Archivi tag: Lou Castel

Londra omaggia Marco Bellocchio, New York Luchino Visconti

Marco Bellocchio (Repubblica Bologna)

Marco Bellocchio torna a Londra, città dove mosse i primi passi lungo il sentiero del cinema, come giovane studente della Slade School of Fine Arts, nel 1963-64, iniziando a scrivere quello che sarebbe diventato uno dei più clamorosi debutti della storia del cinema mondiale, I pugni in tasca, un’opera  all’insegna dell’anarchia folgorante, nei contenuti e nelle particolari modalità di messa in scena, avvalorata dal montaggio ellittico (Aurelio Mangiarotti e Silvano Agosti), in cui l’autore, alla continua ricerca d’equilibrio fra adesione e distacco riguardo la folle lucidità del protagonista (Lou Castel), si scaglia con rabbia, disperazione e crudeltà contro la famiglia, il cattolicesimo e altre colonne portanti della borghesia italiana, prefigurando alcuni umori del ’68.
Il British Film Institute dall’1 al 31 luglio dedicherà infatti al regista la prima retrospettiva completa, Satire and Morality: The Cinema of Marco Bellocchio, organizzata da Istituto Luce CinecittàBFI, l’Istituto Italiano di Cultura e in collaborazione con la Salle Lumière,  e curata da Adrian Wootton, Amministratore Delegato di Film London. Continua a leggere

Nastri d’Argento Doc 2017: i vincitori

logo-nastriSono stati annunciati ieri, venerdì 3 marzo, i titoli vincitori dei Nastri d’Argento per i documentari, nell’ambito delle varie sezioni: Porno e libertà (Carmine Amoroso) per il cinema del reale, Naples ’44 (Francesco Patierno), nella sezione docufilm e, tra i titoli su Cinema e  Spettacolo, Acqua e zucchero: Carlo di Palma, i colori della vita (Fariborz Kamkari). Viene così completato il palmarès già in parte anticipato dai Giornalisti Cinematografici che hanno assegnato anche tre Nastri speciali a Gianni Minà “per una lunga storia tra cinema e giornalismo”, a Giorgio Pressburger “per la poesia della sua ricerca non solo cinematografica” e a Steve Della Casa per due titoli che, in maniera differente, si sono fatti notare nella sezione dedicata al Cinema, Perché sono un genio! Lorenza Mazzetti realizzato con Francesco Frisari e Nessuno ci può giudicare, firmato con Chiara Ronchini, sulla stagione dei musicarelli.
A Lou Castel per A pugni chiusi di Pierpaolo de Sanctis è andato il premio che il SNGCI riserva al protagonista dell’anno nel documentario.
Molti i premi speciali a testimonianza di un’annata particolarmente originale e interessante, come il riconoscimento speciale dei 70 anni andato a Sciuscià 70 di Mimmo Verdesca ma anche le due menzioni speciali (sempre riguardo i documentari sul cinema) e il Premio speciale al nuovo documentario firmato da Fabrizio Corallo Dino Risi Forever (cento anni ma non li dimostra). Continua a leggere

“I pugni in tasca” da oggi di nuovo in sala

1Da oggi, lunedì 19 ottobre, dopo l’anteprima in agosto al 68mo Festival del Film Locarno, fa ritorno, nelle sale aderenti all’ iniziativa, I pugni in tasca, titolo che rientra nella terza stagione del progetto Il Cinema Ritrovato al Cinema, promosso dalla Cineteca di Bologna e Circuito Cinema per riportare in sala i grandi classici restaurati.
Del nuovo restauro realizzato dalla Cineteca di Bologna al laboratorio L’Immagine Ritrovata, con la supervisione di Daniele Ciprì, promosso da Kavac Film con il sostegno di Giorgio Armani, è prevista anche in contemporanea l’ uscita in dvd (Edizioni Cineteca di Bologna).
Il regista Marco Bellocchio nel corso della citata kermesse svizzera ha ricevuto il Pardo d’onore Swisscom, omaggio ad una carriera ricchissima e suggello del legame profondo che intercorre con il Festival, iniziato nel 1965 proprio con la proiezione nel parco del Grand Hotel di Locarno de I pugni in tasca, suo lungometraggio d’esordio che festeggia quindi il 50° anniversario della sua uscita. L’anarchia folgorante dell’opera, nei contenuti e nelle particolari modalità di messa in scena, avvalorata dal montaggio ellittico (Aurelio Mangiarotti e Silvano Agosti), colpì pubblico, critica e giuria, che gli conferì la Vela d’argento per la miglior regia. Al centro della vicenda Alessandro (Lou Castel) inquieto e tormentato rampollo di una ricca famiglia di Bobbio, che uccide la madre paralitica e il fratello minorato, confidando nella complicità morbosa che lo lega da sempre alla sorella Giulia (Paola Pitagora). Continua a leggere

