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76esimi Golden Globe Awards: i vincitori

Si è svolta ieri sera, domenica 6 gennaio, al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles,  condotta da Sandra Oh e Andy Samberg, la 76ma cerimonia di premiazione dei  Golden Globe Awards, gli annuali riconoscimenti della Hollywood Foreign Press Association, l’associazione hollywoodiana della stampa estera. Un’edizione volta a celebrare tematiche quali la condivisione e la diversità, valori da preservare all’interno di una società che voglia definirsi veramente tale, offrendo alle donne concreta eguaglianza di presenza nell’ambito lavorativo (nello specifico produzioni televisive e cinematografiche), così come eguali diritti a coloro che ancora vengono definiti “diversi” per i propri orientamenti sessuali o per la loro etnia, senza dimenticare quanti cercano accoglienza nello sfuggire a guerre e persecuzioni. Continua a leggere

12ma Festa del Cinema di Roma, apertura con “Hostiles” di Scott Cooper

Christian Bale (Movie Pilot)

Sarà Hostiles di Scott Cooper il film di apertura della Festa del Cinema di Roma (12ma edizione, 26 ottobre – 5 novembre). Lo ha annunciato oggi il direttore artistico Antonio Monda, d’intesa con la presidente della Fondazione Cinema per Roma, Piera Detassis.
Il quarto lungometraggio del regista e sceneggiatore statunitense (Crazy Heart, Out of the Furnace e Black Mass), si annuncia come un western drammatico e non convenzionale volto ad esplorare uno dei temi più frequenti e complessi affrontati dal genere, il rapporto con i nativi americani, “dalla struttura epica- sono le parole di Antonio Monda- che parla con profondità di temi eterni, quali la violenza, il male che alligna nel cuore dell’uomo, ma anche la libertà e la possibilità di rinascita: un film importante e coraggioso, ispirato alla tradizione cinematografica di John Ford e a quella letteraria di Cormac McCarthy. Potente e commovente, Hostiles è radicato nella migliore tradizione del cinema americano: un viaggio all’interno del cuore selvaggio del grande paese e delle nostre anime, in cerca della redenzione. Magnificamente diretto da Scott Cooper e straordinariamente interpretato da Christian Bale e Rosamund Pike, ha tutte le qualità per diventare un classico del western e del cinema”

“Festival Internazionale del Film di Roma” 2013: annunciati i primi film in concorso

jjIl Direttore Artistico del Festival Internazionale del Film di Roma, Marco Müller, ha annunciato lunedì scorso i primi quattro film di lingua inglese in Concorso all’ottava edizione, che avrà luogo dall’8 al 17 novembre presso l’Auditorium Parco della Musica: Her scritto e diretto da Spike Jonze (con Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde, Scarlett Johansson), Dallas Buyers Club (Jean-Marc Vallée, con Matthew McConaughey, Jennifer Garner e Jared Leto), Out of the Furnace (Scott Cooper, protagonisti Christian Bale, Casey Affleck, Woody Harrelson, Forest Whitaker, Zoë Saldaña, Sam Shepard, Willem Dafoe) e Another Me per la regia di Isabel Coixet (con Sophie Turner, Jonathan Rhys Meyers, Claire Forlani, Gregg Sulkin, Rhys Ifans, Geraldine Chaplin, Leonor Watling).

Il cavaliere oscuro- Il ritorno

il-cavaliere-oscuro-il-ritorno-L-SJZ0aqGotham City. Otto anni dopo la morte di Harvey Dent, procuratore distrettuale, e la promulgazione del suo decreto contro la criminalità, la città vive un periodo di pace, tanto che il commissario Jim Gordon (Gary Oldman), pur conscio del compromesso su cui tale tranquillità si regge, decide sia opportuno mantenere lo status quo: “Batman è l’eroe che Gotham merita ma non quello di cui ha bisogno ora”.

