
In un precedente articolo avevo descritto le prime anticipazioni dell’ “Edizione XL” de Il Cinema Ritrovato (Bologna, 20 – 28 giugno), che ora vado a completare con nuove rivelazioni all’interno delle principali sezioni, rinviando al sito del Festival per il programma completo, tuttora in fase di ulteriore definizione. Iniziamo con i Cineconcerti, ospitati, come da tradizione, in Piazza Maggiore, luogo deputato a celebrare la magia dell’incontro tra i capolavori della storia del cinema e il luogo che accoglie la proiezione. Si comincia con una delle vette dell’arte cinematografica, Aurora, per un grande storico, Jacques Lourcelles “l’opera più sinfonica, più sintetica, più cosmica e più luminosa di F. W. Murnau”, che sta per compiere cento anni e che finalmente è stata restaurata. La proiezione sarà accompagnata da una nuova composizione scritta e diretta dal Maestro Timothy Brock, eseguita dal vivo dall’Orchestra del Teatro comunale di Bologna.
A chiudere il Festival sarà un’altra serata unica: saranno mostrati per la prima volta i nuovi restauri ad opera del MoMA di due mediometraggi fondamentali nello sviluppo dell’opera di Charlie Chaplin, Vita da cani e Charlot soldato. Le musiche, scritte dallo stesso Chaplin, verranno eseguite dal vivo dalla giovane e dinamica Orchestra Senzaspine, già ammirata lo scorso anno nell’esecuzione della partitura di Nino Rota per Il Gattopardo. La proiezione di Curses of the Witch, del regista finlandese Teuvo Puro, che è riuscito non solo a rendere cinematograficamente il paesaggio nordico, ma vi ha ambientato una storia nera di forte suspense e modernità, sarà accompagnata dal leggendario gruppo finlandese Cleaning Women, autore di una partitura sonora volta ad approfondire il ritmo e l’emozione del film.

Inoltre al Modernissimo, nella fascia del primo pomeriggio, e al Lumière, per tutta la giornata, si esibiranno alcuni dei pianisti e dei gruppi più talentuosi nell’arte dell’accompagnamento dal vivo dei film muti. Infine, tre serate di proiezioni con lampada a carbone in piazzetta Pasolini ci faranno conoscere la magia del dialogo sublime tra immagini e musica dal vivo. Nell’ambito della sezione Ritrovati e Restaurati, la selezione tra le centinaia di proposte di nuovi affascinanti restauri è stata motivata dalla consapevolezza che per ragioni censorie, economiche, storiche la vita di alcuni film era stata impedita. Ha assunto così rilievo una delle finalità del Cinema Ritrovato, ovvero quella di contribuire a far ritrovare la relazione tra quelle opere e il pubblico di oggi. Fino a oggi è stato praticamente invisibile Summer in the City, la preziosa opera prima di Wim Wenders, che contiene in nuce tutte le sue successive e che finalmente è stata restaurata.
E portati a nuova vita sono anche The Bounty Hunter (André De Toth, 1954). e Phantom of the Rue Morgue (Roy Del Ruth, 1954),mai visti nelle rare versioni 3D che Warner Bros. e The Film Foundation offriranno in prima visione agli spettatori. Si festeggeranno i centenari di tre maestri tanto grandi quanto diversi, Roger Corman, Shoei Imamura e Andrej Wajda, saranno presentati alcuni dei primi film di Martin Scorsese appena restaurati e non mancheranno opere considerate minori – ma di cui sarà certo svelato il grande valore – di maestri come Welles, Kurosawa, Mankiewicz e Comencini. Si renderà omaggio a uno dei grandi indipendenti della storia del cinema, Artavazd Pelechian, autore di un’opera immensa, quanto breve nel minutaggio, che è stata finalmente restaurata e sarà presto disponibile per la distribuzione internazionale grazie al lavoro di Coproduction Office.
