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BAFTA 2019: sette riconoscimenti per “La favorita”, di Yorgos Lanthimos

Olivia Colman (Wire FM)

Si è svolta ieri sera, domenica 10 febbraio, alla Royal Opera House di Londra, la cerimonia di premiazione dei BAFTA, British Academy of Film and Television Arts, anche noti come “Oscar britannici” (72esima edizione), condotta, per il terzo anno consecutivo, dall’attrice inglese Joanna Lumley.
La favorita, diretto da Yorgos Lanthimos, ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti, sette, compreso quello relativo al Miglior Film Britannico, vedendo poi premiate anche le attrici Olivia Colman (Miglior Protagonista) e Rachel Weisz (Miglior Non Protagonista). Miglior Film Straniero è risultato Roma di Alfonso Cuarón, che ha conseguito altri tre rilevanti riconoscimenti (Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Montaggio); Miglior Attore Protagonista Rami Malek (Bohemian Rhapsody), Non Protagonista Mahershala Ali (Green Book). Spider-Man: Un nuovo universo, di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, infine, è stato premiato come  Miglior Film d’animazione. Qui potete leggere l’elenco completo dei premi assegnati.

Un ricordo di Albert Finney

Albert Finney (Iconic Images)

Ci lascia l’attore inglese, teatrale, cinematografico e televisivo, Albert Finney (Salford, Lancashire, 1936), morto oggi, venerdì 8 febbraio, a Londra. Rilevante presenza scenica, fascino, ironia, duttilità, sono tutte doti che gli hanno consentito di spaziare in ruoli sempre diversi, connotando con una certa vitalità, propria dei personaggi rappresentati, cui non erano comunque estranee determinate problematiche esistenziali e sociali, le opere proprie del cosiddetto Free Cinema britannico, movimento cinematografico che dalla metà degli anni Cinquanta fino a buona parte dei Sessanta rappresentò una sorta di Nouvelle Vague in terra d’Albione, sostenendo la necessità di una cinematografia che fosse attenta alle inedite realtà proprie del periodo, smarcandosi quindi, in nome del realismo, dal conformismo “classico” della messa in scena. Infatti Finney, subito dopo essersi diplomato nel 1955  alla Royal Academy of Dramatic Art, intraprese l’attività teatrale per debuttare poi sul grande schermo nel 1960 (The Entertainer, Tony Richardson), dove ebbe un ruolo secondario, affermandosi nello stesso anno come protagonista in Saturday Night and Sunday Morning, per la regia di Karel Reisz, fra i titoli che diedero vita al suddetto movimento rinnovatore. Continua a leggere

Scarpette rosse (The Red Shoes, 1948)

(Pinterest)

Londra, Covent Garden.
Si aprono le porte del teatro, una folla di studenti dell’accademia musicale si precipita di gran carriera lungo le scale che conducono al loggione, così da assicurarsi un posto dalla buona visuale.
E’ in programma la prima di un nuovo balletto, Heart of Fire, che vedrà impegnata la compagnia di Boris Lermontov (Anton Walbrook) su musiche del professor Palmer (Austin Trevor).
Il giovane compositore Julian Craster (Marius Goring) non può fare a meno di notare, con grande sgomento, come le note di alcune delle composizioni eseguite richiamino fin troppo i suoi lavori; decide di scrivere una lettera a Lermontov, il quale lo riceverà la mattina seguente, invitandolo a desistere da ulteriori rimostranze (“è più avvilente essere costretti a derubare che essere derubati”) ed offrendogli infine il posto di aiuto direttore d’orchestra, intuendone l’indubbio talento. Non sarà comunque l’unica novità nella rappresentazione di Heart of Fire, visto che il vulcanico impresario ha inserito nel corpo di ballo la giovane Victoria, Vicky, Page (Moira Shearer), conosciuta la sera della prima nel corso di un ricevimento organizzato dalla zia della ragazza, la facoltosa Lady Neston (Irene Browne), e di cui ha potuto saggiare le doti assistendo alla sua prova ne Il lago dei cigni, in un teatro di periferia. Continua a leggere

Londra omaggia Marco Bellocchio, New York Luchino Visconti

Marco Bellocchio (Repubblica Bologna)

Marco Bellocchio torna a Londra, città dove mosse i primi passi lungo il sentiero del cinema, come giovane studente della Slade School of Fine Arts, nel 1963-64, iniziando a scrivere quello che sarebbe diventato uno dei più clamorosi debutti della storia del cinema mondiale, I pugni in tasca, un’opera  all’insegna dell’anarchia folgorante, nei contenuti e nelle particolari modalità di messa in scena, avvalorata dal montaggio ellittico (Aurelio Mangiarotti e Silvano Agosti), in cui l’autore, alla continua ricerca d’equilibrio fra adesione e distacco riguardo la folle lucidità del protagonista (Lou Castel), si scaglia con rabbia, disperazione e crudeltà contro la famiglia, il cattolicesimo e altre colonne portanti della borghesia italiana, prefigurando alcuni umori del ’68.
Il British Film Institute dall’1 al 31 luglio dedicherà infatti al regista la prima retrospettiva completa, Satire and Morality: The Cinema of Marco Bellocchio, organizzata da Istituto Luce CinecittàBFI, l’Istituto Italiano di Cultura e in collaborazione con la Salle Lumière,  e curata da Adrian Wootton, Amministratore Delegato di Film London. Continua a leggere

