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Roma, al via da domani la 38ma edizione del Fantafestival- Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico

Prenderà il via domani, mercoledì 5, per concludersi domenica 9 dicembre, al MyCityplex Savoy di Roma, la 38ma edizione del Fantafestival (Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico): al timone della kermesse due nuovi direttori artistici, Marcello Rossi e Luca Ruocco, già da anni presenti nello staff organizzativo, che hanno allestito un’edizione ricca di incontri, proiezioni in anteprima, eventi speciali e retrospettive.
Nei giorni 1 e 2 dicembre al Cinema Trevi  vi è stata un’anteprima, con una retrospettiva dedicata al regista Alfonso Brescia (1930-2001), uno dei cineasti dimenticati nel panorama della produzione fantascientifica italiana che, seguendo la tradizione di tanti altri suoi colleghi dell’epoca, spesso si firmava come Al Bradley. Brescia è stato attivo in quei magici anni ’70 in cui il cinema italiano di genere era all’apice della sua produzione, spaziando dal poliziottesco, all’erotico al genere avventuroso, uno sfruttamento  certamente semplice ed “artigianale”, ma frutto di geniali e spesso felici intuizioni, tale da conferire al mondo della settima arte una connotazione ed una fascinazione forse ingenua, ma connotata da una sana creatività; il cineasta diede vita ad una vera e propria saga, sull’onda del successo di Guerre stellari con cinque film (che sono stati proiettati in 35 mm): Anno zero – Guerra nello spazio (1977), Cosmo 2000-Battaglie negli spazi stellari (1978), La guerra dei robot (1978), Sette uomini d’oro nello spazio (1979) e La bestia nello spazio (1980).
Andando al cartellone del Fantafestival, si preannuncia ricco di ospiti, proiezioni, presentazioni ed eventi. Continua a leggere

Dei pregi di “Rocco Schiavone” e dell’insipienza di un’inopportuna ingerenza politica

rocco-schiavone-castNon ho (ancora) letto i libri scritti da Antonio Manzini (sei in tutto, editi da Sellerio) incentrati sulla complessa ma intrigante figura del vicequestore Rocco Schiavone, quindi non mi cimenterò nel consueto gioco, a volte culturalmente stimolante, di quanto possa ritenersi fedele l’adattamento, televisivo in tal caso, messo in atto nella trasposizione del testo d’origine, ma dopo aver visto i tre episodi della serie (Pista nera, La costola d’Adamo, Castore e Polluce, su Rai 2) posso scrivere con ferma convinzione che ci troviamo di fronte (finalmente, anche se qualche concreta eccezione in questi ultimi anni non è mancata) ad una realizzazione di ampio respiro, idonea a travalicare gli italici confini in virtù di tutta una serie di fattori felicemente congiunti fra di loro. In primo luogo vi è un lavoro di sceneggiatura piuttosto solido, la regia di Michele Soavi è particolarmente attenta, sensibile, nell’offrire risalto tanto all’ambientazione quanto ai personaggi, la fotografia gioca su una luce livida e pesta, consona a rendere una particolare simbiosi, da buon noir, sia con la cittadina di Aosta che con la faccia stropicciata e sofferta del protagonista, un ottimo Marco Giallini ad interpretare il funzionario di Polizia trasferito da Roma in Piemonte per “motivi politici”. Continua a leggere

Un ricordo di Andrea Crisanti

untitledLunedì 7 maggio ci ha lasciati lo scenografo e costumista Andrea Crisanti (foto), che ha collaborato nel corso della sua carriera con i più grandi registi italiani, vincendo due David di Donatello, nel ’94 per Una pura formalità , Giuseppe Tornatore, e nel 2005 per Cuore sacro, Ferzan Özpetek, senza dimenticare i suoi lavori in ambito internazionale, come Nostalghia, ’83, Andrej Tarkovskij, o le coproduzioni I vestiti nuovi dell’imperatore, 2001, Alan Taylor, e Il consiglio d’Egitto, 2002, Emidio Greco, con il quale ottenne il Nastro d’Argento.

Nato a Roma nel 1936, dopo gli iniziali studi classici Crisanti si orientò verso quelli artistici, assecondando il grande talento per il disegno e la pittura, che lo condurranno alla specializzazione in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti della Capitale; agli inizi degli anni ’50 iniziò a frequentare gli studi di Guido La Regina e Giovanni Consolazione, esponendo le sue opere pittoriche in via Margutta e in diverse mostre collettive, anche se la sua passione per il teatro e il cinema lo porterà a lavorare nello stesso periodo come secondo assistente di Mario Garbuglia, per il film La grande guerra ’59, Mario Monicelli: prenderà così avvio la sua attività cinematografica, con varie collaborazioni (Mario Chiari ed Enzo Del Prato, assistente ed art director dello scenografo Gianni Polidori).

