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72mo Festival di Cannes: “The Dead Don’t Die” di Jim Jarmusch sarà il titolo d’apertura

(Wikipedia)

The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch sarà il titolo d’apertura del 72mo Festival di Cannes (14-25 maggio), una commedia horror che vede nel cast Bill Murray, Adam Driver, Chloë Sevigny, Selena Gomez, Austin Butler, Steve Buscemi, Tilda Swinton, Rosie Perez, Iggy Pop, Danny Glover, Tom Waits e Caleb Landry Jones. La notizia è sta diffusa in esclusiva da Variety e poi confermata dagli organizzatori del Festival. Altra news in arrivo dalla Croisette riguarda la Giuria che giudicherà le opere prime e seconde della 58esima Semaine de la Critique: presieduta da Ciro Guerra, regista colombiano, avrà quali componenti Jonas Carpignano, regista italiano, l’attrice franco britannica Amira Casar, la produttrice francese Marianne Slot e la giornalista cinematografica congolese Djia Mambu.

Milano, Spazio Oberdan: Fondazione Cineteca Italiana omaggia Jim Jarmush

Jim Jarmusch (Wikipedia)

Jim Jarmusch (Wikipedia)

Da oggi, sabato 11, e fino a martedì 21 febbraio, a Milano, allo Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana presenterà un omaggio a Jim Jarmusch, offrendo così risalto ad un autore capace di delineare tramite le sue opere una visione critica, non disgiunta da toni ironici e stranianti, della mitologia on the road e del rapporto fra l’uomo e il paesaggio americano, quest’ultimo spesso crocevia di una varia e spaesata umanità, simbolo quindi dell’incontro fra le più diverse culture.
Nato nel 1953 in Ohio, cresciuto nella cultura underground newyorchese degli anni Settanta, ammaliato ed ispirato in egual misura sia da quanto offriva la scena musicale del periodo che dalla precedente frequentazione a Parigi della Cinémathèque française diretta all’epoca da Henri Langlois, Jarmusch concretizzò la sua voglia di “fare film” presso la scuola di cinema della New York University, dove divenne assistente del regista Nicholas Ray.
L’esordio avvenne nel 1980, con la distribuzione nel circuito d’essai internazionale del suo saggio di regia (in 16mm) Permanent Vacation, col quale si diplomò alla suddetta scuola di cinema: sullo sfondo di una New York quasi aliena Jarmush mise in scena la storia di un uomo, il giovane Aloysius (Chris Parker), che vive a tempo perso tra donne, letteratura e piccoli furti, finché proverà a raggiungere l’ultimo barlume di felicità fuggendo a Parigi. Continua a leggere

Roberto Fedriga: le fotografie in musica del cantautore bergamasco

Roberto Fedriga

Roberto Fedriga

“Avevo un’idea per il mio disco d’esordio: ciò che avevo in testa è stato tradotto in musica senza filtro, e questa è sicuramente la cosa più importante. Ogni mia canzone ha una storia a sé. Spesso sono vere e proprie fotografie messe in musica. In altri casi l’ispirazione viene dal cinema o dalla letteratura. Mi piace poter pensare a questa contaminazione di arti che si intrecciano per nutrire l’ispirazione”.
Ha le idee chiare Roberto Fedriga, autore al suo debutto con un album omonimo (10 brani, 3° minuti, Undersound), partorito con spontaneità e immediatezza, ma con un progetto ben preciso alla base: far parlare il cuore, le proprie passioni, la propria visione della musica e dell’espressività interiore. Roberto Fedriga è un’opera prima onesta, dieci brani che spaziano tra canzone d’autore all’italiana, folk-rock angloamericano, fumoso blues e jazz ballads. Continua a leggere

