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1945

Venerdì 12 agosto 1945, mattina, in un villaggio ungherese. Il vicario István Szentes (Péter Rudolf) sta radendosi, ascoltando il notiziario radiofonico: le truppe sovietiche sono ormai oltre il confine della Manciuria e gli Stati Uniti hanno lanciato la seconda bomba atomica in territorio giapponese, colpendo il porto di Nagasaki.
Per Szentes è una giornata importante, oggi si celebra il matrimonio fra suo figlio Árpád (Bence Tasnádi), proprietario di un emporio, e la contadina Kisrózsi (Dóra Sztarenki), unione malvista dalla madre del ragazzo, Anna (Eszter Nagy-Kálózy), avendo intuito come la promessa sposa guardi più al vantaggio economico che ai sentimenti: non ha certo tutti i torti, considerato che la fanciulla è ancora attratta da una vecchia fiamma, l’aitante Jancsi (Tamás Szabó Kimmel). Alle ore 11, dal treno appena arrivato alla locale stazione scendono due uomini, padre e figlio, ebrei ortodossi, i quali recano con loro un paio di casse, contenenti profumi e cosmetici; provvedono a farle caricare su un carro, che seguiranno a piedi fino alla meta stabilita, attraversando tutto il paese. Continua a leggere

Ricordare

27 gennaio 1945: in questa data le truppe sovietiche dell’Armata Rossa giunsero  nei pressi della città polacca di Auschwitz (Oświęcim in polacco) scoprendo un enorme campo di concentramento, circa settemila prigionieri …
Shoah in lingua ebraica equivale a “catastrofe”, “distruzione”, tra i casi più estremi di genocidio fra i tanti perpetrati dalla mente umana, nell’idea di sterminare un intero popolo, sino all’ultima persona e senza eccezione alcuna.

“Schindler’s List”, Steven Spielberg, 1993

(…) C’è poi la memoria storica, quella che non riguarda i fatti della tua vita o le cose che hai letto, ma quello che è accaduto prima che tu nascessi. Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene – a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto). Ecco, la vita è come un film dei tempi miei. Continua a leggere

Notte su Birkenau (Tadeusz Borowski, “KL Auschwitz”)

Un’altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora
sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo,
pallida come un cadavere.
E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
il blu Orione, fra le stelle perduto.
I trasporti ringhiano nell’oscurità
e fiammeggiano gli occhi del crematorio.
È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
Il mio respiro è un rantolo in gola.
Questo piede di piombo che m’opprime il petto
è il silenzio di tre milioni di morti.
Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
La nebbia cala su Birkenau,
come il giudizio divino sul cadavere della terra.

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“Ad Auschwitz … Un solo grande silenzio!”- Intervista a Pino Curtale

rtNell’ambito delle manifestazioni indette dal Comune di Roccella Jonica (RC) per celebrare la Giornata della Memoria, da martedì 28 gennaio è in corso di svolgimento (orari 9-12 / 17-20) presso l’ex Convento dei Minimi della cittadina (la conclusione giovedì 30), la mostra fotografica di Pino Curtale Ad Auschwitz un solo grande silenzio! La memoria in 35 fotogrammi che non potranno cancellare la Storia. Ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Pino ed il risultato è l’intervista che potete leggere di seguito.

Pino, dopo aver visitato la mostra ed osservato le 35 fotografie che la compongono, mi ha accompagnato la primaria sensazione che tu non abbia voluto tralasciare alcun particolare dei campi di concentramento, nell’intenzione di voler condividere insieme a quanti visioneranno i tuoi scatti ogni dettaglio idoneo a suscitare immedesimazione, sdegno e commozione per quanto avvenuto all’interno dei lager. Mi ha particolarmente colpito il passaggio dai primi piani, comprensivi dei dettagli di molti oggetti, ai campi lunghi, per lo più all’esterno, il voler rendere proprio tutto ciò che la macchina fotografica potesse riprendere, farlo tuo ancora prima che divenisse immagine materiale.