Festival del Cinema Europeo XV Edizione: “Ulivo d’Oro” a “Blind Dates”

untitledghgSi è conclusa ieri, sabato 3 maggio, a Lecce, la XV edizione del Festival del Cinema Europeo, con la proiezione della pellicola Alabama Monroe- Una storia d’amore, di Felix Van Groeningen, ad accompagnare la cerimonia di premiazione. Nell’ambito del Concorso di Lungometraggi (10 film europei, in lingua originale, selezionati da Cristina Soldano, sottotitolati in italiano e presentati in anteprima nazionale) la Giuria Internazionale composta da Luis Minarro (regista e produttore), Lou Castel (attore), Stefan Kitanov (Direttore Festival di Sofia), Licia Eminenti (Project Manager Eurimages), Jasmila Žbanić (regista,) ha assegnato l’Ulivo d’ Oro al film Blind Dates di Levan Koguashvili. Continua a leggere

Lecce: Festival del Cinema Europeo XV Edizione

festival-cinema-europeo-2014-puglia-showSi inaugura oggi, lunedì 28 aprile, a Lecce, presso il Cinema Multisala Massimo (film d’apertura, in anteprima nazionale, For Those Who Can Tell No Tales, di Jasmila Žbanić), per concludersi sabato 3 maggio (pellicola di chiusura Alabama Monroe- Una storia d’amore, di Felix Van Groeningen), la XV Edizione del Festival del Cinema Europeo, che ha come suo fulcro essenziale il Concorso di Lungometraggi, al cui interno sono stati selezionati 10 film, in lingua originale, sottotitolati in italiano, presentati in anteprima nazionale, sottoposti al vaglio di una Giuria Internazionale composta da Luis Minarro (regista e produttore), Lou Castel (attore), Stefan Kitanov (Direttore Festival di Sofia), Licia Eminenti (Project Manager Eurimages), Jasmila Žbanić (regista).
A loro, quindi, il compito di assegnare l’Ulivo d’Oro al Miglior Film, il Premio Speciale della Giuria, il Premio per la Migliore Fotografia ed il Premio per la Migliore Sceneggiatura. La sezione dedicata a I protagonisti del cinema italiano sarà incentrata sulla figura di Claudia Cardinale, con una rassegna dei film maggiormente rappresentativi della carriera, realizzata in collaborazione con la Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia, cui va ad aggiungersi una mostra di fotografie, ideata insieme all’Archivio della Fototeca del Centro Sperimentale di Cinematografia. Continua a leggere

“Bif&st” 2014 dedica il manifesto a Gian Maria Volontè e ricorda l’attore con un omaggio

y567E’ dedicato a Gian Maria Volonté il poster ufficiale del Bif&st 2014, kermesse cinematografica (Presidente Ettore Scola, Direttore Artistico Felice Laudadio) che avrà luogo a Bari dal 5 al 12 aprile. Il Bif&st -Bari Film Festival inoltre, per ricordare il grande attore teatrale, cinematografico e televisivo, ha inserito in questa Quinta Edizione un omaggio incentrato tanto sul suo mestiere e relativa arte, quanto sul suo profilo umano e politico, sviluppato attraverso i ricordi di alcuni fra quelli (registi, attori, produttori) che gli furono vicini sul set; nel corso degli otto giorni di svolgimento del Bif&st sono quindi previsti nove incontri ed altre interessanti iniziative, tanto da dar vita ad un vero e proprio Festival Gian Maria Volonté all’interno della manifestazione principale.

