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Un ricordo di Neil Simon

Neil Simon (Movieplayer)

Ci lascia il commediografo e sceneggiatore americano Neil Simon (Marvin Neil all’anagrafe, New York, 1927), morto oggi, domenica 26 agosto, a Manhattan.
Attivo in teatro a partire dagli anni Sessanta, le sue pièces  denotano uno stile tanto sobrio quanto graffiante nel delineare, con toni da commedia e sulla base di un impianto drammaturgico piuttosto solido, fra dialoghi brillanti e battute al fulmicotone, pregi e difetti della middle class americana.
Stilemi quelli descritti idonei ad offrire opportuno risalto alle prestazioni attoriali, sia sul palcoscenico che sul grande schermo, come dimostrano i vari adattamenti cinematografici delle sue opere, per la maggior parte curati da Simon stesso. Continua a leggere

L’appartamento (The Apartment, 1960)

(FilmTv)

New York, 1960, una città di 8 milioni 42mila e 183 abitanti, fra i quali Calvin Clifford Baxter (Jack Lemmon), esperto ramo statistiche, impiegato, insieme ad altre 31mila anime, alla Consolitade Life, agenzia assicurativa che ha sede all’interno di un enorme  grattacielo.
C.C. è inserito nel reparto polizze scadute, 19mo piano, un immenso stanzone dove scrivanie, macchine da scrivere, telescriventi, addetti ai lavori, vanno a formare un indistinto tutt’uno.
Ingenuo e sostanzialmente puro, il nostro ritiene non vi sia nulla di male nel concedere il proprio appartamento da scapolo ai suoi superiori, i quali se ne servono come garçonnière, teatro dei loro tradimenti muliebri e festini vari. Dopotutto, qualche notte all’addiaccio trascorsa su una panchina di Central Park o i commenti malevoli dei vicini, i quali ritengono, udendo rumori “equivoci”, che quella frenetica attività sia opera del candido omino (il dirimpettaio Dr.Dreyfuss, interpretato da Jack Kruschen, lo paragona ad una doppia punzonatrice alternata…), troveranno presto compenso nella forma di opportune segnalazioni da parte dei beneficati al capo del personale, illustrando le grandi capacità del loro caro Bud*, meritevoli certo di una promozione. Continua a leggere

Io e Annie (Annie Hall, 1977)

New York, anni ’70. Alvy Singer (Woody Allen), comico televisivo, parla di sé, sguardo rivolto verso la macchina da presa:il lavoro, l’amore idolatrante per la città in cui vive, le telluriche ambasce esistenziali, dalla concezione pessimistica dei rapporti umani ai problemi con le donne, maturati ambedue già dai tempi dell’infanzia, come illustrano alcuni illuminanti flashback; introduce poi la figura di Annie Hall (Diane Keaton), con la quale si sono lasciati da circa un anno, raccontando, senza omogeneità temporale, i vari momenti della loro relazione, dalle difficoltà che andavano a presentarsi mano a mano, anche nei rapporti intimi, nonostante le sedute dallo psicanalista, al primo incontro in occasione di una partita di tennis, la felicità che andava di pari passo con dubbi e problematiche, per esserne poi sopraffatta.
D’altronde, per quanto gli opposti possano attrarsi, Annie ed Alvy erano profondamente diversi: lei cantante di night club senza una vera e propria cultura, d’estrazione familiare wasp, piuttosto estroversa per quanto a tratti insicura, lui ebreo, intellettuale liberal tendenzialmente umbratile e dalla personalità dilaniata. Una volta che Annie si lascerà convincere da un produttore discografico (Paul Simon) a seguirla in California, dove potrà garantirle una sicura carriera, Alvy cercherà, inutilmente, di convincerla a tornare; la loro storia gli servirà da spunto per dar vita ad una commedia e comunque i due avranno modo di rincontrarsi e trascorrere piacevolmente qualche ora insieme, constatando come si sia rimasti buoni amici, ma nulla di più. Continua a leggere

George Romero (1940-2017)

George A. Romero

E’ morto ieri, domenica 16 luglio, a Toronto, George Andrew Romero (New York, 1940), regista cinematografico che fin dalla sua opera d’esordio, Night Of The Living Dead (La notte dei morti viventi, 1968), ha conferito una portata innovativa al cinema dell’orrore, i cui assetti originari venivano mantenuti alla luce però di una profonda revisione, sublimando all’interno del film di genere le tematiche sociali proprie di un’America ormai sulla soglia di profondi mutamenti idonei a sconvolgerne violentemente l’ordine costituito.
La figura degli zombi veniva inoltre resa del tutto estranea alla loro tradizionale “resurrezione” magica, in virtù di misteriosi ed ancestrali riti, pronti ad eseguire in tal guisa gli ordini impartiti da chi li aveva riportati in esistenza (White Zombie, 1932, Victor Halperin; I Walked with a Zombie, Jaques Tourner, 1943). Qui si tratta invece sempre di morti tornati ad esistere, “diversamente vivi” per cause ignote (si accenna ad un virus portato da una sonda spaziale di ritorno da Venere), ma sanguinari, bramosi di carne umana, simbolo di un’umanità in putrefazione, sopravvissuta a se stessa e pronta a cibarsi, materialmente e metaforicamente, dei propri simili, dando vita col morso ad altrettanti morti viventi, per un ciclo “vitale” di riproduzione meccanico e vacuo, anche considerando come il  cervello rimanga il loro unico organo pulsante. Continua a leggere

