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Un ricordo di Albert Finney

Albert Finney (Iconic Images)

Ci lascia l’attore inglese, teatrale, cinematografico e televisivo, Albert Finney (Salford, Lancashire, 1936), morto oggi, venerdì 8 febbraio, a Londra. Rilevante presenza scenica, fascino, ironia, duttilità, sono tutte doti che gli hanno consentito di spaziare in ruoli sempre diversi, connotando con una certa vitalità, propria dei personaggi rappresentati, cui non erano comunque estranee determinate problematiche esistenziali e sociali, le opere proprie del cosiddetto Free Cinema britannico, movimento cinematografico che dalla metà degli anni Cinquanta fino a buona parte dei Sessanta rappresentò una sorta di Nouvelle Vague in terra d’Albione, sostenendo la necessità di una cinematografia che fosse attenta alle inedite realtà proprie del periodo, smarcandosi quindi, in nome del realismo, dal conformismo “classico” della messa in scena. Infatti Finney, subito dopo essersi diplomato nel 1955  alla Royal Academy of Dramatic Art, intraprese l’attività teatrale per debuttare poi sul grande schermo nel 1960 (The Entertainer, Tony Richardson), dove ebbe un ruolo secondario, affermandosi nello stesso anno come protagonista in Saturday Night and Sunday Morning, per la regia di Karel Reisz, fra i titoli che diedero vita al suddetto movimento rinnovatore. Continua a leggere

Milano, MIC-Museo Interattivo del Cinema: “Romanticismo”

Da oggi, venerdì 8, e fino a venerdì 22 febbraio, al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano, Fondazione Cineteca Italiana proporrà, in collaborazione con le Gallerie d’Italia e in occasione della mostra Romanticismo, una rassegna cinematografica che accompagnerà l’esposizione. La mostra, allestita a Milano alle Gallerie d’Italia e al Museo Poldi Pezzoli fino al 17 marzo, rappresenta il primo progetto espositivo mai realizzato sul contributo italiano al movimento che, preannunciato alla fine del Settecento, ha cambiato nel corso della prima metà dell’Ottocento la sensibilità e l’immaginario del mondo occidentale.
Le proiezioni avranno luogo sia al MIC  sia alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala 6 (qui l’ingresso sarà libero fino ad esaurimento posti), dove ogni film sarà preceduto da una breve visita guidata ad opera di giovani mediatori culturali, che illustreranno l’opera a cui il film fa riferimento. Continua a leggere

Milano, Cinema Spazio Oberdan: una personale dedicata a John Huston

John Huston (Disney Wiki-Fandom)

Dal 23 luglio al 12 agosto  Fondazione Cineteca Italiana presenterà al Cinema Spazio Oberdan di Milano una personale in 19 lungometraggi dedicata a John Huston (1906 – 1987) , uno dei massimi registi dell’intera storia del cinema, oltre che uomo di forte personalità, errabonda e avventurosa, dai svariati talenti (pugile, militare di carriera, giornalista, attore, sceneggiatore, documentarista, regista). Le sue opere sono permeate di un vigoroso senso dell’avventura, dal coraggio della sfida, quest’ultima spesso incentrata sulla ricerca di un’illusoria ricchezza, tanto a lungo bramata quanto rapida a sfuggire di mano, nonché della sconfitta, anche quando si mette in piedi una lotta per ciò in cui si crede, una ritrovata luce nell’incedere quotidiano che andrà presto a spegnersi; nel corso della sua carriera si è cimentato in tutti i generi cinematografici, plasmandoli e modificandoli a suo piacimento: dal noir al western, passando per la commedia e il kolossal.
Fra i 19 titoli in cartellone l’unico senza la regia di Huston risulta Chinatown, per il quale Roman Polanski affidò al collega la parte di Noah Cross, un vecchio magnate senza scrupoli di indimenticabile forza espressiva. Continua a leggere

Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema: “Robert Mitchum, il temerario”

Robert Mitchum

Dal 6 al 21 ottobre al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano Fondazione Cineteca Italiana presenterà Robert Mitchum, il temerario, un omaggio all’attore emblema del genere noir a cento anni dalla nascita (1917) e a venti dalla morte (1997), la cui carriera coprì quasi mezzo secolo, recitando in oltre cento film: indimenticabile l’inconfondibile modo di porsi in scena, mano a mano adattato alle variabili recitative richieste dallo stile dei diversi registi, ostentando una disinvolta indolenza esaltata da quel particolare sguardo “liquido”, dovuto, a quanto riportano vari testi, oltre all’abuso di alcool e droghe, ad una ferita di pugilato e all’insonnia ricorrente.
In virtù di tale particolare espressione risaltava infatti l’ostentata indifferenza a quanto aveva intorno, con un atteggiamento relativo ai personaggi interpretati tanto ruvido quanto volto al disincanto, per un contrastante e disarmante miscuglio di tranquillità e rabbiosa impulsività; tra i titoli proposti nel ricco cartellone: il western esistenzialista Dead Man (1995, Jim Jarmusch); La magnifica preda (River of No Return, 1954, Otto Preminger), dove Mitchum recitò con Marilyn Monroe. Continua a leggere

