
New York, anni ’50. In un appartamento sito al Greenwich Village vivono Rick Todd (Dean Martin), pittore che sbarca il lunario dipingendo cartelloni pubblicitari ed Eugene Fullstack (Jerry Lewis), aspirante scrittore di libri per l’infanzia. Se il primo è un attraente giovanottone, sensibile al fascino femminile ma con i piedi ben piantati per terra, l’altro appare invece piuttosto goffo e imbranato, tendente a volare alto con l’immaginazione, panacea quest’ultima delle quotidiane ristrettezze. Eugene è poi un assiduo lettore di fumetti, in particolare quelli che vedono protagonista la misteriosa Bat Lady. Peccato però che le violente trame dei comics gli provochino continui e rumorosi incubi notturni, creando imbarazzo con gli altri inquilini, infastiditi dalle urla notturne come gli fa notare puntualmente la padrona di casa.

Eugene non sa che al piano superiore abitano Abigail Parker (Dorothy Malone), autrice proprio del suo fumetto preferito per la Murdock Publishing e Bessie Sparrowbush (Shirley MacLaine), che le fa da modella nelle vesti della citata Bat Lady, segretaria del signor Murdock (Eddie Mayehoff). Le due coppie andranno presto a conoscersi, proprio quando Abigail deciderà di licenziarsi dalla Murdock, esasperata dalla pressante richiesta di trame sempre più violente e Rick a sua insaputa ne prenderà il posto, traendo ispirazione per le nuove storie dagli incubi notturni di Eugene, il quale ha attirato l’attenzione di Bessie, così come l’amica non sembra insensibile al fascino del pittore. Tutto si complicherà una volta che quanto riportato da Rick nel nuovo fumetto Vincent the Vulture renderà nota la formula di un progetto segreto del governo riguardo un inedito razzo militare…

Artists and Models è il quattordicesimo film della coppia Dean Martin-Jerry Lewis, che debuttò sul grande schermo nel 1949 con La mia amica Irma (My Friend Irma, George Marshall) e il primo che vide alla regia Frank Tashlin, anche autore della sceneggiatura insieme a Hal Kanter, Herbert Baker, Don McGuire. Produzione ad alto budget, con le riprese che si svolsero interamente negli studi della Paramount Pictures, girata in VistaVision ed Eastmancolor, con stampe della Technicolor e suono stereofonico della Perspecta, il film è, di base, una commedia romantico-musicale, che nel corso della narrazione va poi a mescolare tra di loro, senza soluzione di continuità, comicità demenziale ed estrosità surreali, numeri da musical ed elementi gialli da spy story, satireggiando, tra le righe, alcune “manie” proprie della società americana del tempo, da quella degli oroscopi o di varie proposte “alternative” atte ad individuare l’idealizzato amore di una vita, alla diffusione dei fumetti tra i giovani, senza dimenticare a tale ultimo riguardo l’ergersi di vari movimenti moralizzatori.

Il tutto esaltato dalla regia di Tashlin, un passato da fumettista e disegnatore nei cartoon della serie Looney Tunes che non solo trovò risalto in tutta una serie di gag che ne riprendevano gli stilemi (ad esempio l’accartocciarsi delle scarpe di Eugene in conseguenza del bacio di Bessie o l’annodamento delle sue membra in conseguenza di un massaggio), ma andò anche ad esaltare il contrasto fra la sfrontata aria da viveur di Martin e la plasticità surreale, cartoonesca, espressa visivamente da Lewis, che qui raggiunge vette certo memorabili. Almeno a parere di chi scrive, fu proprio Tashlin, con il quale, non certo a caso, Lewis, suo grande ammiratore, girò poi altre sei pellicole, ad esaltare la sagacia propria dell’attore nel congiungere i toni propri dello slapstick, resi esteriormente da un fisico camaleontico, le cui movenze andavano ad integrarsi con lo spazio e gli oggetti, all’umorismo della tradizione yiddish, sottile e pungente, offrendo in definitiva una sorta di unicum che portava in scena una certa essenzialità primordiale, dove meraviglia e divertimento trovavano un’opportuna e personalizzata dimensione.

Da incorniciare anche le interpretazioni, ironiche ed autoironiche, della sempre ammaliante Dorothy Malone e, soprattutto, di una scatenata Shirley MacLaine, qui al suo secondo film dopo l’hitchcockiano The Trouble with Harry (La congiura degli innocenti, 1955), le cui doti d’interprete versatile trovano sublimazione nel numero musicale sulle note di Sweetheart/Innamorata, che la vede danzare col suo amore ancora non corrisposto, ovvero Eugene, ignaro che sia proprio lei la “signora pipistrello” tanto sognata. Da notare al riguardo come i riferimenti sessuali non siano certo tanto impliciti, rendendo quindi il film, come notato da molti, meno infantile rispetto ad altre opere in cui la coppia Martin-Lewis fu protagonista e un’attenzione fin troppo evidente del regista, altalenante tra feticismo e voyeurismo, verso il corpo femminile.
Ricordando in chiusura l’apparizione di Anita Ekberg, pre Dolce vita, sui titoli di testa e in una sequenza a far da modella a Rick, non possono poi certo essere dimenticate le canzoni intonate spesso da Dean Martin: When You Pretend (ma qui la parte del leone la fa Jerry Lewis, in un mirabile gioco immaginifico), You Look So Familiar, la citata Sweetheart/Innamorata (in duplice versione, quella più composta e piaciona di Martin e l’altra più movimentata, del duo MacLaine-Lewis), The Lucky Song, e infine Artists and Models.
Pubblicato su Diari di Cineclub N. 147 Marzo 2026





Lascia un commento