Archivi tag: Frank Matano

Sono tornato

Roma, Porta Alchemica, vicino Piazza San Vittorio, 22 aprile 2017. A 72 anni esatti dalla morte fa ritorno sulla terra Benito Mussolini (Massimo Popolizio), probabilmente richiamato in vita dalle tante esortazioni italiche invocanti ordine e disciplina, mai propense, però, ad una presa di coscienza riguardo la propria responsabilità sul mancato rispetto delle regole, preferendo l’affidarsi “messianico” ad un intercambiabile “uomo della provvidenza”. Il Duce si aggira lungo le vie cittadine, nota attonito la molteplicità delle etnie, certo più stupito della gente che incontra lungo il cammino, anzi molti non perdono l’occasione per scattare un selfie con quel curioso personaggio in divisa e stivaloni, chissà, potrebbe essere una candid camera, hai visto mai che non si riesca a fare il giro dei social a suon di like o magari finire all’interno di una trasmissione televisiva… Troverà infine ospitalità all’interno di un’edicola gestita da due invertiti (la definizione è sua, nel lieto rimembrare come ai suoi tempi gente di tal guisa venisse spedita al confino …). La prodigiosa “resurrezione” verrà casualmente notata da uno sciamannato regista di documentari, Andrea Canaletti (Frank Matano), intento al montaggio del suo ultimo lavoro, un reportage sui “nuovi italiani” non così reale come vorrebbe.
Potrebbe essere l’occasione per il colpo grosso: preso contatto col nostro, viaggeranno insieme su e giù per l’Italia, a tastare il polso della gente comune; il girato sarà poi proposto a MyTv, emittente televisiva dove Andrea ha sempre cercato, invano, di far accettare le proprie idee artistiche. Continua a leggere

Ma che bella sorpresa

(Movieplayer)

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Napoli, giorni nostri. Il milanese Guido (Claudio Bisio), professore liceale di Lettere, è un individuo romantico e sognatore. Lo si arguisce dalla passione con la quale rende edotti i suoi allievi relativamente a trama e contenuti del romanzo Madame Bovary (Gustave Flaubert, 1856), oltre che da uno scambio di battute con l’amico e collega Paolo (Frank Matano), insegnante di Educazione Fisica, nonché suo ex alunno, riguardo le modalità di relazione con “l’altra metà del cielo”. Lo si evince, inoltre, dal puntuale acquisto floreale col quale intende omaggiare la compagna Anna (A. Ammirati), una volta rientrato a casa, sfrecciando in bici lungo i vicoli della città. Sarà invece l’amata a riservargli un’amara sorpresa: forse soffocata da troppe attenzioni (“le donne diventano infelici quando le rendi felici”, gli urla in faccia), è infatti sul punto di lasciarlo, rivelandogli di essere innamorata di un altro uomo, uno skipper belga, e di attendere un bambino da quest’ultimo.

Claudio Bisio (Movieplayer)

Claudio Bisio (Movieplayer)

Per Guido è la personale “fine del mondo”, almeno di quello che si è costruito attorno l’idealizzazione di una coppia serena e tranquilla, rappresentazione che farebbe certo la felicità della dirimpettaia Giada (Valentina Lodovini), la quale segue le mosse del nostro origliando dalla parete, suddividendosi al riguardo col mantenimento alimentare del marito, inedito complemento d’arredo (metà uomo, metà divano, con tanto di televisore integrato). A tirare fuori Guido dalle secche della depressione, ecco giungere una visita inaspettata, Silvia (Chiara Baschetti), soave fanciulla appena stabilitasi nell’appartamento accanto, che chiede cortesemente una tazza di zucchero… E’ amore a prima vista, anche se non tutti “vedranno di buon occhio” questa nuova relazione, a partire da Paolo, che, preoccupato, convocherà a Napoli i genitori di Guido, Carla (Ornella Vanoni) e Giovanni (Renato Pozzetto)… Continua a leggere