Pino Curtale

Pino Curtale

“Effettivamente questa sistematica sequenza è da me voluta nell’ordine espositivo delle foto, per dare un messaggio di contestualità dei due campi (Auschwitz e Birkenau), ma in realtà quando mi trovavo davanti a quei particolari, vi era una spontaneità nello scattare più foto possibili quasi per paura di non riuscire poi a rendermi conto di dove fossi stato.
I campi lunghi di Birkenau, venivano fuori perché non credevo a quella immensa distesa di cui a stento riuscivo a scorgere l’orizzonte”. Continua a leggere

www.oltreilcampo.it, un sito web per promuovere il “Progetto Shoah”

wwwoltreilcampoit-un-sito-web-per-promuovere--L-Tcx07sShoah è un termine ebraico («tempesta devastante», dalla Bibbia, per es. Isaia 47, 11) col quale si suole indicare lo sterminio del popolo ebraico durante il Secondo Conflitto Mondiale: è un vocabolo preferito a Olocausto in quanto non richiama, come quest’ultimo, l’idea di un sacrificio inevitabile, ecco perché si è deciso di utilizzarlo per definire lo sterminio che ha coinvolto anche zingari, omosessuali, testimoni di Geova, oppositori politici, nell’obiettivo di mantenerne vivo il ricordo, non solo in maniera occasionale e rituale (La Giornata della Memoria), ma tramite l’educazione e formazione della coscienza civile nelle nuove generazioni, in virtù di percorsi didattici ed incontri nelle scuole, da concretizzarsi in forma permanente.

wwwoltreilcampoit-un-sito-web-per-promuovere--L-floy33Anima di questo progetto è Domenico Scali, fotografo di Roccella Jonica (RC), autore di un reportage fotografico di 109 scatti, realizzato nel dicembre del 2011 all’interno del campo di Auschwitz, il quale, nell’estate dello stesso anno, si è concretizzato nella pubblicazione del libro Auschwitz solo andata! …viaggio di emozioni all’inferno, raccolta di versi e pensieri che hanno provato a dare voce ad ognuna di quelle foto.

 Domenico Scali

Domenico Scali

“Auschwitz – dichiara Scali – non può essere un racconto, ma solo una testimonianza. Il silenzio ti accompagna per tutto il viaggio, e nel corso della sua durata, sembra di udire le voci di chi, qui, ha perso la libertà, la dignità e la vita … Perché? questo sembravano domandarmi le migliaia di foto di deportati all’interno del blocco 6….Domanda a cui non si riesce a dare risposta. Quel perché mi ha accompagnato per tutto il periodo che sono stato lì …
Tante volte avevo visto in foto, documentari, libri, il famoso cancello con la scritta Arbeit Macht Frei ma trovarmelo davanti mi ha fatto un effetto terribile, ti toglie ogni parola … Auschwitz…ti cambia la vita, lo ha fatto per quasi due milioni di persone…vittime e carnefici….e lo fa anche per chi, dopo tanti anni, ripercorre quel luogo. Mai dimenticherò quel giorno … Mai dimenticherò quei visi fotografati … Mai dimenticherò quel silenzio … Mai dimenticherò …”

(foto Mosaico-Cem.it)

(foto Mosaico-Cem.it)

Al progetto si sono uniti Giuseppe Curtale, appassionato come Scali di fotografia, blogger con buone conoscenze di tecnologie informatiche e Giovanni Certomà, docente di lettere e filosofia, autore di varie pubblicazioni, esperto quindi della comunicazione di massa e collaboratore di varie emittenti radio web/Tv. Entrambi coadiuveranno Domenico in questa impresa, sia per la raccolta di documenti scritti e fotografici, sia per proporre a quanti (circoli privati, amministrazioni pubbliche o associazioni) vorranno divulgare questa ricerca, con i vari mezzi oggi a disposizione (mostre, depliants, o collegamenti in streaming video attraverso il web), in quanto convinti, come l’autore, della necessità di “non dimenticare” quanto accaduto e, soprattutto, avvertendo il profondo obbligo morale di opporsi con forza alle preoccupanti tendenze negazioniste che stanno emergendo.

Informazioni:Giovanni Certomà – Uff. Stampa/Resp. Comunicazione (e mail certoma@oltreilcampo.it http://www.oltreilcampo.it)

“Auschwitz”, Salvatore Quasimodo (1954)

