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Tempi nostri

Allegoria della Storia (Nikolaos Gysis, 1892), Wikipedia

“L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la Storia insegna, ma non ha scolari”

Antonio Gramsci (da Italia e Spagna, L’ordine nuovo, 11 marzo 1921, anno I, n. 70)

Accadde domani

lutto_candelaQuanto sto per esprimere sarà probabilmente un pensiero banale, ma ritengo che gli avvenimenti di queste ultime ore in quel di Parigi siano l’ulteriore testimonianza, triste ed angosciante, di un fallimento dell’umanità tutta, degli esseri umani in quanto tali, nessuno escluso. Non abbiamo appreso nulla dalla Storia (“Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis”*, Cicerone, De Oratore, II, 9, 36), “abbiamo udito senza avere inteso, abbiamo guardato senza aver visto” (cit. Isaia, Mt.), dimenticando di essere tutti sotto lo stesso cielo, chiusi nel nostro individualismo materiale ed ideologico, inclini ad un indispensabile progresso ma, pensiamoci bene, orfani di una reale evoluzione.
Ed ora, increduli e smarriti, lanciamo pure sterili proclami dall’alto delle nostre tastiere contro una Terza Guerra ormai in atto da anni, nella tragica consapevolezza che la Quarta, citando Einstein, “sarà combattuta coi bastoni e le pietre”. Buonanotte mondo.

*“La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità”

“Mente, corpo e voce sono un tutt’uno nello sforzo di restituire qualche scintilla dell’essere”, intervista a Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

La recente celebrazione da parte di Claudio Sottocornola del decennale delle sue lezioni-concerto sul territorio, attraverso la proposizione di due live (Zanica 12 aprile; Bergamo, 29 aprile, data cui si riferiscono le foto), andati incontro ad un notevole successo di pubblico e stampa specializzata, dei quali ho dato notizia sulle pagine del blog, è stata l’occasione per contattare il docente e performer bergamasco, così da coinvolgerlo in un’intervista a tutto campo, ripercorrendo e condividendo, anche insieme a voi lettori, le tappe di un particolare ed affascinante percorso interdisciplinare.
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Claudio, erano i primi anni ’90 quando decidesti d’entrare in sala di registrazione ed offrire una tua interpretazione di storici brani della canzone italiana, per poi affrontare la sfida delle lezioni-concerto sul territorio, presto abbracciate dal successo, di pubblico e mediatico. Ti va di raccontarci come nacque in te questa decisione? Semplice manifestazione di una passione o hai avvertito ulteriori esigenze, alla luce anche delle tue coeve riflessioni poetiche e filosofiche, che nel frattempo trovavano spazio in vari saggi, senza dimenticare le incursioni nelle arti visive?

C.Sottocornola 2014“In effetti, si è trattato di un concorso di cause. Insegnando, avvertivo sempre di più i limiti di un pensiero dicotomico, ove vero e falso, bene e male, bello e brutto tendevano a contrapporsi semplicisticamente, mentre io cercavo sintesi, mediazioni, punti di vista inclusivi. Soprattutto nell’ambito della filosofia, trovavo triste che un sistema ne smentisse un altro e che il compito del docente fosse solo quello di farne la cronaca. D’altro lato, come giornalista, avvicinavo in quegli anni i personaggi della canzone e dello spettacolo che avevo amato di più, sin da bambino, da Morandi alla Pavone, da Manfredi ad Albertazzi, dalla Fracci alle Kessler, ed avvertivo nel loro approccio artistico una maggiore possibilità di sintesi, che l’incontro con l’Ermeneutica contemporanea, una rilevante corrente di pensiero del Novecento, ha ulteriormente rafforzato in me. Continua a leggere

Il sentimento del buio

Federico Fellini

Federico Fellini

“Dopo la guerra dominava il sentimento della rinascita, della speranza: tutto il male era finito, si poteva ricominciare.
Adesso, non so se quest’ombra che si allunga sull’Italia preveda una resurrezione. Dopo la guerra, si aveva il sentimento d’aver patito sciagure immeritate ma che facevano parte della Storia, che rendevano partecipi della Storia: non era certo un conforto, ma alle sofferenze dava un senso, un riscatto. Adesso questo manca del tutto: c’è soltanto il sentimento d’un buio in cui stiamo sprofondando”. (Federico Fellini, dall’intervista di Lietta Tornabuoni, Non scherziamo, la vera paura è finita quarantotto anni faLa Stampa, 22 settembre 1992, p. 5)