Mercoledì 22 aprile, alle ore 16.30, al Donizetti Studio di Bergamo (Piazza Cavour 15), sarà presentato, nell’ambito della Fiera dei Librai 2026, il nuovo libro del filosofo Claudio Sottocornola, Quella voglia di vivere che non c’è più. Emergere dal disincanto postmoderno (Oltre Edizioni, 2026). Dialogherà con l’autore don Francesco Poli, divulgatore, formatore e assistente ecclesiastico nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori. Di seguito, la mia recensione.

::::::::::::::::::::::::::

Quella voglia di vivere che non c’è più. Emergere dal disincanto postmoderno”, il nuovo libro del filosofo Claudio Sottocornola da qualche mese in libreria con Oltre Edizioni, è un’opera che ritengo possa definirsi preziosa e necessaria per quanto scritto con lucida coerenza dall’autore nelle 158 pagine che compongono il volume, suddiviso in due parti, Questioni e Quesiti, nel cui ambito vengono esternate una serie di riflessioni scaturenti dalle versioni integrali degli articoli proposti per Il Cenacolo (2024) e Missione salute (2025). Quindici saggi attraverso i quali Sottocornola,  moderno Diogene, in virtù di uno stile di scrittura lineare e incisivo, fa luce su quel “sapore di niente”, riprendendo quanto da lui scritto nell’introduzione, che permea la nostra era digitalizzata, improntata a un gelido efficientismo, dove tutto, persone e cose, appare incorniciato da schermi di varie misure, in nome di una omologazione di massa, con la diversità confinata in una concezione scriminante e quasi mai assunta al rango di valore aggiunto.

Claudio Sottocornola

L’autore però non si limita a una mera elencazione delle problematiche proprie di una società oramai plasmata sui parametri affaristici di produzione e consumo anche nell’ambito culturale, o a un nostalgico richiamo a un passato dove la parola umanità aveva ancora un preciso significato, sostenendo l’idea di un prossimo cui rivolgere le proprie stesse aspettative, ambasce o disillusioni, in nome di una forse dimenticata “etica della reciprocità” (“Fate agli altri ciò che volete gli altri facciano a voi“, Luca 6:31). Sottocornola sostiene piuttosto, riprendendo le sue parole, l’idea di una “rimotivazione volta all’esistente”, recuperando una sacralità che è “intrinseca all’essere stesso nella sua estensione” in luogo dei “dogmi” funzionalistici e pragmatici che nell’odierno vivere sociale sembrano andare per la maggiore.

Person standing on rocky cliffs overlooking the ocean at sunset
(Immagine generata con IA)

Si palesa quindi necessario ripristinare il binomio corpo-anima svincolandosi da parametri meramente biologici, puntando alla riconquista di una spiritualità che travalichi l’idea fideistica di appartenenza o di esclusività, la cui interiorizzazione produrrebbe come frutto la libertà dell’affidarsi al divino o, meglio, all’immanenza del sacro nell’esistenza quotidiana, pur fra i tanti dubbi o incertezze che ne accompagnano, da sempre, la sua esternazione. La rinnovata forza del vivere giornaliero, il suo stesso significato, verrebbe allora forgiato dalle nostre azioni, ritrovando il baricentro della vita nella fragilità di esseri consapevoli del come se la Terra a volte anela verso il Cielo, non sempre avviene il contrario; nell’attesa dell’incontro decisivo ci si gioca  il senso della nostra esistenza.

Desk with painting supplies, open poetry book, violin with sheet music, and vintage books
(Immagine generata con IA)

La coscienza, sostiene Sottocornola,  deve divenire “protagonista assoluta della propria vita morale”, ovviando all’attuale processo di “puerilizzazione antropologica”, “per cui nessuno è colpevole di nulla e se mai protagonista di sperimentazioni esistenziali comunque psicologicamente spiegabili”. Nessuna demonizzazione, poi, riguardo scienza e tecnica, palesando al riguardo un necessario controllo, riflettendo e indagando per elaborare, anche creativamente, quanto necessario ad arginarne ogni possibile deriva: uno sforzo quotidiano per “rientrare in contatto con l’essenza delle cose” e “umanizzare la propria vita”. Indispensabile quindi riesercitarsi al pensiero critico, alla rielaborazione personale, fino a rinvenire la  riscoperta di un congruo sentore estetico, per il tramite di arte, poesia, musica, letteratura.

Village square with people walking and talking
(Immagine generata con IA)

Occorre far leva su di una rinnovata progettualità della vita, comprendere che ognuno di noi riguardo a valori quali la bellezza, la democrazia, la giustizia, ha un mythos fondativo diverso, come prospettato dal teologo Raimon Panikkar, costituto da volti, esperienza, familiarità, abitudini  atte  ad elevarsi verso una profondità e ad una attrazione che va ben al di là di ogni concezione astratta. L’accettazione della descritta eterogeneità ci consentirà di capirne la prospettiva da cui ha origine, così da solidarizzare con la sua interpretazione, per poi arrivare al traguardo compensativo del comandamento biblico “Ama il prossimo tuo come te stesso”.  Sarebbe allora possibile fuoriuscire dalla virtualità circoscritta e imposta per  un ritorno alla vita sociale, ad una vita di relazione e comunione, senza che la nostra identità possa essere determinata da ciò, perché la realtà è ben più grande di noi, ci travalica e ci precede, con l’amore e la sua logica a trionfare.

Middle-aged man with backpack standing on forest trail looking ahead
(Immagine generata con IA)

La conseguente diversità di visione renderebbe infatti possibile estendere la personale concezione esistenziale servendosi di un approccio ermeneutico, così da conferire un nuovo volto alla conoscenza: una sorta di unicum composto da molteplici diversità, circoscritto da un’identica Entità, variamente denominata, che sovrasta tutto e tutti, guidando, o ispirando, i nostri passi terreni. Mi ha molto colpito poi l’analisi delle problematiche inerenti l’ambiente, in quanto Sottocornola evidenzia come queste non siano dovute soltanto ad uno sfruttamento intensivo delle risorse o alle violenze perpetrate nel corso dei secoli sul territorio, tra cementificazione selvaggia e discariche a cielo aperto, ma anche alla frattura del  legame paritario fra Uomo e Natura, un qualcosa di profondo e dimenticato, il nostro sentore ancestrale più misterioso e appassionante. Quando l’uno tende a prevaricare sull’altra inevitabilmente andrà a frantumarsi l’armonia creazionale originaria, mentre un auspicabile congiungimento, con reciproca accettazione, non potrà che generare qualcosa di nuovo, il quale a sua volta seguirà il proprio corso esistenziale.

Andando a concludere “Quella voglia di vivere che non c’è più. Emergere dal disincanto postmoderno” si rivela nel corso della lettura come una intensa e suggestiva riflessione sulla nostra perduta identità e sul nostro fragile equilibrio, esprimendo la necessità di trovare una profonda verità in qualsiasi gesto della quotidiana esistenza, anche il più semplice o banale, per riuscire, finalmente, a conferirgli il vero significato. “Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo” (Pablo Picasso).

Immagine di copertina: Claudio Sottocornola

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

In voga