Si rafforza quest’anno la selezione di cinema orientale, con opere diversissime come quelle di Noriaki Yuasa, Kon Ichikawa, Nobu Nakagawa. Pratello Pop porterà a Bologna film sconosciuti e classici del cinema popolare, mentre al Lumière, nelle proiezioni della mattina in Sala Scorsese, si potranno ammirare le opere di alcuni grandi indipendenti di tante generazioni diverse: Charles Burnett, Leos Carax, Todd Haynes e Robert Downey Sr. Anche la selezione dei muti riserverà molte sorprese: tra queste, Le Coupable di André Antoine, What Price Glory?, capolavoro pacifista di Raoul Walsh, le comiche assolute di Stanlio e Ollio, quando ancora non potevano usare la voce. E per concludere, l’omaggio a Enrico Guazzoni, che con Quo vadis? ha contribuito, nel 1913, alla nascita di tanti progetti di sale nel mondo, tra cui anche quello che portò, nel 1915, alla nascita del Modernissimo di Bologna.
I film della sezione Cinemalibero, a cura di Cecilia Cenciarelli, attraverso una pluralità di geografie e di linguaggi cinematografici, esplorano forme di dislocazione sociale, politica e percettiva, in cui si intrecciano dimensioni individuali e collettive. L’urgenza politica degli anni Settanta si riflette nelle opere di Brocka e Mehrjui, che mettono al centro la violenza e la marginalizzazione inscritte nelle strutture economiche. Se con Et vint la liberté Sekoumar Barry offre un potente affresco della lotta di liberazione in Guinea, al centro di The Dislocation of Amber di Hussein e Amma Ariyan di Abraham vi sono frattura e trauma storico. Sarah Maldoror si affida ai toni della commedia per raccontare immigrazione e razzismo, mentre Ebrahim Golestan denuncia, attraverso un’allegoria politica, l’ascesa di una cultura votata al denaro.

Nati in contesti nazionali considerati “periferici” rispetto al canone dominante degli anni Cinquanta e Sessanta, Eva di Maria Plyta, Mudar de Vida di Paulo Rocha e Time to Love di Metin Erksan testimoniano la trasformazione del cinema del dopoguerra in Grecia, Portogallo e Turchia, attraverso un realismo permeato da inflessioni moderniste, espresso nel paesaggio, nell’alienazione e nella dimensione simbolica. La Retrospettiva Juan Antonio Bardem: ¡No pasaran!, a cura di Valeria Camporesi con l’assistenza di Mercedes Alcalá-Galiano e Raquel Cacho, omaggia il grande maestro spagnolo che nel corso della sua carriera lavorò per portare sullo schermo una visione della realtà impegnata e militante.
Nato a Madrid nel 1922, visse gli anni della formazione sotto la dittatura franchista, alla quale si oppose con fermezza e passione in quanto membro del Partito comunista spagnolo. I film che scrisse e diresse nella prima fase della sua carriera – segnati e limitati dalla censura, che cancellava o deformava deliberatamente parole, immagini e scene – costituiscono lucidi esempi di un cinema che, nonostante tutto, rifiuta il ricorso alla metafora e tende a un’espressione diretta, talvolta epica, talvolta di taglio didattico. La retrospettiva si aprirà con una commedia atipica, un’opera su commissione che Bardem punteggia di lampi sporadici ma incisivi di critica sociopolitica, e prosegue attraverso una rilettura di quelli che sono oggi considerati i suoi maggiori contributi al cinema in epoca franchista, insieme alle coproduzioni che consolidarono la sua reputazione internazionale.
La sezione Documenti e documentari, a cura di Bruno Deloye e Gian Luca Farinelli, intende dare vita a delle vere e proprie lezioni di cinema, come quelle dedicate a due leggende del Novecento, James Dean e Marilyn Monroe, sui quali mancavano documentari così profondi, capaci di utilizzare al meglio le immagini e i filmati che ne documentano la vita e le apparizioni. Lo stesso si può dire dei lavori su Cocteau, sull’attrice franco-russa Marina Vlady, sulla segretaria di edizione dalla carriera irripetibile Angela Allen, sul critico Marco Melani, sull’inventore della Quinzaine des Réalisateurs Pierre Henri Deleau. Ma forse i documentari che più sorprenderanno il pubblico del Festival saranno quello di Rubika Shah sulla presenza di uomini di Hitler a Hollywood dal 1932 al 1940 e quello di David Gregory sul Grand Guignol parigino, che hanno il grande merito di raccontarci storie importanti, rimaste ai margini della storiografia.
