Archivi tag: Dio

Te absolvo

Piemonte, un piccolo paese fra le colline del Monferrato, giorni nostri.
Per sostituire il parroco Andrea Caracci (Toni Garrani), sospeso a divinis in seguito alla relazione con una donna del luogo, Veronica (Karolina Cernic), dalla quale ha avuto una bambina, è arrivato un giovane prete, Paolo Biancorè (Igor Mattei). Il primo incontro fra i due, all’osteria, non sembra nascere sotto buoni auspici, Paolo fatica a comprendere l’atteggiamento di Andrea, il quale non solo ha celebrato il “matrimonio riparatore” fra Veronica e il sacrestano Fausto (Fabio Fazi), provvedendo poi a battezzare la neonata, ma appare inoltre deciso nel continuare ad assumere il proprio ruolo: la sua vocazione non è certo svanita, anzi, ha dato amore e messo una vita al mondo, poco importa se la gente, oltre a giudicare la sua condotta, diserta la messa, lui fa affidamento più sui testi delle Scritture che sui regolamenti ecclesiastici e, soprattutto, sulla presenza tangibile, concreta, di Dio, rinvenibile tanto nella terra dei declivi tutt’intorno, quanto in ogni gesto quotidiano volto alla comprensione reciproca e alla speranza condivisa. Continua a leggere

Ingmar Bergman,“film come sogni, film come musica”

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– INGMAR BERGMAN
VARIOUS

“Film come sogni, film come musica. Nessun’arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima”. (Ingmar Bergman)

Una frase emblematica, idonea a riassumere la poetica cinematografica di un autore, di cui quest’anno si celebra il centenario dalla nascita, tra i massimi protagonisti del cinema europeo, che, poggiando sulle solidi basi della cultura teatrale e letteraria della sua terra d’origine, ha saputo evolversi dalle iniziali fasi sperimentali ad una rigorosa essenzialità stilistica, sempre rispettosa, tanto come scrittura che come regia, del mezzo cinematografico in quanto tale, ponendo cruciali e sempre attuali interrogativi sulla condizione umana nel percorrere il tortuoso sentiero all’interno dell’esistenza. Continua a leggere

Bergamo: “E ti vengo a cercare”, una lezione concerto di Claudio Sottocornola con gli studenti del Liceo Scientifico “Mascheroni”

Appuntamento venerdì 5 maggio alle 08.45, nell’Auditorium del Liceo Lorenzo Mascheroni a Bergamo, per la lezione-concerto E ti vengo a cercare, proposta dal prof. Claudio Sottocornola, da anni impegnato sul versante della ricerca e divulgazione relative alla Storia della canzone italiana.
“Dimmi che Dio hai e ti dirò chi sei…”, sosteneva Goethe, denunciando in qualche modo il rapporto ambivalente fra dato e simbolo, e al contempo la necessità di trascendere il primo a favore della ricerca di senso, significato e valore espressi dal secondo. Tale ricerca di senso, che si connette spesso all’ambito del sacro anche quando incarna valori tradizionalmente ritenuti profani (per esempio la ritualità del tifo calcistico o di talune modalità di shopping), ha trovato varia espressione non solo in ambiti specifici a ciò preposti (il religioso come dato istituzionale), ma più in generale nelle varie forme di espressione culturale (arte, letteratura, musica, filosofia, ecc.).
Sottocornola indaga dunque il repertorio della canzone pop, rock e d’autore per individuarvi tracce significative relative alla suddetta ricerca e per scoprire come autori quali De André, Dalla, Zero, Cocciante, Battiato, Vasco, Zucchero, Ligabue o Jovanotti affrontino  tali tematiche, oscillando fra agnosticismo e fede religiosa, reminiscenze evangeliche e nichilismo, suggestioni orientali e ateismo, edonismo e impegno, interculturalità e appartenenza. Continua a leggere

La vita è meravigliosa (It’s a Wonderful Life, 1946)

its-a-wonderful-life-posterBedford Falls, da qualche parte in America, la notte di Natale del 1945: scende giù fitta la neve, tutti sono in casa prossimi a festeggiare, ma all’interno delle varie abitazioni riecheggiano non tradizionali canti di gioia bensì preghiere in favore di tale George Bailey (James Stewart) espresse da amici e familiari, perché possa ritrovare quel senso di speranza ed ottimismo che gli erano propri prima di imbattersi in una grave difficoltà economica.
Lassù in cielo il buon Dio è in ascolto e dopo un breve consulto decide di inviare un angelo, Clarence Oddbody (Henry Travers), la cui intelligenza “non è superiore a quella di un coniglio”, ma con la fede pura come quella di un bambino. Continua a leggere

Noah

1Particolare ed interessante punto d’incontro, tanto da un punto di vista visivo quanto contenutistico, fra il classico kolossal hollywoodiano ed un moderno fantasy, Noah, scritto (insieme a Ari Handel) e diretto da Darren Aronofsky, non può certo definirsi come un film d’impronta religiosa, in particolare se si vuol fare riferimento ad una pedissequa e rigorosa fedeltà alle Sacre Scritture, magari trasposte sul grande schermo attraverso una visione luccicante ed oleografica. Riportando la sensazione primaria lasciatami dalla pellicola, ritengo che Aronofsky, nel far cadere i veli di un’impostazione puramente dottrinale, abbia voluto essenzialmente allineare l’esperienza di Noè (interpretato con partecipe e sofferta efficacia da un corporale e sanguigno Russel Crowe) al mondo contemporaneo, al bisogno dell’uomo, dell’essere umano, in un sempre attuale clima di crisi e confusione dei valori, di affidare le proprie ambasce e i propri rovelli interiori ad un Entità superiore, avvertendo l’esigenza di recuperare l’originaria armonia col creato che lo circonda. Continua a leggere

Punto di contatto

Mae West

Mae West

Errare è umano, ma ti fa sentire divino!

