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Un ricordo di Burt Reynolds

Burt Reynolds (BBC)

Fisico indubbiamente macho, un volto che sembrava scolpito nella roccia, modi spicci da buon “duro”, appena ammorbiditi da una soffusa ironia, l’attore Burt Reynolds (Burton all’anagrafe, Waycross, Georgia, 1936, padre cherokee e madre italiana),  ci ha lasciato ieri, giovedì 6 settembre; fin dagli esordi è riuscito a delineare un’aura iconica che si è mantenuta stabile fino ai giorni nostri, consegnandola definitivamente  all’immaginario collettivo, nonostante l’alternarsi fra ruoli da più che valido protagonista in film dall’impianto piuttosto solido ad altri da bravo caratterista in realizzazioni caratterizzate da plot deboli e regie non del tutto incisive. Reynolds si dedicò alla recitazione una volta che fu costretto ad abbandonare la carriera sportiva da giocatore di football (professionista) in seguito ad un incidente d’auto, frequentando così l’Hyde Park Playhouse di New York ed iniziando a recitare in teatro e in televisione. Continua a leggere

Io e Annie (Annie Hall, 1977)

New York, anni ’70. Alvy Singer (Woody Allen), comico televisivo, parla di sé, sguardo rivolto verso la macchina da presa:il lavoro, l’amore idolatrante per la città in cui vive, le telluriche ambasce esistenziali, dalla concezione pessimistica dei rapporti umani ai problemi con le donne, maturati ambedue già dai tempi dell’infanzia, come illustrano alcuni illuminanti flashback; introduce poi la figura di Annie Hall (Diane Keaton), con la quale si sono lasciati da circa un anno, raccontando, senza omogeneità temporale, i vari momenti della loro relazione, dalle difficoltà che andavano a presentarsi mano a mano, anche nei rapporti intimi, nonostante le sedute dallo psicanalista, al primo incontro in occasione di una partita di tennis, la felicità che andava di pari passo con dubbi e problematiche, per esserne poi sopraffatta.
D’altronde, per quanto gli opposti possano attrarsi, Annie ed Alvy erano profondamente diversi: lei cantante di night club senza una vera e propria cultura, d’estrazione familiare wasp, piuttosto estroversa per quanto a tratti insicura, lui ebreo, intellettuale liberal tendenzialmente umbratile e dalla personalità dilaniata. Una volta che Annie si lascerà convincere da un produttore discografico (Paul Simon) a seguirla in California, dove potrà garantirle una sicura carriera, Alvy cercherà, inutilmente, di convincerla a tornare; la loro storia gli servirà da spunto per dar vita ad una commedia e comunque i due avranno modo di rincontrarsi e trascorrere piacevolmente qualche ora insieme, constatando come si sia rimasti buoni amici, ma nulla di più. Continua a leggere

“David Speciale” per Diane Keaton

(FILE) A file picture dated 09 January 2008 shows US actress Diane Keaton arriving for the film premiere of ‘Mad Money’ in Los Angeles, California, USA. Diana Keaton turns 70 on 05 January 2016. ANSA/PAUL BUCK

Diane Keaton riceverà il David Speciale nel corso della 62ma edizione dei Premi David di Donatello. Lo ha annunciato, in accordo con il consiglio direttivo, Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano. Il riconoscimento sarà consegnato mercoledì 21 marzo nel corso della cerimonia di premiazione, in diretta in prima serata su Rai 1, condotta da Carlo Conti.
Dopo l’annuncio del premio a Stefania Sandrelli, i David continuano a celebrare le protagoniste femminili del cinema internazionale; come ha ricordato Piera Detassis, “Dagli anni settanta ad oggi Diane Keaton si è rivelata come una delle attrici più influenti del panorama cinematografico internazionale. Icona femminile e splendida interprete, Diane Keaton è stata capace di dare vita a ruoli dalle mille sfumature, dalla lunga e proficua collaborazione con Woody Allen, che le è valsa il Premio Oscar® per la commedia Io e Annie, fino al successo come attrice tra le più intense e carismatiche al fianco di registi del calibro di Warren Beatty, Alan Parker e Paolo Sorrentino. Impossibile non ricordare la sua interpretazione nella saga de Il Padrino di Francis Ford Coppola, che la rese celebre nel ruolo di Kay Adams.
Un’artista a suo agio sul grande schermo come a teatro e in tv, capace di vestire di ironia le nevrosi contemporanee: è un onore consegnare questo Premio ad una donna che da quasi cinquant’anni emoziona le platee di tutto il mondo”.

71mo Festival di Cannes, Cate Blanchett presiederà la giuria

Cate Blanchett (Wikipedia)

Sarà l’attrice australiana Cate Blanchett a presiedere la giuria del 71mo Festival di Cannes (819 maggio). La Blanchett,  due volte premio Oscar (nel 2005, Miglior Attrice non Protagonista, The Aviator, di Martin Scorsese e nel 2013, Miglior Attrice Protagonista, Blue Jasmine, per la regia di Woody Allen), succede a Pedro Almodóvar ed  ha così commentato la sua nomina: “Accolgo umilmente il privilegio e la responsabilità di presiedere la giuria di quest’anno, questo festival gioca un ruolo fondamentale nell’unire il mondo a celebrare le storie”, mentre il presidente Pierre Lescure e il delegato generale di Cannes Thierry Frémaux hanno affermato: “Siamo contenti di accogliere un’artista così unica il cui talento e le cui opinioni arricchiscono sia lo schermo che il palco.
Le nostre conversazioni ci dicono che sarà un presidente devoto, una donna appassionata e una spettatrice di cuore”.