BAFTA 2018: cinque riconoscimenti per “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, “Chiamami col tuo nome” miglior adattamento

Martin McDonagh (L), Pete Czernin (2ndL), Graham Broadbent (R), Sam Rockwell and Frances McDormand (Sky News)

Si è svolta ieri sera, domenica 18 febbraio, alla Royal Opera House di Londra, la cerimonia di premiazione dei BAFTA, British Academy of Film and Television Arts, anche noti come “Oscar britannici” (71esima edizione), condotta da Joanna Lumley. Come già avvenuto per la cerimonia di consegna dei Golden Globes, star vestite a nero in segno di protesta verso lo scandalo relativo alle molestie sessuali esploso nei mesi scorsi, oltre a mettere in evidenza la spilla dell’associazione Time’s Up (costituita da un gruppo di 330 donne dell’industria dello spettacolo statunitense per combattere la violenza sessuale e la disuguaglianza in ogni ambito economico e lavorativo).
Ad aggiudicarsi il maggior numero di riconoscimenti, cinque, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, diretto da Martin McDonagh (miglior film, miglior film inglese, miglior sceneggiatura originale,  miglior attrice protagonista,  Frances McDormand, miglior attore non protagonista, Sam Rockwell), mentre La forma dell’acqua, forte di 12 candidature, ne ha conseguito tre, miglior regia, Guillermo Del Toro, miglior colonna, Alexandre Desplat, miglior scenografia, Paul Austerberry. Il film di Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome, ha conseguito il BAFTA come miglior adattamento (James Ivory, dal romanzo di André Aciman), Coco è risultato il miglior film d’animazione, mentre Gary Oldman è stato riconosciuto come miglior attore protagonista per la sua interpretazione di Winston Churchill ne L’ora più buia di Joe Wright, titolo vincitore anche riguardo il miglior make up (David Malinowski). Di seguito, l’elenco dei premi assegnati, relativamente al settore cinematografico. Continua a leggere

La mummia

Londra, 1127 D.C. All’interno di un sotterraneo alcuni Crociati sono intenti a seppellire un cavaliere, ponendo all’interno della tomba uno scintillante rubino. La necropoli verrà alla luce nel corso di alcuni lavori nella capitale inglese dei giorni nostri, lavori prontamente bloccati dall’intervento di tale Dr. Henry Jekyll (Russel Crowe), a capo di un’equipe che inizierà ad indagare su quanto venuto alla luce, ovvero l’oscuro legame che congiunge le vicende dei Crociati alla storia della principessa egizia Ahmanet (Sofia Boutella), figlia del faraone Menehptre, la cui successione al trono paterno veniva a sfumare in seguito alla nascita di un figlio maschio.
Bramosa di vendetta, la donna offriva la sua anima al dio Seth, uccidendo poi tutti i familiari. Veniva infine bloccata dai sacerdoti mentre si accingeva a far fuori il suo amante con un pugnale donatole dalla divinità, così che quest’ultima potesse materializzarsi. Una volta rinchiusa Ahmanet, viva, all’interno di un sarcofago, la sua tomba veniva allestita lontano dall’Egitto, in Mesopotamia, l’attuale Iraq, dove, siamo nuovamente ai nostri giorni, verrà casualmente scoperta da due tombaroli che sfruttano le circostanze belliche per appropriarsi di antichi reperti da rivendere al mercato nero,  i soldati americani Nick Morton (Tom Cruise) e Chris Vail (Jake Johnson), mentre sono sulle tracce di un tesoro, seguendo le indicazioni di una mappa sottratta da Nick all’archeologa Jenny Halsey (Annabelle Wallis)… Continua a leggere

Un ricordo di Roger Moore

Roger Moore

Un’eleganza innata, il portamento signorile unito ad una certa prestanza fisica, il leggiadro sense of humour naturalmente esternato, senza alcuna posa esibizionistica, già dallo sguardo colmo d’ironia e disillusione, sono tutte doti che hanno reso e renderanno indimenticabile l’attore britannico Roger Moore (Sir Roger George Moore, Londra, 1927), morto ieri, martedì 23 maggio, a Crans-Montana, Svizzera.
Qualità quelle descritte del tutto in sincrono con le capacità recitative, volte ad adattare quanto elargito da Madre Natura al personaggio che si trovava ad interpretare, come nel caso del suo ruolo più famoso, l’agente al servizio segreto di sua Maestà creato da Ian Fleming nel 1953, James Bond 007 (il doppio zero del numero identificativo indica la licenza di uccidere), impersonato da Moore in ben sette film, a partire da Agente 007 – Vivi e lascia morire (Live and Let Die, 1973, Guy Hamilton) e finendo con 007 Bersaglio mobile (A View To a Kill, 1983, John Glen). Continua a leggere