Archivi tag: Cesare Zavattini

Ladri di biciclette (1948)

Roma, fine anni ‘40. Antonio Ricci (Lamberto Maggiorani), disoccupato da due anni, ottiene finalmente un posto di lavoro, attacchino municipale, a condizione, però, di possedere una bicicletta.
Non resta che spignorarla al Monte di Pietà, sacrificando, su iniziativa della moglie Maria (Lianella Carell), le lenzuola di casa, “si può dormire anche senza”; Antonio è al settimo cielo, uno stipendio, per di più comunale, la possibilità degli assegni familiari, ma proprio il primo giorno del nuovo mestiere, mentre sta attaccando un manifesto, il velocipede gli viene rubato sotto i suoi occhi, nella frazione di un attimo.
Antonio si reca al commissariato per sporgere denuncia, che viene accolta con fare distratto, se ne rubano tante di biciclette a Roma, vi sono affari più urgenti da sbrigare, come gestire l’ordine riguardo alcuni comizi, è stato comunque registrato il numero di matricola, nel caso venisse rinvenuta sarà avvisato.
All’uomo, in preda ad un comprensibile sconforto,  non resta che mettersi alla ricerca di quanto gli è stato sottratto, insieme ad alcuni amici ed accompagnato dal figlioletto Bruno (Enzo Staiola), garzone presso una pompa di benzina, iniziando da Piazza Vittorio e proseguendo a Porta Portese. Continua a leggere

Un ricordo di Neil Simon

Neil Simon (Movieplayer)

Ci lascia il commediografo e sceneggiatore americano Neil Simon (Marvin Neil all’anagrafe, New York, 1927), morto oggi, domenica 26 agosto, a Manhattan.
Attivo in teatro a partire dagli anni Sessanta, le sue pièces  denotano uno stile tanto sobrio quanto graffiante nel delineare, con toni da commedia e sulla base di un impianto drammaturgico piuttosto solido, fra dialoghi brillanti e battute al fulmicotone, pregi e difetti della middle class americana.
Stilemi quelli descritti idonei ad offrire opportuno risalto alle prestazioni attoriali, sia sul palcoscenico che sul grande schermo, come dimostrano i vari adattamenti cinematografici delle sue opere, per la maggior parte curati da Simon stesso. Continua a leggere

Ricordando Ermanno Olmi: Il posto (1961)

Ermanno Olmi

Il cinema piange per la scomparsa di uno  dei suoi autori più eclettici, poetici e visionari, Ermanno Olmi (Treviglio, 1931), deceduto nella notte di ieri, domenica 6 maggio, ad Asiago. Regista, cinematografo e teatrale, oltre che sceneggiatore,  scevro da schemi o ideologie, consapevole dei propri mezzi espressivi,  sin dagli esordi si è lasciato andare a libertà stilistiche e narrative mai fini a se stesse,  reinventandosi, in seguito, nel suo personale cammino autoriale, così da affermarsi  quale cantore di un cinema ancora capace di nutrirsi del racconto storico, dell’allegoria fiabesca, di atavici ricordi. Il tutto arricchito da un tocco elegiaco nel descrivere uomini semplici alle prese con la rituale quotidianità e gli accadimenti in cui si trovano coinvolti, ponendo risalto  ad una esemplare minuziosità antropologica (come ne L’albero degli zoccoli, 1978, probabilmente il suo capolavoro, girato in dialetto bergamasco, che vinse la Palma d’Oro al 31mo Festival di Cannes). Trasferitosi a Milano negli anni ’50, frequentò i corsi di recitazione dell’Accademia d’Arte Drammatica, trovando poi impiego presso la società Edisonvolta, occupandosi delle attività ricreative aziendali; gli vienne proposto di girare per la società un documentario (La diga sul ghiaccio, 1953),  dando il via così ad un’intensa attività di documentarista industriale, che gli permise di affinare le sue conoscenze tecniche, passando al lungometraggio ancora avallendosi del genere documentario, pur declinato in film (Il tempo si è fermato, 1960). Continua a leggere

Io sono Tempesta

(Movieplayer)

