 12 aprile, alle ore 18, al MIC-Museo Interattivo del Cinema di Milano, sarà presentato il libro di Massimiliano Studer  Alle origini di Quarto potere. Too Much Johnson, il film perduto di Orson Welles (Mimesis edizioni, 2018). Massimiliano Studer torna sul film “fantasma”, datato 1938, che ha battezzato la carriera cinematografica di una delle figure più estrose e imprevedibili dell’intero panorama artistico, a dieci anni dal ritrovamento ad opera del cineclub Cinemazero di Pordenone, poi restaurato dalla George Eastman House con il contributo della National Film Preservation Foundation. La copia, creduta distrutta nell’incendio che colpì la casa madrilena di Welles nel 1971, venne recuperata da un ragazzo di Pordenone, Mario Catto, fra le scatole che una ditta di trasporti locale intendeva eliminare e Cito Giorgini, grande esperto dell’opera di Orson Welles, ne confermò l’autenticità. Continua a leggere

Ella & John- The Leisure Seeker

Wellesley, Massachusetts, Stati Uniti d’America, agosto 2016.
Gli anziani coniugi Spencer, Ella (Helen Mirren) e John (Donald Sutherland), hanno rimesso in moto il loro vecchio Winnebago, un camper risalente agli anni ’70 soprannominato The Leisure Seeker (“il cercatore di svago”) e si sono messi in viaggio lungo la Route 1, destinazione Key West, così da visitare la dimora che fu di Ernest Hemingway. Una decisione improvvisa, i figli, ormai adulti, Will (Christian McKay) e Jane (Janel Moloney) non ne sapevano nulla, presa da Ella: ormai consapevole tanto dell’incedere inesorabile del cancro sul suo corpo quanto dell’incipiente demenza senile dell’amato coniuge, ha inteso in tal modo elargire un ultimo regalo ad entrambi, ripercorrere quelle strade attraversate da giovani in compagnia dei loro bambini.
La lucidità di Ella, la sua indomita energia, anche nel relazionarsi con le persone, cui dispensa una discreta logorrea, riescono a compensare la mente in affanno di John, ex professore di letteratura, il quale alterna rari barlumi di lucidità a tutta una serie di vagheggiamenti, improvvisi squarci su un passato ritenuto presente  o il declamare stralci tratti dalle opere dei suoi scrittori prediletti.
Il loro in fondo è un atto di ribellione, in primo luogo verso quella prole, Will in particolare, fin troppo asfissiante nell’esternare preoccupazioni varie e poi nei confronti di una società orfana di quei valori fondamentali di cui si rendono portatori e che ora hanno assunto le sembianze di un mero simulacro a sostegno del “nuovo che avanza”. Un viaggio lungo una vita, un capolinea affidato alla libertà di scelta …  Continua a leggere

Wonder

(Movieplayer)

Brooklyn, New York City, oggi.
August, Auggie, Pullman (Jacob Tremblay), dieci anni, ha già affrontato 27 interventi chirurgici al volto, causa disastosi mandibolo facciale (Sindrome di Treacher Collins), che ne ha alterato i lineamenti fin dalla nascita.
Dotato di una fantasia sfrenata, al pari di una spiccata intelligenza che lo porta a primeggiare soprattutto nelle materie scientifiche, grande estimatore della saga di Star Wars con una particolare predilezione per il personaggio di Chewbacca, Auggie immagina di essere un astronauta, d’altronde indossa anche l’apposito casco, sospeso nello spazio profondo fra stelle e pianeti, un personale “centro di gravità permanente” in linea con quello che è stato creato tutt’intorno a lui dai familiari nel corso degli anni, proteggendolo dai contatti col mondo esterno, timorosi delle reazioni dei tanti, adulti e bambini, tronfi della loro presunta “normalità”: la madre Isabel (Julia Roberts) ha sacrificato laurea e probabile brillante carriera lavorativa per stare vicino al figlio ed impartirgli la primaria istruzione, il padre Nate (Owen Wilson) ricorrendo ad una lieve ironia ha sempre fatto in modo che Auggie si sentisse in pace in primo luogo con se stesso, la sorella maggiore Olivia, Via (Izabela Vidovic),  ha visto passare in secondo piano le proprie ambasce esistenziali nel corso dei passaggi critici da un’età ad un’altra, considerando la necessità di attenzione del fratello, senza comunque dar vita ad un particolare malanimo, potendo contare anche sul valido apporto emotivo della nonna materna (Sonia Braga). Continua a leggere

Sogno di Natale (Luigi Pirandello)

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:

– Buon Natale – e sparivo…

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.

Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.

Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.

Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.

A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.

– Non dormono… – mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: – Anche per costoro io son morto… Continua a leggere