Londra omaggia Marco Bellocchio, New York Luchino Visconti

Marco Bellocchio (Repubblica Bologna)

Marco Bellocchio torna a Londra, città dove mosse i primi passi lungo il sentiero del cinema, come giovane studente della Slade School of Fine Arts, nel 1963-64, iniziando a scrivere quello che sarebbe diventato uno dei più clamorosi debutti della storia del cinema mondiale, I pugni in tasca, un’opera  all’insegna dell’anarchia folgorante, nei contenuti e nelle particolari modalità di messa in scena, avvalorata dal montaggio ellittico (Aurelio Mangiarotti e Silvano Agosti), in cui l’autore, alla continua ricerca d’equilibrio fra adesione e distacco riguardo la folle lucidità del protagonista (Lou Castel), si scaglia con rabbia, disperazione e crudeltà contro la famiglia, il cattolicesimo e altre colonne portanti della borghesia italiana, prefigurando alcuni umori del ’68.
Il British Film Institute dall’1 al 31 luglio dedicherà infatti al regista la prima retrospettiva completa, Satire and Morality: The Cinema of Marco Bellocchio, organizzata da Istituto Luce CinecittàBFI, l’Istituto Italiano di Cultura e in collaborazione con la Salle Lumière,  e curata da Adrian Wootton, Amministratore Delegato di Film London.

(Cinema4Stelle)

Un’occasione unica per il pubblico inglese di riscoprire, o conoscere per la prima volta,  un cinema che, per cinquant’anni, ha saputo dialogare con la Storia italiana, narrandone le vicissitudini legate ai vari mutamenti politici e sociali, senza dimenticare le loro ripercussioni, dai risvolti psicoanalitici, all’interno dei nuclei familiari. La retrospettiva avrà una speciale anteprima il 23 giugno, al BFI Southbank, Salle Lumière, con la proiezione del citato I pugni in tasca, accompagnata da una conversazione che il regista terrà con il pubblico. Il 9 luglio, Adrian Wootton, studioso del nostro cinema, terrà una lezione sull’opera di Bellocchio, a partire da alcuni temi-chiave come politica, cattolicesimo, morale, influenze letterarie.
Nella circostanza Istituto Luce Cinecittà ha digitalizzato quattro lungometraggi, con la supervisione di Beppe Lanci, direttore della fotografia e storico compagno di lavoro di Bellocchio (Diavolo in corpo, La condanna, Il Principe di Homburg, La balia), completando quasi interamente il passaggio digitale dell’opera del grande autore, mettendo in salvo un patrimonio artistico che altrimenti rischiava un irreversibile deterioramento.

Luchino Visconti (Panorama)

Da Londra passiamo ora a New York, dove al Lincon Center ieri, venerdì 8 giugno, ha preso il via una retrospettiva completa dedicata ad un altro immenso autore del nostro cinema, Luchino Visconti, organizzata da Luce Cinecittà di concerto con Film Society, che proseguirà fino al 28 giugno. Visconti, a Complete Retrospective offre dunque una visione totale di un cinema antropomorfico, capace di raccontare “storie di uomini vivi nelle cose, non le cose per  se stesse”, in cui l’uomo rende vivo il paesaggio che lo circonda, e il paesaggio diventa parte integrante dell’azione, secondo la visione propria del regista,  influenzato in questo dal “realismo poetico” francese, pur fedele alla scelta stilistica del melodramma che sarà una costante della sua produzione, dove teatro e cinema coesistono, integrandosi a vicenda, fra mirabile cura scenica, grande attenzione al lavoro degli attori e sublime abilità nello scandagliare con profondità ogni aspetto dell’animo umano.

Ad aprire la retrospettiva, Morte a Venezia e Ossessione, i cui restauri vengono presentati in anteprima mondiale.
La versione restaurata del primo film, tratto dal romanzo breve di Thomas Mann (1912) e secondo capitolo della trilogia tedesca, di cui fanno parte La caduta degli dei Ludwig, è stato curata da Luce-Cinecittà e dalla Cineteca di Bologna, a partire dalla scansione 4K del negativo originale e del negativo suono italiano e inglese, utilizzando una copia positiva d’epoca originale come riferimento.
Riguardo invece il restauro di Ossessione, film d’esordio di Visconti, è opera di Istituto Luce-Cinecittà, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e Viggo; viene restituita la durata di 140’ e 47’’, resa possibile grazie al ritrovamento di vari materiali, in quanto la pellicola, liberamente ispirata a  The Postman Always Rings Twice  di James M. Cain, 1934, fu presentata per la prima volta a Roma nel maggio del 1943, attirando l’immediato intervento della censura fascista a causa del suo contenuto trasgressivo per la morale dell’epoca, che obbligò la produzione a pesanti tagli riducendone la durata a 93’ 87’’.

(pinterest.com)

Si può parlare di “versione integrale” anche per LudwigIstituto Luce-Cinecittà ha ristampato dal negativo originale una nuova copia 35mm,  considerato che uscì in varie edizioni più brevi (180’ la versione italiana, 137’ quella inglese), in quanto i 237 minuti  originali furono giudicati eccessivi; il regista si rifiutò di vederlo e solo nel 1980, quattro anni dopo la sua morte, i materiali del film, salvatisi miracolosamente dal fallimento della casa di produzione, vennero battuti all’asta e comprati da alcuni collaboratori e amici, tra cui la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico, che ripristinarono la versione originale seguendo le note di regia di Visconti e la presentarono  alla 37ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Dopo l’esordio al Lincoln Center, la retrospettiva  affronterà un tour nelle più importanti città e istituzioni Nordamericane nel corso del corrente anno: sono già confermate l’Harvard Film Archive di Cambridge, il Toronto International Film Festival (TIFF), il Pacific Film Archive dell’Università di Berkeley, la National Gallery of Art di Washington, il Museum of Fine Arts di Houston, l’American Cinematheque di Los Angeles e il Gene Siskel Film Center di Chicago.

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