Archivi tag: Alfred Hitchcock

Doris Day, lo smagliante sorriso della “vecchia Hollywood”

American actress and singer Doris Day, circa 1955. (Photo by Silver Screen Collection/Getty Images)

Ci lascia Doris Day (Doris von Kappelhoff all’anagrafe, Cincinnati, Ohio, 1922), morta oggi, lunedì 13 maggio, a Carmel, California, cantante ed attrice cinematografica, indimenticabile interprete di film musicali, ma anche drammatici, oltre a brillanti commedie in cui poteva dare adito alla sua naturale propensione verso una comicità  spigliata, cui si univa quel particolare fascino, in parte oggetto di attenti studi relativi all’immagine ad opera del consorte Martin Melcher, impresario musicale, costituito da un suggestivo punto d’incontro tra timidezza e sfrontata esuberanza, sempre ostentando un’integra moralità da brava ragazza americana, quest’ultima spesso bersaglio di perfide battute, come quella, famosa, esternata da Groucho Marx: “E’ da tanto che sto in giro, mi ricordo perfino di quando Doris Day non era ancora vergine”. La passione per la musica ed i successivi studi rivolti alla danza e al canto ricevettero certo influenza dalla professione paterna (organista, maestro di coro ed insegnante di violino), iniziando ad affermarsi come cantante sul finire degli anni ’40, quando incise i primi dischi e  prese parte a varie trasmissioni radiofoniche, per esordire infine al cinema nel 1948 con Amore sotto coperta (Romance On The High Seas), regia di Michael Curtiz, con il quale l’attrice girò altri tre film (Musica per i tuoi sogni, My Dream Is Yours, 1949; Chimere, Young Man With A Horn, 1950;  I’ll see you in my dreams, 1951). Continua a leggere

Milano, MIC-Museo Interattivo del Cinema: “Cary Grant. Divo tormentato”

Cary Grant (Cinefilia Ritrovata)

Da martedì  2 a venerdì  26 aprile, al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenterà  Cary Grant. Divo tormentato, una panoramica sulla filmografia dell’attore più amato dal maestro del brivido, Alfred Hitchcock. Archibald Alexander Leach all’anagrafe (1904-1986), Cary Grant ha reso sullo schermo in tutte le sue interpretazioni un fascino naturale, ammantato, rara avis, di toni tanto romantici quanto ironici, fra indubbia eleganza e trascinante simpatia, quest’ultima scaturente sia dallo sguardo, sia da un sorriso spesso spiazzante. Anche se il divo e l’uomo comune erano in fondo, come lo stesso attore ebbe a dichiarare, espressione  di un’identica personalità, o forse proprio per questo, l’ombra di una profonda inquietudine non mancò di caratterizzare l’esistenza di Grant: lo rivela il documentario Cary Grant – Dietro lo specchio (Becoming Cary Grant, Mark Kidel, 2016), che sarà proiettato in esclusiva nell’occasione di questo omaggio, insieme, fra gli altri, a tre titoli intramontabili del citato Hitchcock, Intrigo internazionale (North by Northwest, 1959),  Notorious – L’amante perduta (1946) e Caccia al ladro (To Catch a Thief, 1955), o L’erba del vicino è sempre più verde ( The Grass is Greener, Stanley Donen, 1960), Ho sognato un angelo  (Penny Serenade,  George Stevens, 1941),  e poi altre pellicole di Cukor e Capra, senza dimenticare la scatenata screwball comedy di Howard Hawks Bringing Up Baby (Susanna!), 1938, coprotagonista una splendida Katharine Hepburn.

