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Un ricordo di Albert Finney

Albert Finney (Iconic Images)

Ci lascia l’attore inglese, teatrale, cinematografico e televisivo, Albert Finney (Salford, Lancashire, 1936), morto oggi, venerdì 8 febbraio, a Londra. Rilevante presenza scenica, fascino, ironia, duttilità, sono tutte doti che gli hanno consentito di spaziare in ruoli sempre diversi, connotando con una certa vitalità, propria dei personaggi rappresentati, cui non erano comunque estranee determinate problematiche esistenziali e sociali, le opere proprie del cosiddetto Free Cinema britannico, movimento cinematografico che dalla metà degli anni Cinquanta fino a buona parte dei Sessanta rappresentò una sorta di Nouvelle Vague in terra d’Albione, sostenendo la necessità di una cinematografia che fosse attenta alle inedite realtà proprie del periodo, smarcandosi quindi, in nome del realismo, dal conformismo “classico” della messa in scena. Infatti Finney, subito dopo essersi diplomato nel 1955  alla Royal Academy of Dramatic Art, intraprese l’attività teatrale per debuttare poi sul grande schermo nel 1960 (The Entertainer, Tony Richardson), dove ebbe un ruolo secondario, affermandosi nello stesso anno come protagonista in Saturday Night and Sunday Morning, per la regia di Karel Reisz, fra i titoli che diedero vita al suddetto movimento rinnovatore. Continua a leggere

Ricordi

Mary Tyler Moore

Mary Tyler Moore

Settimana non foriera di buone notizie quella che sta per concludersi, anche circoscrivendola nell’ambito dello spettacolo, a parte la candidatura agli Oscar (e ai César) di Fuocoammare (Gianfranco Rosi) nella categoria Miglior Documentario.
Il mondo del cinema, così come quello televisivo, ha infatti perso alcuni protagonisti, spesso particolarmente amati dal pubblico per le riuscite caratterizzazioni conferite  ai personaggi interpretati, lasciando un ricordo indelebile. Mercoledì 25 gennaio ci ha lasciato l’attrice americana Mary Tyler Moore (Brooklyn, 1936), donna affascinante  e dotata di un notevole senso dell’umorismo, protagonista soprattutto in televisione dapprima a fianco di Dick Van Dyke nella serie The Dick Van Dyke Show (158 episodi dal 1961 al 1966), dove si fece notare per spigliatezza ed atteggiamenti anticonformisti, e poi nella sitcom Mary Tyler Moore Show (178 episodi dal 1970 al 1977, andati in onda sulla CBS), lasciando il segno nei panni di Mary Richards, figura moderna che si allontanava dai classici canoni rappresentativi della televisione del periodo nel portare in scena, nella confluenza di realtà ed ironia, una donna single, fiera della propria indipendenza ed orgogliosa del proprio lavoro, offrendo visualizzazione alle trasformazioni in atto nella società americana ed anticipando personaggi femminili che tanto sul piccolo come sul grande schermo avrebbero trovato spazio negli anni a venire. Continua a leggere

“Bif&st- Bari Film Festival” 2016: la VII Edizione dedicata a Scola e Mastroianni

Bifest-Bari-Scola-Mastroianni-2016-530x600Anche per la prossima edizione del Bari International Film Festival (2-9 aprile) Ettore Scola continuerà ad essere il presidente della kermesse pugliese, che già lo ha visto per sei anni (accolse l’incarico nel giugno 2010) animatore e protagonista.
Il programma della manifestazione ideata e diretta da Felice Laudadio, promossa dalla Regione Puglia presieduta da Michele Emiliano e prodotta dall’Apulia Film Commission presieduta da Maurizio Sciarra, è stato infatti seguito e curato dal grande regista fino a pochi giorni prima della sua scomparsa e a lui sarà dedicata per l’appunto questa edizione, con un tributo incrociato con quello già da tempo annunciato per Marcello Mastroianni. Il tema del prossimo Bif&st sarà dunque Scola-Mastroianni 9½. C’eravamo tanto amati, giacché il regista ha diretto più di chiunque altro l’attore scomparso 20 anni fa: hanno lavorato insieme in ben 9 lungometraggi, più un film ad episodi, che verranno presentati l’uno dopo l’altro.
Sarà inoltre istituito il Premio Ettore Scola per il miglior regista di opera prima o seconda che verrà assegnato, insieme ai Premi Gabriele Ferzetti e Mariangela Melato per il migliore attore e la migliore attrice, dalla giuria del pubblico presieduta dal giornalista e scrittore Furio Colombo. Continua a leggere

