Archivi tag: Pierfrancesco Favino

72mo Festival di Cannes: Marco Bellocchio in Concorso

È stato svelato questa mattina, giovedì 18 aprile, dal Presidente Pierre Lescure e da Thierry Frémaux, Delegato Generale, il cartellone del 72mo Festival di Cannes (1425 maggio).
Come già annunciato nei giorni scorsi il titolo di apertura sarà The Dead Don’t Die di Jim Jarmush; fra gli autori in gara per la Palma d’Oro, Pedro Almodovar, Xavier Dolan, Ken Loach, Terrence Malick, i fratelli Dardenne e il nostro Marco Bellocchio con Il traditore, protagonista Pierfrancesco Favino nei panni di Tommaso Buscetta. Altri titoli potranno aggiungersi nei prossimi giorni. Continua a leggere

Moschettieri del re. La penultima missione

(Comingsoon)

Necessaria e doverosa premessa: la visione del film Moschettieri del re. La penultima missione,  diretto da Giovanni Veronesi, anche autore della sceneggiatura insieme a Nicola Baldoni, mi ha sinceramente divertito ed una volta uscito dalla sala ho avvertito la curiosa sensazione di essere ritornato fanciullo, la mente sgombra da contorti pensieri e l’animo solleticato da un refolo gentile.
Nel constatare poi quanto  anche il pubblico in sala risultasse piacevolmente coinvolto, andavo quindi a meditare su come gran parte del merito dovesse certo attribuirsi ad un cast indovinato (con qualche distinguo che specificherò nel corso dell’articolo), coralmente incline ad andare oltre il copione nella caratterizzazione dei personaggi, assecondando una benvenuta autoironia.
Non bisogna dimenticare, inoltre, la suggestiva scenografia naturale offerta dal territorio della Basilicata, forse lontana da un approccio realistico nel visualizzare la Francia del 1650, ma del tutto congeniale ad un iter narrativo idoneo ad avallare, pur palesando un certo affanno, tanto il senso dell’avventura, più picaresco che epico, quanto una marcata impronta immaginifica, quest’ultima non del tutto compiuta.
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Suburra

locandina1000Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da Giancarlo di Cataldo e Carlo Bonini (Einaudi, 2013), anche collaboratori alla sceneggiatura opera di Sandro Petraglia e Stefano Rulli, Suburra, diretto da Stefano Sollima, è, ad avviso di chi scrive, un riuscito ed agghiacciante noir, dalla narrazione tesa ed avvincente, i cui meriti sono da rinvenire in primo luogo nel solido mestiere registico espresso dal suo autore e secondariamente nel riferimento, fedele o meno, alle note vicende di malaffare che affliggono la Capitale. Per quanto gli eventi oggetto del racconto siano circostanziati in un arco temporale ben definito (dal 5 al 12 novembre 2011), il grande merito di Sollima, assecondando la scelta espressa in fase di scrittura volta ad eliminare la controparte “buona” del testo originario (il tenente colonnello Marco Malatesta) è quello di aver allestito una messa in scena tanto suggestiva quanto efficacemente simbolica, idonea a mettere in luce, attraverso la rivalorizzazione del genere cinematografico, la triste, angosciante, contemporaneità di un mondo dove i confini espressi dalla consueta dicotomia Bene/Male sono ormai stati superati da tempo. Continua a leggere

Roma, al via le attività di “CityFest”: Pierfrancesco Favino ed Elio Germano incontrano il pubblico