Milano, “Spazio Oberdan”: omaggio a Jim Jarmush

 Jim Jarmush

Jim Jarmush

Dal 27 agosto al 4 settembre presso Spazio Oberdan della Provincia di Milano (Sala Alda Merini, Viale Vittorio Veneto 2), Fondazione Cineteca Italiana presenterà un omaggio a Jim Jarmusch in dieci film, offrendo così risalto ad un autore capace di delineare tramite le sue opere una visione critica, non disgiunta da toni ironici e stranianti, della mitologia on the road e del rapporto fra l’uomo e il paesaggio americano, quest’ultimo spesso crocevia di una varia e spaesata umanità, simbolo quindi dell’incontro fra le più diverse culture.
Nato nel 1953 in Ohio, cresciuto nella cultura underground newyorchese degli anni Settanta, ammaliato ed ispirato in egual misura sia da quanto offriva la scena musicale del periodo che dalla precedente frequentazione a Parigi della Cinémathèque française diretta all’epoca da Henri Langlois, Jarmusch concretizzò la sua voglia di “fare film” presso la scuola di cinema della New York University, dove divenne assistente del regista Nicholas Ray. Continua a leggere

Parnassus, l’immaginazione ci salverà

pppLondra, giorni nostri: alla periferia della città, tra barboni dormienti e giovani uscenti da una discoteca ubriachi, giunge uno sgangherato carrozzone, che in pochi secondi si trasforma in un palcoscenico sul quale viene rappresentato uno strano spettacolo, The Imaginarium of Doctor Parnassus. Dominante sulla scena, per quanto immobile e in apparente stato di trance, il Dr. Parnassus (Christopher Plummer), mentre un giovane imbonitore nei panni di Mercurio ne declama in versi gli strabilianti poteri, cercando di attirare l’attenzione dei passanti sulla bellezza della giovane Valentina (Lily Cole). Alle loro spalle un misterioso specchio, in realtà una porta magica verso altri mondi possibili, per quanti vogliano accettare il sogno e la potenza dell’immaginazione, con la possibilità di scegliere nuove strade o discendere verso gli inferi, cioè nient’altro che la visualizzazione di dove possano portare scelte di vita basati su effimeri, consolatori, surrogati dei veri valori. Ma chi è in realtà il misterioso Dr. Parnassus? E chi sarà mai il sinistramente intrigante Mr. Nick (Tom Waits) che si aggira intorno con fare sospetto? Perchè questi pretende da Parnassus l’anima di Valentina, sua figlia, al compimento del sedicesimo anno di età, pur giungendo infine ad un accordo per cui la ragazza sarà del primo che riuscirà a sedurre cinque anime? Ancora, chi è il misterioso Tony (Heath Ledger, morto durante le riprese), salvato da un’impiccagione, che, complice l’amore, avrà un ruolo determinante in tutta la vicenda?

Diretto e sceneggiato (insieme a Charles McKeown) da Terry Gilliam, ex dei Monty Python, il film risulta intriso, appesantito a volte, del suo gusto pittorico, visionario e lisergico, che abbatte qualsiasi muro di razionalità per far entrare lo spettatore, come Alice che attraversa lo specchio, in un mondo favolistico e fatato, avvolgendolo in una sarabanda di immagini, dove tutto appare magicamente e poeticamente scombinato, confuso, rutilante, complici anche scenografie e costumi densi di barocchismi. Per chi abbia voglia e pazienza di entrare in una nuova dimensione sospesa tra realtà e fantasia, oscillante tra vita e morte, dove si rivisita, rivitalizzandolo, il mito di Faust, uno spettacolo visivamente affascinante, che compensa incongruenze e vuoti del plot narrativo, non sempre trascinante.

Convincente la prova degli attori, in particolare Plummer e il compianto Ledger, sostituito nelle scene mancanti da Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law, testimoni di come la magia del cinema e la forza dell’immaginazione possano realizzare egregi risultati senza ricorrere ad artifici da computer. Splendidamente sornione e sulfureo Tom Waits. Un film rivolto soprattutto a chi, come il regista, abbia nel cuore purezza e capacità di stupirsi, accettando l’immaginazione come àncora di salvezza per entrare in un mondo dove l’impossibile la fa da padrone, travalicando poi il mondo del reale, dominato dalla “irreale fantasia” creata da menzogneri miti moderni, artificiosi in quanto imposti: forza vitale che fa andare avanti il mondo, senza la quale la vita non sarebbe altro che uno spettacolo di marionette, con il Bene ed il Male liberi di muovere i fili.