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Roma, proiezione del documentario “Il museo chiude quando l’autore è stanco”

Poster Il Museo chiudeMercoledì 16 aprile, a Roma, presso il Cineclub Detour (Via Urbana, 107), alle ore 21.00, avrà luogo la prima proiezione ufficiale del documentario Il museo chiude quando l’autore è stanco.
All’evento prenderanno parte gli autori, Paolo Buatti e Luca Marino, insieme al protagonista, l’artista Fausto Delle Chiaie, il quale da oltre vent’anni espone i propri lavori nella Capitale, ed è ormai divenuto un volto noto, in particolare per chi transita fra i marciapiedi tra l’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto, luogo che ospita il suo Museo all’aria aperta: sculture, disegni, pitture, prendono forma dagli spunti offerti dal contesto urbano, naturale, sociale, quali oggetti smarriti o abbandonati, rifiuti, piante, dinamiche e comportamenti umani, trasformati appunto in opere, idonee anche, mutuate dall’ironia, a divenire critica sociale o, per esempio, boutade, provocazione. Continua a leggere

Corti d’Argento 2014: i finalisti

untitledSono stati annunciati oggi, venerdì 28 febbraio, i finalisti dei Corti d’Argento 2014, fra i quali risaltano anche i nominativi di tre attori che nell’ultima stagione hanno affrontato la regia nell’ambito del cortometraggio.
La selezione è stata effettuata dai Giornalisti Cinematografici del SNGCI tra i film (realizzati nel 2013) presentati in una trentina di Festival (specializzati e non) che danno sempre maggiore attenzione al mondo del cinema “breve” o vagliati comunque dal Sindacato. Ecco quindi i nomi di Valentina Carnelutti (Recuiem), Pino Quartullo (Io…donna) e Paolo Sassanelli (Ammore) ai quali, tra le molte curiosità della “dozzina” finalista, fra i 100 titoli presi in considerazione, si aggiungono, dalla Puglia, Vito Palmieri (Matilde), Pippo Mezzapesa (Settanta), Emilio Cretella (Emilio), oltre ad Adriano Valerio, che con il suo più internazionale 37°4S ha conseguito la Menzione Speciale dalla Giuria del 66mo Festival di Cannes, presieduta da Jane Campion.
Gli altri finalisti sono: Max Croci (La fuga), Alessandro Grande (Margerita), Dario Samuele Leone (Dreaming Apecar), Enzo Piglionica (Bella di papà), Alessandro Porzio (Rumore bianco).

Valentina Carnelutti (Movieplayer)

Valentina Carnelutti (Movieplayer)

Nei prossimi giorni il Direttivo del SNGCI annuncerà la cinquina superfinalista che verrà scelta tra questi titoli più quelli selezionati per il Premio riservato all’animazione ed eventuali riconoscimenti o menzioni speciali.
Il Sindacato inoltre, grazie alla rinnovata collaborazione con Studio Universal annuncerà anche i nomi dei finalisti fra i quali il canale della tv “del cinema per chi fa cinema” sceglierà il vincitore del Cinemaster 2014, prestigioso riconoscimento assegnato d un autore giovane, particolarmente promettente (che partirà in primavera per uno stage di trenta giorni ad Hollywood). Il Nastro al miglior corto, i premi speciali, il vincitore dell’animazione e del Cinemaster, saranno annunciati la mattina dell’11 marzo prossimo, a Roma, presso la Casa del Cinema, insieme a Studio Universal, alle ore 12, dopo una mattinata dedicata ai finalisti, con un incontro coordinato, per il Direttivo SNGCI, da Maurizio di Rienzo.

L’elenco dei 12 finalisti:37°4S (Adriano Valerio); Ammore (Paolo Sassanelli); Bella di papà (Enzo Piglionica); Dreaming Apecar (Dario Samuele Leone); Emilio (Emilio Cretella); Io… donna (Pino Quartullo); La fuga (Max Croci); Margerita (Alessandro Grande); Matilde (Vito Palmieri); Recuiem (Valentina Carnelutti); Rumore bianco (Alessandro Porzio); Settanta (Pippo Mezzapesa).