Tra i documenti spiccano importanti materiali inediti su Pasolini, la scoperta del documentarista croato Aleksandar F. Stasenko, due film di Giuseppe Bertolucci, quelli del grande fotografo americano Elliott Erwitt (che si rivela anche un notevole regista), la conferma che la scuola documentaristica americana ha vissuto, fino ai primi anni Ottanta, una stagione creativa eccezionale. Suolo del Bengala, acque del Bengala: il cinema di Ritwik Kumar Ghatak, a cura di Sanghita Sen e Shivendra Singh Dungarpur, intende omaggiare un autore straordinariamente in anticipo sui tempi, la cui opera continua ancora oggi a testimoniare, con intatta forza, il potere emotivo, politico e morale del cinema.
Segnato dagli sconvolgimenti della Partizione del Bengala e dall’esperienza del teatro comunista, Ghatak ha saputo trasformare lo sradicamento e la frattura in una potente forma espressiva attraverso la politicizzazione del melodramma, un montaggio anticonvenzionale, bruschi scarti tonali e uno straordinario uso della musica e del suono che annulla la distanza tra dimensione personale e storia collettiva. Al tempo stesso brechtiano e profondamente emozionale, il suo cinema sfugge a ogni ricerca di armonia, eleggendo la discontinuità a principio creativo. Ne scaturisce un’opera percorsa da tensioni laceranti e da una memoria storica incandescente: un cinema inquieto, eccessivo, indocile, ancora oggi sorprendentemente vivo.

Pur confrontandosi con ostacoli enormi e guidato da un impegno incrollabile verso il popolo, portò a termine solo otto lungometraggi prima della sua morte prematura nel 1976; di questi, appena una manciata fu distribuita e quasi ignorata durante la sua vita, fatta eccezione per Meghe Dhaka Tara. Matinée Idols: i favoriti delle donne, a cura di Tamara Shvediuk, ci porterà a conoscenza di come nei tardi anni Dieci, con lo spostarsi del centro di gravità dell’industria cinematografica verso gli Stati Uniti, una variante del tutto americana di popolarità prese forma. Sul finire del decennio, studios come la Paramount si concentrarono infatti sempre più sulla creazione di star maschili affascinanti, al fine di capitalizzare sul redditizio mercato matinée, un termine che, nonostante il suo significato letterale, indicava le proiezioni diurne, in particolare del pomeriggio, frequentate principalmente da donne.
Le loro preferenze, le loro reazioni e il loro entusiasmo svolsero un ruolo cruciale nel plasmare il concetto di celebrità, nel favorire carriere e, talvolta, nell’affrettarne il declino, definendo attivamente cosa il fascino maschile sullo schermo poteva e doveva essere. Dal seducente Rodolfo Valentino al ben curato Wallace Reid, dal giovanile Richard Barthelmess all’affidabile Thomas Meighan, il programma esplorerà quattro variazioni del fenomeno dei Matinée Idols attraverso una lente storica e critica centrata sulle donne e combinando opere canoniche con film importanti ma meno noti, inclusa l’anteprima mondiale del restauro di Sick Abed (Sam Wood, 1920). Il Cinema Ritrovato Kids & Young, a cura di Schermi e Lavagne – Dipartimento educativo della Cineteca di Bologna, consentirà anche ai piccoli spettatori di partecipare al festival, grazie a proiezioni, spettacoli e laboratori dedicati.
Fra le rassegne, si festeggeranno i 200 anni dalla nascita di Collodi con la programmazione integrale della serie Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini; in programma anche un omaggio all’animatrice Yulia Aronova e all’animazione polacca, e selezioni di corti per i più piccoli a cura di festival specializzati come quello di Clermont-Ferrand e scuole di cinema come la FAMU di Praga. La voce del Cinema Ritrovato Young – un gruppo di giovani cinefili dai 16 ai 20 anni che nel corso dell’anno programma diverse rassegne con appuntamenti mensili al Cinema Modernissimo – si farà sentire attraverso interviste agli ospiti e al pubblico del festival, video-recensioni dei film e le consuete introduzioni a una selezioni di titoli da loro promossi.
Fonte: newsletter della Cineteca di Bologna






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