Gian Maria Volonté (Wikipedia)

Gian Maria Volonté (Wikipedia)

Verrà presentata una rassegna, curata da Barbara Scaramucci, comprensiva di pressoché tutti i lavori televisivi interpretati dall’attore per la RAI, sarà anche rammentata la sua attività, per quanto sporadica, come regista di documentari ed infine, grazie all’utilizzo di varie fonti e diversi archivi, sono stati assemblati alcuni materiali relativi a rare interviste ed apparizioni televisive.
Hanno collaborato alla realizzazione dell’evento RAI Teche (direttore Barbara Scaramucci), la Cineteca Nazionale-Centro Sperimentale di Cinematografia (diretta da Emiliano Morreale), l’Istituto Luce-Cinecittà (amministrato da Roberto Cicutto), l’Archivio audiovisivo del Movimento operaio e democratico e l’Associazione culturale Quasar di La Maddalena, presieduta da Giovanna Gravina Volonté (figlia di Gian Maria e Carla Gravina), curatrice a sua volta dei suddetti nove incontri in programma, condotti da Maria Pia Fusco. Continua a leggere

“Il cinema è un’ arte di fatti e di uomini”, addio a Carlo Lizzani

Carlo Lizzani

Carlo Lizzani

Difficile commentare la scomparsa di Carlo Lizzani, avvenuta sabato scorso, 5 ottobre, non tanto per come si sia verificata, un salto nel vuoto dal terzo piano del suo appartamento a Roma Prati con cui ha deciso di porre fine alla sua esistenza, una scelta semplicemente da rispettare, ma perché commozione e dolore rischiano di far naufragare nella retorica il ricordo di una importante personalità del nostro panorama culturale. Ci lascia infatti un lucido intellettuale che ha offerto, attraverso le sue molteplici attività (critico cinematografico, sceneggiatore, regista) e le opere cui ha dato vita, un affresco del “secolo breve” piuttosto acuto e ben delineato nei tratti essenziali. Lizzani definiva il cinema “un’arte di fatti e di uomini” e così i suoi film traevano ispirazione formale dal primo Neorealismo, ma riuscivano a delineare nell’integrazione tra cronaca e denuncia una precisa storicizzazione, alla ricerca di una verità che fosse il più oggettiva possibile.

fggNato a Roma nel 1922, Lizzani iniziò intorno agli anni Quaranta a collaborare con varie riviste e quotidiani di cinema, per poi intraprendere l’attività di sceneggiatore (e attore) con Il sole sorge ancora (’46), regia di Aldo Vergano.
Al riguardo sarà fondamentale l’incontro con Giuseppe De Santis, con il quale collaborerà per le sceneggiature di film come Caccia tragica,’47, Riso amaro, ’49 e Non c’è pace tra gli ulivi, ’50, senza dimenticare l’apporto relativo allo script e in qualità di aiuto regista per il capolavoro di Roberto Rossellini, Germania anno zero, ’48 (Pardo d’Oro al Festival di Locarno per la miglior sceneggiatura originale, autori, oltre a Lizzani e Rossellini, Sergio Amidei e Max Colpet). Spinto tanto dalle istanze neorealiste, quanto dal desiderio di servirsi del mezzo cinematografico per raccontare il nostro paese alle prese col dopoguerra, fra tradizione e mutamenti di costume ormai prossimi, Lizzani debuttò come regista girando alcuni documentari (Viaggio al sud e Via Emilia km 147, ’49, Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato, ’50) e diede vita al suo primo film di finzione nel ’51, Achtung! Banditi!.

nLa citata pellicola d’esordio rappresenta un’opera importante per il cinema italiano: in primo luogo se ne ricorda l’originale formula produttiva (venne creata al riguardo ad una vera e propria cooperativa, Spettatori produttori Cinematografici) ed in seconda analisi la modalità del racconto ha sì come base di partenza un dato storico, la Resistenza, dando spazio sia alla lotta armata che ai movimenti al’interno delle grandi fabbriche, ma questo confluisce in una sorta di sguardo d’insieme su varie vicende private.
Lizzani realizzò un film ancora scomposto nelle varie parti, ma iniziò a delineare il percorso che avrebbe seguito nei lavori successivi: senso di spontaneità e scorrevolezza lungo l’iter narrativo, capacità di condensare il senso dello spettacolo e l’azione nell’ideologia, anche a costo di dare minore risalto alla psicologia dei personaggi e all’atmosfera complessiva.

