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La parola piangere (Gianni Rodari)

Un giorno tutti saremo felici.
Le lacrime, chi le ricorderà?

I bimbi scoveranno
nei vecchi libri
la parola “piangere”
e alla maestra in coro chiederanno:
“Signora, che vuol dire?
Non si riesce a capire”.

Sarà la maestra,
una bianca vecchia
con gli occhiali d’oro,
e dirà loro:
“Così e così”.

I bimbi lì per lì
non capiranno.
A casa, ci scommetto,
con una cipolla a fette
proveranno e riproveranno
a piangere per dispetto
e ci faranno un sacco di risate…
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Buona Epifania

j“L’anno sulla terra passa sempre nel solito modo, ci sono cose belle e cose brutte.
Guerre e bambini che nascono.
Ci sono giorni di pioggia e meravigliose giornate illuminate da un sole splendente.
Poi, un giorno molto speciale, secondo la tradizione, succede che una grande calma cade sulla terra e comincia a nevicare: è la notte di Natale, la notte in cui Babbo Natale porta i regali a tutti i bambini del mondo.
Ma i bambini più fortunati di tutti sono quelli italiani, perché, se sono stati buoni, nella notte dell’Epifania ricevono degli altri regali.
Questi doni li porta loro la Befana, che vola di casa in casa a cavallo di una scopa. Un’Epifania di tanti anni fa, però, i bambini italiani rischiarono di non avere nessun regalo …”

(L’incipit de La Freccia Azzurra, 1996, film d’animazione di Enzo D’Alò, liberamente tratto dall’omonimo racconto di Gianni Rodari, Editori Riuniti, 1964; sceneggiatura di D’Alò ed Umberto Marino. Musiche di Paolo Conte).

hh“Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”.

La Befana ne "La freccia azzurra"

La Befana ne “La Freccia Azzurra”

“La Befana era una vecchia signora molto distinta e nobile: era quasi baronessa.- La gente – borbotta qualche volta fra sé – mi chiama semplicemente «la Befana», e io non protesto, perché bisogna pure compatire gli ignoranti. Ma sono quasi baronessa: le persone per bene lo sanno”.

(Gianni Rodari, estratti da La Freccia Azzurra)

Buon Ferragosto

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.

Ferragosto, Gianni Rodari (1920-1980)

Il mago di Natale

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S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

(Gianni Rodari)
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Buona Pasqua

Dall’uovo di Pasqua
Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”.
(Gianni Rodari)

Buon Anno!

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

(“L’anno nuovo”, Gianni Rodari)

Auguri di Buon Anno

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Il futuro, credetemi,
è un gran simpaticone,
regala sogni facili
a tutte le persone.
“ Sarai certo promosso”
giura allo scolaretto.
“ Avrai voti lodevoli,
vedrai, te lo prometto”.
Che gli costa promettere?
“Oh, caro ragioniere,
di cuore mi congratulo;
lei sarà cavaliere!”.
“ Lei che viaggia in filobus,
e suda e si dispera:
guiderà un’automobile
entro domani sera”.
“Lei sogna di ..far tredici?”
Ma lo farà sicuro!
Compili il suo pronostico
ci penserà il futuro!
Sogni, promesse volano…
Ma poi cosa accadrà?
Che ognuno avrà il futuro
che si conquisterà.
(Il futuro, Gianni Rodari)