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Vittorio Taviani (1929-2018)

Vittorio Taviani (FilmTV)

E’ morto ieri, domenica 15 aprile, a Roma, il regista e sceneggiatore Vittorio Taviani (San Miniato, PI, 1929); insieme al fratello Paolo, di due anni più giovane, ha realizzato capolavori indiscussi, tratteggiando, unendo poesia ed impegno politico, le molteplici  contraddizioni proprie del nostro paese, prendendo spunto da avvenimenti storicamente accaduti, così come dalla letteratura. Coniugando all’interno della messa in scena realismo, rigorosità, gusto visionario, assecondando, quando necessario, le linee proprie del melodramma, hanno offerto in buona sostanza una certa consistenza affabulante ed avvincente al racconto cinematografico. L’attività di Vittorio risulta del tutto in simbiosi con quella di Paolo: ambedue abbandonarono presto gli studi di Giurisprudenza assecondando la loro passione per la Settima Arte dirigendo insieme a Valentino Orsini il Circolo del Cinema di Pisa e dando vita nel 1954, dopo una serie di esperienze come aiuto registi, alla loro prima opera, il cortometraggio San Miniato, luglio ’44, che ricostruiva l’eccidio perpetrato dai nazisti nella loro città natale, con un commento di Cesare Zavattini. Continua a leggere

Mariangela Melato (1941-2013)

Mariangela Melato

Mariangela Melato

Certe notizie ti lasciano basito, controlli e ricontrolli tutte le fonti possibili e poi non puoi fare a meno d’arrenderti alla verità: Mariangela Melato, grande attrice teatrale e cinematografica, tra le mie preferite, poliedrica, ironica ed autoironica come poche (al momento mi vengono in mente solo Franca Valeri, Monica Vitti e Lella Costa), non è più tra noi … Sì, lo so, rischio la retorica, ma la commozione ha preso il sopravvento …

Ne ricorderò allora, brevemente, i trascorsi artistici, gli studi di pittura all’Accademia di Brera, i lavori come disegnatrice di manifesti e vetrinista, così da poter pagare i corsi di recitazione tenuti da Esperia Sperani, per poi debuttare nel ’60 in Binario cieco di Terron, rappresentato al Teatro Stabile di Bolzano, una volta entrata nella compagnia di Fantasio Piccoli. Da qui in poi il teatro divenne la sua emanazione naturale, tra eleganza innata e quella voce così particolare a creare un raffinato, apparente, distacco, e troverà conferma man mano in altre rappresentazioni (Settimo ruba un po’ meno e La colpa è sempre del diavolo, nel biennio ‘63-‘65, di e con Dario Fo o L’Orlando Furioso di Luca Ronconi, ‘68), arrivando sino ai giorni nostri, con caratterizzazioni sempre di grande impegno ed impatto scenico.

mariangela-melato-1941-2013-L-3FcMfmIl cinema si accorse di lei a partire dal ’70 (Thomas e gli indemoniati, Pupi Avati) e come sul palcoscenico (Alleluia brava gente ’71, Garinei e Giovannini) riuscì a spaziare da ruoli prettamente drammatici (dall’ Elio Petri di La classe operaia va in paradiso, ‘71, e Todo modo, ‘76, a Figlio mio, infinitamente caro, ‘85, Valentino Orsini, passando per vari titoli), ad altri soffusi di toni ironici, venati anche da una certa malinconia.
Certamente fu Lina Wertmüller, ad avviso di chi scrive, l’autrice capace di sfruttare al meglio questa sua alternanza, tradizionalmente propria del grande teatro, tra riso e toni più sfumati, che riusciva anche ad assecondare, sempre con l’abituale eleganza, il tipico senso del grottesco della regista.

mariangela-melato-1941-2013-L-h3PFy5Difficile dimenticare in Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto, ’74, il duetto tra la sciura Raffaella e il marinaio Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini), siculo e, in aggiunta, comunista, trovatisi soli su un’isola deserta, con il secondo, sorta di novello Spartaco, a mettere in atto una sua personale rivendicazione sociale e a porre fine, almeno per il tempo della forzata convivenza, ad ogni differenza di classe, giusto per citare almeno un titolo rappresentativo della sua vasta filmografia (da ricordare Mimì metallurgico ferito nell’onore, ‘72, e Film d’amore e d’anarchia ,’73, sempre della Wertmülller, Oggetti smarriti, ‘79, e Segreti segreti, ‘85, di Giuseppe Bertolucci), senza appesantire col solito freddo elenco in odor di coccodrillo, che comprenderebbe anche una serie di titoli televisivi, ad ulteriore dimostrazione della grande duttilità.

Mi fermo qui, lascio, a me stesso e a voi che leggete, l’emozione del ricordo, magari andando con la mente a qualche scena delle pellicole citate, cui aggiungo un unico, ma rilevante, rammarico, sempre nell’ottica di una felice smentita: attrici capaci di prenderne il testimone al momento nel nostro panorama culturale generale non se ne vedono. Non è uno sguardo retrivo, ma, forse, una dolorosa constatazione, perché fascino “naturale” ed eleganza, scenica ma non solo, suonano di questi tempi come parole lontane, maledettamente lontane.
Ciao Mariangela, grazie.