Ugo Tognazzi ne "La vita agra"

Ugo Tognazzi ne “La vita agra”

La sua produzione, oltre sessanta film, certamente eterogenea ma discontinua nei risultati, è stata sempre caratterizzata da una vitalità esploratrice unita ad una estrema curiosità, che lo ha portato negli anni ad abbracciare vari generi, senza comunque mutare dall’ispirazione originaria, un viaggio fra realtà e memoria storica, coerenza e metodo storiografico. Dopo aver girato l’episodio L’amore che si paga (uno dei sei di cui è composto il film L’amore in città, ’53, che vide coinvolti Antonioni, Fellini, Risi, Lattuada, Maselli e Zavattini), Lizzani ottenne a Cannes il Prix International per Cronache di poveri amanti, dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini, pellicola in cui inizia a prestare una certa attenzione anche ai personaggi secondari. In seguito con film come Lo svitato, ’56, Esterina, ’59, Il carabiniere a cavallo, ’61, tentò la strada della commedia (protagonisti rispettivamente Dario Fo, Carla Gravina e Nino Manfredi), potenzialmente ma non ancora concretamente nelle sue corde, in sospensione fra rodati cliché e voglia d’apportarvi qualcosa di nuovo.

Riuscirà nell’intento con La vita agra, ’64, dal romanzo di Luciano Bianciardi, dove, nella tradizione della migliore commedia all’italiana ed avvalendosi della riuscita interpretazione di Ugo Tognazzi, ha offerto una concreta mediazione fra denuncia sociale ed i toni insieme amari e disillusi della satira (alla sceneggiatura, oltre al regista parteciparono Luciano Vincenzoni e Amidei). Prima di questo film, fedele a quella linea storica ed insieme percorso di memoria che iniziava nel periodo fascista e trovava il suo culmine nella Resistenza, Lizzani aveva portato sullo schermo storie particolarmente coinvolgenti con Il gobbo (‘60), L’oro di Roma (‘61) e Il processo di Verona (‘63), un filo d’Arianna che condurrà negli anni a Mussolini ultimo atto (‘74) e Hotel Meina ( 2007).

nfgUno sguardo culturalmente limpido e vivace, sempre attento anche agli eventi di costume o di cronaca che venivano a sconvolgere la vita socio-politica del paese (Svegliati e uccidi, ‘66; Barbagia,’69; San Babila ore 20, ’76), osservati anche attraverso felici incursioni nei generi, come il suo secondo western, Requiescant, ’67 (seguente al poco riuscito Un fiume di dollari, ’66), metafora dei cambiamenti in atto nel mondo alla vigilia del ’68, dove i temi della giustizia sociale, della ribellione al sistema, trovano espressione sia nella figura del protagonista, Lou Castel, che in quella di Pier Paolo Pasolini, nei panni di Don Juan: più del tema della rivoluzione propriamente detta a dominare è quello dell’assunzione di una presa di coscienza individuale, con conseguente atteggiamento critico verso le storture del sistema, evolvendosi poi in attenzione verso le sorti dei singoli.

Un intellettuale completo, riprendendo quanto scritto ad inizio articolo (da ricordare la sua collaborazione con la televisione pubblica e la scrittura di testi come Storia del cinema italiano, ’61 e ’79), capace d’esprimere le proprie idee, nella vita come sullo schermo, sempre con coerenza ed eleganza, forte di un’indubbia conoscenza storica- cinematografica e della consapevolezza di come gli errori durante l’umano cammino possano portare spesso all’acquisizione di nuove realtà ed inedite conoscenze, arricchendo e diversificando la varietà delle proposte. Ci mancherà, pleonastico scriverlo, ma è la realtà.
Mancherà a quanti ne hanno apprezzato la figura, i suoi lavori, e a quest’Italia persa nei rivoli di un personalismo spicciolo, che ha dimenticato troppo in fretta la sua valenza storica e culturale.