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Bibi Andersson (1935-2019)

Bibi Andersson (Ecosia)

Addio all’attrice svedese, cinematografica e teatrale, Bibi  Andersson  (Berit Elisabeth all’anagrafe), morta ieri, domenica 14 aprile, a Stoccolma, sua città natale (1935), il cui volto dall’incarnato chiaro, il luminoso sorriso, lo sguardo puro e spesso indice di una soffusa  malinconia, ma anche di una sottesa sensualità, la recitazione rigorosa ed altresì sempre fluida e spontanea, mai manierata, hanno trovato nel corso della carriera ideale sublimazione nei film diretti da Ingmar Bergman, rimarcando con le sue intense interpretazioni l’attività esplorativa del cineasta svedese riguardo la psicologia femminile e i suoi risvolti esistenziali. Emblematici a tale proposito il ruolo di Mia ne Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet, 1957) e quello, doppio, nel successivo  Il posto delle fragole (Smultronstället), Sara, la cugina del dottore Isak Bork (Victor Sjostrom), alla quale quest’ultimo non ha saputo manifestare i suoi sentimenti ed una giovane autostoppista, i cui tratti ricordano appunto quelli della donna  amata in gioventù, scatenando il fluire della memoria, un viaggio a ritroso nel proprio passato e nella propria coscienza, quel che si è stati, quello che si è divenuti, come si poteva essere. L’incontro con Bergman avvenne nel 1951, sul set di un cortometraggio pubblicitario, quando Andersson aveva già debuttato in teatro una volta frequentata la Scuola d’arte drammatica di Gösta Tersevna, mentre l’esordio cinematografico risale al 1953 (Dumbom, Nils Poppe),  cui seguirono I soldi del signor Arne (Herr Arnes penningar, Gustaf Molander, 1954)  e Sorrisi di una notte d’estate (Sommarnattens leende, 1955, di nuovo Bergman). Continua a leggere

Il posto delle fragole (Smultronstallet, 1958)

sssssssssssssssssIl posto delle fragole è il film che ha permesso al regista svedese Ingmar Bergman, scomparso nel 2007, di acquisire notorietà internazionale; di tutti i suoi lavori è quello più lineare, dal significato più immediato, permettendo allo spettatore di immedesimarsi nel processo catartico del protagonista.

Per l’anziano dottore Isak Bork (Victor Sjostrom), il conferimento di un premio per il suo giubileo professionale sarà l’occasione per un risolutivo bilancio esistenziale:dopo una notte agitata causa un sogno angoscioso (si ritrova sperduto in una città in rovina, dove gli orologi sono senza lancette e vede se stesso morto in un bara), si mette in viaggio in auto da Stoccolma per raggiungere la città di Lund, dove si svolgerà la cerimonia del prestigioso riconoscimento; insieme a lui parte la nuora Marianne (Ingrid Thulin), che lo rimprovera per il suo egoismo, di aver trascurato i rapporti con gli altri, in particolare con il figlio,nascondendosi dietro una maschera di bonarietà e modi raffinati; durante il tragitto rivedrà i luoghi della sua infanzia, dove con tutta la famiglia trascorreva le vacanze estive, rivivendo come in un sogno il ricordo di quel periodo, in particolare il rapporto con la cugina Sara (Bibi Andersson), che non ha saputo amare; tre giovani cui dà un passaggio in auto porteranno un po’ di vitalità, facendo comprendere al dottore l’importanza dei rapporti umani e della comprensione reciproca; dopo una visita alla madre, mentre la nuora è alla guida, Bork continua a sognare: la cugina gli mostra nello specchio il suo volto di vecchio, è sottoposto ad un esame dove risulta impreparato, la moglie lo tradisce.

Al risveglio dirà alla nuora: “é come se volessi dire a me stesso qualcosa che non voglio ascoltare da sveglio, che sono morto pur essendo vivo”; Marianne gli confiderà il suo timore che il figlio stia diventando come lui. Giunti a destinazione, dopo la solenne cerimonia il professore, ormai consapevole a cosa l’abbia condotto il suo gelido egoismo, si sforzerà di essere più comprensivo e cercherà di evitare che il figlio persegua i suoi stessi errori; si addormenterà sereno, con la visione dei suoi genitori, una ritrovata tranquillità dopo lo straziante incubo iniziale ed una totale riconciliazione con sé stesso e con la vita.

Sceneggiato dallo stesso Bergman, il film rappresenta un mirabile confluire di realtà, sogni e ricordi, con tutti gli attori a loro agio nel passaggio fra le varie dimensioni; un viaggio a ritroso nel proprio passato e nella propria coscienza, assumendo nel sogno la consapevolezza di aver vissuto male, tradendo ciò che realmente si è e si è stati; “il posto delle fragole” diviene allora un angolo della nostra mente e del nostro cuore dove si nasconde il ricordo della perduta giovinezza, qualcosa cui aggrapparsi per ritrovare sé stessi, la gioia di vivere e l’importanza di un sincero rapporto con il prossimo.