Archivi tag: Rachel Weisz

BAFTA 2019: sette riconoscimenti per “La favorita”, di Yorgos Lanthimos

Olivia Colman (Wire FM)

Si è svolta ieri sera, domenica 10 febbraio, alla Royal Opera House di Londra, la cerimonia di premiazione dei BAFTA, British Academy of Film and Television Arts, anche noti come “Oscar britannici” (72esima edizione), condotta, per il terzo anno consecutivo, dall’attrice inglese Joanna Lumley.
La favorita, diretto da Yorgos Lanthimos, ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti, sette, compreso quello relativo al Miglior Film Britannico, vedendo poi premiate anche le attrici Olivia Colman (Miglior Protagonista) e Rachel Weisz (Miglior Non Protagonista). Miglior Film Straniero è risultato Roma di Alfonso Cuarón, che ha conseguito altri tre rilevanti riconoscimenti (Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Montaggio); Miglior Attore Protagonista Rami Malek (Bohemian Rhapsody), Non Protagonista Mahershala Ali (Green Book). Spider-Man: Un nuovo universo, di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, infine, è stato premiato come  Miglior Film d’animazione. Qui potete leggere l’elenco completo dei premi assegnati.

EFA- European Film Awards 2015, le candidature

European-Film-AwardsSono state rese note oggi, sabato 7 novembre, a Siviglia, nel corso del Seville European Film Festival, le nomination agli European Film Awards 2015, la cui 28esima edizione avrà luogo il prossimo 12 dicembre, a Berlino.
I nostri colori sono rappresentati da Paolo Sorrentino, che con il suo Youth – La giovinezza ottiene cinque candidature (miglior film, miglior sceneggiatura, miglior regia, Rachel Weisz miglior attrice e Michael Caine miglior attore), in compagnia di Nanni Moretti, il quale con Mia madre è a quota due (miglior regista e Margherita Buy miglior attrice), ed Ivan Gergolet, che ne consegue una per il miglior documentario (Dancing with Maria). Di seguito, tutte le candidature. Continua a leggere

Youth – La giovinezza

psv1432195280ps555d90d064915Youth-La giovinezza, film scritto e diretto da Paolo Sorrentino, presentato in concorso al 68mo Festival di Cannes, è una realizzazione certo pregevole, ulteriore connotazione di un particolare linguaggio filmico, verrebbe da scrivere primigenio per la sua nitidezza visiva e rappresentativa, il quale ha, almeno a mio avviso, la letterarietà quale sua fonte primaria.
Trova poi sfogo in una vivida visualizzazione offerta da una scomposizione delle immagini spesso ardita, nella consueta alternanza fra carrellate e primi piani di persone, luoghi, oggetti, per quanto confluenti all’interno di una ricercata simmetria e del tutto coordinate con l’incedere musicale (David Lang). Opera dall’impatto più semplice e diretto, per stessa ammissione dell’autore, rispetto alla pellicola precedente (La grande bellezza, 2013), Youth-La giovinezza riesce a delineare con toni affabulanti ed onirici, a tratti surreali, ma sempre all’interno di una circoscritta realtà, una sincera teatralizzazione relativa al sentore dello scorrere temporale, commossa e commovente, lievemente soffusa di una certa ironia; la giovinezza del titolo lungo il percorso narrativo giunge ad ammantarsi di una valenza metaforica, idonea a soppiantarne il significato limitatamente anagrafico. Continua a leggere

Il grande e potente Oz (3D)

il-grande-e-potente-oz-3d-L-VardvnIn principio fu il romanzo di L. Frank Baum, The Wonderful Wizard of Oz (Il meraviglioso mago di Oz, 1900, illustrazioni di William Wallace Denslow), primo di ulteriori tredici (sempre a firma Baum), cui seguirono alcune trasposizioni cinematografiche negli anni del muto e il celebre film di Victor Fleming, ’39, The Wizard of Oz, con Judy Garland ad interpretare Dorothy, e altre pellicole ispirate all’opera originaria, sino al sequel targato Disney, Nel fantastico mondo di Oz, ’85, regia di Walter Munch.
Ora, ad opera della stessa major, arriva nelle sale Il grande e potente Oz, prequel girato in stereoscopia, diretto da Sam Raimi per la sceneggiatura di Mitchell Kapner e David Lindsay- Abaire.