Sarà però il 1969 l’anno di svolta della sua carriera, quando Francesco Rosi (foto), che alla 69ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto-8 settembre) riceverà il Leone d’ Oro alla Carriera, lo chiamerà a lavorare per Uomini contro, dando vita ad un sodalizio artistico ultraventennale, sino a La tregua (’97): Crisanti contribuirà a conferire alle pellicole del regista e sceneggiatore una connotazione estremamente realista, nel riuscire a coniugare documentazione e stile, senso dell’azione ed impegno civile, come ne Il caso Mattei ,’72 (Palma d’Oro a Cannes), che verrà proiettato nella città lagunare il prossimo 31 agosto, giorno in cui Rosi riceverà il suddetto riconoscimento, nella versione restaurata, opera della Film Foundation di Martin Scorsese, con il sostegno di Gucci.

Crisanti lavorò anche con Sergio Leone per Giù la testa,’71, proseguendo la sua attività per tutti gli anni ‘80 (opere, tra le altre, come Salto nel vuoto, ’80 e Diavolo in corpo, ’86, Marco Bellocchio; L’avvertimento,’80, Damiano Damiani; Identificazione di una donna,’82, Michelangelo Antonioni, Nuovo Cinema Paradiso, ’88, Giuseppe Tornatore) e ’90 ( ancora Tornatore, Stanno tutti bene, ’90, e il già citato Una pura formalità; Il ladro di bambini, ’92, Gianni Amelio) sino ai tempi recenti (Ferzan Özpetek, La finestra di fronte, 2003, Cuore Sacro, 2005, Mine Vaganti, 2010, il recente Magnifica presenza; Michele Soavi, Arrivederci amore, ciao!, 2005, e Il sangue dei vinti ; Paolo e Vittorio Taviani, La masseria delle allodole, 2006; Theo Anghelopulos, La Polvere del Tempo, 2011).

Membro dell’EFA (European Film Academy), dal 2010 Crisanti è stato preside della Scuola Nazionale di Cinema e tra i soci fondatori dell’Associazione ASC (Associazione Italiana Scenografi Costumisti Arredatori), mantenendo la carica di Presidente dal 1995 fino al 2005.

3D Italian Style

Gina Lollobrigida e Ezio Greggio

Gina Lollobrigida e Ezio Greggio

Aria di novità nell’ambito del cinema italiano, sempre dato per morto o comunque agonizzante, ma in realtà pronto a risorgere dalle sue stesse ceneri, come la mitica araba fenice: dopo la pletora di commedie, vero e proprio fiume in piena, ad assecondare la voglia di divertimento leggero ma non propriamente disimpegnato, lontane, spesso in egual misura, tanto da tracimazioni scatologiche che dai toni fustiganti ed insieme riflessivi di un tempo, improntate, generalmente, ad una bastevole e “sana” gradevolezza senza colpo ferire, si preannuncia tutta una serie di film nostrani volti a sfruttare la sempre osannata, ma mai realmente vincente sul campo, tecnologia della terza dimensione, della visione stereoscopica, però, questa è la lieta novella, con modalità di realizzazione lontane dal concetto di giocattolone spesso farlocco (Avatar a parte, sinora) che ha accompagnato in questi ultime anni numerose produzioni della “fabbrica dei sogni”.

Spulciando tra giornali e web i titoli in programma sono vari e per tutti i gusti: si va da quello che dovrebbe essere il primo film in arrivo, a settembre, Box Office 3D, parodia stile Friedberg e Seltzer (non scomodiamo Mel Brooks, a volte è meglio il buon ricordo di ciò che si è stati che prendere atto di ciò che ora si è) dei vari “filmoni” campioni d’incasso al botteghino, per la regia di Ezio Greggio, interprete Gina Lollobrigida, passando per Who Killed Caligula? di Tinto Brass e Sex 3D di Fausto Brizzi, e in tal caso ci si potrebbe sbizzarrire su quale significato attribuire a termini quali “profondità di campo” o “possibilità di toccare con mano”, ma, celia a parte, la vera cartina di tornasole, ricordando anche gli annunciati Dracula di Dario Argento e Il tesoro di Pompei di Michele Soavi, mi sembra possa essere rappresentata dalla circostanza che Bernardo Bertolucci si appresti a visualizzare il romanzo Io e te di Niccolò Ammaniti con la suddetta tecnica.

Sarebbe infatti, anzi è, il segnale più evidente della riscoperta da parte del nostro cinema della sua capacità di sperimentare, guardando alle produzioni americane non per scimmiottarle pedissequamente, ma per elaborarle e farle proprie, dando nuova linfa vitale al termine “all’italiana”, mai realmente dispregiativo, connotando e caratterizzando i vari generi un po’ come si era fatto negli anni passati (western, giallo, poliziesco, horror), combinando felici intuizioni con l’artigianalità e l’inventiva pronte ad ovviare alla mancanza di mezzi e, soprattutto, fondi.