Il cinema italiano trova il Sacro Gra, scopre la Grande Bellezza, ma serve sempre uno Zalone a far primavera

Gianfranco Rosi

Gianfranco Rosi

Il 2013 cinematografico ha visto il cinema italiano concentrato ancora una volta sulla commedia, con qualche tentativo volto a diversificare l’offerta, puntando finalmente su più generi, accompagnato da segnali importanti. Mi riferisco tanto al Leone d’Oro conseguito da Gianfranco Rosi per il suo Sacro Gra alla 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia quanto al Marc’Aurelio d’Oro assegnato ad Alberto Fasulo (Tir) all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Rappresentano infatti il segnale di una tendenza, ancora non del tutto definitiva, volta ad annullare la distanza, in fondo ideologica, fra il documentario e il “film di finzione”, ed evidenziano inoltre quanto sia necessario al nostro cinema riscoprire gusto ed intuito per una “sana” sperimentazione e porre attenzione al reale con uno sguardo finalmente inedito e non standardizzato, che possa stimolare il pubblico più che assecondarlo.
Resta da sciogliere il nodo della distribuzione, non sempre particolarmente coraggiosa nei confronti di determinate realizzazioni, preferendo, fatte le dovute eccezioni, puntare per lo più su fenomeni di risonanza mediatica, in nome dell’incasso garantito. Pensiamo a Salvo, il film diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, vincitore de La Seimane de la Critique al 66mo Festival di Cannes, la cui uscita in sala era stata inizialmente garantita in Francia ma non in Italia, ponendovi infine “salvifico” rimedio.

Alberto Fasulo

Alberto Fasulo

Anche il cinema d’autore ha dato qualche segno d’inedita vitalità, riuscendo spesso ad abbandonare rigidi schemi rappresentativi, fra accademismo e virtuosismi fini a se stessi, per rinnovarsi con intelligenza ed intuitivo spirito d’adattamento, così da andare incontro alle diverse esigenze fruitive di un pubblico sempre più eterogeneo. Sono state quindi messe in scena delle opere diseguali nella loro resa complessiva e forse non del tutto all’altezza di precedenti realizzazioni, ma comunque capaci di offrire un respiro più ampio, valide anche al di là dei nostri confini. E’ il caso de La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, in cui appaiono evidenti sia caratteristiche proprie dell’autore, come la composizione fluida delle immagini, una narrazione vivida e il piacere del racconto, sia la volontà di riscoprire i generi cinematografici ed esplorare diverse modalità nella loro caratterizzazione complessiva, dal melodramma al thriller, offrendo alla pellicola una connotazione ed una validità complessiva di stampo europeo.
E’ quanto si può riscontrare anche in Educazione Siberiana, adattamento dell’omonimo romanzo di Nicolai Linin (2009, Einaudi Editore) messo in atto da Gabriele Salvatores insieme agli sceneggiatori Guido Rulli e Stefano Petraglia. Continua a leggere

Il grande Gatsby

il-grande-gatsby-L-Asw_LYFilm d’apertura al 66mo Festival di Cannes e quarto adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald (The Great Gatsby, 1925) dopo le trasposizioni datate 1974 (Jack Clayton), 1949 (Elliot Nugent), 1926 (Herbert Brenon), Il grande Gatsby, diretto da Baz Luhrmann (anche sceneggiatore, insieme a Craig Pearce), non mi ha particolarmente convinto, avvertendo come principali emozioni un senso generale di straniamento visivo e qualche momento di noia frammisto ad un vago interesse, in particolare riguardo l’interpretazione offerta da Leonardo DiCaprio nei panni di Gatsby, capace di conferire al personaggio le sfumature proprie di una personalità contraddittoria, pur se lontane da una suggestione concretamente introspettiva.

Tobey Maguire

Tobey Maguire

Personalmente non mi sono mai scandalizzato per la trasposizione sul grande schermo di opere letterarie, in particolare se più che seguire fedelmente il testo si riesce a coglierne lo spirito, adattandolo alla propria interpretazione autoriale, offrendo al riguardo una coerente caratterizzazione, così come mi ha sempre affascinato la contaminazione fra più generi musicali, quindi non mi straccio le vesti per la mescolanza tra jazz ed hip hop della colonna sonora (opera di Craig Armstrong, con l’apporto del rapper Jay Z).
Più semplicemente, ho avvertito la mancanza durante la visione del Luhrmann’s touch, la sua sfrontata ma seducente rivisitazione dei canoni narrativi tradizionali, qui assolta solo formalmente tramite una messa in scena sin troppo rutilante e chiassosa, in costante dicotomia con una sorta di rispetto per la letterarietà della pagina scritta, seguita spesso attraverso modalità didascaliche e cogliendone meccanicamente la dualità sogno/realtà espressa da Fitzgerald, stemperandosi a livello cinematografico in un pragmatico classicismo.