Roma, tempi nostri. Numa Tempesta (Marco Giallini), facoltoso imprenditore (gestisce un fondo di un miliardo e mezzo di euro), vive in un lussuoso albergo, che ha comperato in attesa di poterlo rivendere. Salutista, di bell’aspetto e dotato di un naturale carisma, il nostro conduce una vita solitaria, a parte i rapporti di lavoro ed il momentaneo “conforto” offerto da tre “radiose” escort, studentesse in Psicologia, per quanto, manifestando una certa anaffettività, appaia piuttosto distaccato nel relazionarsi col prossimo.
Certo, vi è sempre il denaro a svolgere il compito di opportuno mediatore e congruo placebo per ogni malanno, ma i fantasmi di un recente passato, i rimproveri paterni in particolare, sono pronti a riapparire ogni notte, impedendogli di dormire. Tempesta intende dare vita ad un grande progetto, trasformare una zona brulla del Kazakistan in un centro residenziale, è riuscito a convincere gli investitori, però i suoi legali lo informano di come una condanna inflittagli qualche anno addietro sia ora divenuta esecutiva: unica alternativa alla galera, trascorrere un anno all’interno di un centro d’accoglienza, prestando opera d’assistenza e conforto ai bisognosi. Con i consueti modi affabili e compiacenti, l’uomo d’affari cercherà d’ingraziarsi la direttrice del centro, Angela (Eleonora Danco), ma quest’ultima, fervente cattolica ed attivista di ferro, ha dedicato dieci anni della sua vita all’attività di volontariato, gli darà parecchio filo da torcere. Continua a leggere

Vittorio Taviani (1929-2018)

Vittorio Taviani (FilmTV)

E’ morto ieri, domenica 15 aprile, a Roma, il regista e sceneggiatore Vittorio Taviani (San Miniato, PI, 1929); insieme al fratello Paolo, di due anni più giovane, ha realizzato capolavori indiscussi, tratteggiando, unendo poesia ed impegno politico, le molteplici  contraddizioni proprie del nostro paese, prendendo spunto da avvenimenti storicamente accaduti, così come dalla letteratura. Coniugando all’interno della messa in scena realismo, rigorosità, gusto visionario, assecondando, quando necessario, le linee proprie del melodramma, hanno offerto in buona sostanza una certa consistenza affabulante ed avvincente al racconto cinematografico. L’attività di Vittorio risulta del tutto in simbiosi con quella di Paolo: ambedue abbandonarono presto gli studi di Giurisprudenza assecondando la loro passione per la Settima Arte dirigendo insieme a Valentino Orsini il Circolo del Cinema di Pisa e dando vita nel 1954, dopo una serie di esperienze come aiuto registi, alla loro prima opera, il cortometraggio San Miniato, luglio ’44, che ricostruiva l’eccidio perpetrato dai nazisti nella loro città natale, con un commento di Cesare Zavattini. Continua a leggere

Buona Pasqua

E’ Pasqua

Anche il sole stamane
è arrivato per tempo,
anzi con un leggero anticipo.
Anche io mi sento buono,
più buono del solito.
Siamo tutti un po’ angeli oggi
mi pare quasi di volare
leggero come sono.
Esco di casa canticchiando,
voglio bene a tutti.

 

Un breve componimento di Cesare Zavattini per augurare a tutti i lettori, abituali o di passaggio, una Pasqua lieta e serena. Grazie, un abbraccio.

Antonio

Un ricordo di Héctor Babenco

Héctor Babenco

Héctor Babenco

E’ morto lo scorso giovedì, 14 luglio, a San Paolo (Brasile), il regista e sceneggiatore cinematografico argentino, naturalizzato brasiliano, Héctor Babenco (Buenos Aires, 1946), cantore attraverso le sue opere di un’umanità brulicante ai margini della società, visualizzata attraverso uno stile filmico che, almeno nelle realizzazioni degli esordi, appariva piuttosto limpido ed essenziale, facendo leva anche sulla naturalità di attori non professionisti, ancora libero da quelle sovrastrutture ricercate, pregne di un certo formalismo, che caratterizzeranno invece le produzioni successive.
Babenco entrò nel mondo del cinema come figurante nel film Il gaucho (1964, Dino Risi), che venne girato a Mar del Plata, per poi diciassettenne mettersi in viaggio (Africa, America, Europa) svolgendo vari mestieri.
In Italia lavorò come comparsa in alcuni spaghetti western, frequentando a Roma il Centro Sperimentale di Cinematografia, divenendo allievo di Cesare Zavattini. Nei primi anni Settanta si stabilì in Brasile, dove iniziò a lavorare come assistente regista, realizzando una serie di spot e documentari, esordendo infine nel 1975 con il suo primo lungometraggio, O rei da noite (Il re della notte), cui seguirono Lúcio Flávio, o passageiro da agonia (1977) e Pixote, a lei do mais fraco (1980, Pixote, la legge del più debole). Continua a leggere