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Buon compleanno, Franca Valeri! – Il segno di Venere (1955)

Franca Valeri (Corriere della Sera)

Auguri di un felice compleanno a Franca Valeri (no, non si svela l’età di una signora, ma che cafoni, nonchè ordinari …) la cui sapida arguzia, le sottolineature ironiche di un certo tipo di borghesia milanese tutta snob e birignao o del cattivo gusto un po’ cafonesco di certa Roma, risultano quanto mai attuali e dimostrano l’intuitivo saper guardare lontano di un’attrice che il nostro cinema non sempre ha saputo valorizzare al meglio, autrice di testi teatrali ironici ed intelligenti, così come di sceneggiature cinematografiche profonde e attente alla psicologia dei personaggi, portatrice di una signorilità e di un portamento esemplari, nella vita come nel calcare le scene. Continua a leggere

Ritratti femminili nel cinema italiano tra emancipazione e autodeterminazione

untitledRiporto di seguito la trascrizione del mio intervento d’introduzione e commento relativo alla rassegna cinematografica “Ritratti femminili nel cinema italiano tra emancipazione e autodeterminazione”, che ha avuto luogo nei giorni 11 marzo, 18 marzo e 1° aprile presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), evento compreso nel cartellone dei Caffè artistico-letterari 2016, organizzati dal Circolo di Lettura dell’ A.R.A.S. – Progetto Cinema e dal Comune della cittadina.
Ad entrambi rivolgo nuovamente da queste pagine i ringraziamenti per la cortese ospitalità, così come rinnovo un caloroso grazie allo staff tecnico e al pubblico presente in sala, sempre piacevolmente attento e partecipe nel corso delle presentazioni e proiezioni dei titoli proposti (Il segno di Venere, La ragazza con la pistola e Scusate se esisto!).

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Reggio Calabria Film Fest 2012

reggio-calabria-film-fest-2012-L-BlkfmjPrende il via oggi, martedì 4 dicembre, il Reggio Calabria Film Fest (venerdì 7 la giornata conclusiva), prima parte di un progetto, il Festival cinematografico della Calabria, organizzato dalla Fondazione Calabria Film Commission, presieduta da Gianluca Curti, e dall’associazione Askena, kermesse che comprende al suo interno il Magna Grecia Film Festival School in the City (dal 10 al 15 dicembre, Squillace, Casa delle Culture; Catanzaro, Complesso Monumentale S. Giovanni) e La Primavera del Cinema Italiano (dal 15 al 22 dicembre, Cosenza, Cinema Citrigno; S. Nicola; Teatro Italia; Supercinema): la giunta regionale ha, infatti, approvato la proposta progettuale della suddetta Fondazione, in occasione del bando eventi innovativi, finanziato sulla base dei fondi Por Fesr 2007/2013.

reggio-calabria-film-fest-2012-L-k8VbBbLo svolgimento del Reggio Film Fest si suddividerà tra due location, il teatro Francesco Cilea e Villa Zerbi; nel corso delle serate al teatro saranno assegnati i seguenti riconoscimenti: Premio RCFF alla carriera; Premio Raf Vallone; Premio Leopoldo Trieste; Premio Musica del Mediterraneo; Premio Città Metropolitana di Reggio Calabria; Premio Vittorio De Seta – miglior Documentario. Il programma completo, con gli orari di eventi e proiezioni, piuttosto ricco e interessante nella varietà estrema delle sue proposte, tra matinèe per gli studenti, workshop di regia e scenografia, omaggi – retrospettive (Mino Reitano ed Enzo Mirigliani), anteprime nazionali ( come il film Quel che resta, di Laszlo Barbo), è scaricabile dal sito http://www.reggiocalabriafilmfest.it.

Riso amaro (1949)

ce2Giuseppe De Santis (1917-1997), regista e sceneggiatore, ha coniugato nelle sue opere istanze neorealiste, impegno politico e gusto per la narrazione corale, dando validità e sostanza al cinema di genere e al richiamo divistico, con una narrazione d’impronta popolare che si dimostra ben legata ad “una cultura cinematografica influenzata dal formalismo sovietico” (Paolo Mereghetti). Dopo la co-regia di Giorni di gloria (’45, Mario Serandrei, Visconti, Marcello Pagliero), debutta alla regia nel ’47 con Alba tragica, evidenziando il suo impegno politico.

Il suo secondo film, Riso amaro, rappresenta nella sua carriera il massimo successo di pubblico, a livello nazionale ed internazionale. Torino:Francesca (Doris Dowling), istigata dal suo uomo, Walter (Vittorio Gassman), ruba una collana ad una cliente dell’albergo in cui lavora come cameriera; per sfuggire alla polizia, i due si mescolano tra la folla delle mondine che si sta accalcando sui treni diretti nel vercellese, zona di raccolta. Nel dormitorio delle mondine, Francesca, assunta come “clandestina”, viene derubata della collana da Silvana (S.Mangano), la quale viene circuita da Walter, che presume possa essere lei l’autrice del furto, e ne diviene l’amante, abbandonando il giovane sergente (Raf Vallone) che le faceva la corte e che si innamorerà di Francesca, ormai pentita del furto. Scoperto che la collana è un falso, Walter per rifarsi decide di rubare il riso accumulato nei magazzini come premio finale per le mondine, convincendo Silvana ad immettere di nuovo l’acqua nei campi, per distrarre l’attenzione: Francesca e il sergente hanno però intuito tutto, riuscendo a coglierli sul fatto. Tragico epilogo, con Walter ucciso da Silvana e quest’ultima suicida, incapace di perdonarsi il male commesso, mentre Francesca e il sergente si avviano verso un futuro migliore.

Sceneggiato dallo stesso regista (con Corrado Alvaro, Carlo Lizzani, Gianni Puccini, Ivo Perilli, Carlo Musso), il film venne aspramente criticato di aver tradito il rigore e l’austerità proprie del neorealismo e l’ impegno sociale, non comprendendo la forza travolgente di un’opera che abbracciava trasversalmente tutti i livelli e gli stili del nostro cinema del dopoguerra, unendo parametri alti a quelli più bassi propri del fotoromanzo illustrato, evidenziando, grazie al fascino della Mangano, che danza sensualmente al ritmo del boogie-woogie e legge Grand Hotel, tutte le trasformazioni in atto portate avanti dalla circolazione dei media e dalla loro utilizzazione nelle classi popolari, non sempre capaci di capire le proprie condizioni e di unirsi alla lotta con i compagni, preferendo l’immaginario di una vita fittizia. Mirabile sintesi di vecchio e nuovo, di impegno e spettacolo (gli ampi movimenti di dolly, contrapposti alla rigidità di ripresa del neorealismo), impone il linguaggio del corpo come struttura narrativa ed impianto visivo, esaltando istinto e sensualità dei personaggi, con amore e desiderio, vita e morte subentrati all’ideologia e alla morale nel condurre alla strada del castigo e della redenzione finale.