Milano, il MIC-Museo Interattivo del Cinema omaggia Alfred Hitchcock e Mauro Bolognini

Alfred Hitchcock (Biografieonline)

Da oggi, martedì 2, al MIC-Museo Interattivo del Cinema di Milano, prenderà il via, fino a domenica 28 ottobre, a cura di Fondazione Cineteca Italiana, una rassegna  dedicata al periodo britannico di Alfred Hitchcock (1899-1980), dal 1925 al 1940, anno quest’ultimo in cui si trasferì ad Hollywood, su invito del produttore David O. Selznick, durante il quale diresse 23 film, di cui 9 muti. Il maestro della suspence esordì a soli 26 anni come regista (The pleasure garden, 1925, non considerando Number thirteen, 1922, rimasto incompiuto), lasciando un segno ben preciso nella produzione britannica, tra film muti (The lodger, 1926) e sonori (Blackmail, 1929; The thirty- ninesteps, 1935): sono opere attraversate tanto da un certo umorismo, quanto da un’evidente ricerca formale nel costruire il meccanismo della tensione narrativa, andando a creare una linea di demarcazione  tra cio che viene portato a conoscenza dello spettatore e ciò che sa il personaggio in scena, rendendo così palpabile uno stato d’ ansia, rafforzato spesso da musiche a tema, luci ed ombre; tutte caratteristiche che si ritroveranno anche nelle opere americane, nelle quali però l’intreccio narrativo andrà ad acquisire maggiore complessità, dominato dai temi dell’angoscia e della colpa (presunta), della perdizione e della perversione, sino alla sublimazione delle ambiguità sessuali. Da evidenziare i due appuntamenti speciali con la musica dal vivo: domenica 7 ottobre alle ore 17 vi sarà la proiezione del citato Blackmail con accompagnamento musicale di Antonio Zambrini, mentre domenica  21 ottobre alle ore 17  The Lodger verrà musicato da Francesca Badalini. Continua a leggere

Milano, Cinema Spazio Oberdan: “L’arte di James Stewart”

James Stewart (Meredy)

Ha preso il via lo scorso 29 giugno al Cinema Spazio Oberdan di Milano, a cura di Fondazione Cineteca Italiana, L’arte di James Stewart, una personale, programmata fino al 20 luglio, composta da 14 lungometraggi che vedono protagonista uno degli interpreti più amati di Hollywood, simbolo perfetto dell’“uomo qualunque”, l’americano medio e la sua fermezza di principi, spesso dalla sofferta esternazione, fra idealismo ed ottimismo.
James Stewart (James Maitlandt Stewart all’anagrafe, 1908-1997) scoprì la sua passione per il teatro una volta conclusi gli studi di architettura, calcando quindi le scene di Broadway, dove conseguì i primi successi con una nota compagnia teatrale dell’epoca, la University Player’s; una volta trasferitosi ad Hollywood, dopo qualche ruolo non del tutto azzeccato, l’incontro con Frank Capra, che vide in lui l’ideale protagonista di You Can’t Take it with You (1933, L’eterna illusione), permise a Stewart di dare vita ad un percorso professionale all’insegna di una notevole versatilità, andando quindi a spaziare fra diversi generi cinematografici (commedia, western, thriller), sempre diretto da grandi registi, quali, fra gli altri, il citato Capra, John Ford, Alfred Hitchcock, Otto Preminger, Anthony Mann, Ernst Lubitsch.
Da ricordare, tra i riconoscimenti, l’Oscar conseguito nel 1941 per la sua interpretazione del reporter Connor in  The Philadelphia Story (1940; Scandalo a Filadelfia, George Cukor, titolo purtroppo assente in cartellone) e quello alla carriera nel 1985.

