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“Sunset Boulevard” incontra “Diari di Cineclub”

Da oggi, venerdì 1° dicembre, Sunset Boulevard avvia una collaborazione con Diari di Cineclub, periodico indipendente di cultura e informazione cinematografica; ogni mese darò notizia dell’uscita del nuovo numero, che sarà disponibile e scaricabile gratuitamente.  Attualmente è online il numero 56 | Dicembre 2017; fra gli articoli,  La banda dei bandi. Nuova legge sul cinema e decreti derivati di Franceskin e Borrellik. DdC; Vedi Napoli (il cinema), e poi muori (di media). Alberto Castellano; Il giorno della civetta. Natalino Piras; Cinema dei Diritti Umani, storia di resistenze. Maurizio Del Bufalo; Tornati ai Tourneur: il figlio, Jacques. Nuccio Lodato; L’esorcista: le versioni 1973 e 2000 in alcuni Paesi. Pino Bruni; Blade Runner 2049: il ritorno della grande icona Cyberpunk. Giacomo Napoli; Omero in tv. L’indimenticabile sceneggiato e la sua attualità. Giacinto Zappacosta;  Il Dio del consumo, l’ibridismo e l’abiura nella visione di Pier Paolo Pasolini. Giorgia Bruni; La televisione del nulla e dell’isteria (XI). DdC.

Locarno 70: uno sguardo al passato come lancio verso il futuro

Prenderà il via oggi, mercoledì 2, per concludersi sabato 12 agosto, la 70ma edizione del Locarno Festival, attraverso la quale, come risulta dalle parole del Direttore Artistico Carlo Chatrian,  si intende evidenziare tanto la solidità di un evento che resiste agli anni, alle mode, alle persone quanto la sua capacità di reinventarsi anno dopo anno, aggiungendo iniziative e adattando il suo programma:  ecco allora sale nuove e rinnovate (PalaCinema e GranRex), uno spazio per la parola (Locarno Talks), una finestra dedicata ai più giovani (Locarno Kids) e un concorso digitale (#movieofmylife). Un occhio dunque alla tradizione ereditata, nella previsione di ospiti che hanno inciso sulla storia del Festival e su quella del cinema tout court,  e l’ altro volto ad una riflessione relativa alla rilevanza che film e autori hanno oggi e avranno domani. Emblematica riguardo tali considerazioni il Pardo d’onore Manor che verrà conferito venerdì 11 agosto al regista, sceneggiatore, produttore e montatore cinematografico francese Jean-Marie Straub (Metz, 1933), il quale ha scritto, diretto e prodotto la quasi totalità dei suoi film insieme con la compagna Danièle Huillet, dando vita ad un tipo di cinema piuttosto rigoroso nell’esternazione delle modalità espressive, volte quest’ultime ad una rappresentazione critica della realtà, offrendo spesso una rilettura filmica di opere letterarie, teatrali, musicali e pittoriche, filologicamente corretta e al contempo libera ed essenziale nella visualizzazione resa nell’ambito della messa in scena. Continua a leggere

Il bacio della pantera (Cat’s people) 1942

il-bacio-della-pantera-1942-699x1024Negli anni Quaranta l’horror era un genere ormai consolidato nel mondo cinematografico, poteva vantare tanti sostenitori, ma da tempo si era fossilizzato in saghe dal sapore troppo seriale. Nello stesso periodo prese però piede un nuovo filone che, pur con un budget limitato, riuscì a sviluppare canoni nuovi, volti a superare e ad innovare le consuete tecniche narrative, riscoprendo la creatività degli esordi, i cosiddetti”B-Movies”; il manager della RKO, Val Lewton, forse spinto più da necessità finanziarie che da intuizioni artistiche, diede il via a quello che verrà definito “horror suggerito”, incentrato più su allusioni e ambiguità che su sangue e violenza, così da coinvolgere l’immaginario degli spettatori; primo film con tali caratteristiche è “Il bacio della pantera” (“Cat People”), del 1942, con Jacques Tourneur alla regia e DeWitt Bodeen come sceneggiatore.

L’ingegnere navale Oliver Reed (Kent Smith) si innamora di Irena Dubrovna (Simone Simon, stupendamente felina), disegnatrice di moda di origine slava; una volta sposati la donna si rifiuta di avere rapporti sessuali, essendo convinta che su di lei incomba un’antica maledizione legata al suo popolo: lasciandosi andare alla passione si trasformerebbe in una feroce pantera. Oliver, stanco della situazione, si confida con la collega Alice (Jane Randolph), che gli consiglia di far visitare la moglie da un noto psichiatra, il dottor Judd (Tom Conway). Questi è convinto che Irena soffra di paure legate alla sua infanzia, non crede alla maledizione e, per averne la prova, la bacerà: la donna si trasformerà in pantera e assalirà il medico, che riuscirà comunque a ferirla a morte prima di soccombere.

Film in apparenza minore, ma in realtà ricco di contenuti, un vero vortice di mistero e raffinati sottintesi sessuali, che porta lo spettatore a chiedersi, anche dopo la tragica conclusione, se veramente Irena sia vittima di una maledizione o se sia affetta da problemi psicologici che le impediscono di esprimere la propria sessualità; il regista Tourneur è molto abile nell’insinuare tale dubbio, alludendo continuamente senza affermare nulla, alimentando la pellicola con sinistri simbolismi e scene ancora oggi terrificanti( una su tutte, quella in cui Alice immersa in una piscina avverte la presenza della pantera)dando, con un accorto uso delle luci, un tocco neoespressionista al genere horror.

Vi furono un seguito ( “The curse of Cat People”, di Robert Wise, 1944) ed un remake nel 1982, diretto da Paul Schrader, con Nastassia Kinski nel ruolo di Irena: i moderni effetti speciali e la sensualità della protagonista, non riescono però a creare alcun contatto con quella sottile linea dell’inconscio sospesa tra paura e libertà sessuale( “Dal peccato divise le due parti dell’essere, l’una e l’altra troveranno debita morte”, recita una voce alla fine del film originale, traducendo i versi che appaiono in sovrimpressione, tratti da “Holy Sonnets” di John Donne).