Archivi tag: Ingmar Bergman

Il posto delle fragole (Smultronstället, 1958)

“I nostri rapporti con il prossimo si limitano per la maggior parte al pettegolezzo e ad una sterile critica del suo comportamento. Questa constatazione mi ha lentamente portato ad isolarmi dalla cosiddetta vita sociale e mondana”. E’ una riflessione dell’anziano dottore Isak Bork (Victor Sjöström), illustre batteriologo, seduto alla scrivania del suo studio nella casa di Stoccolma, dove vive solo, assistito dalla governante Agda (Julian Kindahl). La moglie è morta anni orsono, ha un figlio, Eval (Gunnar Björnstrand), anch’esso medico, sposato senza prole, ed è ancora in vita la madre, piuttosto vivace nonostante abbia ormai superato i novant’anni. Il nostro è in procinto di recarsi a Lund, dove gli verrà conferito un riconoscimento accademico per il suo giubileo professionale, ma la notte reca una certa agitazione al luminare, che sognerà di ritrovarsi in una città deserta e sconosciuta, fra orologi sono senza lancette e l’arrivo di una carrozza funebre, constatando con angoscia come il morto dentro la bara sia lui. Al risveglio decide di partire in auto anziché in aereo, gli farà compagnia la nuora Marianne (Ingrid Thulin), sua ospite causa diverbi col marito, che nel corso del viaggio non mancherà di rimproverargli grettezza ed un malcelato egoismo, nei rapporti sociali in genere ed in particolare nei confronti del figlio, celando il tutto dietro l’opportuna maschera della bonarietà  e dei modi affabili. Continua a leggere

Bibi Andersson (1935-2019)

Bibi Andersson (Ecosia)

Addio all’attrice svedese, cinematografica e teatrale, Bibi  Andersson  (Berit Elisabeth all’anagrafe), morta ieri, domenica 14 aprile, a Stoccolma, sua città natale (1935), il cui volto dall’incarnato chiaro, il luminoso sorriso, lo sguardo puro e spesso indice di una soffusa  malinconia, ma anche di una sottesa sensualità, la recitazione rigorosa ed altresì sempre fluida e spontanea, mai manierata, hanno trovato nel corso della carriera ideale sublimazione nei film diretti da Ingmar Bergman, rimarcando con le sue intense interpretazioni l’attività esplorativa del cineasta svedese riguardo la psicologia femminile e i suoi risvolti esistenziali. Emblematici a tale proposito il ruolo di Mia ne Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet, 1957) e quello, doppio, nel successivo  Il posto delle fragole (Smultronstället), Sara, la cugina del dottore Isak Bork (Victor Sjostrom), alla quale quest’ultimo non ha saputo manifestare i suoi sentimenti ed una giovane autostoppista, i cui tratti ricordano appunto quelli della donna  amata in gioventù, scatenando il fluire della memoria, un viaggio a ritroso nel proprio passato e nella propria coscienza, quel che si è stati, quello che si è divenuti, come si poteva essere. L’incontro con Bergman avvenne nel 1951, sul set di un cortometraggio pubblicitario, quando Andersson aveva già debuttato in teatro una volta frequentata la Scuola d’arte drammatica di Gösta Tersevna, mentre l’esordio cinematografico risale al 1953 (Dumbom, Nils Poppe),  cui seguirono I soldi del signor Arne (Herr Arnes penningar, Gustaf Molander, 1954)  e Sorrisi di una notte d’estate (Sommarnattens leende, 1955, di nuovo Bergman). Continua a leggere

Il settimo sigillo (Det Sjunde Inseglet, 1956)

(Scala Bio)

Svezia, XIV secolo. Antonius Block (Max von Sydow), nobile cavaliere di ritorno dalle Crociate insieme al fido scudiero Jöns (Gunnar Björnstrand), trova ad attenderlo la Morte (Bengt Ekerot), che gli annuncia di essere pronta a portarlo con sé.
Ma il cavaliere, stanco e disilluso, chiede ed ottiene una dilazione:ingaggerà con lei una partita a scacchi, fino a quando non troverà le risposte alle tante domande che lo assillano, dall’ esistenza di Dio alla corrispondenza della propria essenza più intima e veritiera in quanti ha incontrato e ancora avrà modo d’incontrare lungo il tormentato percorso esistenziale, fra dubbi, angosce e ritrovate sicurezze. Nel viaggio fino al suo castello, dove la moglie è rimasta ad attenderlo, Block avrà modo di assistere a varie miserie umane, in un paese sconvolto dalla peste e dal fanatismo religioso, tra quanti si aggrappano ancora alla fallace illusione di effimeri piaceri, processioni di fanatici flagellanti e giovani presunte streghe in procinto di affrontare il rogo, accusate di essere in combutta con il demonio. Solo una famiglia di artisti girovaghi, Jof (Nils Poppe), Mia (Bibi Andersson) ed il loro bimbo, sembra mantenersi al di sopra dell’immane tragedia, mantenendo un certo candore esistenziale anche nell’imminenza di un ormai prossimo Consummatum est (Giovanni, XX, 30), sussurrato tra lacrime e sangue da un Cristo inchiodato al legno per l’eternità, sottratto  alla resurrezione  da un’umanità incredula e smarrita… Continua a leggere

