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Milano, Cinema Spazio Oberdan: “Noir italiano d’autore”

(MyMovies)

Lo scorso sabato, 9 giugno, al Cinema Spazio Oberdan di Milano  ha preso il via, per concludersi martedì 19 , a cura di Fondazione Cineteca Italiana, una rassegna in dieci film dedicata al noir italiano d’autore, un genere non molto frequentato dalla nostra cinematografia, ma nel quale si sono cimentati maestri quali Luchino Visconti, Elio Petri, Francesco Rosi, Alberto Lattuada, Michelangelo Antonioni, Pietro Germi, Mario Soldati, Giuseppe De Santis.
I titoli in programma comprendono un arco di tempo che va dal 1943 (Ossessione) al 1961 (L’assassino) e testimoniano della capacità dei nostri registi di realizzare opere in cui drammaturgia ed elementi del linguaggio cinematografico (dal taglio delle inquadrature all’uso della luce, senza dimenticare l’ interpretazione degli attori) ricalcano i canoni propri del genere suddetto, escludendo quindi quelle opere ascrivibili al genere poliziesco o, più specificamente, poliziottesco, realizzate dalla seconda metà degli anni Sessanta e fino ai primi Ottanta, che, tra forzature spettacolari e facili espedienti retorici volti alla popolarità, faceva intravedere la desolazione morale del periodo. Continua a leggere

Ricordando Anna Maria Ferrero: Totò e Carolina (1955)

Anna Maria Ferrero (Tg.com)

Ci lascia l’attrice, cinematografica e teatrale, Anna Maria Ferrero (Anna Maria Guerra all’anagrafe, Roma, 1934), morta ieri, lunedì 21 maggio, a Parigi. Si era ritirata dalle scene nel 1964, una volta sposatasi con l’attore Jean Sorel e dopo aver interpretato vari film, drammatici e commedie, dove la naturale dolcezza, non disgiunta da una lieve nota malinconica, le permise di affinare nel tempo, arricchendola di molteplici sfumature, una determinata figura di donna, coinvolta in disavventure sentimentali e relegata spesso ai margini della società, dalle quali riusciva però a venire fuori in virtù di un candore disarmante nell’affrontare comunque la vita orgogliosamente a testa alta. Continua a leggere

Un ricordo di Isabella Biagini

Portrait of Italian actress and showgirl Isabella Biagini. Turin, 1970s (Photo by Mondadori Portfolio by Getty Images)

Eccelsa imitatrice, attrice e showgirl dotata di grande fascino al pari di una ironia del tutto naturale e spesso dissacrante anche, se non soprattutto, quando era rivolta verso se stessa, calata nel personaggio della “fatalona sexy” tutta curve e poco cervello di cui assecondava i canonici cliché , Isabella Biagini (Concetta Biagini all’anagrafe, Roma, 1943) ci ha lasciato lo scorso sabato, 14 aprile. Il mondo dello spettacolo l’aveva vista esordire ragazzina sul grande schermo, una piccola parte ne Le amiche, 1955, di Michelangelo Antonioni, anche se la grande notorietà sopraggiunse grazie alla televisione, quando venne ingaggiata per un ruolo comico in seguito alla sua partecipazione ad un concorso per annunciatrici, dove si fece notare, secondo quanto riportato da varie fonti, per aver suscitato fra gli astanti una certa ilarità. Proprio in tv, nel cast di spettacoli come Sim, sala, bim – Special, 1976, Bambole, non c’è una lira, 1977, C’era una volta Roma, 1979, o, ancora prima, di commedie musicali (Non cantare, spara, 1968, con il mitico Quartetto Cetra) la Biagini diede il meglio di sé, cantando, ballando e proponendo imitazioni memorabili (una su tutte quella di Mina), mentre al cinema riciclò il consueto ruolo di “procace svampita” in titoli rientranti per buona parte nel filone dell’italica commedia sexy, con qualche valida eccezione (andando a memoria mi sovvengono Slalom, Luciano Salce, 1965, l’episodio Lo smoking del film Amore all’italiana, Steno, 1966).

Roma omaggia “La dolce Vitti”

All’anagrafe fa Maria Luisa Ceciarelli (Roma, 1931), ma tutti noi la conosciamo come Monica Vitti, attrice, teatrale e cinematografica, poliedrica, duttile, capace di passare con disinvoltura dal tragico al comico, sfruttando la sua ironia, ed autoironia, con uno stile invidiabile ed un’eleganza scenica giocata sulla discrezione. Indubbia, poi, la capacità di ammaliare con un semplice sguardo e un candido sorriso, a volte quasi impercettibile, facendo leva su un fascino soavemente naturale, lontano anni luce da un divismo artefatto, magari costruito a tavolino.
A lei è dedicata la mostra inaugurata lo scorso giovedì, 8 marzo, al  Teatro dei Dioscuri al Quirinale, Roma, visitabile fino al 10 giugno prossimo, La dolce Vitti, ideata e realizzata da Istituto Luce Cinecittà, curata da Nevio De Pascalis, Marco Dionisi e Stefano Stefanutto Rosa; nell’esposizione se ne ripercorrono i quarant’anni di attività, grazie ad un percorso espositivo multimediale, il cui sviluppo è, al contempo, cronologico e tematico: dai ruoli drammatici nei film di Michelangelo Antonioni, intervallati da qualche breve sketch brillante, al definitivo ruolo di protagonista della commedia all’italiana, a partire da La ragazza con la pistola, 1968, di Mario Monicelli.
Cuore della mostra sono le oltre 70 fotografie provenienti da importanti archivi pubblici (l’Archivio storico dell’Istituto Luce, quelli dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e del Centro Sperimentale di Cinematografia), e privati (Reporters Associati, Archivio Enrico Appetito), oltre ad altri fondamentali fondi, come quelli personali di Elisabetta Catalano e Umberto Pizzi. Continua a leggere