Elio Germano e Pierfrancesco Favino

Elio Germano e Pierfrancesco Favino

Pierfrancesco Favino ed Elio Germano, due fra i più importanti e celebrati interpreti del cinema italiano, saranno protagonisti di un incontro con il pubblico che si terrà domani, mercoledì 27 maggio, alle ore 21, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma (Teatro Studio Gianni Borgna). Il duetto inaugurerà le attività di CityFest, il grande contenitore di eventi speciali, intrattenimento e formazione che la Fondazione Cinema per Roma, presieduta da Piera Detassis, realizzerà lungo tutto il corso dell’anno. Queste attività, che nel 2015 festeggiano anche un importante anniversario, i primi dieci della Festa del Cinema, coinvolgeranno l’intera Capitale, l’area metropolitana e la Regione con incontri, rassegne, anteprime, lezioni: a CityFest hanno già aderito importanti personalità come Paola Cortellesi, Neri Marcorè, Valerio Mastandrea, Laura Morante. Continua a leggere

Venezia 71: i Premi Francesco Pasinetti 2014

imagesI giornalisti cinematografici aderenti al Sngci hanno assegnato oggi, venerdì 5 settembre, i Premi Francesco Pasinetti 2014, fra i riconoscimenti collaterali della Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia: la scelta dei vincitori da parte del Direttivo Nazionale, sulla base anche delle segnalazioni dei giornalisti iscritti accreditati, considerata l’alta qualità delle opere selezionate nella 71ma edizione, quest’anno ha avuto come oggetto esclusivamente i film in Concorso. Di seguito, l’elenco dei riconoscimenti assegnati:

Francesco Munzi

Francesco Munzi

Miglior Film: Anime Nere, di Francesco Munzi. Migliori interpretazioni: Elio Germano (Il giovane favoloso, di Mario Martone) e Alba Rohrwacher (Hungry Hearts, di Saverio Costanzo). Premi Pasinetti Speciali: per la regia Saverio Costanzo (Hungry Hearts, Venezia 71); per il film: Ivano de Matteo (I nostri ragazzi, Giornate degli autori); Pierfrancesco Favino, protagonista e produttore (Senza nessuna pietà, di Michele Alhaique, Orizzonti).

“CineCocktail@Venezia71”, incontro con Pierfrancesco Favino

cine2Dopo i successi riscontrati dall’incontro con Daryl Hannah alla Berlinale, Michael Madsen al Festival di Cannes e tanti altri che si sono via via susseguiti (John Turturro, Caterina Murino, Luisa Ranieri), approdano per il terzo anno consecutivo alla Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia i CineCocktail® – Incontri ravvicinati del miglior tipo: cinema, cocktail e chiacchiere in libertà, ideati e condotti dalla giornalista e scrittrice Claudia Catalli.

Pierfrancesco Favino (Wikipedia)

Pierfrancesco Favino (Wikipedia)

Il primo incontro CineCocktail@Venezia si terrà (ingresso libero fino ad esaurimento posti) domenica 31 agosto alle ore 18:00 presso lo Spazio Luce Cinecittà dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, e vedrà come ospite un attore stimato in Italia e oltreoceano: Pierfrancesco Favino, che a Venezia 71 porta il film da lui prodotto e interpretato, Senza nessuna pietà, esordio alla regia di Michele Alhaique.

I CineCocktail veneziani vedranno protagonisti i talenti del cinema, registi, attori, attrici e nomi di spicco del settore, pronti a raccontarsi al pubblico e agli addetti ai lavori anche attraverso piccoli happening estemporanei, così da creare, di volta in volta, eventi unici nel loro genere. Un ciclo di incontri per un format nuovo, giovane e dinamico, ideato per un accostamento fresco e originale al mondo del cinema che, sfruttando la formula propria di un happy hour, intende coniugare un’atmosfera informale con un dibattito collettivo di approfondimento sull’arte cinematografica.
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L’evento CineCocktail@Venezia71 è realizzato in collaborazione con Parrini e con la mediapartnership di CineCittà News news.cinecitta.com e Fred Film Radio http://www.fred.fm.
Per maggiori informazioni: press.cinecocktail@gmail.com
Facebook: http://www.facebook.com/pages/CineCocktail/163282560548889
Twitter: @CineCocktail #CineCocktail
YouTube: CineCocktail channel
Instagram: CineCocktail