Tutto molto bello

(comingsoon.it)

(comingsoon.it)

Forte del successo conseguito al botteghino dal precedente Fuga di cervelli, suo debutto alla regia lo scorso anno, Paolo Ruffini torna dietro la macchina da presa per dirigere Tutto molto bello, film del quale è anche interprete e co-sceneggiatore (insieme a Marco Petterello e Guido Chiesa), sempre con le spalle ben protette, sia da un punto di vista produttivo (Colorado Film) che distributivo (Medusa), dalla consueta macchina da guerra, quanto mai efficiente in operazioni di tal guisa. Ancora una volta deve registrarsi un risultato, da un punto di vista strettamente cinematografico, ai limiti della decenza rappresentativa e, soprattutto, della coerenza stilistica, espresse entrambe già in fase di scrittura. Quest’ultima appare fluttuante tra vari sketch in forma di barzelletta, visualizzata in virtù dei soliti personaggi macchietta (con l’eccezione del marziano Frank Matano, anche se alla lunga la reiterazione di gesti e battute da “disadattato con un motivo” finisce con l’essere più tediosa che propriamente coinvolgente), intenti a proclamare con enfasi degna di miglior causa battute scontate o vecchie come il cucco (errare humanum est, perseverare… ovest a far da capofila). Continua a leggere

Fuga di cervelli

fuga-di-cervelli-la-locandina-definitiva-290241Anche un film del tutto inutile, brutto ed autoreferenziale, come Fuga di cervelli permette qualche spunto riflessivo, sullo stato di salute del cinema italiano in particolare, evidenziando come si sia potuto, ancora una volta, gettare alle ortiche un’idea potenzialmente valida e più volte avallata in questi anni (con risultati altalenanti), ovvero offrire risalto cinematografico a quanti per via televisiva o, recente fenomeno, attraverso il web, hanno messo in atto nuovi spunti narrativi o inediti riferimenti riguardo la comicità.
Il motivo dello spreco di cui sopra è presto detto: in primo luogo, l’ormai abituale mancanza nell’operazione di trasferimento (fatte salve le dovute eccezioni), di qualsivoglia mediazione stilistica, a livello registico e di sceneggiatura, con situazioni, tempi, recitazione del tutto simili all’impianto d’origine, dove offrono ben altra coerenza e validità, e poi la mancanza d’idee nuove unita all’incapacità di rielaborare, adeguandolo al nostro contesto socio-culturale, quanto derivato da precedenti realizzazioni.

Luca Peracino, Paolo Ruffini, Andrea Pisani, Frank Matano, Guglielmo Scilla

Luca Peracino, Paolo Ruffini, Andrea Pisani, Frank Matano, Guglielmo Scilla

E così, mentre magari altri lavori di giovani registi languono nel vuoto produttivo o distributivo, uno stralunato conduttore televisivo ed attore pronto uso (dove lo metti sta, classico ruolo da post-it) come Paolo Ruffini, conscio di avere le spalle ben coperte riguardo produzione e distribuzione (Colorado Film e Medusa Film), può esordire dietro la macchina da presa e in qualità di sceneggiatore (affiancato al riguardo da Giovanni Bognetti e Guido Chiesa), mettendo in scena un remake dello spagnolo Fuga de cerebros (Fernando González Molina, 2009, vi è anche un sequel del 2011, Fuga de cerebros: Ahora en Harvard). Attingendo a piene mani dal filone giovanilistico del cinema statunitense (da Animal House a Una notte da leoni, senza trascurare, fra gli altri, La rivincita dei Nerds, Porky’s e American Pie) e dalle nostrane commedie sexy degli anni’70, senza alcun gusto citazionista, Ruffini predilige un’ovvia operazione ricalco, basata sul più comodo “effetto Bignami”, così da potersi beare dei suoi riferimenti cinematografici e crogiolarsi nel liquido amniotico dell’immaturità ad oltranza. Continua a leggere