“Bif&st – Bari International Film Festival”, al via la sesta edizione

i8678678e57Avrà inizio oggi, sabato 21 marzo, la sesta edizione del Bif&st – Bari International Film Festival, presieduto da Ettore Scola e con la direzione artistica di Felice Laudadio, il cui programma generale si presenta piuttosto ricco, prevedendo oltre 300 appuntamenti da qui a sabato 28, quando presso il Teatro Petruzzelli avrà luogo la serata finale con la consegna dei premi, condotta dall’attrice e regista Stefania Rocca. Volgendo lo sguardo alle varie sezioni, Anteprime internazionali, non competitiva, verrà inaugurata, alla presenza del regista e di alcuni degli attori, dal film Tempo instabile con probabili schiarite, diretto da Marco Pontecorvo ed interpretato da John Turturro, Luca Zingaretti, Lillo e Carolina Crescentini (distribuito da Good Films, a partire dal 2 aprile).

htyujetyjuetyFra i titoli presenti all’interno della suddetta sezione, si segnalano Ex Machina, opera prima del regista britannico Alex Garland, dichiaratamente ispirato a Metropolis di Fritz Lang (cui il Bif&st dedica una grande retrospettiva) con Oscar Isaac, Alicia Vikander e Domhnall Gleeson, l’anteprima mondiale di Ho ucciso Napoleone, una commedia di Giorgia Farina con Micaela Ramazzotti, Libero de Rienzo, Adriano Giannini, Thony, Pamela Villoresi, Elena Sofia Ricci, che sarà distribuito da 01 il 26 marzo.
Due gli eventi speciali, sempre programmati per oggi: la presentazione in anteprima del film della Universal Kurt Cobain: Montage of Heck di Brett Morgen, in uscita il 28 aprile, e la proiezione a mezzanotte di Humandroid (Chappie) di Neill Blomkamp. Continua a leggere

Monsters University (3D)

iiiiMichael, Mike, Wazowski, mostriciattolo dall’aspetto più buffo che spaventoso (rotondetto, pelle color verde, un solo occhio), sin da bambino ha coltivato il sogno di poter frequentare un giorno la prestigiosa Monsters University, così da laurearsi presso la Facoltà di Spavento e divenire un terribile spaventatore di ruolo presso la centrale elettrica che fornisce energia all’intera cittadina di Mostropoli, sfruttando le urla dei bambini terrorizzati dalla mostruosa incursione notturna nel mondo degli umani, grazie a speciali porte di comunicazione.

campusEccolo quindi, ormai diciottenne o giù di lì, far ingresso nel prestigioso ateneo, fortemente determinato ad anteporre lo studio ai tanti divertimenti che il campus comunque offre, tra goliardate e feste organizzate dalle più prestigiose confraternite.
Peccato che il suddetto aspetto “pacioccoso” non sia di valido complemento all’impegno profuso sui libri, tutto il contrario di quanto avviene, invece, per James P.Sullivan, Sulley, gigante dalla folta pelliccia blu e viola, spaventatore doc, vuoi per il fisico, vuoi per essere figlio d’arte: fra i due saranno scintille, tanto che il rettore Tritamarmo annullerà il loro esame d’accesso causa una serie d’incidenti, per cui non resterà loro altro che far fronte comune nel provare ad essere riammessi vincendo un torneo sportivo, le Spaventiadi, entrando a far parte della confraternita Oozma Kappa, non proprio prestigiosa, composta com’è da un colorito melange di nerds, disadattati e losers vari…

Mike

Mike

Prequel del geniale ed innovativo Monsters & Co. (2001), tanto riguardo l’aspetto ludico che quello contenutistico, Monsters University abbandona la regia congiunta (Pete Docter, Lee Unkrich e David Silverman) e si affida al pressoché esordiente Dan Scanlon, anche sceneggiatore insieme a Daniel Gerson e Robert L. Baird, per un risultato finale sicuramente divertente ma che nel contempo, almeno questa è stata la mia sensazione, lascia un po’ d’amaro in bocca.