(Comingsoon.it)

(Comingsoon.it)

Rush

 Ron Howard (Wikipedia)

Ron Howard (Wikipedia)

Ron Howard può essere definito un abile “regista artigiano”, un cineasta che nel corso degli anni si è misurato con vari generi cinematografici, in equilibrio fra costante professionalità e distanza da una dimensione propriamente autoriale. Ha coltivato con tenacia (e scaltrezza) l’idea di un cinema dallo stampo classico, volto ad offrire insieme intrattenimento e coinvolgimento emotivo, nel rispetto della sceneggiatura e delle prestazioni attoriali. Non va dimenticata al riguardo la sua formazione all’interno di quel movimento rinnovatore della cinematografia americana, noto come New Hollywood, che prese piede sul finire degli anni’60 e riscoprì l’essenzialità del cinema, tanto in qualità di “messaggio” che di concetto.

movieplayerCaratteristiche che si ritrovano anche nel suo ultimo lavoro, Rush, un gran bel film, capace di unire insieme, senza alcun stridore retorico, epicità, realismo e senso del dramma, forte nella sua armonica gradevolezza intrattenitrice di vari elementi ben sintonizzati fra di loro: l’ottimo script opera di Peter Morgan, le riuscite interpretazioni dei protagonisti e la bella fotografia (Anthony Dod Mantle), in grado di far percepire la patina sgranata del tempo che passa. Il resto lo fa un buon lavoro congiunto di regia e montaggio (Daniel P. Hanley, Mike Hill), tale da rendere ogni sequenza estremamente fluida e reale, tanto da non avvertire il passaggio dei vari inserimenti nel ben studiato collage fra filmati d’epoca, ricostruzioni digitali e riprese dal vero.
E’palpabile invece il contatto con la pista, la sensazione di sussultare sui cordoli insieme ai piloti, stringere con forza il volante nelle curve, accelerare, frenare e cambiare marcia in una manciata di secondi, alla ricerca del miglior inserimento, della traiettoria più congeniale.

Chris  Hemsworth e Daniel  Brühl

Chris Hemsworth e Daniel Brühl

L’inizio è da antologia: 1° agosto 1976, le vetture sono schierate per la partenza sul circuito del Nürburgring Nordschleife, si corre il Gran Premio di Germania, decima gara del Mondiale di F1, James Hunt (Chris Hemsworth) su McLaren M23 e Niki Lauda (Daniel Brühl) a bordo della Ferrari 312 T2, rispettivamente secondo e primo in classifica piloti (per un distacco di 35 punti), si studiano a vicenda nell’ impostare le strategie di gara, osservando il cielo sempre più grigio e minaccioso di pioggia. Ma ecco che tale attacco iniziale viene momentaneamente sospeso, la voce narrante del pilota austriaco ci riporta a sei anni prima, al campionato di Formula 3, all’interno del quale i futuri duellanti iniziarono a farsi le ossa nel mondo delle corse, dando vita a quell’incontro- scontro che segnerà il destino di due uomini sempre in competizione l’uno contro l’altro, ma in primo luogo contro se stessi e i propri limiti, arrivando infine al completamento vicendevole e alla stima reciproca.

Olivia Wilde e Chris  Hemsworth

Olivia Wilde e Chris Hemsworth

Nel parallelo fra le due figure si notano delle similitudini, come la passione per l’automobilismo ostacolata dai rispettivi genitori, che avevano già previsto per i loro figli una continuità con le proprie professioni, e la differenza nel gestirla e metterla in pratica.
L’inglese Hunt, socievole e affabile nei modi, appare spinto da uno spirito guascone, sempre in costante tensione agonistica tanto nei circuiti che nella vita, tombeur de femmes dedito ad ogni eccesso, e vede la sua indubbia vocazione come qualcosa da esprimere nella forma più libera possibile, piuttosto che irreggimentarla in una dimensione lavorativa come fa invece l’austriaco Lauda, la cui impulsività appare più meditata e si manifesta nell’essere sin troppo schietto e diretto.
Il suo è un approccio scientifico, si rende manager di se stesso nell’unire business e professionalità, arriva ad investire del denaro per poter correre in F1, studia ogni minimo particolare della propria preparazione fisica e di quella meccanica del mezzo che si troverà a guidare, suggerendo ai tecnici una serie di miglioramenti, spesso provvidenziali a migliorarne l’efficienza.