Ascensore per il patibolo (Ascenseur pour l’échafaud, 1958)

Parigi, fine anni ’50. Florence Carala (Jeanne Moreau) e Julien Tavernier (Maurice Ronet) sono amanti.
La donna è sposata con il ricco industriale Simon Carala (Jean Wall), alle cui dipendenze lavora Julien, che ha alle spalle un passato da militare in Algeria ed Indocina. I due progettano l’omicidio di Simon, studiano il da farsi nei minimi particolari così da simulare un suicidio, ma l’uomo, una volta portato a compimento il piano, nel salire in auto nota un particolare lasciato inopinatamente a bella vista vicino al luogo del delitto e si affretta a porvi rimedio, entrando però in ascensore proprio nel momento in cui il custode provvede a staccare la corrente elettrica. E’ sabato, Julien cerca in tutti i modi di venir fuori dall’incresciosa situazione, mentre il giovane scapestrato Louis (Georges Poujouly) si appresta a rubargli l’auto così da dirigersi insieme alla sua ragazza, la fioraia Veronique (Yori Bertin), fuori città. Florence intravede il veicolo, ma crede che alla guida vi sia il suo amante: tristi pensieri si agitano nella mente, vaga sconsolata e solitaria per le vie cittadine, incurante della pioggia, alla vana ricerca dell’uomo nei locali che era solito frequentare.
Nel frattempo i due giovani hanno fatto tappa in un motel e conosciuto una coppia di turisti tedeschi, marito e moglie, dando come generalità quelle di Tavernier, presto ricercato per omicidio una volta che Louis uccide i due coniugi nel tentativo di sottrarre loro l’auto. Intanto Florence … Continua a leggere

Allied – Un’ombra nascosta

allied_online_payoff_1-sht-2_jpg_1400x0_q851942.Il comandante d’aviazione canadese Max Vatan (Brad Pitt) viene paracadutato nel deserto del Marocco francese; collaboratore in qualità di agente segreto del SOE (Special Operations Executive) britannico, organizzazione voluta da Winston Churchill per il sabotaggio delle linee tedesche in Europa, Max, una volta prelevato dal contatto locale, viene a conoscenza della sua missione, recarsi al Café Rivoli di Casablanca così da incontrare “una donna con il vestito viola”, che si rivelerà essere una combattente della Resistenza francese, anch’essa collaboratrice del SOE, l’affascinante Marianne Beauséjour (Marion Cotillard).
I due dovranno fingere di essere una coppia sposata, i Berne, frequentare la variegata compagine sociale che bazzica nel locale, per lo più collaborazionisti di Vichy, così da ricevere l’invito ad un ricevimento in onore dell’ambasciatore tedesco, che dovranno far fuori. L’obiettivo verrà raggiunto, ma intanto le schermaglie fra la coppia, messe in atto anche per assecondare la recita degli sposini felici (con particolare zelo profuso da Marianne: “è la mia tecnica per fingere i sentimenti. Provarli davvero”), sono sfociate in un’ardente passione. Continua a leggere

Milano, le rassegne della Fondazione Cineteca Italiana

cdm_logoDal 28 dicembre al 4 gennaio in occasione del progetto Cantierememoria, manifestazione promossa e prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, che ha avuto inizio alla Casa della Memoria del capoluogo lombardo l’1 dicembre per concludersi il 6 gennaio, la Fondazione Cineteca Italiana presenterà al MIC – Museo Interattivo del Cinema Cantierecinema, una rassegna cinematografica ad ingresso libero sui temi della Liberazione e della Memoria visti dal mondo del cinema.
I film in programma: Kapò (1959) di Gillo Pontecorvo, che racconta la storia di una giovane ebrea che da carnefice si trasforma, per amore, in martire; Night Will Fall – Perché non scenda la notte (2014) diretto dal documentarista e docente universitario Andrè Singer e realizzato da alcuni cinereporter inglesi e al cui montaggio contribuì anche Alfred Hitchcock; Suite francese (2015) di Saul Dibb, tratto da un’opera incompiuta della grande scrittrice ucraina Irène Némirowsky, melodramma elegante ma privo di compiacimenti, rigoroso ed essenziale nell’esprimere l’eterna lotta fra ragione e sentimento e infine Un condannato a morte è fuggito (1956) di Robert Bresson, storia vera che racconta la tremenda fuga di un partigiano dalle prigioni naziste. Continua a leggere