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Buon compleanno, Franca Valeri! – Il segno di Venere (1955)

Franca Valeri (Corriere della Sera)

Auguri di un felice compleanno a Franca Valeri (no, non si svela l’età di una signora, ma che cafoni, nonchè ordinari …) la cui sapida arguzia, le sottolineature ironiche di un certo tipo di borghesia milanese tutta snob e birignao o del cattivo gusto un po’ cafonesco di certa Roma, risultano quanto mai attuali e dimostrano l’intuitivo saper guardare lontano di un’attrice che il nostro cinema non sempre ha saputo valorizzare al meglio, autrice di testi teatrali ironici ed intelligenti, così come di sceneggiature cinematografiche profonde e attente alla psicologia dei personaggi, portatrice di una signorilità e di un portamento esemplari, nella vita come nel calcare le scene. Continua a leggere

Io sono Tempesta

(Movieplayer)

Roma, tempi nostri. Numa Tempesta (Marco Giallini), facoltoso imprenditore (gestisce un fondo di un miliardo e mezzo di euro), vive in un lussuoso albergo, che ha comperato in attesa di poterlo rivendere. Salutista, di bell’aspetto e dotato di un naturale carisma, il nostro conduce una vita solitaria, a parte i rapporti di lavoro ed il momentaneo “conforto” offerto da tre “radiose” escort, studentesse in Psicologia, per quanto, manifestando una certa anaffettività, appaia piuttosto distaccato nel relazionarsi col prossimo.
Certo, vi è sempre il denaro a svolgere il compito di opportuno mediatore e congruo placebo per ogni malanno, ma i fantasmi di un recente passato, i rimproveri paterni in particolare, sono pronti a riapparire ogni notte, impedendogli di dormire. Tempesta intende dare vita ad un grande progetto, trasformare una zona brulla del Kazakistan in un centro residenziale, è riuscito a convincere gli investitori, però i suoi legali lo informano di come una condanna inflittagli qualche anno addietro sia ora divenuta esecutiva: unica alternativa alla galera, trascorrere un anno all’interno di un centro d’accoglienza, prestando opera d’assistenza e conforto ai bisognosi. Con i consueti modi affabili e compiacenti, l’uomo d’affari cercherà d’ingraziarsi la direttrice del centro, Angela (Eleonora Danco), ma quest’ultima, fervente cattolica ed attivista di ferro, ha dedicato dieci anni della sua vita all’attività di volontariato, gli darà parecchio filo da torcere. Continua a leggere

Una stella per Gina

Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica

She makes Marilyn Monroe look like Shirley Temple: così Humphrey Bogart commentava l’indubbio fascino di una delle nostre più grandi attrici, Gina Lollobrigida, con la quale l’attore lavorò nel film Beat the Devil (Il tesoro dell’Africa, 1953, John Huston). Rimarchevole melange di spigliatezza e determinazione, la Lollo, appellativo coniato dai cugini francesi, per quanto a suo agio ed intensa anche in ruoli drammatici (la  Margherita di Mare matto, Renato Castellani, 1963, per esempio) , ha certo dato il meglio di sé nel ruolo della bella popolana, come in Pane, amore e fantasia, 1953, Luigi Comencini (e il suo seguito di un anno dopo, ancora Comencini, Pane, amore e gelosia), indimenticabile Bersagliera a rappresentare un nuovo modello di donna, dalle ascendenze goldoniane, che si fa padrona del proprio destino, interpretazione che le valse nel 1954 il Nastro d’Argento quale  migliore attrice protagonista. Continua a leggere

“Bootleg”, le lezioni-concerto di Claudio Sottocornola si confermano un raffinato incontro tra performance ed analisi storico-sociologica