Leonardo DiCaprio

Leonardo DiCaprio

La vicenda ha inizio in un nosocomio dove Nick Carraway (Tobey Maguire), avvinazzato e depresso, narra allo psichiatra, anzi mette per iscritto su invito di quest’ultimo, quanto accaduto anni prima, nella primavera del 1922, quando, aspirante scrittore, si trasferiva dal Midwest a New York, precisamente a Long Island, West Egg, prendeva possesso di una modesta dimora ed iniziava una carriera di agente finanziario.
Sull’altra riva, East Egg, abitava la cugina Daisy (Carey Mulligan), sposata con Tom Buchanan (Joel Edgerton), facoltoso possidente giocatore di polo ed impenitente donnaiolo, mentre oltre la siepe del proprio giardino a far da confine, si ergeva maestosa la villa del misterioso Jay Gatsby (DiCaprio), pronta ad accogliere ogni sera opulenti raduni di gente facoltosa.
Invitato ad uno di tali ricevimenti, Nick aveva modo di conoscere l’affascinante padrone di casa, del quale diveniva ben presto amico, condividendone ogni segreto, come l’amore mai sopito per Daisy, nella convinzione di poter recuperare il passato ed adattarlo alle sue esigenze …

Carey Mulligan e DiCaprio

Carey Mulligan e DiCaprio

La Jazz Age essenzializzata nel romanzo, il periodo di speculazione immediatamente successivo al Primo Conflitto, cui seguirà la Grande Depressione, che vedeva protagonista la “generazione perduta” nel coltivare il proprio sogno di una prosperità fittizia, fra gioventù e bellezza, decadenza ed imminente dissoluzione, resta inevitabilmente sullo sfondo, così come la contrapposizione nel perseguire da parte di Gatsby, pur con una condotta di vita non proprio adamantina, un personale ideale da “puro di cuore”, aperto alla speranza e all’anelito illusorio di un passato che non potrà più tornare, salvo far risaltare entrambe le tematiche alla bisogna, quasi un contrappunto intimista e dolente espresso in qualità d’intervallo al frastuono generale. Frenetico e ridondante nei movimenti di macchina, con insistite riprese dall’alto, Luhrmann pur affidandosi al carisma di DiCaprio (mentre Maguire appare sin troppo “stranito senza un motivo” e la Mulligan realizza solo in superficie la “noncuranza” di Daisy) offre una modernizzazione sofferente di una visionarietà artefatta, fredda e programmatica, alla lunga stancante, che non riesce a concretizzarsi come vera e propria cifra stilistica.

il-grande-gatsby-L-c9H4ZLQuando il film prende momentaneamente le distanze dall’eccesso ad oltranza, e si concentra sui personaggi (come il primo incontro tra Daisy e Gatsby, o il dialogo chiarificatore nella stanza d’albergo con Tom), sembra acquisire un maggiore respiro, i movimenti della mdp appaiono più meditati, in particolare nei primi piani, e si scrolla di dosso quella ridondanza “ricca solo della visione di sé”, riprendendo e parafrasando le parole di Fitzgerald.
Ma intanto la sensazione di un procedere per accumulo ha preso consistenza e si giunge stancamente ad un finale capace comunque di colpire, con quel corpo galleggiante nelle acque della piscina, ormai in fin di vita, sacrificio estremo e amara ricompensa di chi ha creduto “nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi”, nel vagheggiare di poterla prendere in mano (“Ci è sfuggito allora, ma non importa: andremo più in fretta domani, allungheremo ancora di più le braccia … e una bella mattina …”), la quale fa sì che “continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato”. Che dire in conclusione? Un film da vedere e, probabilmente, da dimenticare, un giro sin troppo lungo su un vorticoso ottovolante, che a volte si ferma a mezza quota, per poi riprendere a ruotare, spinto dalla forza d’inerzia di una pomposa vacuità.

