Archivi tag: Fausto Brizzi

Poveri ma ricchi

poveri-ma-ricchi-locandinaIn quel di Torresecca, paesello laziale dalle parti di Zagarolo, vive una famiglia dalle condizioni economiche non certo floride, i Tucci: papà Danilo (Christian De Sica), lavorante al locale caseificio, mamma Loredana (Lucia Ocone), casalinga votata ad un incessante “splendido splendente”, i loro due figli, la primogenita Tamara (Federica Lucaferri), cassiera in un supermercato che vede il mondo in formato web  e Kevi (Giulio Bartolomei),  sveglio e acculturato, quindi, considerato il contesto, la classica pecora nera. Vi sono poi nonna Nicoletta (Anna Mazzamauro), fiction dipendente, mamma di Loredana, e il fratello di quest’ultima, Marcello (Enrico Brignano), perito agrario nullafacente, inventore di improbabili innesti dai nomi impronunciabili (ad esempio, quello fra mandorla e cachi, fate un po’ voi, per tacer di un altro tra fico e mela cotogna).
Un bel giorno l’esistenza di tale variopinto nucleo familiare, nel complesso serena, tutti insieme appassionatamente intorno ad un piatto di supplì, viene sconvolta dalla vincita al lotto di ben 100 milioni di euro. Continua a leggere

“Animeland- Racconti tra manga, anime e cosplay” fa tappa a Reggio Calabria

fantastica-locandinaIl documentario Animeland- Racconti tra manga, anime e cosplay, opera prima di Francesco Chiatante, autoprodotta in low budget, prosegue il suo tour attraverso la penisola: ora è la volta di Reggio Calabria, dove verrà presentato nell’ambito della prima edizione del festival Fantastica – Fiera del gioco e del fumetto (Castello Aragonese, Aula Magna Istituto Comprensivo Galileo-Pascoli, via D. Bottari, 1). L’autore sarà presente sia giovedì 8 dicembre alle ore 19:00, quando avrà luogo un incontro pubblico, sia venerdì 9 dicembre quando alle ore 15:00 vi sarà la proiezione del documentario. Animeland- Racconti tra manga, anime e cosplay, è stato presentato in anteprima mondiale a Roma, alla nona edizione del Roma Fiction Fest, per poi essere proiettato in numerosi festival e rassegne tra cui il Lecce Film Fest, la rassegna Nemoland di Firenze, il Far East Fest 2016 di Udine, il Festival dell’Oriente di Roma e il BGeek – BariGeekFest, il festival Etna Comics di Catania e all’Isola del Cinema di Roma, sempre alla presenza del regista. Recentemente è stato proiettato al Lucca Comics & Games 2016, nell’ambito dell’evento 25 Anni Kappa. Continua a leggere

“Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay” a “Lucca Comics & Games”

e43d2a115fe08d5b7a8e8aae8b5fb3ce375_jpg_pagespeed_ce_c3pzrt6kesSarà proiettato a Lucca Comics & Games, venerdì 28 ottobre, all’Auditorium San Girolamo a partire dalle ore 13:00 nell’ambito dell’evento 25 Anni Kappa, il documentario Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay, opera prima scritta e diretta da Francesco Chiatante, che sarà presente alla proiezione con i Kappa Boys. Al suo esordio nei lungometraggi, Chiatante ha curato anche montaggio, fotografia e post produzione, realizzando, come già ho avuto modo di scrivere nella mia recensione, un documentario pregevole soprattutto per il suo valido apporto socio-culturale, in quanto riesce ad offrire una esauriente analisi del fenomeno relativo alla “prima invasione” nel nostro paese dei manga ed anime giapponesi sul finire degli anni ’70 e sul conseguente scompiglio che andarono a creare in considerazione tanto delle tematiche delineate all’interno della narrazione quanto dell’impatto essenzialmente visivo ed estetico, distanti da quanto proposto fino a quel momento nell’ambito dei settori citati da produzioni ormai affermate, per lo più americane.
Presentato in anteprima mondiale a Roma, alla nona edizione del Roma Fiction Fest, Animeland è stato poi proiettato in numerosi festival e rassegne tra cui il Lecce Film Fest, la rassegna Nemoland di Firenze, il Far East Fest 2016 di Udine, il Festival dell’Oriente di Roma e il BGeek – BariGeekFest, il festival Etna Comics di Catania e all’Isola del Cinema di Roma, sempre alla presenza del regista. Continua a leggere

Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay (2015)

animeland poster (web)Scritto e diretto da Francesco Chiatante, al suo esordio nei lungometraggi, Animeland- Racconti tra manga, anime e cosplay si palesa alla visione come un documentario pregevole soprattutto per il suo valido apporto socio-culturale, in quanto riesce ad offrire una esauriente analisi del fenomeno relativo alla “prima invasione” nel nostro paese dei manga (termine equivalente allo statunitense comics) ed anime (contrazione di animation, film d’animazione) giapponesi sul finire degli anni ’70 e sul conseguente scompiglio che andarono a creare in considerazione tanto delle tematiche delineate all’interno della narrazione quanto dell’impatto essenzialmente visivo ed estetico, distanti da quanto proposto fino a quel momento nell’ambito dei settori citati da produzioni ormai affermate, per lo più americane. Chiatante struttura l’iter narrativo come un classico mosaico d’interviste, fluidamente raccordate, almeno fino a metà film circa, momento in cui è ravvisabile qualche cedimento, al quale si sarebbe potuto ovviare con un montaggio (sempre opera di Chiatante al pari della fotografia), più serrato. La felice intuizione dell’autore si sostanzia nel mettere in atto una netta distinzione fra l’afflato nostalgico che inevitabilmente influisce sulle dichiarazioni manifestate dai vari personaggi del mondo dello spettacolo intervistati, ragazzini al tempo della messa in onda (tra i tanti Paola Cortellesi, Caparezza, Fausto Brizzi) e le valutazioni più propriamente tecniche espresse da esperti del settore (i giornalisti Luca Raffaelli e Vincenzo Mollica, il saggista Fabio Bartoli) o addetti ai lavori (Maurizio Nichetti, Yoshiko Watanabe), riuscendo comunque a farle confluire in un discorso piuttosto articolato. Continua a leggere

Giorgio Faletti (1950-2014)

Giorgio Faletti (Wikipedia)

Giorgio Faletti (Wikipedia)

Potrò sembrarvi retorico amici lettori, ma la scomparsa di Giorgio Faletti, avvenuta ieri, venerdì 4 luglio, a Torino, mi ha suscitato una particolare sensazione, quel sentore di malinconia ed amarezza proprio di quando viene a mancare un amico conosciuto durante la tua adolescenza, capace di donarti all’epoca un po’ di sano buonumore nell’interpretare tutta una serie di personaggi grotteschi e surreali (il Testimone di Bagnacavallo, fustigatore di malcostumi e “devianze”, al grido di “Credete forse che io … E non vi veda?”), quasi da cartone animato (la guardia giurata Vito Catozzo, “porco il mondo cano che c’ho sotto i piedi”), idonei a farsi maschera, rappresentativi di un’Italia che agli inizi degli edonistici anni ’80 inizia ad avvertire repentini cambiamenti sociali, visualizzati, nell’ambito dello spettacolo televisivo (il Drive In di Antonio Ricci), da un’inedita dimensione scenica, fra echi di cabaret, gag da vecchie comiche del muto e reiterati tormentoni. Passano gli anni, scorre veloce la sabbia del tempo, e scopri con piacere come quell’amico, ora non più frequentato assiduamente ma sempre presente nei tuoi ricordi, abbia saputo gestire con intelligenza un’innata poliedricità, non rinnegando quanto il piccolo schermo gli ha dato in termini di popolarità, ma deciso a tentare nuove strade, mantenendo intatti i pregi che gli sono propri, in qualità di uomo ed artista, coerenza, ironia e disincanto. Continua a leggere

Il cinema italiano trova il Sacro Gra, scopre la Grande Bellezza, ma serve sempre uno Zalone a far primavera

Gianfranco Rosi

Gianfranco Rosi

Il 2013 cinematografico ha visto il cinema italiano concentrato ancora una volta sulla commedia, con qualche tentativo volto a diversificare l’offerta, puntando finalmente su più generi, accompagnato da segnali importanti. Mi riferisco tanto al Leone d’Oro conseguito da Gianfranco Rosi per il suo Sacro Gra alla 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia quanto al Marc’Aurelio d’Oro assegnato ad Alberto Fasulo (Tir) all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Rappresentano infatti il segnale di una tendenza, ancora non del tutto definitiva, volta ad annullare la distanza, in fondo ideologica, fra il documentario e il “film di finzione”, ed evidenziano inoltre quanto sia necessario al nostro cinema riscoprire gusto ed intuito per una “sana” sperimentazione e porre attenzione al reale con uno sguardo finalmente inedito e non standardizzato, che possa stimolare il pubblico più che assecondarlo.
Resta da sciogliere il nodo della distribuzione, non sempre particolarmente coraggiosa nei confronti di determinate realizzazioni, preferendo, fatte le dovute eccezioni, puntare per lo più su fenomeni di risonanza mediatica, in nome dell’incasso garantito. Pensiamo a Salvo, il film diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, vincitore de La Seimane de la Critique al 66mo Festival di Cannes, la cui uscita in sala era stata inizialmente garantita in Francia ma non in Italia, ponendovi infine “salvifico” rimedio.

