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Londra omaggia Marco Bellocchio, New York Luchino Visconti

Marco Bellocchio (Repubblica Bologna)

Marco Bellocchio torna a Londra, città dove mosse i primi passi lungo il sentiero del cinema, come giovane studente della Slade School of Fine Arts, nel 1963-64, iniziando a scrivere quello che sarebbe diventato uno dei più clamorosi debutti della storia del cinema mondiale, I pugni in tasca, un’opera  all’insegna dell’anarchia folgorante, nei contenuti e nelle particolari modalità di messa in scena, avvalorata dal montaggio ellittico (Aurelio Mangiarotti e Silvano Agosti), in cui l’autore, alla continua ricerca d’equilibrio fra adesione e distacco riguardo la folle lucidità del protagonista (Lou Castel), si scaglia con rabbia, disperazione e crudeltà contro la famiglia, il cattolicesimo e altre colonne portanti della borghesia italiana, prefigurando alcuni umori del ’68.
Il British Film Institute dall’1 al 31 luglio dedicherà infatti al regista la prima retrospettiva completa, Satire and Morality: The Cinema of Marco Bellocchio, organizzata da Istituto Luce CinecittàBFI, l’Istituto Italiano di Cultura e in collaborazione con la Salle Lumière,  e curata da Adrian Wootton, Amministratore Delegato di Film London. Continua a leggere

I piaceri dell’espressione

Paul Thomas Mann (1875-1955, Wikipedia)

Paul Thomas Mann (1875-1955, Wikipedia)

(…) Donò tutto se stesso alla forza che gli sembrava la più alta sulla terra, la forza al cui servizio si sentiva chiamato e che gli prometteva grandezza e onori; alla forza dello spirito e della parola che troneggia sorridente sulla vita inarticolata e senza pensiero.
Le si diede con tutto l’ardore della sua giovinezza ed essa lo ricompensò con tutto ciò che è in suo potere di dare e gli prese tutto ciò che è solita esigere in cambio. Acuì il suo sguardo e gli rese trasparenti le grandi parole che gonfiano il petto degli uomini, gli dischiuse il cuore degli uomini e il suo proprio, lo rese chiaroveggente e gli mostrò l’anima del mondo e tutto ciò che si cela al fondo di ogni azione e di ogni parola.
Ma ciò che vide fu soltanto questo: comicità e miseria-comicità e miseria.

IMGPoi, col tormento e l’orgoglio della conoscenza, venne la solitudine, poiché non sopportava di vivere nella cerchia degli innocenti dalla mente lieta e ottenebrata, e il marchio sulla sua fronte li spaventava. Ma il piacere della parola e della forma diventava ogni giorno più dolce e Tonio soleva dire (e anche di questo aveva già preso nota) che la conoscenza dell’anima porterebbe fatalmente alla tristezza se i piaceri dell’espressione non mantenessero l’animo vivo e pronto … (…)

(Estratto da Tonio Kröger, Thomas Mann, 1903, Edizioni Corriere della Sera-I grandi romanzi, licenza RCS Libri)

Hansel & Gretel: Cacciatori di streghe (3 D)

hansel-gretel-cacciatori-di-streghe-3-d-L-SAmmN6C’era una volta un regista, Tommy Wirkola, il quale, dopo il successo ottenuto nel 2009 con l’horror Dead Snow al Sundance Film Festival (opera seconda, il debutto risale al 2007, Kill Buljo, parodia del tarantiniano Kill Bill), calamitava l’attenzione di alcuni produttori, laggiù, ad Hollywood.
Costoro, nelle vesti di buone fatine, appena conosciute le intenzioni del nostro di offrire una sua personale visione della fiaba Hansel e Gretel, riportata dai fratelli Grimm, si fregarono le mani per l’ennesima rivisitazione da inserire nel fruttuoso filone che da un po’ di tempo a questa parte era divenuta la nuova gallina dalle uova d’oro di un cinema sempre più povero d’idee, e diedero vita ad un prodigioso incantesimo, in forma di cospicuo finanziamento, comprensivo dell’immancabile realizzazione stereoscopica.