D’altronde del cavaliere oscuro ormai se ne sono perse le tracce, così come del miliardario Bruce Wayne (Christian Bale), confinatosi in un volontario esilio, acciaccato e claudicante, devastato dalle ferite tanto nel fisico quanto nell’animo, con accanto, ancora per poco, il sempre affezionato maggiordomo Alfred (Michael Caine), che cerca invano di ricondurlo alla vita, rammentandogli che è di lui, della sua attività, del bene che potrebbe mettere in atto, ciò di cui Gotham ha bisogno e non delle gesta eroiche proprie dell’ alter ego nero vestito.

Ma il succedersi di vari eventi farà sì che Wayne riporti in scena l’uomo pipistrello: l’arrivo in città del mercenario Bane (Tom Hardy), i colpi messi a segno da un’affascinante e misteriosa ladra, Selina Kyle (Anne Hathaway), il crollo del suo impero finanziario, nonostante l’appoggio di Miranda Tate (Marion Cotillard) e di Lucius Fox (Morgan Freeman) …

Anne Hathaway

Anne Hathaway

Avvincente ed estremamente coinvolgente tanto dal punto di vista meramente visivo quanto da quello strettamente emozionale, Il cavaliere oscuro- Il ritorno costituisce l’affascinante conclusione di una “Batman trilogia” avviata dal regista Christopher Nolan nel 2005 (Batman Begins) e proseguita efficacemente tre anni dopo (Il cavaliere oscuro):un film che non merita certo di essere sbrigativamente considerato come una nuda e cruda operazione commerciale, volta a chiudere il cerchio e magari offrire la possibilità di qualche spin-off, alla stregua di altre pellicole, fumettistiche o meno, che si sono succedute in questi ultimi anni.

Tom Hardy

Tom Hardy

In particolare, trova ulteriore conferma la capacità propria dell’autore di coniugare l’intrattenimento spettacolare, mai fine a se stesso, con la rielaborazione di una personale visione e poetica di stile del cinema classico e di genere, noir nello specifico: la sceneggiatura, scritta congiuntamente col fratello Jonathan, dopo un avvio un po’ lento e didascalico, ne evidenzia l’abilità narrativa, efficacemente affabulante nel riuscire a riunire insieme tutti gli avvenimenti propri delle pellicole precedenti e delinearli dando il senso di un fluire unico, riallacciandosi così alla tradizione letteraria del feuilleton.

Un richiamo evidente anche nella capacità di “adattamento” della Storia passata a quella dei giorni nostri, non credo infatti sia difficile notare (mi unisco a quanto scritto da Paolo Mereghetti sul Corriere della sera) nella liberazione dei detenuti di Gotham un’assonanza con la Presa della Bastiglia, o la riproposizione del Periodo del Terrore nella caccia ai ricchi capitalisti e conseguente processo sommario, per non parlare delle invettive lucidamente deliranti di Bane contro il potere, una sorta di “populismo dittatoriale” dai tristi rimandi nel cercare il consenso della gente comune.

Morgan Freeman e Marion Cotillard

Morgan Freeman e Marion Cotillard

Certo, siamo in presenza di una diluizione temporale “d’altri tempi”, che va alla pari con la richiesta di una attenzione partecipe degli spettatori nel ricomporre i suddetti frammenti narrativi sparsi lungo il cammino, anche perché il montaggio (Lee Smith) alterna momenti di lentezza ad altri più veloci, con la tensione a farsi sempre più crescente nel finale, ma ho trovato magistrale l’introduzione dei vari personaggi, il far sì che praticamente si presentino da soli, evidenziando ogni loro sfumatura caratteriale (vedi il già citato villain Bane/Hardy o la dark lady Selina/Hathaway, ironica e disillusa, mentre Miranda/Cotillard avrebbe meritato una caratterizzazione più approfondita).

Christian Bale e Michael Caine

Christian Bale e Michael Caine

Affascinante, poi, il capovolgimento del mito dell’eroe, espresso da Bale con efficace tono dolente (il viaggio all’interno del suo inconscio e sub-inconscio, l’elaborazione mentale, l’aspetto oggettivo del mondo e la sua visione soggettiva) nella scoperta della necessità di provare paura verso la morte e di trovare in questa coincidenza con la vendetta, nel senso shakespeariano del termine, tutte caratteristiche che Nolan media con efficacia sia dal Batman originario di Bob Kane che dalla riproposizione di Frank Miller (la visione distopica della società, sostituendo alla Guerra Fredda il tema attuale dei crack finanziari).