Alberto Fasulo

Alberto Fasulo

Anche il cinema d’autore ha dato qualche segno d’inedita vitalità, riuscendo spesso ad abbandonare rigidi schemi rappresentativi, fra accademismo e virtuosismi fini a se stessi, per rinnovarsi con intelligenza ed intuitivo spirito d’adattamento, così da andare incontro alle diverse esigenze fruitive di un pubblico sempre più eterogeneo. Sono state quindi messe in scena delle opere diseguali nella loro resa complessiva e forse non del tutto all’altezza di precedenti realizzazioni, ma comunque capaci di offrire un respiro più ampio, valide anche al di là dei nostri confini. E’ il caso de La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, in cui appaiono evidenti sia caratteristiche proprie dell’autore, come la composizione fluida delle immagini, una narrazione vivida e il piacere del racconto, sia la volontà di riscoprire i generi cinematografici ed esplorare diverse modalità nella loro caratterizzazione complessiva, dal melodramma al thriller, offrendo alla pellicola una connotazione ed una validità complessiva di stampo europeo.
E’ quanto si può riscontrare anche in Educazione Siberiana, adattamento dell’omonimo romanzo di Nicolai Linin (2009, Einaudi Editore) messo in atto da Gabriele Salvatores insieme agli sceneggiatori Guido Rulli e Stefano Petraglia. Continua a leggere

Indovina chi viene a Natale?

1Dopo la visione di Indovina chi viene a Natale?, regia e sceneggiatura (quest’ultima scritta insieme a Fabio Bonifacci e Marco Mantani) di Fausto Brizzi, ancora fresco il ricordo della pressoché totale impassibilità del pubblico nel corso della proiezione (giusto qualche risatina a denti stretti), mi sono chiesto quale senso abbia, da un punto di vista cinematografico, proporre un film palesemente finto, riproduzione live action di quelle sfere di vetro che tu agiti e viene giù la neve, riproposizione di situazioni viste e riviste, con grande spreco di un cast all stars schierato stile plotone d’esecuzione. Per non parlare della morale d’accatto volta ad irridere il politicamente corretto sbandierato da certe classi sociali “illuminate”, giusto per dimostrare un minimo di sensibilità sociale e ricordarsi del mondo che vi è al di fuori del microcosmo “brizzi e lazzi”, il cui consueto melange fra toni ironici e sentimentali da un po’ di tempo a questa parte sembra aver smarrito la bussola di un’originale modalità rappresentativa, adeguandosi, pronto cassa, agli stilemi propri dell’ intrattenimento generalizzato.

Diego Abatantuono e Angela Finocchiaro

Diego Abatantuono e Angela Finocchiaro

Giulio (Diego Abatantuono) e Marina (Angela Finocchiaro), imprenditori liberal , hanno appena finito di festeggiare con i dipendenti, omaggiandoli con opportuna gratifica, il successo di vendite riscontrato, nonostante la crisi, dalla fabbrica di panettoni di proprietà del primo.
Di ritorno nella loro villa in montagna, i due si preparano a celebrare il Natale insieme alla madre di Giulio, Emma (Isa Barzizza), che ancora non ha elaborato il lutto per la dipartita del marito, noto cantante melodico degli anni ‘60, in attesa di tutti gli altri parenti in arrivo: la loro figlia Valentina (Cristiana Capotondi), insieme al fidanzato Francesco (Raoul Bova), diversamente abile, Chiara (Claudia Gerini), sorella di Giulio, insieme ai suoi due figli e al nuovo compagno Domenico (Claudio Bisio) ed infine il loro fratellastro Antonio (Carlo Buccirosso), con la moglie Elisa (Rosalia Porcaro) e tre frugoletti.
Fra difficoltà nell’accettare la condizione di Francesco, incomprensioni, gelosie di bimbetti pestiferi e litigi vari, lo spirito natalizio incontrerà non poche difficoltà a trovare opportuno albergo … Continua a leggere