“I film di Cannes a Roma”: il programma

i-film-di-cannes-a-roma-il-programma-L-OP2gYzPrenderà il via domani, venerdì 14 giugno, la rassegna cinematografica I film di Cannes a Roma, organizzata da Georgette Ranucci, Marco Valsania e Fabio Fefè, presso le sale di cui sono esercenti (rispettivamente Alcazar, Eden, Greenwich e Quattro Fontane), grazie anche al contributo delle testate giornalistiche Il Fatto Quotidiano e Nottola Sera, oltre al patrocinio del Sindacato Giornalisti Cinematografici e del Sindacato Critici Cinematografici, della quale ho già scritto in un precedente articolo.
Di seguito, riporto il programma della kermesse, rimandando i lettori per ogni informazione su prenotazioni ed eventuali variazioni al sito http://www.nottolasera.it/ifilmdicannesaroma

i-film-di-cannes-a-roma-il-programma-L-OIPNHgVenerdì 14 giugno: Quattro Fontane (Sala 2), ore 20.30 e 22.30, Nebraska (Alexander Payne). Eden (Sala 2), ore 19.30, Ophelia (cortometraggio, Annarita Zambrano); ore 20, A Touch of Sin (Jia Zhang-ke); ore 22.30, Henri (Yolande Moreau). Sabato 15 giugno: Quattro Fontane (Sala 2), ore 18, The Congress (Ari Folman); ore 20.30, Un chateau en Italie (Valeria Bruni Tedeschi); ore 22.30, The Lunchbox (Ritesh Batra). Eden (Sala 2), ore 18, Lucky Luciano (Francesco Rosi); ore 20.30 e ore 22.30, Salvo (Fabio Grassadonia e Antonio Piazza). Domenica 16 giugno: Quattro Fontane (Sala 2), ore 17.30 e ore 20.45: La vie d’Adèle (Abdellatif Kechiche). Eden (Sala 2), ore 18.30 e ore 22.30, El verano de los peces voladores (Marcela Said); ore 20.30, Les Apaches (Thierry de Peretti).

i-film-di-cannes-a-roma-il-programma-L-TwgNRpLunedì 17 giugno: Eden (Sala 1), ore 18, Henri (Yolande Moreau); ore 20.15, Like Father, Like Son (Hirokazu Kore-da); ore 22.30, Jeune & Jolie (Francois Ozon). Alcazar (Sala unica), ore 18.30, Les Apaches (Thierry de Peretti); ore 20.30, Un chateau en Italie (Valeria Bruni Tedeschi); ore 22.30, The Congress (Ari Folman). Martedì 18 giugno: Eden (Sala 1), ore 18.30, Henri (Yolande Moreau); ore 20.15, The Immigrant (James Gray); ore 22.30, Les Garcons et Guillaume, à table! (Guillaume Gallienne). Greenwich (Sala 1), ore 18.00, Salvo (Fabio Grassadonia e Antonio Piazza); ore 20.15, Like Father, Like Son (Hirokazu Kore-da); ore 22.30, Jeune & Jolie (Francois Ozon). Alcazar (sala unica), ore 18, Magic Magic (Sebastian Silva); ore 20, The Congress (Ari Folman); ore 22.30, A Touch of Sin (Jia Zhang-ke).

i-film-di-cannes-a-roma-il-programma-L-KJsx8nMercoledì 19 giugno: Greenwich (Sala 1),ore 18, The Lunchbox (Ritesh Batra); ore 20.15, Le passé (Asghar Farhadi); ore 22.30, The Immigrant (James Gray). Alcazar (Sala Unica),ore 18, La jaula de oro (Diego Quemada-Diez); ore 20.30, Les Garcons et Guillaume, à table! (Guillaume Gallienne); ore 22.30, Magic Magic (Sebastian Silva). Giovedì 20 giugno: Greenwich (Sala 1), ore 19.30, Ophelia (cortometraggio, Annarita Zambrano); ore 20.15, Le passé (Asghar Farhadi); ore 22.30, The Lunchbox (Ritesh Batra). Alcazar (Sala Unica), ore 18 e ore 22.30, The Selfish Giant (Clio Barnard); ore 20.15, La jaula de oro (Diego Quemada-Diez).