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Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola,
amore, lungo la pianura nordica,
in un campo di morte: fredda, funebre,
la pioggia sulla ruggine dei pali
e i grovigli di ferro dei recinti:
e non albero o uccelli nell’aria grigia
o su dal nostro pensiero, ma inerzia
e dolore che la memoria lascia
al suo silenzio senza ironia o ira.
Tu non vuoi elegie, idilli: solo
ragioni della nostra sorte, qui,
tu, tenera ai contrasti della mente,
incerta a una presenza
chiara della vita.
E la vita è qui,
in ogni no che pare una certezza:
qui udremo piangere l’angelo il mostro
le nostre ore future
battere l’al di là, che è qui, in eterno
e in movimento, non in un’immagine
di sogni, di possibile pietà.
E qui le metamorfosi, qui i miti.
Senza nome di simboli o d’un dio,
sono cronaca, luoghi della terra,
sono Auschwitz, amore.
Come subito
si mutò in fumo d’ombra
il caro corpo d’Alfeo e d’Aretusa!
Da quell’inferno aperto da una scritta
bianca: “Il lavoro vi renderà liberi”
uscì continuo il fumo
di migliaia di donne spinte fuori
all’alba dai canili contro il muro
del tiro a segno o soffocate urlando
misericordia all’acqua con la bocca
di scheletro sotto le docce a gas.
Le troverai tu, soldato, nella tua
storia in forme di fiumi, d’animali,
o sei tu pure cenere d’Auschwitz,
medaglia di silenzio?
Restano lunghe trecce chiuse in urne
di vetro ancora strette da amuleti
e ombre infinite di piccole scarpe
e di sciarpe d’ebrei: sono reliquie
d’un tempo di saggezza, di sapienza
dell’uomo che si fa misura d’armi,
sono i miti, le nostre metamorfosi.
Sulle distese dove amore e pianto
marcirono e pietà, sotto la pioggia,
laggiù, batteva un no dentro di noi,
un no alla morte, morta ad Auschwitz,
per non ripetere, da quella buca
di cenere, la morte.

(da Il falso e vero verde, 1954)

(foto Mosaico-Cem.it)

(foto Mosaico-Cem.it)

Auschwitz solo andata! – Intervista a Domenico Scali-

auschwitz-solo-andata-intervista-a-domenico-s-L-1es_MYMartedì 24 luglio, presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), nell’ambito de I caffè artistico-letterari 2012, organizzati dal Circolo di lettura dell’ A.R.A.S. e dal Comune della cittadina, è stato presentato il libro fotografico di poesie ed emozioni, Auschwitz solo andata! Viaggio di emozioni all’inferno! di Domenico Scali, capitolo conclusivo di un particolare percorso che ha avuto come filo d’Arianna il tristemente noto campo di concentramento, con le precedenti tappe rappresentate da un reportage fotografico e da un documentario.

Domenico Scali

Domenico Scali

In presenza dell’autore si è svolto un dibattito, intervallato da un’emozionante lettura delle poesie a cura della scrittrice Rossella Scherl (Le ragioni di Nora, 2011, Laruffa Editore) accompagnata alla chitarra da Mimmo Daniero, che ha visto come moderatore Giovanni Certomà, insegnante di Lettere e Filosofia, e lo scrivente nella qualità di relatore. Di seguito riporto la trascrizione della mia chiacchierata con Domenico, ringraziandolo di avermi coinvolto in questa toccante esperienza, esprimendo eguale sentimento ai sopra citati compagni di viaggio.

Domenico, nel leggere il tuo libro, mi ha particolarmente colpito la tua immedesimazione, che riesci a far divenire nostra, nella angosciante realtà di Auschwitz: esprimi una visione, nelle foto come nelle poesie, dolorosamente personale, come se avessi vissuto quegli orrori sulla tua pelle (“Ricordati di noi che siamo stati bambini i cui sogni sono stati rubati e vivono lontano”, recita un verso di Olocausto). Ricordando ciò che diceva Platone, “la poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia”, ti chiedo di raccontarci questa tua esperienza, di come l’emozione, ma credo anche la rabbia, lo sgomento, l’angoscia, si siano tramutate in versi, così particolarmente immediati e spontanei.

