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BAFTA 2019: sette riconoscimenti per “La favorita”, di Yorgos Lanthimos

Olivia Colman (Wire FM)

Si è svolta ieri sera, domenica 10 febbraio, alla Royal Opera House di Londra, la cerimonia di premiazione dei BAFTA, British Academy of Film and Television Arts, anche noti come “Oscar britannici” (72esima edizione), condotta, per il terzo anno consecutivo, dall’attrice inglese Joanna Lumley.
La favorita, diretto da Yorgos Lanthimos, ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti, sette, compreso quello relativo al Miglior Film Britannico, vedendo poi premiate anche le attrici Olivia Colman (Miglior Protagonista) e Rachel Weisz (Miglior Non Protagonista). Miglior Film Straniero è risultato Roma di Alfonso Cuarón, che ha conseguito altri tre rilevanti riconoscimenti (Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Montaggio); Miglior Attore Protagonista Rami Malek (Bohemian Rhapsody), Non Protagonista Mahershala Ali (Green Book). Spider-Man: Un nuovo universo, di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, infine, è stato premiato come  Miglior Film d’animazione. Qui potete leggere l’elenco completo dei premi assegnati.

Le 5 leggende (3D)

le-5-leggende-3d-L-pVGUmCCi voleva un film d’animazione per farmi ritrovare il sorriso all’uscita da una sala cinematografica e, per di più, con la lieta sensazione di aver compiuto un salutare salto indietro nel tempo, tra fantasia e suggestione, come se avessi riletto un libro di fiabe della mia infanzia, trovato così per caso fra gli scaffali della libreria.
Con Le 5 leggende, infatti, la DreamWorks torna al classico, sempre mantenendo uno stile felice e immaginifico, un concetto di morale che non si basa su un manicheo contrasto “buoni-buoni” e “cattivi cattivi” ed una caratterizzazione dei personaggi tra ironia ed incisive sfumature psicologiche. Vengono evitate, o comunque attenuate, le ormai consuete strizzatine d’occhio al mondo degli adulti, ora invitati a seguire un percorso diverso da quello dei continui rimandi filmici o di studiate gag, per spingerci a guardare il mondo ad altezza di bambino, riscoprendo quel senso di meraviglia proprio dell’infanzia, spesso avvertito come reminescenza lontana.

Jack Frost

Jack Frost

Diretto dall’esordiente Peter Ramsey e sceneggiato da David Lindsay-Abaire (soggetto è il libro The Guardians of Childhood, di William Joyce), Le 5 leggende ha inizio con un prologo poetico, Jack Frost narra come, trecento anni fa, sia divenuto il Signore del Gelo, ispirato dall’Uomo della Luna, in cosa consistano i suoi poteri e il rammarico di non essere visto dai bambini.
Rientrati ai giorni nostri, conosceremo il buon vecchio Nord, ovvero Babbo Natale, il quale, all’interno della sua fortezza-fabbrica tra i ghiacci polari, osservando il globo della speranza, nota come le lucine, che rappresentano la fede di tutti i bambini, il confidare nelle leggende proprie del loro mondo, si stiano progressivamente spegnendo ed anche la sua pancia sta inviando segnali di pericolo. E’ tornato Pitch, l’Uomo Nero, per sconfiggerlo occorrerà far fronte comune con gli altri guardiani dell’innocenza e fantasia fanciullesche, Calmoniglio, il Coniglio Pasquale, Dentolina, la Fata dei dentini, Sandman, l’omino dei sogni, e il riluttante Jack: la battaglia sarà dura e l’ombra malvagia sembrerà avere la meglio, ma non ha fatto i conti con quell’unica lucina rimasta accesa …

Dentolina

Dentolina

Se il 3D appare, una volta tanto, funzionale ed integrato alla narrazione, ma non indispensabile, il film trae la sua forza da una visualizzazione piuttosto stilizzata ed allo stesso tempo realistica, con un buon punto d’incontro tra regia e sceneggiatura, entrambe a loro agio, forse senza particolari slanci inventivi, nel dare vita ad una narrazione lineare e divertente. Ogni situazione ci appare reale, così come i singoli personaggi sembrano “in carne ed ossa”, senza perdere mai la loro connotazione favolistica. Ciò accade sia nel descrivere la cittadina di Burgess in Pennsylvania, sia quando veniamo condotti a spasso per il mondo, dalla suddetta dimora di Babbo Natale, tra elfi e yeti operai, alla colorata tana di Calmoniglio, intrepido cowboy australiano con il boomerang appeso alla cintola, valido sostituto della Colt, passando per la magica abitazione di Dentolina e delle sue aiutanti colibrì, dove, forse non lo sapevate, sono conservati i nostri ricordi (ogni dentino “archiviato” racconta qualcosa, da noi ci pensa la delegazione europea, il caro topino, veloce guest star), senza dimenticare il buffo Sandy, personaggio silente ma che si esprime efficacemente con dei pensieri-rebus, dando forma alla sabbia dorata grazie alla quale assicura il dolce sonno.

Calmoniglio e Nord

Calmoniglio e Nord

Protagonista assoluto è però Frost, scavezzacollo solo in apparenza, un po’ Pinocchio e un po’ Peter Pan, il quale comprende il ruolo di guardiano attingendo dal proprio passato per dare un significato al presente, mentre il contraltare villain è rappresentato dall’ Uomo Nero, che invece vede i suoi trascorsi come un limite, quando i grandi insistevano sulla sua inesistenza, anziché alimentarne la leggenda. In fondo, un emarginato, certo malvagio, ma dalla profonda umanità ed intelligenza, il cui clima di paura, più che sull’affermazione del male in sé, consiste nell’annientare nei bambini, gli adulti di domani, qualsiasi suggestione fantastica che li possa aiutare a crescere, il fare tesoro dell’esperienza dei propri ricordi più felici, anche espressi a livello di semplice immaginazione.
Siamo noi i guardiani della nostra fantasia, afferma Nord, bene prezioso, giardino segreto dove poterci ritemprare dalle quotidiane ambasce e magari affrontarle con spirito diverso, sempre più complicato di questi tempi, recuperando, anche solo per un attimo, la capacità di sognare ad occhi aperti. Per quanto mi riguarda, rendo mie le parole di Calmoniglio, “nessuno resiste al fascino della slitta” e cercherò d’assicurami un posticino accanto al vecchio barbuto per la Vigilia … Yohohoho!