(Mae West, 1893-1980. Da Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano, Gino & Michele, Matteo Molinari. Einaudi Tascabili, 1991).

Vita di Pi (3D)

vita-di-pi-3d-L-P0KBMzMontreal, Canada. Uno scrittore (Rafe Spall), ascolta da Piscine Molitor Patel (Irrfan Khan), la sua storia, a partire dalle origini del nome, suggerito da un amico di famiglia, esperto nuotatore, in omaggio alla migliore piscina di Parigi, a suo dire. Nato e cresciuto a Pondicherry, zona francese dell’India, (madre botanica, padre proprietario di un albergo e di uno zoo, un fratello maggiore), il nostro, preso in giro dai compagni di scuola, abbreviò il suo nome in Pi, associandolo al pi greco, mentre apertura mentale e purezza di pensiero lo portarono ad abbracciare lo spirito di tre diverse religioni (Induismo, Cristianesimo, Islam). Ormai adolescente (Suraj Sharma), il tempo di avvertire la magia del primo amore, dovette imbarcarsi con la famiglia, e alcuni animali dello zoo, alla volta del Canada.
Ma la nave affondò in seguito ad un violento fortunale: unici sopravissuti il ragazzo, una zebra, una iena, un orango e una tigre del Bengala, anche se presto sulla scialuppa si ritrovarono Pi e il felino …

Irrfan Khan

Irrfan Khan

Sceneggiato da David Magee adattando l’omonimo romanzo di Yann Martel (in Italia edito da Piemme) e diretto da Ang Lee, Vita di Pi è certo un film spettacolare, con un 3d perfettamente integrato nella narrazione, tanto a livello di poetica che di stilizzazione dell’immagine, ma queste indubbie qualità non devono far dimenticare la profonda spiritualità di cui l’opera è soffusa, offrendo svariati spunti di riflessione, al di là della magia visiva espressa: il complesso rapporto uomo -Dio- natura, l’accettazione non passiva del proprio destino, facendo leva sulla propria interiorità, affidata sino allo stremo all’ispirazione di un entità superiore, per finire con la manifestazione della dualità propria dell’animo umano.

 Suraj Sharma

Suraj Sharma

Pi, come l’Ulisse dantesco, rappresenta l’uomo mai sazio di conoscenza, ogni esperienza di vita è valida per superare le Colonne d’Ercole dell’Infinito, tanto che l’apparente scontro con Dio diviene un confronto, volto alla sua ricerca in ogni ambito del creato, a partire dalle diverse esternazioni religiose (“la fede è una casa con molte stanze”).
Tutto questo è ben reso tanto dall’interpretazione di Sharma che dal fluire morbido, fiabesco, assecondato dalla regia di Lee, capace di raggiungere vette elegiache, pur con qualche momento d’incertezza verso il finale ed un incipit didascalico. A mio avviso, al di là della scena del naufragio, mediata tra senso della tragedia e spettacolarità, o altre sbalorditive come l’arrivo dei pesci volanti e l’apparizione della megattera, sono due in particolare le sequenze degne di restare impresse nella memoria, avvalorate dall’ottima fotografia di Claudio Miranda.

Richard Parker, la tigre

Richard Parker, la tigre

In primo luogo il momento in cui Pi accetta il proprio destino e si affida ad una volontà superiore, con cielo e mare a congiungersi in un immobilismo simbolico e poi la visione notturna, onirica, che sembra accomunare uomo e animale in un unico destino, mentre poi ciascuno dei due riprenderà la propria strada.
Infine, a dimostrazione che vi possano essere tante verità quanti siano i bisogni dell’umanità a conferire un significato alle proprie ambasce, la conclusione del racconto, un po’ incerta come su scritto, appare in fondo volutamente sospesa più che ambigua (richiama Rashomon, ’50, Akira Kurosawa), affidata alla nostra interpretazione, a seconda che si sia inclini alla lusinga rappresentata dal binomio fede- speranza o a quella espressa da una razionalità analitica.

Ang Lee

Ang Lee

Inutile negare che si possa restare spiazzati dopo la visione, molti saranno ammaliati a livello puramente sensoriale, altri sentiranno vibrare le corde del proprio intimo più profondo o, concludendo, vi potrà pure essere chi resterà indifferente, ma tutto ciò starà a significare solo una cosa, la capacità ancora viva del cinema di suscitare un’emozione diretta e sincera, espressione della sua originaria purezza, grazie anche all’innato equilibrio tra autorialità e senso dello spettacolo proprio di un regista come Lee. Chapeau.