Il rettore Tritamarmo

Il rettore Tritamarmo

Da un lato, infatti, non si può fare a meno di lodare la capacità del team Disney/Pixar di mettere in scena una vera e propria commedia formato cartoon, con un plot narrativo complessivamente ben strutturato, tra gag (non tutte memorabili) e rimandi cinefili percepibili dagli adulti non accompagnati da minore (da Animal House, ’79, John Landis, a La rivincita dei nerds, Jeff Kanew, ’84, passando per Fame, Alan Parker,’80, ed anche horror quali Carrie, Brian De Palma, ’76, o Venerdì 13, Sean S. Cunningham,’80), accompagnata da una resa visiva affascinante (godibile pienamente anche senza un superfluo 3D), fra ipercromatismi ed una luminosità estremamente reale, veritiera.

Dall’altro, però, risulta dominante la percezione di aver assistito ad una esibizione in gran spolvero, ormai sin troppo abituale, del solito virtuosismo stilistico e creativo, che fa strabuzzare gli occhi ma non sussultare il cuore, senza mai raggiungere un efficace punto d’incontro tra intrattenimento e riflessione. Questi due elementi, entrambi presenti, appaiono rincorrersi fra loro per giungere infine, attraverso un percorso ignoto a noi spettatori ma dal sapore predeterminato, ad una conclusione coincidente con l’inizio del citato Monsters & Co.

Sulley

Sulley

Onore al merito per aver reso Mike protagonista, portatore di un american dream che parte come espressione individuale per poi divenire manifestazione collettiva nell’acquisire valenza e concretezza definitiva, con il simpatico mostro verde al centro di un particolare percorso di crescita, volto alla consapevolezza di sé: quest’ultima viene acquisita solo grazie all’opportuno incontro con i propri simili, fra amicizie in consolidamento e cooperativistico spirito di squadra, mentre la maturità si raggiungerà una volta compreso come si possa egualmente perseguire il proprio obiettivo adattandosi alle sorprese del mondo reale, correggendo la postura delle vele ad ogni soffio di vento, sfruttando le personali caratteristiche a proprio vantaggio, anche quelle che appaiono difetti o comunque non idonee allo scopo.

I componenti dell' Oozma Kappa: Art, Scott "Squishy" Squibbles, Don Carlton, Terri e Terry Perry

I componenti dell’ Oozma K: Art, Scott “Squishy” Squibbles, Don Carlton, Terri e Terry Perry

Senza indulgere in moralismi, si delinea quindi l’importanza di credere sempre in se stessi, non mollando mai il timone: alla fine si otterrà forse qualcosa di diverso da quanto agognato, ma, probabilmente, sulla distanza, anche di più appagante.
Ecco, concludendo, in virtù di queste tematiche e delle descritte mirabilie visive, Monsters University si conferma un film gradevole, che non verrà certo inserito fra gli annali dell’animazione (anche per l’inevitabile confronto con il celebrato predecessore), pensato soprattutto per la visione familiare (qui entra in gioco la Disney) e talmente calato nel reale da lasciare ben poco spazio all’afflato immaginifico. Proprio tale ultimo assunto permette comunque di dar vita ad una riflessione, espressa a livello personale, ovvero se questo mantenere i piedi ben saldi per terra rispetto ai precedenti voli pindarici, sia una semplice casualità o l’intuizione di un adeguamento ai tempi non proprio sereni che stiamo vivendo, dove anche la fantasia è costretta a fare i conti col quotidiano.
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boUna breve considerazione relativa al cortometraggio L’ombrello blu, scritto e diretto da Saschka Unseld, presentato all’ultima edizione del Festival di Berlino, abbinato a Monsters University, di cui precede la proiezione: piuttosto suggestivo e poetico, per quanto non propriamente originale (rimandi cinefili a parte, nei miei ricordi di tenero bimbetto vi è un cartoon Disney piuttosto simile, protagonisti due cappelli, uno da uomo e l’altro da donna, Johnny Fedora & Alice Bluebonnet, ‘46) è la storia dell’incontro, in una metropoli grigia e piovosa, tra un ombrello blu ed un’ombrellina rossa, due macchie di colore fra tanti esseri simili tutti uniformati dalla stesso tinta, in pendant con l’ambiente circostante, e il cui reciproco coup de foudre sarà ostacolato da una serie d’inconvenienti, sino all’intuibile finale.

Prevale anche qui la sensazione di prodigio tecnico, con una fotografia estremamente reale, mitigata però da una regia piuttosto attenta a cogliere la suggestione poetica rappresentata dalla partecipazione di ogni oggetto d’arredamento urbano (dalle grondaie ai cartelli stradali), volta a rendere possibile il coronamento del sogno d’amore, contraltare all’indifferenza degli esseri umani, visualizzati come un informe tutt’uno brulicante fra le arterie cittadine.