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La fiamma del peccato (Double Indemnity, 1944)

Los Angeles, notte. Un’auto procede a forte velocità, attraversa un incrocio noncurante delle indicazioni semaforiche e sbanda pericolosamente: la sua corsa finisce di fronte l’entrata di un edificio dove ha sede la Pacific All Risk, una compagnia assicuratrice.
Dalla vettura discende Walter Neff (Fred MacMurray), che qui lavora in qualità di agente: il suo passo è incerto, come non può fare a meno di notare il guardiano notturno che lo accompagna in ascensore.
Giunto in ufficio, madido di sudore e sofferente, si siede alla scrivania, accende una sigaretta, prende la cornetta del dittafono ed inizia a narrare, rivolgendosi al suo superiore ed amico Barton Keyes (Edward G. Robinson), la  fosca storia in cui è rimasto coinvolto, masticando amaro nell’esternare la motivazione: “L’ho fatto per denaro e per una donna. E non ho avuto il denaro e non ho avuto la donna”. I fatti, spiega Neff, risalgono a tre mesi prima, quando, trovandosi a Glendale, venne a rammentarsi che da quelle parti abitava il petroliere Dietrichson (Tom Powers), la cui polizza assicurativa per le proprie auto era prossima alla scadenza. Decideva quindi di andarlo a trovare, così da avviare l’iter per il rinnovo. Accolto dall’affascinante moglie, Phyllis (Barbara Stanwyck), ne restava subitamente ammaliato, attrazione che si rivelò ben presto reciproca, l’attacco diretto di lui, la studiata ritrosia di lei, fra sguardi e dialoghi colmi di sottintesi. Il ghiaccio non fu difficile a sciogliersi, anzi, già da un successivo incontro la donna ebbe modo di raccontargli la propria insoddisfazione coniugale, un marito ricco, più anziano di lei, avaro e scostante nei suoi confronti, nonché incline ad alzare le mani se in preda ai fumi dell’alcool, rivelandogli poi l’intenzione di convincerlo a stipulare una polizza sulla vita, visto che nel suo lavoro un incidente era sempre possibile … Continua a leggere

Golden Globe Awards 2018, i vincitori

Si è svolta ieri sera, domenica 7 gennaio, al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles,  condotta da Seth Meyers, la 75ma cerimonia di premiazione dei  Golden Globe Awards, gli annuali riconoscimenti della Hollywood Foreign Press Association, l’associazione hollywoodiana della stampa estera. Star, donne ed uomini, vestite a nero come protesta verso lo scandalo relativo alle molestie sessuali esploso nei mesi scorsi, oltre a mettere in evidenza  la spilla dell’associazione Time’s Up (costituita da un gruppo di 330 donne dell’industria dello spettacolo statunitense per combattere la violenza sessuale e la disuguaglianza in ogni ambito economico e lavorativo).
A conseguire il maggior numero di riconoscimenti, all’interno della sezione cinema, è stato Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh: Miglior Film Drammatico, Miglior Attrice Protagonista (Frances McDormand),  Miglior Attore non Protagonista (Sam Rockwell), Migliore Sceneggiatura (McDonagh). The Shape of Water, dato per favorito, vede premiati Guillermo del Toro come Miglior Regista ed Alexandre Desplat per la Miglior Colonna Sonora, mentre Lady Bird, piccolo film indie scritto e diretto da Greta Gerwig, è risultato il Miglior Film-Commedia, ottenendo all’interno della categoria il premio relativo alla Miglior Attrice Protagonista (Saoirse Ronan). Coco è  il Miglior Film di Animazione e In the Fade (Fatih Akin) il Miglior Film Straniero. Continua a leggere

75esimi Golden Globe Awards: le nomination

Ecco la  lista completa delle nomination, settore cinema, relative ai 75esimi Golden Globe Awards, gli annuali riconoscimenti della Hollywood Foreign Press Association, l’associazione hollywoodiana della stampa estera, annunciate oggi, lunedì 11 dicembre, al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles da Sharon Stone, Garrett Hedlund, Alfre Woodard e Kristen Bell, insieme a Simone Garcia Johnson, Golden Globe Ambassador, Meher Tatna, presidente della Hollywood Foreign Press Association e al produttore Barry Adelman.  Il 7 gennaio 2018, sempre al Beverly Hilton Hotel, avrà luogo la cerimonia di premiazione condotta da Seth Meyers. In testa, 7 candidature, troviamo The Shape of Water di Guillermo del Toro, a seguire The Post di Steven Spielberg e Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, con 6. Tre nomination per Call Me By Your Name (Chiamami col tuo nome) di Luca Guadagnino: miglior film drammatico, miglior attore (Timothée Chalamet) e migliore attore non protagonista (Armie Hammer).
Helen Mirren è fra le candidate come miglior attrice per Ella & John – The Leisure Seeker di Paolo Virzì. Continua a leggere

