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Un ricordo di Pino Caruso

Pino Caruso (Si24)

Ci lascia l’attore Pino Caruso (Giuseppe C. all’anagrafe, Palermo, 1934), morto ieri, giovedì 7 marzo, a Roma. Interprete soprattutto teatrale, ma attivo anche al cinema e in televisione, Caruso è stato portatore di un’ironia incisiva, graffiante, mai volgare, che si manifestava spesso in raffinati calembour, espressi anche in qualità di scrittore (“Non voglio dir male dell’esistenza; ma una cosa è certa: non se ne esce vivi”, da Il diluvio universale. Acqua passata, 1995), evidenziando poi una non comune affabilità ed eleganza nel porsi in scena, come si può notare dal video che pubblico a fine articolo, una sua esibizione all’interno di uno spettacolo televisivo d’antan, delineando inoltre una sicilianità mai fine a se stessa o compiaciuta, bensì  connaturata alla propria modalità espressiva, piuttosto empatica. Il debutto sul palcoscenico di Caruso risale al 1958, quando, assunto in qualità di direttore di scena, si trovò  a recitare ne Il giuoco delle parti al Piccolo di Palermo, per poi entrare a far parte della compagnia di Emma Gramatica ed esibirsi infine allo Stabile di Catania. Continua a leggere

Il Gattopardo (1963)

(Pinterest)

Sicilia, estate 1860. Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina (Burt Lancaster), è intento ad officiare il Santo Rosario, alla presenza di Padre Pirrone (Romolo Valli) e dei componenti della nobile famiglia che risiedono nella ricca dimora. Sono giorni di grande tumulto, i Mille di Giuseppe Garibaldi hanno fatto sbarco sull’isola, l’eco sanguinoso della battaglia giunge anche nel giardino del palazzo, dove viene rinvenuto un soldato morto. Ma non è solo questo tragico episodio a far sì che il Principe comprenda quanto i recenti accadimenti siano ormai prossimi a mutare l’attuale stato delle cose: l’amato nipote Tancredi Falconeri (Alain Delon), infatti, lo rende edotto, entusiasta, del suo arruolamento fra le fila dei garibaldini; Palermo è in rivolta e l’annessione allo Stato Sabaudo può dirsi prossima, evento quest’ultimo, a dire del giovane, apportatore di grandi novità  per la regione, occorre saperlo sfruttare. Lo zio ascolta pensieroso ed infine ne approva il comportamento, ormai rassegnato al rapido incedere di un’era inedita, la quale recherà con sé certamente un sentore d’innovazione, almeno per i primi tempi, per poi assestarsi sul consolidamento di una consuetudinaria immutabilità, ovvero uomini nuovi al comando ed inveterati accomodamenti nella gestione del potere. Continua a leggere

Un ricordo di Gigi Burruano

Gigi Burruano (tiscali.it)

Ci lascia Gigi Burruano (Maria Luigi Burruano, 1948), morto ieri, domenica 10 settembre, a Palermo, sua città natale, attore teatrale, cinematografico e televisivo il cui naturale carisma era permeato da una suggestiva combinazione di stravaganza e modestia, tanto nella vita privata quanto nel presentarsi in scena, con una recitazione acuta e defilata al contempo, nei modi, nei gesti, nelle espressioni, nello sguardo, in quel sorriso a volte sfottente, altre sospeso fra ironia e disincanto. Sono doti rese evidenti anche nelle sequenze più concitate e drammatiche, come quella che potete visionare subito dopo l’articolo, tratta da I cento passi di Marco Tullio Giordania, 2000: un amaro e violento confronto fra Luigi Impastato, interpretato appunto da Burruano, e il figlio Peppino, cui offre corpo e anima Luigi Lo Cascio, nipote dell’attore nella realtà.
Burruano iniziò ad interessarsi all’attività teatrale fin da ragazzino, assistendo alle recite di piazza, per poi calcare le scene a partire dagli anni Settanta, quando prese parte a spettacoli di cabaret dedicandosi in seguito al teatro dialettale in lingua siciliana (La coltellata, Palermo oh cara), esordendo nello stesso periodo sul grande schermo con L’amore coniugale, diretto nel 1970 da Dacia Maraini. Continua a leggere

“Il Mese del Documentario”: “Stop The Pounding Heart” di Roberto Minervini vince il “Doc/It Professional Award”

locandina webSi è svolta ieri sera, mercoledì 27 maggio, a Roma, la cerimonia di premiazione, condotta dalla regista Mariangela Barbanente e dal regista Giovanni Piperno, della III Edizione de Il Mese del Documentario, che ha visto come vincitore del Doc/it Professional Award per il miglior documentario italiano dell’anno Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini, un’incursione nel Texas rurale odierno attraverso gli occhi di un’adolescente cresciuta in una famiglia rigidamente cattolica. Il regista, da poco reduce dal 68mo Festival di Cannes con la sua nuova opera Lousiana (da oggi, giovedì 28 maggio, distribuito nelle sale italiane), ha ricevuto l’unico premio di categoria in Italia dedicato al documentario italiano battendo avversari illustri quali Gianfranco Rosi con Sacro GRA, già vincitore del Leone d’Oro alla 70esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il vincitore del Globo d’oro Giovanni Donfrancesco con The Stone River, e film che hanno riscosso un notevole successo di pubblico come SmoKings di Michele Fornasero e Dal profondo di Valentina Pedicini. Continua a leggere

“Il Mese del Documentario”: al via le proiezioni di “The Stone River”

il_mese_del_documentario-620x400Da domani, martedì 5 maggio, con la proiezione a Roma presso la Casa del Cinema, preceduta da quella che ha avuto luogo a Parigi lo scorso 23 aprile, cui seguiranno eventi in altre città, italiane ed europee, Il Mese del Documentario porterà sugli schermi il terzo dei cinque film che concorrono a vincere il Doc/it Professional Award, premio al miglior documentario italiano dell’anno, The Stone River di Giovanni Donfrancesco.La pellicola riconduce al tema quanto mai attuale dell’emigrazione in un’elegia di immagini e suoni che danno luce a storie di lavoro, fatica, lotta per l’esistenza, diritti umani.