La grande bellezza

la-grande-bellezza-L-W83yZLLa grande bellezza, scritto (insieme a Umberto Contarello) e diretto da Paolo Sorrentino, già dalla sua presentazione, in concorso, al 66mo Festival di Cannes, si è rivelato un film capace di sorprendere e spiazzare, destinato a convivere, a parere di chi scrive, almeno sino alla definitiva consegna ai posteri (il tempo può essere galantuomo, anche in campo cinematografico), tra estimatori e detrattori a contendersi il campo in eguale misura. Assolutamente da vedere, la pellicola rappresenta l’ulteriore affermazione di un autore capace d’imprimere alle sue opere un notevole fascino visivo, grazie ad immagini felicemente intarsiate (un plauso alla fotografia di Luca Bigazzi) nella loro sfrontata scomposizione giocata sull’alternanza fra carrellate e primi piani di persone, luoghi, oggetti, unite da una valida colonna sonora (Lele Marchitelli), a sua volta in grado d’esprimere disinvolti e stranianti voli pindarici (da The Lamb, eseguita da The Choir of Temple Church a Mueve la colita, El Gato dj, passando per Far l’amore, di Bob Sinclair e Raffaella Carrà).

Roberto Herlitzka e Toni Servillo

Roberto Herlitzka e Toni Servillo

Fra qualche insistito estetismo ed una certa ridondanza verbale, in particolare a livello di citazioni letterarie, a volte troppo didascaliche, La grande bellezza si delinea come un affresco a suo modo geniale e spietato, un ipnotico susseguirsi di toni grotteschi, surreali ed intimisti.
Va in scena un’ “umana commedia” (riguardo il divino, vi è rimasto poco o nulla, vedi il cardinale interpretato da Roberto Herlitzka, esperto in ricette per salvare la buona cucina, non certo l’anima), la decadenza propria di una determinata classe intellettuale, rappresentata dal protagonista Jep Gambardella (Toni Servillo, splendida maschera, tra disincantato cinismo e poesia), scrittore 65enne fermo al suo primo romanzo, L’apparato umano, risalente a quarant’anni orsono ed ora annoiato giornalista mondano.
I componenti della suddetta cerchia avevano in sè la capacità d’imprimere una svolta inedita al paese, un’alternativa forte e concreta alla decadenza morale che iniziava a bussare alle porte a partire dal periodo immediatamente successivo al boom economico, ma si arroccavano tra i vezzi di una presunta superiorità, incuranti del marcio insinuatosi man mano in ogni livello sociale, assecondandone l’evoluzione, placidamente integrati in un sistema volto ad uniformare ogni cosa, servendosi del collante dell’apparenza sfrontata, fra vuoto e volgarità, e per di più nell’irrisolta dicotomia comportamentale fra condanna da bravi benpensanti e forte attrazione.

Carlo Verdone e Servillo

Carlo Verdone e Servillo

A far da sfondo a questo viaggio nei vari gironi, fra ignavia, accidia, stelle televisive e/o cinematografiche in disarmo, poeti silenti, pseudo artiste concettuali, bambine istigate all’arte, giovani suicidi, botox serializzato, vi è Roma, la Capitale, la quale sembra gridare inni al cielo attraverso le antica vestigia così acclamate dai turisti e dimenticate dai più, distaccandosi spiritualmente dai moderni baccanali che ogni sera d’estate riempiono le terrazze di lussuosi appartamenti o i giardini delle grandi ville. Sono questi i luoghi dove Jep vaga come un novello Virgilio, accompagnando Sorrentino/Dante nella visualizzazione di un mondo in cancrena, in cui si riesce ad avvertire un minimo di conforto e ritrovata, primigenia, purezza nei due personaggi di Romano (Carlo Verdone) e Ramona (Sabrina Ferilli). Rispettivamente scrittore teatrale, non certo di successo, ma che crede nella propria arte, espressa con un forte richiamo alla tradizione, e spogliarellista relativamente avanti negli anni, ingenua e disadattata, sono ambedue capaci d’esprimere un candore disarmante, genuino, non artefatto, nel porsi dinnanzi la vita, consapevoli o meno di come un’apparente sconfitta possa assumere i contorni di una vittoria se avviene all’interno dell’affermazione del proprio io e di ciò in cui si crede, quando il mondo sembra prendere tutt’altra direzione.