Milano, Cinema Spazio Oberdan: “Omaggio a Ingmar Bergman”

Ingmar Bergman (Corriere della Sera)

Da oggi, lunedì 24, e fino a venerdì 28 settembre, al Cinema Spazio Oberdan di Milano, Fondazione Cineteca Italiana proporrà Omaggio ad Ingmar Bergman, una rassegna in 9 titoli per celebrare i 100 anni dalla nascita del regista svedese, tra i massimi protagonisti del cinema europeo, che, poggiando sulle solidi basi della cultura teatrale e letteraria della sua terra d’origine, ha saputo evolversi dalle iniziali fasi sperimentali ad una rigorosa essenzialità stilistica, sempre rispettosa, tanto come scrittura che come regia, del mezzo cinematografico in quanto tale, ponendo cruciali e sempre attuali interrogativi sulla condizione umana nel percorrere il tortuoso sentiero all’interno dell’esistenza. Continua a leggere

Ingmar Bergman,“film come sogni, film come musica”

Mandatory Credit: Photo by REX/Shutterstock (281305e)
– INGMAR BERGMAN
VARIOUS

“Film come sogni, film come musica. Nessun’arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima”. (Ingmar Bergman)

Una frase emblematica, idonea a riassumere la poetica cinematografica di un autore, di cui quest’anno si celebra il centenario dalla nascita, tra i massimi protagonisti del cinema europeo, che, poggiando sulle solidi basi della cultura teatrale e letteraria della sua terra d’origine, ha saputo evolversi dalle iniziali fasi sperimentali ad una rigorosa essenzialità stilistica, sempre rispettosa, tanto come scrittura che come regia, del mezzo cinematografico in quanto tale, ponendo cruciali e sempre attuali interrogativi sulla condizione umana nel percorrere il tortuoso sentiero all’interno dell’esistenza. Continua a leggere

Io e Annie (Annie Hall, 1977)

New York, anni ’70. Alvy Singer (Woody Allen), comico televisivo, parla di sé, sguardo rivolto verso la macchina da presa:il lavoro, l’amore idolatrante per la città in cui vive, le telluriche ambasce esistenziali, dalla concezione pessimistica dei rapporti umani ai problemi con le donne, maturati ambedue già dai tempi dell’infanzia, come illustrano alcuni illuminanti flashback; introduce poi la figura di Annie Hall (Diane Keaton), con la quale si sono lasciati da circa un anno, raccontando, senza omogeneità temporale, i vari momenti della loro relazione, dalle difficoltà che andavano a presentarsi mano a mano, anche nei rapporti intimi, nonostante le sedute dallo psicanalista, al primo incontro in occasione di una partita di tennis, la felicità che andava di pari passo con dubbi e problematiche, per esserne poi sopraffatta.
D’altronde, per quanto gli opposti possano attrarsi, Annie ed Alvy erano profondamente diversi: lei cantante di night club senza una vera e propria cultura, d’estrazione familiare wasp, piuttosto estroversa per quanto a tratti insicura, lui ebreo, intellettuale liberal tendenzialmente umbratile e dalla personalità dilaniata. Una volta che Annie si lascerà convincere da un produttore discografico (Paul Simon) a seguirla in California, dove potrà garantirle una sicura carriera, Alvy cercherà, inutilmente, di convincerla a tornare; la loro storia gli servirà da spunto per dar vita ad una commedia e comunque i due avranno modo di rincontrarsi e trascorrere piacevolmente qualche ora insieme, constatando come si sia rimasti buoni amici, ma nulla di più. Continua a leggere

Roma, Palazzo delle Esposizioni: al via il 18 gennaio la rassegna cinematografica “Bergman 100”

Ingmar Bergman

Giovedì 18 gennaio, alle ore 21.00, al Palazzo delle Esposizioni di Roma sarà inaugurata, con la proiezione de Il settimo sigillo (Det Sjunde Inseglet, 1956), la rassegna cinematografica Bergman 100, volta a celebrare il centenario della nascita del regista svedese (14 luglio 1918), promossa da Azienda Speciale Palaexpo, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e La farfalla sul mirino,  che proseguirà fino al 4 marzo. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. I titoli in cartellone saranno proposti nel formato pellicola da 35mm, copie provenienti dallo Svenska Filminstitutet di Stoccolma, in versione originale e integrale, con sottotitoli italiani e permetteranno di riscoprire, o di portare a conoscenza,  l’opera di un autore tra i massimi protagonisti del cinema europeo, che, poggiando sulle solidi basi della cultura teatrale e letteraria della sua terra d’origine, ha saputo evolversi dalle iniziali fasi sperimentali ad una rigorosa essenzialità stilistica, sempre rispettosa, tanto come scrittura che come regia, del mezzo cinematografico in quanto tale, ponendo cruciali e sempre attuali interrogativi sulla condizione umana nel percorrere il tortuoso sentiero all’interno dell’esistenza. Continua a leggere