auschwitz-solo-andata-intervista-a-domenico-s-L-ARvpRs“Ti posso sicuramente dire questo: studiare la tematica della Shoah mi ha condotto in una dimensione temporale che a volte mi ha fatto rivivere, con le dovute eccezioni, i momenti terribili affrontati dai deportati, oltre settant’anni fa.
Alla lettura ed alla visione dei documenti attinenti lo sterminio perpetrato dai nazisti, il mio animo si rattrista e spesso le lacrime rappresentano la liberazione da questo stato di trance che mi colpisce: ogni volta l’emozione e, come tu hai ben detto, l’angoscia, penetrano dentro di me come una lama tagliente, perché il pensiero dell’immane dolore delle madri separate dei figli, o mentre li stringono al petto poco prima d’incamminarsi per le camere a gas, suscitano sensazioni che non possono lasciare indifferenti, una ricerca d’immedesimazione in quegli stati d’animo che ho cercato di mettere per iscritto, come lampi di ricordi.
Molte volte, poi, cerco di dare voce a personaggi sconosciuti ai più, dandogli quella dignità e quell’onore di cui sono stati privati, provando a rinvenire nella lettura di testimonianze e biografie un perché di quanto successo: non c’è crimine nella lunga storia dell’umanità che ci abbia turbato come questo e che continui, ostinatamente, a negarsi ad ogni tentativo di spiegazione: come mai tutto ciò sia potuto accadere resta, in ampia misura, una domanda senza risposta. Credo sia importante lasciare un segno, tangibile, cercare di sensibilizzare l’animo nobile di chi vorrà accostarsi alla suddetta lettura, affinché quello che è stato possa rimanere nella nostra vita, pur appartenendo ad un’altra generazione e poi, concludo, l’onore maggiore che possa essere reso a queste “non persone” credo consista proprio nel ricordarle, considerando come, oltre alla vita, abbiano perso o, meglio, siano stati privati, di uno degli elementi primari dell’essere umano, la dignità” .

Cicerone diceva “La storia è maestra di vita”, ma la mia impressione è che noi uomini non abbiamo alcuna voglia d’apprendere: lo Olocausto rientra certo tra i casi più estremi di genocidio fra i tanti perpetrati dalla mente umana, nell’idea di sterminare un intero popolo, sino all’ultima persona e senza eccezione alcuna, ma oggi, tra facili negazionismi ed opportuni revisionismi, con l’avallo di calcolati oblii, a cui aggiungerei la tentazione di sentirsi più uguali degli altri nel contrastare il “diverso”, quanto può essere importante ed utile il ricordo e la sua sollecitazione anche a livello istituzionale (la scuola, per esempio)?

auschwitz-solo-andata-intervista-a-domenico-s-L-1SLmIC“La testimonianza, il ricordo, sono vitali per educare le nuove generazioni ed una delle istituzioni che può rendere questo lavoro al meglio è, certamente, la scuola: alcuni istituti vi riescono in modo egregio ma, mi duole dirlo, tanti altri concentrano la loro attenzione solo man mano che si avvicina la “Giornata della Memoria”, mentre io ritengo che bisognerebbe programmare un percorso didattico, letterario e multimediale, ed essere più incisivi con i ragazzi, in modo da far loro capire che episodi come quelli passati possono sempre essere in agguato.
Altro ruolo importante al riguardo devono rivestirlo le istituzioni politiche, considerando che la Shoah ha avuto le sue vittime anche nel nostro tessuto sociale: non possono certo esimersi ed essere sorde a tali tematiche, anzi, dovrebbero incentivare al riguardo diffusione e conoscenza, tramite convegni, proiezioni, un archivio multimediale, l’impiego dell’arte: non si può ridurre tutto (anche se è già qualcosa) alla celebrazione della già citata “Giornata della Memoria”, bensì programmare un cammino per le generazioni future, sensibilizzandole”.

Nella tradizione e cultura ebraica, lo vediamo nella sequenza finale del film Schindler’s List, di Steven Spielberg, quando un ebreo fa visita ad un defunto deposita sulla sua tomba una pietra a segno del suo passaggio, rappresentando legame e memoria: in qualità di essere umano, al di là del credo professato, ti va di considerare questo tuo libro, le profonde riflessioni e sensazioni che vi scaturiscono, come una simbolica pietra per i milioni di ebrei vittime dell’Olocausto?

“Mi piace, e mi onora, questo tuo accostamento del mio lavoro alla pietra depositata su di una tomba secondo la cultura e tradizione ebraica.
Sì, devo dire che questo libro, con il mio contributo e quello di tutti coloro che hanno collaborato alla sua stesura, può rappresentare simbolicamente una pietra posta sul sepolcro della Shoah, a memoria di tutti quelli che sono stati strappati dai loro affetti e condotti al martirio. Ci tengo inoltre a sottolineare come tutto il progetto di questo mio viaggio verso l’inferno della bestialità umana sia interamente dedicato agli oltre 230.000 bambini che in quel campo di concentramento si sono visti rubare i loro sogni”.