Sabrina Ferilli

Sabrina Ferilli

Ecco che Jep vede vacillare man mano il suo cinismo pratico, adatto ad ogni occasione (la scena del funerale), assecondando un mutamento dai contorni spirituali o comunque metafisici, rafforzati dall’incontro con un’anziana suora missionaria, il cui decadimento fisico sino alla consunzione, in nome di una forte fede come valore portante, si contrappone al lento disfacimento di chi ha sprecato il proprio talento in attesa di un’ispirazione superiore che dovrebbe invece essere espressione della propria interiorità, sino a cristallizzarsi simbolicamente nel ricordo di un amore giovanile, probabile fiore non colto o coltivato senza la dovuta attenzione.
La grande bellezza allora potrà anche assumere le sembianze di una semplice suggestione, un ritorno alle proprie origini con animo sgombro e puro, allineando il proprio sguardo a quello primigenio di un bambino in procinto d’iniziare la sua avventura nel mondo, la capacità di rinascere attingendo dal proprio passato per vivere meglio il presente, mentre Roma, racchiusa nel piano sequenza sul quale scorrono i titoli di coda, si fa forte della sua sospensione temporale, nell’attesa di un ritorno o dell’ultimo saluto.

Dal 14 al 20 giugno“I film di Cannes a Roma”

dal-14-al-20-giugnoi-film-di-cannes-a-roma-L-DeaSPwSi è temuto sino all’ultimo che, in seguito ai tagli imposti dall’amministrazione comunale della Capitale, la consueta rassegna Cannes a Roma quest’anno non potesse andare in porto, invece oggi gli organizzatori della kermesse Georgette Ranucci, Marco Valsania e Fabio Fefè ne hanno annunciato il regolare svolgimento, dal 14 al 20 giugno, presso le sale di cui sono esercenti (rispettivamente Alcazar, Eden, Greenwich e Quattro Fontane), grazie anche al contributo delle testate giornalistiche Il Fatto Quotidiano e Nottola Sera, oltre al patrocinio del Sindacato Giornalisti Cinematografici e del Sindacato Critici Cinematografici.
Cambia la denominazione dell’evento, ora I film di Cannes a Roma, così da differenziarsi dalle precedenti edizioni (sedici), vista l’assenza dei fondi comunali e di quelli dell’ANEC Lazio.

dal-14-al-20-giugnoi-film-di-cannes-a-roma-L-xtU7yGIl programma dettagliato della manifestazione, con l’indicazione di giorno e ora di proiezione dei film (tutti in versione originale con sottotitoli) sarà consultabile a breve sul sito http://www.nottolasera.it/ifilmdicannesaroma, comunque ne sono stati già annunciati i titoli, assicurando la presenza di opere premiate tanto nell’ambito della selezione ufficiale che nelle altre sezioni del 66mo Festival di Cannes, come potete leggere nell’elenco pubblicato di seguito, corredato dall’indicazione dell’eventuale premio assegnato. Ingresso: 8 euro (ridotto 5 euro per under 30, over 65 e con il coupon de Il Fatto Quotidiano).

dal-14-al-20-giugnoi-film-di-cannes-a-roma-L-JK1OmOSelezione Ufficiale: La vie d’Adele (Abdellatif Kechiche. Palma d’oro e Premio Fipresci); Like Father, Like Son (Hirokazu Kore-Eda. Premio della GiuriaMenzione Speciale della Giuria Ecumenica); Nebraska (Alexander Payne. Migliore attore protagonista– Bruce Dern -); The Past (Asghar Farhadi. Migliore attrice protagonista – Berenice Bejo- Premio della Giuria Ecumenica); A Touch of Sin (Jia Zhang-ke. Migliore sceneggiatura); Jeune et Jolie (Francois Ozon); A Castle in Italy (Valeria Bruni Tedeschi); The Immigrant (James Gray). Un Certain regard:La jaula de oro (Diego Quemada-Diez. Premio Un Certain Talent, Premio Gillo Pontecorvo).

dal-14-al-20-giugnoi-film-di-cannes-a-roma-L-QcizyNQuinzaine des realisateurs: The Congress (Ari Folman); The Selfish Giant (Clio Barnard. Premio Label Europa Cinémas); La Danza de la Realidad (Alejandro Jodorowsky); Ilo Ilo (Anthony Chen. Camera D’or); L’Eté des poissons volants (Marcela Said); Les garcons et Guillaume, à table! (Guillaume Gallienne. Premio Art Cinéma, Premio SACD); Les Apaches (Thierry de Peretti); Magic Magic (Sebastian Silva); Henry (Yolande Moreau). Semaine de la critique: Salvo (Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Gran Premio e Premio Rivelazione. Il film ha ora un distributore, Good Film, 30 copie dal 27 giugno). The Lunchbox (Ritesh Batra. Grand Rail D’Or).