Una stella per Gina

Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica

She makes Marilyn Monroe look like Shirley Temple: così Humphrey Bogart commentava l’indubbio fascino di una delle nostre più grandi attrici, Gina Lollobrigida, con la quale l’attore lavorò nel film Beat the Devil (Il tesoro dell’Africa, 1953, John Huston). Rimarchevole melange di spigliatezza e determinazione, la Lollo, appellativo coniato dai cugini francesi, per quanto a suo agio ed intensa anche in ruoli drammatici (la  Margherita di Mare matto, Renato Castellani, 1963, per esempio) , ha certo dato il meglio di sé nel ruolo della bella popolana, come in Pane, amore e fantasia, 1953, Luigi Comencini (e il suo seguito di un anno dopo, ancora Comencini, Pane, amore e gelosia), indimenticabile Bersagliera a rappresentare un nuovo modello di donna, dalle ascendenze goldoniane, che si fa padrona del proprio destino, interpretazione che le valse nel 1954 il Nastro d’Argento quale  migliore attrice protagonista. Continua a leggere

Ricordando Bogie: Il mistero del falco (The Maltese Falcon, 1941)

Humphrey Bogart e Lauren Bacall

Humphrey Bogart e Lauren Bacall

“Ciao ragazzo, l’altra sera ti abbiamo visto metter su, ancora una volta, la videocassetta de Il mistero del falco, cosa bolle in pentola?”  Sia benedetta la complessità delle mie allucinazioni che prevede,  fra una densa coltre  fumogena e un bianco e nero d’antan, anche la traduzione simultanea… “Ciao Lauren, ciao Bogie… Un doppio bourbon?”  “Ancora con quella roba da poppanti, latte e cacao, vai a capire cosa non funziona dentro quella tua testa bislacca … Al diavolo, lo sai cosa mi piace …” “Ok, non ti arrabbiare … A te Lauren, va bene il latte? Ecco il whiskey, Bogie… Allora, ricorrono 60 anni dalla tua scomparsa e quindi pensavo di renderti omaggio ed offrire un ricordo ai lettori con la recensione del film che ha dato il via alla tua definitiva affermazione …” “Però, son trascorsi così tanti anni da quando vi ho lasciato … Converrai con me, figliolo, che dove io e Lauren siamo ora il tempo ha diverse modalità nel suo incedere, siamo distanti dai vostri continui affanni… Ricordi quel che sostenevo, vero? La differenza tra la vita e un copione cinematografico è che il copione deve avere un senso … Procedi pure, vediamo un po’ cosa vien fuori da quel contorto groviglio che ti ritrovi nel cranio…” Continua a leggere

Un ricordo di Guy Hamilton

Guy Hamilton (The Guardian)

Guy Hamilton (The Guardian)

Ci lascia il regista cinematografico inglese Guy Hamilton (Parigi, 1922), morto ieri, giovedì 21 aprile, a Maiorca. Classico “cineasta artigiano”, si è misurato negli anni con i principali generi cinematografici, prediligendo in particolare gialli, film d’azione e spionaggio, che riusciva a connotare professionalmente, senza comunque giungere ad una dimensione propriamente autoriale, assecondando un umorismo disinvolto e sprezzante, in puro stile british, coniugando spettacolarità, intrattenimento e un certo coinvolgimento emotivo. Caratteristiche evidenti in particolare nei tre film della serie dedicata all’Agente Segreto al servizio di Sua Maestà, James Bond 007, da lui diretti: Goldfinger (1964), Diamonds Are Forever (Agente 007 ‒ Una cascata di diamanti, 1971), protagonista ancora Sean Connery, Live and Let Die (Agente 007 ‒ Vivi e lascia morire, 1973) e The Man With The Golden Gun (Agente 007 ‒ L’uomo dalla pistola d’oro, 1974), questi ultimi due con Roger Moore.
La capacità di Hamilton volta ad offrire spazio ad un particolare sense of humour era già presente nel suo primo film, il mystery The Ringer (L’uomo dai cento volti), girato nel 1952, dopo un’attività di aiuto regista iniziata nel 1939 presso gli studi Gaumont de La Victorine, a Nizza, che lo vide al fianco di autori quali Carol Reed e John Huston. Continua a leggere