In conclusione, pur avvertendo un senso di “non detto”, che fa tutt’uno con una certa inclinazione a riannodare al più presto le fila, Il cavaliere Oscuro- Il ritorno rappresenta un felice punto d’incontro tra intrattenimento e riflessione, confermando Nolan, almeno a parere di chi scrive, come uno dei migliori cineasti moderni, capace, rara avis, di coniugare con intelligenza blockbuster ed autorialità.

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Sai perché cadiamo, Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi. (Thomas Wayne, Linus Roache, rivolto al figlio Bruce, Batman Begins, 2005)

Nemico pubblico, torna il gangster movie

nemicopubblicoIl titolo originale del film, tradotto in italiano come Nemico pubblico, è Public Enemies, espresso al plurale, come se già da questo particolare il bravo regista Michael Mann volesse prendere le distanze dalla spesso mitizzata figura del gangster Dillinger (interpretato da Johnny Depp), annoverandolo nell’elenco degli altri suoi “colleghi”(Pretty Boy Floyd, Baby Face Nelson), dei quali vengono accennate le gesta durante la narrazione.

Ma “nemici pubblici” possono essere anche le banche, oggetto delle rapine di Dillinger e della sua banda, responsabili del crollo del ’29 con il seguente periodo della “Grande Depressione”, o ancora i poliziotti facenti parte del costituendo Bureau of Investigation, l’attuale FBI, che usa metodi repressivi non proprio ortodossi, con a capo Melvin Purvis (Christian Bale).“Quando la leggenda diventa realtà, stampa la leggenda”: Mann, coadiuvato dall’efficace sceneggiatura di Ronan Bennet, basata su un romanzo di Brian Burrough, capovolge l’assunto fordiano per basarsi su uno stile essenzialmente cronachistico, con un’attenzione maniacale per ogni piccolo particolare, ambientando la storia nei luoghi reali in cui i fatti si svolsero.Usa poi spesso la camera a mano, la muove a scatti, parte da un’inquadratura “larga” per poi restringerla ed insinuarsi sui volti dei personaggi, rendendo lo spettatore partecipe della vicenda, creando una particolare atmosfera grazie anche all’illuminazione naturale (lampioni e luci dell’epoca) e alla splendida fotografia di Dante Spinotti.

Complice un montaggio “nervoso” (P. Rubell e J.Ford), non sempre si riesce a tenere il filo della successione degli eventi, a partire dalla scena iniziale dell’evasione, passando per le varie rapine, arresti, fughe, sparatorie, con una straniante colonna sonora, che mescola blues e rock, a far da contrappunto alle raffiche dei mitra e ai colpi di pistola, ma si resta comunque affascinati, anche per l’interpretazione minimalista di Depp. Basta un gesto, un semplice sguardo, quando non il silenzio, a conferire profonda espressività al suo personaggio, visto non come un eroe, ma uomo ieraticamente conscio del proprio destino, fedele ai propri ideali, agli amici e alla sua donna, Billie (Marion Cotillard).

Mann infatti evita tanto l’enfasi retorica che qualsiasi coinvolgimento emotivo o meccanismi di introspezione psicologica e contrapposizioni manichee tra bene e male:sia i poliziotti che i delinquenti lottano senza regole, anzi, a volte sono proprio i primi ad usare i metodi più drastici e violenti (la scena dell’interrogatorio di Billie, o la costrizione alla delazione della donna che permetterà di scoprire Dillinger).Splendida la scena finale: Dillinger è al cinema, assiste all’ultimo film della sua vita (i federali gli spareranno alle spalle all’uscita), Manhattan Melodrama di Van Dyke, storia di due amici d’infanzia, C. Gable e W. Powell, che nella vita prenderanno due strade diverse, l’uno gangster e l’altro procuratore che lo condannerà alla sedia elettrica: come in un gioco di specchi Dillinger man mano che le immagini scorrono sullo schermo rivede la propria vita, uomo coerentemente e consapevolmente “contro il sistema”, che accetta la morte come unica, estrema, soluzione per continuare ad essere libero.