Locarno 70: Leopard Club Award ad Adrien Brody

Adrien Brody

La 70esima edizione del Locarno Festival ( 2- 12 agosto) renderà omaggio ad Adrien Brody con la consegna del Leopard Club Award. Nato a New York da Sylvia Plachy, artista e rinomata fotografa, e da Elliot Brody, professore di storia, Brody iniziò presto la sua carriera recitando nella sitcom americana Annie McGuire (1988), ma è dopo il film Bullet (1996, Julien Temple), con Tupac Shakur e Mickey Rourke, che ha inizio la scalata al successo, interprete in film come Restaurant (1998, Eric Ross), The Thin Red Line (1998, Terrence Malick) e Summer of Sam (1999, Spike Lee), per poi essere premiato con l’Oscar a soli 29 anni per la sua interpretazione del compositore Wladyslaw Szpilman in The Pianist (2002, Roman Polanski),  entrando nell’immaginario collettivo confermandosi come uno degli attori più versatili, apprezzato a Hollywood e non solo. La suddetta interpretazione colpisce infatti per la poetica e potente tragicità, caratteristiche comuni alle sue molteplici e future interpretazioni. L’attore ha in seguito contribuito al successo di numerosi film di registi quali Wes Anderson, Peter Jackson e Woody Allen, rivelando ulteriormente talento poliedrico e  presenza scenica.
Regista del documentario Stone Barn Castle (2015) e pittore, Brody nel corso della sua carriera è stato anche protagonista di numerosi cortometraggi, come il recente Come Together: A Fashion Picture in Motion (2016) di Wes Anderson; l’omaggio di Locarno, in Piazza Grande il 4 agosto, sarà accompagnato dalla proiezione del film The Pianist, e da un incontro dell’attore con il pubblico del Festival.

“Il bello Marcello”, l’America ricorda Marcello Mastroianni

Marcello Mastroianni

Presentata da Istituto Luce-Cinecittà e The Film Society of Lincoln Center, dal 17 al 31 maggio al Lincoln Center di New York avrà luogo la retrospettiva Il bello Marcello, dedicata a colui che può ritenersi il più iconico attore che il cinema italiano abbia mai avuto: Marcello Mastroianni.
Interprete dalla formazione teatrale (frequentò la scuola di Visconti), Mastroianni ha infatti offerto al cinema un impagabile eclettismo, profuso nell’ambito di un’ampia gamma di caratterizzazioni all’insegna di una mutabile e sempre consona espressività.
Nell’alternare ironia e dramma, assecondando ora toni sornioni ed accomodanti, ora dolenti, sofferti, intimamente toccanti, è riuscito a dar vita ad un particolare melange di professionalità e naturalezza nell’aderire al personaggio interpretato. Emblematica al riguardo la sua “trasfigurazione” nell’alter ego di Federico Fellini (8 ½), senza sottovalutare  la mutazione anche fisica che spesso affrontò con una certa disinvoltura in vari ruoli, espressione di un’esibita noncuranza della propria immagine.
Difficile dimenticare poi i duetti recitativi con Sophia Loren (da Peccato che sia una canaglia, 1954, Alessandro Blasetti, a Prêt-à-porter, 1994, Robert Altman, passando per Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica, 1964, e Una giornata particolare di Ettore Scola, 1978) o Massimo Troisi (Splendor, Che ora è, entrambi del 1989, Ettore Scola) e Jack Lemmon (Maccheroni, 1985, ancora Scola). Continua a leggere

Manhattan (1979)

Con la distribuzione, a partire dallo scorso 11 maggio,  nelle sale aderenti all’iniziativa, della versione restaurata di Manhattan, girato da Woody Allen nel 1979, restituito ora al cinema nella “solennità” del formato panoramico, si conclude la quarta stagione del progetto Il Cinema Ritrovato al Cinema, promosso dalla Cineteca di Bologna e Circuito Cinema per riportare in sala i grandi classici restaurati. Nell’occasione ripubblico la mia recensione del film, scritta qualche anno addietro, rielaborata ed approfondita in molti particolari (il tempo non passa mai invano, come si suole dire).

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New York, fine anni Settanta.
Isaac Davis (Woody Allen), 42enne scrittore televisivo nevrotico ed insicuro, è a cena in un ristorante con l’amico professore Yale Pollack (Michael Murphy), la moglie di questi, Emily (Anne Byrne) e la 17enne Tracy (Mariel Hemingway).
Con quest’ultima Isaac ha una  relazione, vissuta fra mille titubanze causa la differenza di età (“sono più vecchio di suo padre”) e i trascorsi rappresentati da due fallimentari matrimoni alle spalle, l’ultimo con Jill (Meryl Streep), che l’ha lasciato per una donna. La conversazione durante il desco e nel corso della passeggiata che segue lungo le vie di Manhattan è attraversata dal classico chiacchiericcio tra intellettuali,  citazioni colte, considerazioni bislacche e qualche battuta; nel mentre Yale confida ad Isaac di essersi innamorato di Mary Wilkie (Diane Keaton), giornalista, che il nostro avrà occasione di conoscere nel corso dell’inaugurazione di una mostra, risultandogli spocchiosa e saccente, in particolare quando lancia velenosi strali a certi suoi numi tutelari, come il regista svedese Ingmar Bergman. Un’improvvisa crisi di coscienza porterà Isaac ad abbandonare il programma televisivo per dedicarsi alla scrittura di un libro che ha in mente da tempo ed intanto nel corso di un party rincontrerà Mary: i due dopo una notte passata insieme a chiacchierare passeggiando per le strade della Grande Mela inizieranno a frequentarsi, pare vi sia una certa intesa fra di loro e poi lei è convinta che Yale non divorzierà mai, mentre lui ormai è deciso a lasciare Tracy, prossima alla partenza per Londra, così da frequentare l’Accademia d’arte drammatica. Continua a leggere