Venezia 74: presentato il restauro de “Il deserto rosso”

All’interno della sezione Classici della 74ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stato presentato nei giorni scorsi il restauro de Il deserto rosso, primo film a colori di Michelangelo Antonioni, a dieci anni dalla sua scomparsa. Il film, premiato con il Leone d’Oro alla 25ma Mostra nel 1964, si avvale ora di un restauro in 4K, eseguito da CSC-Cineteca Nazionale, sulla base dei negativi scena e colonna messi a disposizione da RTI-Mediaset,  con la supervisione del direttore della fotografia Luciano Tovoli  riguardo la correzione del colore, nel rispetto dei toni scelti all’epoca da Antonioni e Carlo Di Palma. Il suono è stato restaurato a cura di Federico Savina.
Il presidente di Istituto Luce-Cinecittà Roberto Cicutto, presente alla proiezione insieme, fra gli altri, al ministro Dario Franceschini, al presidente del Centro sperimentale di Cinematografia Felice Laudadio, al direttore della Cineteca Gabriele Antinolfi, ha annunciato che dal prossimo 7 dicembre il MoMa di New York dedicherà ad Antonioni un’ampia retrospettiva.

Un ricordo di Jeanne Moreau

Jeanne Moreau

Ci lascia l’ attrice e regista teatrale e cinematografica francese Jeanne Moreau (1928), morta questa mattina, lunedì 31 luglio, a Parigi, sua città natale. Donna dal fascino misterioso e sensuale, ancora prima che straordinaria interprete, con una propensione innata per i ruoli da femme fatale ma anche particolarmente duttile, ha offerto efficaci ed intense prove tanto nei ruoli comici che drammatici. Esordì sulle scene per la prima volta nel 1947, nella compagnia del Théâtre National Populaire di Jean Vilar al Festival di Avignone per poi far parte della Comédie française recitando in Le Cid (Pierre Corneille), dopo aver seguito,  all’insaputa dei genitori, i corsi di arte drammatica di Dennis d’Ines ed essersi successivamente iscritta al Conservatoire national d’art dramatique di Parigi. Due anni più tardi debuttava sul grande schermo, Dernier amour (Jean Stelli), cui seguirono piccole parti ed infine il primo ruolo da protagonista ne La regina Margot (La reine Margot, 1954, Jean Dréville), anche se occorrerà attendere il 1957 per l’interpretazione che le darà la grande fama internazionale, quella di Florence Carala nel vibrante noir Ascensore per il patibolo (Ascenseur pour l’échafaud) opera d’esordio di Louis Malle, tratta dall’omonimo romanzo di Noël Calef. Continua a leggere

Milano, Spazio Oberdan: omaggio a Michelangelo Antonioni

Michelangelo Antonioni

Dal 5 al 13 giugno al Cinema Spazio Oberdan di Milano, Fondazione Cineteca Italiana proporrà, in occasione dei dieci anni dalla scomparsa (30 luglio 2007), un omaggio a Michelangelo Antonioni, uno dei massimi registi di ogni tempo e fra gli inventori della modernità cinematografica.
Sin dal suo esordio (Cronaca di un amore, 1950), dopo le attività di critico cinematografico, assistente alla regia, cosceneggiatore ed una serie di cortometraggi, Antonioni ha infatti saputo rinnovare l’estetica neorealista, per poi inserirsi, dalla seconda metà degli anni Cinquanta, con stile assolutamente personale, nella grande onda di sperimentazione linguistica che vide coinvolte varie cinematografie europee, rappresentando per il nostro cinema uno dei primi passi verso una necessaria modernità, da un punto di vista estetico, formale e di linguaggio.
Se nella citata opera prima imbastiva su una struttura di genere, il giallo, una costruzione particolare, attenta all’interazione ambiente-personaggi ed idonea a soffermarsi sulle sfumature psicologiche di quest’ultimi, piegando il linguaggio cinematografico all’esigenza di descriverne il disagio esistenziale nel continuare la vita di sempre, tra trasformazione ed evoluzione, dopo I vinti, 1952, e La signora senza camelie lo stile di Antonioni appariva definitivamente volto ad un’espressività autonoma ed originale. Continua a leggere