James Franco

James Franco

Il buon Raimi ha certo realizzato un film visualmente affascinante, rutilante e colorato, ma frutto evidente, almeno questa è stata la mia sensazione, di un compromesso messo in atto per assecondare tanto le esigenze di una facile fruibilità, imposte dalle logiche produttive, considerando i più piccini come principale target di riferimento, quanto quelle volte a soddisfare guizzi inventivi e (sporadici) lampi di genio.
Evidente, infatti, un certo piglio creativo, non propriamente autoriale, comunque sufficiente a conferire una connotazione capace d’andare al di là del solito lavoro su commissione, per quanto frenato da una sceneggiatura sofferente di una programmatica schematicità, che spesso e volentieri latita sulle caratterizzazioni dei personaggi, affidate alla buona volontà degli interpreti.

Mila Kunis

Mila Kunis

Kansas, 1905, Oscar Diggs, nome d’arte Oz (James Franco), è uno scalcagnato prestigiatore, abile nel visualizzare illusioni tanto sul palcoscenico che nella vita reale. Molte belle figliole cedono alle sue lusinghe mentre lui, perso in sogni di grandezza (aspira ad essere una sintesi tra Houdini ed Edison), è incapace di riconoscere il vero amore nella dolce Annie (Michelle Williams), che vede oltre le apparenze ed intuisce la bontà del suo cuore. Inseguito dall’Uomo Forzuto, cui ha circuito la fidanzata, Oscar sale su una mongolfiera e prende il volo. Risucchiato da un tornado, si ritroverà in un “altrove” luminoso e colorato, il paese di Oz come gli spiega la strega buona, Theodora (Mila Kunis), amministrato dalla sorella Evanora (Rachel Weisz).
Oscar viene salutato come il salvatore annunciato dalla profezia, colui che sconfiggerà la strega cattiva, Glinda (Williams). Però, anche qui quanto si vede non è ciò che sembra …

Rachel Weisz

Rachel Weisz

Il grande e potente illusionista del titolo non è certo il protagonista (un James Franco ghignante e compiaciuto, sin troppo avvolto in un gigionismo mono espressivo), ma lo stesso Raimi, abile nell’ingannare gli adulti volontari alla visione con un felice e convincente prologo in bianco e nero, nel formato d’antan 1:1.33, omaggio al suddetto film di Fleming (girato in Technicolor, iniziava e si concludeva virando al seppia), ma, soprattutto, riflessione sul cinema come rappresentazione della realtà, ai suoi albori, e dispensatore, nella sua evoluzione, di un potenziale immaginifico che elargisce l’illusione di un mondo diverso, se non migliore. Ciò è rappresentato dall’ “apertura” dello schermo nel formato widescreen, l’invito a percorrere il sentiero di mattoni gialli, dove, tra fantasmagorie e accesi cromatismi, sarà possibile, in bilico fra fantasia e concretezza, percepire un “altro sé”, inteso sia come propria proiezione che immedesimazione nei confronti del prossimo.

Michelle Williams

Michelle Williams

Così, se nel Kansas Oscar non poteva far camminare una bimba costretta su una sedia a rotelle, ad Oz può invece “riparare” le gambe dell’omologa Fanciulla di Porcellana, evolversi moralmente e riconoscere i valori dell’amicizia (l’assistente Frank, Zach Braff / la scimmia alata Finley) e dell’amore (Annie/Glinda) come fondamentali nella vita d’ognuno di noi, il vero “guadagno” al di là di potere e danaro, assecondando la morale da “buona e bella fiaba” propria della Disney, intuibile fra le spire del vorticoso ottovolante. Occorre comunque riconoscere a Raimi una certa naturalezza nel gestire il 3D e gli effetti speciali, mescolando divertissement e concretezza, vedi a tale riguardo la profondità degli scenari e la bella visualizzazione della Città di Smeraldo.

Finley

Finley

Peccato quindi che la raffigurazione e conseguente interpretazione delle tre streghe non siano poi così memorabili (personalmente salvo la soave dolcezza della Williams), superate nella resa complessiva sia da quelle di Finley che, soprattutto, della bambola di porcellana.
In conclusione, Il grande e potente Oz si rivela un gioco di prestigio che fa leva soprattutto sulla forza dei trucchi, quindi, inevitabilmente, riuscito a metà: l’illusione momentanea dell’incanto non riesce a trovare la forza immaginifica dell’ “impossibile che diviene possibile” e trasmutarsi in qualcosa di propriamente affabulante a livello d’emozione pura e semplice, ovvero l’eterna e ricercata chimera della magia che trova nel cuore il suo buon albergo.
La Fanciulla di Porcellana