Blade Runner 2049

Los Angeles, 2049. Sono trascorsi 27 anni dal devastante blackout che ha causato un vero e proprio tracollo tecnologico a livello globale, conseguenze in parte ovviate dal magnate Neander Wallace (Jared Leto) attraverso la creazione di un’inedita generazione di replicanti, andando così a prendere il posto dell’ormai estinta Tyrrel Corporation.
Vi sono però ancora in giro i vecchi Nexus 6, ritenuti pericolosi e quindi da sottoporre obbligatoriamente al “pensionamento”, procedura di cui è incaricato l’agente K (Ryan Gosling), replicante di nuova generazione, ora sulle tracce  di tale Sapper Morton (Dave Bautista).
Riesce ad individuarlo quale lavorante  in un allevamento di larve (le proteine sono agli sgoccioli) sito in una landa devastata dalle radiazioni e provvede dopo un discorso di prammatica a metterne in atto il subitaneo “ritiro”.
Nota poi qualcosa di strano nel terreno adiacente l’abitazione di Morton, un albero ormai del tutto rinsecchito, tenuto su da tiranti: una volta appurato come ai suoi piedi sia stata seppellita una scatola, K provvederà ad avvisare il suo superiore, tenente Joshi (Robin Wright), che ne ordinerà il disseppellimento e quindi l’esame del contenuto. La scoperta di quanto rinvenuto all’ interno lascerà tutti sgomenti, poiché idonea  a sconvolgere l’intero ordine mondiale: lo stesso K, incaricato d’indagare al riguardo, verrà a scoprire particolari sempre più inquietanti, anche relativi la propria stessa esistenza, fino ad arrivare alla verità in quel di Las Vegas, ormai un immenso deserto, seguendo una pista che porta all’ex agente Rick Deckard (Harrison Ford), dato per scomparso da tempo… Continua a leggere

Ricordando John G. Avildsen: Rocky (1976)

John G. Avildsen

E’ morto ieri, venerdì 16 giugno, a Los Angeles, il regista cinematografico, nonché montatore e direttore della fotografia, John Guilbert Avildsen (Oak Park, Illinois, 1935), cineasta piuttosto poliedrico per quanto forse discontinuo nelle sue realizzazioni, a volte più attento allo svolgimento del plot narrativo che all’aspetto formale, ma capace di offrire grande risalto alle interpretazioni attoriali e agli aspetti meno edificanti della società americana, come nel suo film d’esordio Joe (La guerra del cittadino Joe, 1970), storia di un operaio razzista e conservatore, reduce di guerra (Peter Boyle), nemico dichiarato degli hippie, che seguì alle esperienze in qualità di assistente alla regia (Otto Preminger ed Arthur Penn, fra gli altri) e direttore della fotografia. Le tematiche proprie di un sentito impegno civile si ritrovano in  Save the tiger (Salvate la tigre, 1973),  protagonista Jack Lemmon (vinse l’Oscar come Miglior Attore Protagonista) nei panni di un ricco imprenditore che, fra turbamenti e ricordi di guerra, non esita a vendere la propria anima al diavolo, assecondando il malaffare, morale e materiale, ormai insinuatosi e destinato a divenire nota dominante nel consueto incedere quotidiano. Continua a leggere

La La Land

Los Angeles, oggi, un assolato giorno d’inverno. Anche un congestionato ingorgo stradale, almeno per quelle persone ancora in grado di trarre una scintilla vitale dal loro intimo più immaginifico, può rappresentare un’occasione per concedere inedito spazio ad un’indomita creatività, scatenando un gioioso happening tra le auto in fila.
E’ in questa situazione che fanno reciproca conoscenza Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling), pur se non propriamente seguendo la prassi del galateo, l’una aspirante attrice, al momento cameriera in un bar al Warner Village, e l’altro pianista jazz integerrimo, che fatica a sbarcare il lunario legato com’è ai grandi musicisti del passato e dei quali nessuno sembra più voler sentire parlare. I due avranno modo di scontrarsi in altre occasioni, fino a quando non inizieranno a frequentarsi, confidandosi i rispettivi sogni e le aspettative esistenziali, incitandosi reciprocamente a trovare le vie più opportune per la loro realizzazione. Dall’amicizia all’amore il passo sarà breve e intanto le aspirazioni cominceranno a prendere, non senza qualche difficoltà, una forma più definita: Mia tenterà la strada dell’autonomia, scrivendo ed interpretando  un monologo teatrale allestito a sue spese, Sebastian accetterà la proposta di un amico musicista, Keith (John Legend), piegandosi alla musica commerciale per necessità economica, in attesa di poter aprire un proprio locale. Continua a leggere

Oscar 2017: “Moonlight” è il miglior film, Damien Chazelle miglior regista per “La La Land”

oscar-2017-2Si è conclusa al Dolby Theatre di Los Angeles la cerimonia di premiazione, condotta da Jimmy Kimmell, relativa all’89ma edizione degli Academy Awards.
Miglior Film, dopo un concitato qui pro quo alla consegna delle buste, è risultato Moonlight di Barry Jenkins, che vede premiati anche Mahershala Ali come Miglior Attore non Protagonista  e sempre Jenkins insieme a Tarell McCraney per la Miglior Sceneggiatura non Originale, mentre il favorito La La Land consegue 6 statuette in totale (Miglior Regia, Damien Chazelle, Miglior Attrice Protagonista, Emma Stone, Miglior Fotografia, Miglior Scenografia, Miglior Colonna Sonora Originale e Miglior Canzone Originale).
Nulla di fatto per Fuocoammare di Gianfranco Rosi: Miglior Documentario è risultato OJ: Made in America diretto da Ezra Edelman e Caroline Waterlow, mentre l’Oscar per il Miglior Film Straniero è andato a Forushande (Il cliente, di Asghar Farhadi). Un po’ d’Italia la possiamo rinvenire alla voce Miglior trucco e acconciature (Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini premiati insieme a Christopher Nelson per Suicide Squad) e Miglior Cortometraggio d’Animazione (l’intenso e visivamente mirabile Piper di Alan Barillaro, canadese di origine italiane, e Marc Sondheimer). Di seguito, l’elenco dei premi assegnati. Continua a leggere