“The Stone River” (Movieplayer)

Fine Ottocento. A Carrara si diffonde la voce che nel Nuovo Mondo, in uno sperduto paese del Vermont, abbiano scoperto le più grandi cave di granito del mondo e che per chi voglia tentare la sorte siano disponibili speranza, lavoro e una buona paga.
Un anziano scultore vaga oggi nel cimitero monumentale della città interrogando le tombe dei lavoratori della pietra e le centinaia di italiani che all’inizio del Novecento si trasferirono lì. A partire da interviste rilasciate da alcuni di loro verso la fine degli anni ’30, Giovanni Donfrancesco crea un delicato corto circuito tra passato e presente per un viaggio metafisico della provincia americana, in cui i vivi prestano voce e corpo ai fantasmi dei loro avi, e intesse un affresco sorprendente dell’epopea tragica di un’intera comunità impegnata nella perenne e titanica lotta contro la pietra, tra drammatiche battaglie sociali e morti bianche, che gli è valso numerosi premi internazionali fra cui il Globo d’Oro come miglior documentario. Continua a leggere

“Il Mese del Documentario” III Edizione

1Dal 22 aprile al 27 maggio farà ritorno Il Mese del Documentario (III edizione), per uno sguardo d’eccezione sul cinema del reale contemporaneo, sulle sue storie e sui suoi modi di raccontare.
Organizzata da Doc/it – Associazione Documentaristi Italiani in collaborazione con l’associazione 100autori, la manifestazione propone il meglio del documentario italiano con 70 proiezioni in 14 città, in Italia e in Europa.
Un intero mese in cui saranno proiettati i cinque film finalisti che concorrono al Doc/it Professional Award per il miglior documentario dell’anno e in cui il pubblico potrà dialogare con i registi. Il Doc/it Professional Award si conferma il più importante premio della categoria del documentario italiano. Ben due le selezioni per arrivare ai 5 film finalisti. Sono 84 le opere che hanno partecipato a una prima selezione di un comitato scientifico composto da giornalisti, direttori di festival ed esperti di documentario che ha scelto i migliori 21 lavori da sottoporre alla seconda selezione. Più di 150 professionisti del settore hanno poi votato i migliori 5 documentari, decretandone il vincitore.

Valentina Pedicini

Valentina Pedicini

Sono stati votati cinque stili diversi per cinque film che proclamano la crescente affermazione del documentario italiano. A cominciare da Sacro Gra di Gianfranco Rosi, opera simbolo per gli amanti e i professionisti del settore vista la sua storica vittoria del Leone d’Oro alla 70ª Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini, il delicato ritratto di una giovane texana presentato in anteprima mondiale al 66o Festival di Cannes, proiettato in numerosi festival internazionali e vincitore del David di Donatello nel 2014. Stile gangster movie per la storia dei due fratelli Messina, i proprietari dell’unica fabbrica di sigarette italiana che fanno la guerra alle lobby del tabacco e protagonisti di SmoKings, diretto da Michele Fornasero, presentato in anteprima mondiale a Visions du Rèel, fra i più importanti festival di documentario europeo.

untitledccIn un’inquietante e poetica trasposizione, gli abitanti di un piccolo paese del Vermont offrono la loro voce ai tagliatori di pietra europei immigrati lì all’inizio del ventesimo secolo in The Stone River di Giovanni Donfrancesco, vincitore di numerosi premi tra cui il Globo d’Oro al miglior documentario. Dal profondo di Valentina Pedicini ribalta invece le prospettive mostrando come a centinaia di metri sotto la terra si nasconda la vita. Presentato in anteprima al Festival Internazionale del Film di Roma 2013, in cui ha vinto il premio al Miglior Documentario, racconta la vita e le lotte di Patrizia, unica minatrice in Italia a scendere 500 metri sotto il livello del mare. Continua a leggere

Andiamo a quel paese

(Movieplayer)

(Movieplayer)

Palermo. Salvo (Ficarra) e Valentino (Picone), amici di vecchia data, causa perdita del lavoro, sono costretti a lasciare la città per trasferirsi nel paese di Monteforte, dove Valentino potrà abitare nella casa dei suoi genitori, emigrati in Germania, mentre Salvo troverà ospitalità, con sua moglie Donatella (Tiziana Lodato) e la loro bambina, nella vicina abitazione della suocera.
Se la pensione di quest’ultima si rivelerà utile per sbarcare il lunario, non può però rappresentare la soluzione definitiva, quindi, in attesa di chiedere la raccomandazione all’onorevole di turno, magari per far fruttare il “pezzo di carta” conseguito da Valentino, Salvo escogita un piano in apparenza perfetto: considerato che già zia Lucia (Lily Tirinnanzi) abita con loro, perché non accogliere altri parenti, assicurando vitto (il più salutare possibile, onde garantire lunga vita …) e alloggio in cambio della pensione?
Ma gli inconvenienti, dai risvolti anche tragici, non mancheranno, tanto da far sì che l’improvvisato ospizio acquisti ben presto la nomea di casa stregata, abbandonato man mano da tutti i suoi ospiti, tranne zia Lucia.
E quando questa verrà, prima o poi, a mancare, come si andrà avanti?
Anche qui Salvo ha la soluzione pronta, basta che Valentino sposi la citata parente, “una pensione è per sempre”… Continua a leggere