La Fanciulla di Porcellana

Human Rights Nights 2011

imagesCA69X1MZPrenderà il via domani, mercoledì 12 ottobre, a Bologna, l’undicesima edizione di Human Rights Nights, insolita ed interessante kermesse nata nel 2001 come rassegna cinematografica sui diritti umani, promossa dalla Cineteca di Bologna e dal CCSDD (Centro per Studi Costituzionali e Sviluppo Democratico – Johns Hopkins University / Facoltà di Giurisprudenza, Università di Bologna), che nel corso di questi anni ha saputo sviluppare approfondire e concretizzare l’originario intento volto ad una collaborazione comunitaria, così da visualizzare sullo schermo, tramite la forza delle immagini, un deciso e concreto impegno civile.
Sino a domenica 16 ottobre, il festival, attualmente promosso dalla Cineteca di Bologna, dal Comune, da Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e da Officina Cinema Sud-Est, con il sostegno di alcune fondazioni e varie collaborazioni e servizi all’attivo, svilupperà gradualmente le sue tematiche, dalla “Primavera araba” al “sogno ecologico”, tra anteprime e ospiti come Theo Anghelopoulos e Milcho Manchevski, relazionandosi con il territorio bolognese grazie ai luoghi previsti per il suo svolgimento.

Si va infatti dai classici spazi della Cineteca di Bologna (la Sala Cervi in via Riva di Reno, 72 e il Cinema Lumière ,via Azzo Gardino, 65) per arrivare ad interessare l’Auditorium del Dipartimento di Musica e Spettacolo (sempre in via Azzo Gardino, 65), il Centro Interculturale Zonarelli (via Sacco, 14), l’Alce Nero Cafè (via Petroni, 9): mercoledì 12, ore 11:00, Sala Cervi, in una conferenza aperta al pubblico e alla stampa, verrà presentato il progetto Amitie, finanziato dall’Unione Europea e nato per promuovere una “maggiore consapevolezza del legame tra migrazione, sviluppo e diritti umani, attraverso una comunicazione libera da stereotipi”, presenti il direttore della Cineteca, Gian Luca Farinelli, Mirca Ognisanti (CD/LEI – Centro di Documentazione e Laboratorio per un’Educazione Interculturale) e i ragazzi del focus group di Amitie; alle ore 17:00 invece, presso l’Auditorium DMS, promossa da Cospe nell’ambito del progetto finanziato dall’Unione Europea Earth4All. Una terra per tutti, avrà luogo la conversazione con Aminata Traoré, ex Ministro della Cultura del Mali, Sovranità alimentare: Europa/Africa, quali responsabilità?, condotta da Fabio Laurenzi (presidente del Cospe) e Andrea Segrè (preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna).

In serata, ore 20:00, presso il Cinema Lumière, sarà proiettato, in anteprima, The Whistleblower, regia di Larysa Kondracki, interpretato da Rachel Weisz, Monica Bellucci e Vanessa Redgrave, presentato da Gian Luca Farinelli e dalla direttrice artistica del festival, Giulia Grassilli; alle ore 22:30 sarà il turno di Stefano Savona, con Tahrir, quasi un instant-doc sulle rivolte che hanno scardinato alcuni sistemi politici del mondo arabo, in particolare quello egiziano.

Giovedì 13, sempre al Cinema Lumiere, ore 18:15, apertura con Green Wave di Ali Samadi Ahadi, tema il ruolo dei social network nelle rivoluzioni mediorientali, mentre alle ore 20:00 si proseguirà con il documentario RFK in the Land of Apartheid: a Ripple of Hope, realizzato nel 2009 da Tami Gold e Larry Shore, incentrato sul viaggio di Bob Kennedy in Sudafrica nel 1966, presentato dalla stessa Tami Gold assieme ad Anna Maria Gentili e Valentina Pagliai del progetto Speak to Power della Robert F. Kennedy Foundation of Europe; alle ore 21:30 giungerà in sala il regista Theo Anghelopoulos per introdurre la proiezione del suo film Lo sguardo di Ulisse.