 

Manhattan (1979)

Con la distribuzione, a partire dallo scorso 11 maggio,  nelle sale aderenti all’iniziativa, della versione restaurata di Manhattan, girato da Woody Allen nel 1979, restituito ora al cinema nella “solennità” del formato panoramico, si conclude la quarta stagione del progetto Il Cinema Ritrovato al Cinema, promosso dalla Cineteca di Bologna e Circuito Cinema per riportare in sala i grandi classici restaurati. Nell’occasione ripubblico la mia recensione del film, scritta qualche anno addietro, rielaborata ed approfondita in molti particolari (il tempo non passa mai invano, come si suole dire).

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New York, fine anni Settanta.
Isaac Davis (Woody Allen), 42enne scrittore televisivo nevrotico ed insicuro, è a cena in un ristorante con l’amico professore Yale Pollack (Michael Murphy), la moglie di questi, Emily (Anne Byrne) e la 17enne Tracy (Mariel Hemingway).
Con quest’ultima Isaac ha una  relazione, vissuta fra mille titubanze causa la differenza di età (“sono più vecchio di suo padre”) e i trascorsi rappresentati da due fallimentari matrimoni alle spalle, l’ultimo con Jill (Meryl Streep), che l’ha lasciato per una donna. La conversazione durante il desco e nel corso della passeggiata che segue lungo le vie di Manhattan è attraversata dal classico chiacchiericcio tra intellettuali,  citazioni colte, considerazioni bislacche e qualche battuta; nel mentre Yale confida ad Isaac di essersi innamorato di Mary Wilkie (Diane Keaton), giornalista, che il nostro avrà occasione di conoscere nel corso dell’inaugurazione di una mostra, risultandogli spocchiosa e saccente, in particolare quando lancia velenosi strali a certi suoi numi tutelari, come il regista svedese Ingmar Bergman. Un’improvvisa crisi di coscienza porterà Isaac ad abbandonare il programma televisivo per dedicarsi alla scrittura di un libro che ha in mente da tempo ed intanto nel corso di un party rincontrerà Mary: i due dopo una notte passata insieme a chiacchierare passeggiando per le strade della Grande Mela inizieranno a frequentarsi, pare vi sia una certa intesa fra di loro e poi lei è convinta che Yale non divorzierà mai, mentre lui ormai è deciso a lasciare Tracy, prossima alla partenza per Londra, così da frequentare l’Accademia d’arte drammatica. Continua a leggere

Il telefono deve essere guasto, squilla sempre mentre cucino

“Buongiorno, la contatto per conto della******…”  “No, guardi, la ringrazio, non mi interessa”.
“Ma se non ha neanche sentito cosa le vogliamo proporre …”  “Appunto, a prescindere … E che, siamo uomini o caporali? Specie che questanno c’è stato una grande moria delle vacche. E poi, come fosse Antani, la vede l’offerta come stuzzica e posterga anche …” Tacuit. Sia benedetta la mia passione per il cinema, che mi consente eleganti dinieghi, telefonici e non solo, sempre nel rispetto del lavoro altrui, in particolare nell’ “ora sacra” (mezzogiorno e dintorni), quando sono intento, come oggi, sorseggiando un buon vinello, a preparare gli spaghetti alle melanzane e la pappa a Boghy, il mio cane.

Paperino e Pippo

“Il vantaggio di essere intelligente è che si può fare sempre l’imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile” (Woody Allen).
Il titolo dell’ameno post (una tantum) è una citazione dai fumetti Disney (Pippo e Paperino in alcune storie si lamentano che il campanello di casa suoni proprio ogni volta che fanno il bagno… “Deve essere guasto”, è il loro commento).

Un ricordo di Carrie Fisher

Carrie Fisher

Carrie Fisher

Nonostante le sue condizioni sembrassero stabili dopo l’infarto avuto lo scorso 23 dicembre mentre era su un aereo con rotta Londra–Los Angeles, Carrie Fisher (Beverly Hills, 1956), per tutti l’indomita combattente principessa Leia Organa (Leila nell’edizione italiana) di Star Wars, innovativa space opera al cui interno George Lucas miscelò nel 1977 più elementi pop dalle varie ascendenze, non è riuscita a superare l’ultima battaglia e ci ha lasciato ieri, martedì 27 dicembre. Figlia del cantante Eddie Fisher e dell’attrice Debbie Reynolds, Carrie, nel cui sguardo trovavano albergo tanto la dolcezza quanto una certa malinconia, ha rappresentato, credo sia stato già notato da molti, uno di quei casi “da manuale”, almeno per gli standard hollywoodiani, in cui vita e rappresentazione scenica sembravano andare in simbiosi, dando vita ad una scambievole confluenza. Afflitta da sindrome bipolare, disturbo da lei accettato con difficoltà (da cui i vari problemi  di dipendenza da alcool e droga), l’attrice, che debuttò nel film Shampoo (1975) diretto da Hal Hashby, dopo aver preso parte ad alcuni spettacoli teatrali a Broadway e frequentato  la Central School of Speech and Drama di Londra, suddetto ruolo di Leia a parte (nella trilogia classica, 1977-80-83, Star Wars: Episode VII – The Force Awakens, 2015) si è ritrovata poi ad avere parti minori ma quasi sempre di una certa rilevanza in film spesso divenuti nel tempo veri e propri cult. Continua a leggere