Claudio Sottocornola

Lo scorso 5 giugno Claudio Sottocornola ha inaugurato in rete l’iniziativa Bootleg, grazie alla quale proporrà sul web (a cadenza mensile) lezioni-concerto, conferenze, presentazioni di libri e mostre.
L’avvio è stato affidato alle ultime due lezioni- concerto tenute da Sottocornola all’Auditorium del Liceo Mascheroni di Bergamo, Viva l’Italia (14 gennaio 2017) seguita da E ti vengo a cercare (5 maggio 2017), rivolgendo così ad un vasto pubblico la visione musicale propria del filosofo del pop come lo definisce da tempo la stampa nazionale, ma che personalmente ho sempre inteso considerare come un moderno cantastorie, un “cercatore”, attraverso la storia delle note, di quella verità insita nell’uomo e che si fa tutt’uno con esso.
La lezione-concerto, nel suo esprimersi qui e ora, va a costituire un raffinato incontro tra analisi sociologica e performance, dove l’elemento musicale suggerisce una nuova modalità d’interpretare la vita, affidandosi anche al suo incessante scorrere, quest’ultimo caratterizzato ulteriormente dai vari accadimenti comportanti più di un mutamento in corso d’opera.
Le capacità affabulatorie e l’abilità vocale di Sottocornola permettono d’individuare le caratteristiche di ogni canzone proposta, reinterpretata rispettandone l’ispirazione originaria, offrendo risalto ad ogni sfumatura del testo e al contempo lasciando spazio ai propri sentimenti, ai propri ricordi, alle suggestioni più intime, permettendo così all’indagine metodologica  di concretizzarsi, avvolta da una certa fluidità, quale concreto trait d’union tra la Storia e il vissuto personale. Continua a leggere

Roma, al via la mostra “Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora”

Steno

Sarà inaugurata oggi, martedì 11 aprile, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dove potrà essere visitata fino al 4 giugno, la mostra Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora, dedicata al regista e sceneggiatore Stefano Vanzina, in arte Steno, in occasione del centenario della nascita (19 gennaio 1917).  Autore tra i più prolifici ed eclettici del panorama italiano, Steno fu maestro nell’accostare nei suoi film situazioni comiche tipiche della commedia tradizionale a una pungente e talvolta amara satira di costume che rifletteva perfettamente l’evoluzione della società italiana alle soglie, durante e dopo il boom economico. Continua a leggere

Totò sceicco (1950) – Un ricordo del “principe della risata” fra bazzecole, quisquilie e pinzillacchere

Antonio De Curtis/ Totò (Wikipedia)

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis, principe di Bisanzio, in breve Antonio De Curtis e in arte Totò (Napoli, 1898-Roma,1967): grazie alle repliche televisive dei suoi film ed alla loro riedizione in vhs prima e in dvd poi, non vi è generazione che non abbia conosciuto il suo talento, l’innata, travolgente, stralunata vis comica scaturente tanto da un corpo da marionetta estremamente snodabile, quanto da ogni gesto e parola, con un uso raffinato della mimica, esaltata quest’ultima da una mobilità facciale ai limiti dell’incredibile.88x31

Attivo dal primo dopoguerra sulle scene della rivista, Totò fece il suo debutto cinematografico nel 1937 (Fermo con le mani!, Gero Zambuto), protagonista assoluto ma non propriamente convinto della possibilità di adattare la sua maschera, del tutto personale, rodata da anni di varia attività teatrale, a canovacci o sceneggiature.
Abituato a prendere spunto da una situazione di partenza e lavorarci d’istinto più che affidarsi ad un testo da mandare a memoria (basti pensare allo sketch C’era una volta il mondo, 1947, noto con il titolo L’onorevole in vagone letto, riproposto in Totò a colori, 1952, diretto da Steno, inizialmente piuttosto breve ma che di replica in replica raggiunse i cinquanta minuti), avvertiva in particolare la mancanza di un contatto diretto con il pubblico, idoneo a condurlo verso il territorio a lui congeniale dei  lazzi e dell’improvvisazione. Continua a leggere

Un ricordo di Pasquale Squitieri

Pasquale Squitieri

Pasquale Squitieri

Ci ha lasciato ieri, sabato 18 febbraio, a Roma, il regista Pasquale Squitieri (Napoli, 1938), le cui opere si sono rese portatrici di un cinema viscerale e sanguigno, intuitivo e diretto, incentrato tanto sull’attualità quanto sulla proposizione  di determinati eventi storici, visualizzati ed enfatizzati in scena tramite una rappresentazione visiva e contenutistica che teneva in particolare considerazione la loro fascinazione popolare. Dopo la laurea in Giurisprudenza ed un impiego presso il Banco di Napoli, Squitieri esordì alla regia nel 1969 con Io e Dio, prodotto da Vittorio De Sica, per poi proseguire con gli spaghetti western, girati con lo pseudonimo di William Redford, Django sfida Sartana, 1970, e La vendetta è un piatto che si serve freddo, 1971, quest’ultimo connotato “politicamente” nei suoi riferimenti alle lotte rivoluzionarie terzomondiste e a tematiche proprie del periodo, quali la giustizia sociale o la ribellione alle iniquità del sistema. Continua a leggere