Venerdì 14 spazio alle tematiche ecologiste: tra i diversi appuntamenti, il documentario Waste Land (ore 20:00, Cinema Lumière), ispirato all’arte del brasiliano Vik Muniz, noto nel panorama internazionale per il suo lavoro con la spazzatura, preceduto da un intervento di Aldo Colonetti sul tema Architettura e design sostenibile; sabato 15 sarà la giornata dedicata al tema dello spreco e della povertà: alle ore 15:30 , Cinema Lumière, appuntamento speciale con ActionAid e il documentario d’inchiesta sulla povertà urbana a Bologna, Non tagliamo la corda!, diretto da Simone Fratini, cui seguirà il dibattito con Gian Luca Farinelli, Stefano Ramazza (capo di gabinetto – Presidenza della Provincia di Bologna), Stefano Bruccoleri (autore di Via della casa comunale n. 1), Daniele Scaglione (autore di La bicicletta che salverà il mondo), moderato da Marco De Ponte (segretario generale ActionAid Italia), mentre Stefano Bruccoleri e Daniele Scaglione discuteranno di Nuove povertà, letterature al tempo della crisi.

Alle ore 17:30, sempre sabato al Cinema Lumière, nell’ambito del progetto Un anno contro lo spreco, il festival ospiterà il documentario Taste the Waste di Valentin Thurn, il quale incontrerà il pubblico al termine della proiezione assieme a Gaetano Capizzi (Cinemambiente Festival), Luigi Ruggeri (Mercato della Terra di Bologna), Antonio Cherchi (Slow Food International) e Andrea Segrè (Facoltà di Agraria Università di Bologna), mentre in serata sarà conferito il Premio Gianandrea Mutti 2011, dedicato ai cineasti migranti, un’idea di Officina Cinema Sud-Est, promosso dall’Associazione Amici di Giana, in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

Domenica 16, in occasione del World Food Day, ecco la presentazione di diversi lavori sul tema: Macauba – Appunti di lotte e di energia (ore 18:00, Cinema Lumière, dedicato alle lotte degli agricoltori brasiliani per il diritto alla terra) e The Vanishing Bees (proiezione speciale “fuori sala” ad Alce Nero Cafè, ore 19:30, documentario dedicato alla scomparsa progressiva delle api). Omaggio infine a Jafar Panahi, con la doppia proiezione alle ore 22:15 al Cinema Lumière di The Accordion e del recente This Is not a Film, anche se la vera e propria conclusione sarà costituita da un fuori programma previsto per lunedì 17, quando Milcho Manchevski ( Leone d’Oro a Venezia nel 1994 con Prima della pioggia), ospite della Cineteca, sarà al Cinema Lumière per incontrare il pubblico dopo la proiezione (ore 20:00) del suo Mothers.

Informazioni: http://www.humanrightsnights.org

Agora

agoraAgora del regista Alejandro Amenabar, sceneggiatore insieme a Mateo Gil, va oltre il film biografico, incentrato in tal caso sulla figura della filosofa ed astronoma Ipazia (Rachel Weisz, molto brava), che nell’ Alessandria d’Egitto del IV secolo d.c., centro di scienza e cultura, insegna ad un gruppo di allievi di diversa estrazione, sia sociale che religiosa: nella città convivono pagani, ebrei e cristiani, anche se il numero di questi sta aumentando grazie alla setta dei Parabolani, che attrae soprattutto gente umile, come Davo (Max Minghella), schiavo di Ipazia e di lei innamorato, che vi vede l’occasione per riavere la libertà, o agiata ed opportunista, come Oreste (Oscar Isaac), futuro prefetto, anche lui innamorato, dichiarato, della donna; quando i cristiani prendono possesso di zone a loro vietate, dall’Agora alla Biblioteca, che distruggeranno, gli eventi avranno un tragico epilogo.

Imitando, a livello di spettacolarizzazione, i vecchi kolossal hollywoodiani, con una rigorosa ricostruzione al digitale della città d’Alessandria, il regista se ne distacca per i contenuti, idealizzando ed attualizzando lo scontro tra religioni basato sul fanatismo e sul fondamentalismo, sino all’odio razziale, la lotta per il potere temporale e per avere il consenso delle masse e dei potenti e la contrapposizione religione-progresso; Ipazia rappresenta la coerenza e l’integrità della cultura nel libero pensiero, sino alla fine. Suggestive le carrellate che dalla Terra ci conducono con stacchi decisi verso il cosmo infinito, sino a farla apparire un punto nell’universo: nella calma siderale, forse qualche Entità osserva, senza intervenire, come l’uomo sottometta se stesso, trascurando il semplice assunto che “vi sono più cose ad unirci che a dividerci”.