Daniel  Brühl

Daniel Brühl

Il tema dominante del film, la sua trascinante forza emotiva, sta essenzialmente in questa contrapposizione di diversi caratteri e relative differenti emozioni, la sfida ricorrente con la morte che conferisce ad Hunt ulteriori stimoli, mentre Lauda contrappone un freddo ragionamento calcolatore anche verso tale rischio (mai oltre il 20%), il rapporto con le loro mogli, rispettivamente la modella Suzy Miller (Olivia Wilde) e Marlene Knaus (Alexandra Maria Lara), e i compagni di scuderia, come Clay Regazzoni (Pierfrancesco Favino).
Gran parte del coinvolgimento emotivo di cui sopra è offerto indubbiamente dalle buone interpretazioni offerte dagli attori, in primo luogo da Brühl nei panni di Lauda, convincente in ogni atteggiamento, nella postura, nella schiettezza di ogni battuta, nell’esprimere con naturalezza l’alternanza fra momenti lieti ed altri più drammatici (come un dialogo con la moglie durante la luna di miele, sulla paura di essere felice, e la sua ostinazione a ritornare in pista dopo il terribile incidente del Nürburgring).

Alexandra Maria Lara e Daniel  Brühl

Alexandra Maria Lara e Daniel Brühl

Anche Hemsworth è capace di offrire più di una sorpresa: dà infatti corpo ed anima all’irruenza di Hunt ed offre una tangibile visualizzazione del suo autoalimentato stato di tensione, eterno ragazzone fortemente competitivo nello spingersi oltre i personali confini, fisici e caratteriali, sino alla fine. Brave anche Wilde e Maria Lara, ma se la prima si limita ad aderire allo stereotipo della bella da copertina, sacrificata in fase di sceneggiatura (così come meritava più spazio il Regazzoni di Favino), la seconda riesce ad esprimere con un semplice sguardo intense emozioni: non a caso sarà al centro di un particolare momento durante la gara finale del Mondiale, il Gran Premio del Giappone, quando Lauda, costretto a partire come gli altri piloti nonostante le proibitive condizioni meteorologiche, si ritirerà lasciando il posto di campione del mondo all’eterno rivale, evidenziando, come scrissero all’epoca i giornali, “il coraggio della paura”.

Niki Lauda e James Hunt

Niki Lauda e James Hunt

Howard si conferma sempre all’altezza nel tenere le redini della narrazione, gestisce con maestria la successione fra toni intimisti e quelli più adrenalinici, facendo leva su una spettacolarità sempre funzionale, studiata coreograficamente nei minimi particolari, rombante ma non reboante, ed offre la visione di una F1 distante anni luce da quella odierna, dove il valore umano e la stima reciproca, per quanto malcelata, giocavano ancora un certo ruolo. Emblematico al riguardo il finale, l’immagine dei due nemici/amici intenti in un dialogo- confronto sulle rispettive carriere, sul diverso modo di considerare lo sport e la vita, sempre fermi nelle loro convinzioni, ciò che è un pregio per l’uno è un difetto per l’altro e viceversa. Mentre iniziano ad alternarsi riprese dal vero e finzione cinematografica, ecco che i termini vittoria e sconfitta si ammantano d’inedite sfumature, divengono due facce della stessa medaglia, nella frenetica ricerca, in pista come fuori, di un “oltre”, un qualcosa d’inspiegabile che assume significato, forse, nella definitiva affermazione di se stessi e della più intima interiorità.