Archivi tag: Mario Soldati

Milano, Cinema Spazio Oberdan: “Noir italiano d’autore”

(MyMovies)

Lo scorso sabato, 9 giugno, al Cinema Spazio Oberdan di Milano  ha preso il via, per concludersi martedì 19 , a cura di Fondazione Cineteca Italiana, una rassegna in dieci film dedicata al noir italiano d’autore, un genere non molto frequentato dalla nostra cinematografia, ma nel quale si sono cimentati maestri quali Luchino Visconti, Elio Petri, Francesco Rosi, Alberto Lattuada, Michelangelo Antonioni, Pietro Germi, Mario Soldati, Giuseppe De Santis.
I titoli in programma comprendono un arco di tempo che va dal 1943 (Ossessione) al 1961 (L’assassino) e testimoniano della capacità dei nostri registi di realizzare opere in cui drammaturgia ed elementi del linguaggio cinematografico (dal taglio delle inquadrature all’uso della luce, senza dimenticare l’ interpretazione degli attori) ricalcano i canoni propri del genere suddetto, escludendo quindi quelle opere ascrivibili al genere poliziesco o, più specificamente, poliziottesco, realizzate dalla seconda metà degli anni Sessanta e fino ai primi Ottanta, che, tra forzature spettacolari e facili espedienti retorici volti alla popolarità, faceva intravedere la desolazione morale del periodo. Continua a leggere

Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema: “Alida Valli, la diva”

Alida Valli

Alida Valli

Da oggi, martedì 29 marzo e fino a giovedì 17 aprile a Milano presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema (Viale Fulvio Testi, 121), Fondazione Cineteca Italiana presenta Alida Valli, la diva, una rassegna cinematografica che ripercorre la straordinaria carriera cinematografica della divina attrice italiana, a dieci anni dalla sua scomparsa. Alida Maria Laura von Altenburger all’anagrafe, la Valli è stata fra le nostre più grandi interpreti, apprezzata anche a livello internazionale, dall’invidiabile presenza scenica, fortemente espressiva ed esaltata dall’innegabile bellezza, il cui fascino era esaltato dallo splendido sguardo, sensuale ed altero al contempo; la retrospettiva ne ripercorrerà la carriera ricordando uno dei suoi primi film, Il feroce saladino di Mario Bonnard, fino al thriller soprannaturale del maestro del giallo Dario Argento, Suspiria passando poi attraverso altri grandi capolavori, primo fra tutti Senso di Luchino Visconti, e fra i film in costume anche Piccolo mondo antico di Mario Soldati, girato nel 1941 e oggi considerato un classico della cinematografia italiana, entrambi interpretati con toccante adesione da parte della grande attrice. Continua a leggere

Un ricordo di Silvana Pampanini

Silvana Pampanini (interviste romane.net)

Silvana Pampanini (interviste romane.net)

Ci lascia l’attrice cinematografica Silvana Pampanini, morta oggi, mercoledì 6 gennaio, presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, sua città natale (1925), dove era ricoverata da circa due mesi. Donna estremamente sensuale, sguardo penetrante ad acuire quel modo di fare sfrontato ed ironico al contempo, ha rappresentato nell’immediato secondo dopoguerra uno dei primi sex symbol del nostro cinema. Spesso interprete all’interno di pellicole ancora genuinamente popolari, la cui ruspante comicità era mutuata direttamente dal proscenio della rivista, in realtà la Pampanini, grande appassionata di musica (studiò canto, pianoforte e danza), era intenzionata a seguire le orme della zia Rosetta, celebre cantante lirica, tanto da essere decisa a divenire soprano. Ma dopo aver partecipato, nel 1946, al concorso di Miss Italia (fu iscritta dalla sua maestra di canto), dove la vittoria di Rossana Martini venne oscurata da una sorta di ex aequo a furor di popolo in favore dell’attrice romana, per Silvana iniziarono ad aprirsi le porte del cinema, debuttando ne L’apocalisse (1947, Giuseppe Maria Scotese). Continua a leggere

Un ricordo di Gabriele Ferzetti

Gabriele Ferzetti (repubblica.it)

Gabriele Ferzetti (repubblica.it)

Ci lascia Gabriele Ferzetti (Pasquale F. all’anagrafe), raffinato attore cinematografico e teatrale, morto ieri, mercoledì 2 dicembre, a Roma, sua città natale (1925). Nelle sue molteplici interpretazioni Ferzetti ha puntato su una recitazione asciutta, levigata, che offriva risalto all’eleganza della presenza scenica e ad un apparente distacco dai personaggi dei quali rivestiva i panni, riuscendo a metterne in risalto con naturalezza determinate zone d’ombra e delineando in tal modo una figura di uomo idonea ad esprimerne dubbi ed insicurezze, in particolare nell’ambito dei rapporti sentimentali, all’interno di una società, quella propria dell’Italia degli anni ’50 e ’60, in piena trasformazione.
Doti quelle descritte che furono valorizzate soprattutto da registi come Michelangelo Antonioni (Le amiche, 1955; L’avventura, 1960) o, quale contraltare di una particolare figura femminile, da Antonio Pietrangeli, in Nata di Marzo (1958), autore quest’ultimo che ne sottolineò anche la sottile ironia e l’estrema duttilità, caratteristiche idonee a far sì che Ferzetti potesse affrontare nel corso della sua carriera ruoli sempre diversi ed opportunamente caratterizzati. Ferzetti frequentò l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e debuttò sul grande schermo appena diciassettenne (La contessa Castiglione, 1942, Flavio Calzavara), per poi concentrarsi in particolar modo nell’attività teatrale ed ottenere infine un ruolo di rilievo al cinema ne La provinciale (Mario Soldati, 1953). Continua a leggere

Un ricordo di Franco Interlenghi (1931-2015)

Franco Interlenghi in

Franco Interlenghi in “Domenica d’agosto”, 1950, Luciano Emmer (Wikipedia)

E’ morto questa mattina, giovedì 10 settembre, a Roma, sua città natale (1931), Franco Interlenghi, attore cinematografico e teatrale, il cui esordio sul grande schermo risale al 1946, quando, a soli quindici anni, la stessa età del coprotagonista Rinaldo Smordoni, interpretò il giovane lustrascarpe Pasquale nel film Sciuscià di Vittorio De Sica. Un ruolo cui offrì, in tutta la spontaneità propria di “attore preso dalla strada”, quell’aria sbigottita e malinconica propria di chi ha visualizzato l’impossibilità di perseguire l’idea, sospesa fra l’utopistica speranza e il sogno, di un’umanità se non migliore, almeno attenta alle esigenze dei più deboli. In un ambiente sociale sconvolto dalla tragicità della guerra, il mondo dei ragazzi diviene speculare a quello degli adulti e suo antagonista, vive in base a regole diverse, con conseguente reciproca incomprensione e annullamento violento dei meno forti, psicologicamente in primo luogo.
A questi ultimi non resta altra possibilità che vedersi offrire un immane grido di dolore, idoneo a scuotere sopite coscienze, come quello, indimenticabile, rivolto da Pasquale all’amico Giuseppe, ormai esanime, che chiude il citato Sciuscià. Continua a leggere