Gemma Arterton e Jeremy Renner

Gemma Arterton e Jeremy Renner

E così il buon Wirkola, già carico di un’aura da moderno ed innovativo visionario, si mise all’opera, almeno con l’accortezza di non realizzare la solita riscrittura, bensì un sequel cinematografico della citata fiaba, Hansel & Gretel: Cacciatori di streghe, offrendo la sua interpretazione di cosa fosse mai successo ai due bimbetti una volta arrostita la strega che li aveva attirati ed accolti nella casetta di marzapane, con lo scopo di servirsene per un lauto banchetto, dopo essere stati abbandonati dal papà, una notte, nel bosco.
Se un povero ingenuo come lo scrivente, nella sua fantasia fanciullesca, li aveva immaginati ormai proprietari di una rinomata pasticceria in qualche borgo tedesco, ora se li ritrova innanzi di cuoio vestiti, armati sino ai denti, Hansel (Jeremy Renner) con un protofucile a ripetizione, sarcastico e carico di rabbia, Gretel (Gemma Arterton) forte di una balestra a doppia canna, dal carattere invece più pacato e riflessivo.

Pihla Viitala

Pihla Viitala

Sono infatti divenuti negli anni abili cacciatori di streghe, li vediamo giungere nel paese di Augsburg, salvare dal rogo una presunta fattucchiera, Mina (Pihla Viitala), scontrarsi con lo sceriffo (Peter Stormare), ed essere ben accolti dal sindaco, che li ha assunti per far luce sulla scomparsa di undici bambini. Per i due fratelli sarà l’inizio di una nuova avventura, che li porterà a fare i conti anche col doloroso passato.
In un impianto dichiaratamente anacronistico, uno stilizzato Medioevo dove fanno la loro comparsa i più disparati oggetti moderni (peccato manchino le auto a propulsione umana, come in The Flintstones, la serie cartoon di Hanna & Barbera), il film presenta una caratterizzazione horror, dai forti toni splatter, spesso gratuiti, senza dimenticare lo spaghetti western e il teen drama d’impronta televisiva (l’adolescente Ben, Thomas Mann, fan sfegatato del duo, che diverrà loro alleato).

Derek Mears

Derek Mears

Wirkola, anche sceneggiatore, delinea una storia certo lineare, ma sin troppo elementare nel suo sviluppo narrativo, nell’evidente scopo di fornire un semplicistico tratteggio psicologico dei due protagonisti e puntare tutto sull’ azione pura e semplice. Appare chiaro ad un certo punto come la logica del plot vada a farsi benedire: dapprima forti ed invincibili, stando alle gesta narrate in animazione nei riusciti titoli di testa, i fratellini al’improvviso divengono due schiappe maldestre e, per di più, si sceglie di far percorrere loro strade separate, così da giustificare un amplesso acquatico fra Mina e Hansel (Viitala e Renner carismatici ambedue come una Fiat Duna, per chi se la ricorda) ed un rapporto simil King Kong tra Gretel e il troll Edward (Derek Mears), improntato però sul platonico/protettivo, con la prima che nel frattempo da indomita guerriera è divenuta, senza colpo ferire, scipita fanciulla in attesa di un salvatore.

Thomas Mann

Thomas Mann

Le inquadrature, poi, appaiono imbarazzanti nel loro pressapochismo, soprattutto da un punto di vista estetico, con il 3d sfruttato anch’esso al puro fine ludico, fra liquami organici, dardi e altro lanciati in sala, mentre il montaggio mi è parso piuttosto grezzo, in particolare nelle confuse scene d’azione, inutilmente velocizzate.
“Eh dai, è puro divertimento, rilassati”, mi hanno detto in molti, al sentire le mie opinioni sul film. Sì, va bene, ma non giochiamo a nascondino: concordo, il cinema è (anche) intrattenimento, ma questo non deve essere imposto, sulla base di una furba operazione che di moderno, nel senso di al passo coi tempi, ha solo il cinismo commerciale. Il divertimento va anche ricercato, occorre prendere gli spettatori per mano e portarli nel tuo mondo, offrirgli la tua visione delle cose, coinvolgerli, attirarli verso quanto hai inteso visualizzare sullo schermo, altrimenti tutto rimane una semplice idea che avevi in testa e hai potuto realizzare come volevi, ma nulla di più, sostanziandosi in un film da dimenticare.
Morale della fiaba: Wirkola vivrà felice e contento, un sequel è garantito, ma, almeno a mio modo di vedere le cose, il cinema, anche quello di puro intrattenimento, non abita più qui.